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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI PARTECIPANTI AD UN COLLOQUIO INTERNAZIONALE
SULLA «VERITATIS SPLENDOR»

Giovedì, 27 aprile 1995

 

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Illustri Docenti,
Carissimi Studenti delle Università Pontificie,

1. Sono lieto di incontrarmi con voi in occasione di questo Colloquio internazionale di studio sugli aspetti filosofici dell’Enciclica Veritatis Splendor, che la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha opportunamente promosso. Saluto ciascuno dei presenti, rivolgendo un particolare pensiero al Cardinale Pio Laghi, che ringrazio per le amabili parole poc’anzi rivoltemi a nome di tutti.

Desidero esprimere vivo compiacimento per questa valida iniziativa, che non mancherà, ne sono certo, di offrire un significativo contributo alla comprensione e all’approfondimento dei presupposti e delle implicazioni di molte problematiche etiche del nostro tempo, ormai decisamente incamminato verso il terzo millennio cristiano.

2. Da un punto di vista culturale è significativa la convergenza delle preoccupazioni della Chiesa in campo morale con il rinnovato interesse della filosofia attuale per l’etica e i suoi fondamenti.

Alla radice di questa convergenza sta sicuramente la consapevolezza che la ragione scientifica ed empirica, da sola, non è in grado di fornire risposte adeguate ai problemi umani che essa stessa suscita con le proprie scoperte. Viene così riproposta con forza dall’interno stesso della ricerca scientifica la dimensione costitutiva dell’uomo come essere personale e sociale: la finalità ultima del suo agire.

3. Su questo tema hanno competenza sia la Rivelazione che la ragione: qui anzi sta la fonte di un loro necessario e fecondo interscambio.

La Rivelazione suppone che l’uomo, come creatura spirituale, trascenda per sua natura l’ordine del mondo fisico e biologico, al quale pur appartiene; suppone, di conseguenza, che egli abbia la capacità d’essere interlocutore privilegiato di Dio. Qui si fonda l’indole dialogica dell’essere umano.

Tale apertura spirituale, che predispone l’uomo al dialogo con Dio, riveste una dimensione ontologica ed etica. Proprio per questo, fin dall’inizio della storia, gli uomini hanno avuto la coscienza del loro essere etico, come dimostrano i costumi e le leggi, che suppongono il senso del bene e del male.

Non ci si deve stupire del fatto che l’etica occupi sin dall’inizio nel campo della riflessione un posto privilegiato. Come non evocare qui le figure di Socrate, di Platone, di Aristotele che all’etica hanno apportato contributi perennemente validi?

Non per nulla, in quell’altissimo momento di consapevolezza etica, emerge l’intuizione dell’immortalità dell’anima, l’intuizione cioè che l’uomo, nella sua intimità profonda, non è sottomesso alla totale distruzione della morte.

4. Già il Libro della Sapienza ha saputo assumere questo patrimonio dell’umanità. Sulla sua scia, gli autori del Nuovo Testamento, specialmente Paolo e Giovanni, hanno accolto quanto di valido vi era nel pensiero dei filosofi, che i Padri della Chiesa e i grandi Dottori hanno onorato e studiato, riconoscendo nelle verità filosofiche preziosi “semina Verbi”.

Di fatto, come insegna il Concilio Vaticano II, il mistero di Cristo, Verbo incarnato, illumina pienamente il mistero dell’uomo (cf. Gaudium et Spes, 21). In questo senso possiamo affermare che la ricerca etica e filosofica sull’uomo trova nel mistero cristiano un suo altissimo compimento. Così il messaggio di Cristo, che ci ha rivelato l’amore del Padre per ciascuno di noi, rivela l’uomo a se stesso come persona, cioè come essere libero, che ha un destino trascendente. In questa libertà è radicata la vocazione dell’uomo all’amore fraterno, al dono di sé, alla solidarietà e alla pace, opus iustitiae. In virtù di questa dignità di tutti gli esseri umani, dal loro concepimento alla loro morte, la Chiesa esorta a vincere ogni forma di schiavitù, antica e moderna, come ho avuto occasione di ricordare nella recente Lettera enciclica Evangelium Vitae (cf. 3).

È evidente che il messaggio di Cristo, affidato alla Chiesa, ha riflessi altamente significativi anche per quanto concerne l’autocomprensione dell’uomo e costituisce nella storia una novità assoluta. Come tale esso apre nuovi orizzonti anche alla riflessione filosofica ed etica.

5. L’Enciclica Veritatis Splendor, indirizzata in primo luogo ai Vescovi e, per loro tramite, ai teologi ed all’intero popolo di Dio, prende direttamente in esame alcune teorie teologiche e formula un giudizio, alla luce della fede, sulla loro compatibilità con il messaggio di Cristo. A nessuno sfugge però che, dietro a talune delle posizioni teologiche discusse, ci sono concezioni filosofiche, che vanno accuratamente valutate.

Indubbiamente, il tema della libertà, centrale per il pensiero moderno, è motivo di speciale interesse per la riflessione teologica attuale. Può esserci vera libertà a scapito della verità? Di questa questione e di altre ad essa connesse, vi state occupando durante questo importante colloquio. Auspico di cuore che il vostro qualificato contributo imprima una forte spinta all’approfondimento filosofico in campo etico.

La Veritatis Splendor propone, alla luce del Vangelo, i fondamenti dell’agire cristiano. La recente Enciclica Evangelium Vitae si occupa di problemi specifici di grandissima importanza per il destino stesso dell’umanità che meritano di essere fatte oggetto di analisi approfondita. Su alcuni di essi vorrei attirare la vostra attenzione, in una prospettiva propriamente filosofica. Si tratta, fra l’altro, della critica alla concezione individualistica della libertà, che può portar a giustificare il disprezzo del debole, come avviene con l’aborto e l’eutanasia; del rapporto tra legge civile e legge morale; dei fondamenti dell’autentica democrazia; si tratta, in definitiva, del senso stesso della vita come dono di Dio, pienamente manifestato in Cristo, il “Verbo della Vita”.

6. Il mio augurio cordiale è che il lavoro da voi compiuto durante questi intensi giorni di studio offra valide linee di ricerca in merito alle diverse problematiche rimaste ancora aperte, per una sempre più incisiva testimonianza della Verità di Cristo e del Vangelo della vita nel mondo contemporaneo. Mentre affido le vostre persone, come pure il vostro lavoro filosofico e scientifico, alla celeste protezione di Maria, Sede della Sapienza e Madre del Verbo Incarnato, di cuore imparto a ciascuno di voi una speciale Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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