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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELL’INDIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 28 agosto 1995

 

Cari Fratelli Vescovi,

1. Nell’amore di nostro Signore Gesù Cristo vi do il benvenuto, Pastori delle Province Ecclesiastiche di Bhopal, Calcutta, Cuttack-Bhubaneswar, Delhi e Ranchi. La vostra visita “ad limina Apostolorum” esprime la profonda comunione di carità e di pace che unisce le Chiese particolari in India alla Sede Apostolica, santificata dal martirio dei santi Pietro e Paolo. La mia recente Lettera enciclica Ut unum sint descrive la missione del Successore di Pietro nell’ambito del Collegio Episcopale come quella di una “sentinella” che conferma i suoi fratelli Vescovi cosicché “si oda in tutte le Chiese particolare la vera voce di Cristo-Pastore” (n. 94). Per questo ringrazio il Padre di nostro Signore Gesù Cristo per averci offerto l’opportunità di sperimentare la nostra “cooperazione alla diffusione del Vangelo” (Fil 1, 5) per trarre forza e incoraggiamento l’uno dall’altro secondo “la straordinaria ricchezza della sua grazia” (Ef 2, 7).

2. Fin dalla sua nascita nel Cenacolo, nella Pentecoste, la Chiesa è segno visibile e strumento efficace della comunione di Dio con l’umanità. In quanto Pastori della Chiesa di Dio in India siete chiamati a perpetuare nelle vostre comunità locali la grazia della Pentecoste e a promuovere di generazione in generazione quella fedeltà al Vangelo, quella vita fraterna e quella preghiera ardente che hanno caratterizzato la comunità apostolica (cf. At 2, 42). Dopo duemila anni, l’intera Chiesa è ancora chiamata a rinnovarsi ad immagine della prima comunità dei discepoli.

Come ho scritto nella Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente, la migliore preparazione per il nuovo millennio deve essere un rinnovato impegno ad applicare, il più fedelmente possibile, gli insegnamenti del Concilio Vaticano II alla vita di ogni individuo e di tutta la Chiesa (cf. n. 20). In ciò consiste il programma del nostro ministero, come singoli e come membri del Collegio dei Vescovi. Il Concilio è ricco di dottrina e di spiritualità e contiene direttive per la formazione, l’attività pastorale e l’organizzazione pratica della vita ecclesiale che deve continuare a produrre numerosi risultati positivi di evangelizzazione e di servizio. Gli anni che ci separano dal Giubileo dovrebbero servire a esortare tutti i membri della Chiesa, in particolare i suoi ministri, ad aprire i loro cuori e le loro menti a ciò che lo Spirito Santo sta facendo per guidarci “alla verità tutta intera” (Gv 16, 13).

3. Uno dei più importanti risultati ottenuti dal Concilio Vaticano II è stato il rafforzamento della collegialità episcopale, “espressione privilegiata del servizio pastorale svolto dai Vescovi in comunione col Successore di Pietro” (Tertio Millennio Adveniente, 19). La Chiesa in India è particolarmente privilegiata perché in essa si incontrano le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente, proclamando al mondo “quel patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale” (Orientale lumen, 1). Sono convinto che la testimonianza di armonia e di comunione fra i diversi Riti in India costituisca una parte importante della realizzazione della volontà misteriosa e piena di grazia di Dio, volta a guidare un sempre maggior numero di persone della vostra grande nazione verso la luce del Vangelo. A qualunque Rito il Vescovo appartenga, egli è innanzitutto e soprattutto un figlio della Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Per questo motivo, la Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India, la principale assemblea attraverso la quale viene esercitata la vostra collegialità, non viene indebolita bensì arricchita dall’unione di Vescovi appartenenti a Riti diversi.

4. Nella bella espressione di Sant’Ignazio di Antiochia, il Vescovo è “l’immagine viva di Dio Padre” (Ad. Trall., 3, 1). Esprimete la fraternità spirituale più intensamente conferendo il dono dello Spirito Santo nell’ordinazione, associando in tal modo i presbiteri, sia diocesani sia religiosi, al vostro presbiterato. Il Concilio Vaticano II afferma che “per questa comune partecipazione nel medesimo sacerdozio e ministero, i Vescovi abbiano dunque i presbiteri come fratelli e amici” (Presbyterorum Ordinis, 7). Per approfondire i vincoli di comunione, dovete preoccuparvi di mostrare attitudine alla guida spirituale, apertura, compassione e cooperazione autentiche con i vostri fratelli presbiteri, che condividono il peso del ministero con voi.

Un segno evidente della vitalità delle vostre Chiese locali è la messe delle vocazioni religiose e sacerdotali che molti di voi stanno sperimentando. Poiché questa è una grande benedizione, ma anche una responsabilità, vi esorto a selezionare con cura i candidati da ammettere al sacerdozio, a vegliare sull’idoneità del programma di studio e a garantire la formazione spirituale e pastorale dei vostri seminaristi. Esorterete anche i Superiori a comportarsi nello stesso modo rispetto ai membri dei loro Istituti. Generosamente assistito da molti altri, il Vescovo ha la responsabilità personale della formazione sacerdotale dei candidati della propria diocesi, una responsabilità che non può trascurare.

È particolarmente importante che i futuri sacerdoti comprendano in modo chiaro e realistico il valore della castità nel celibato e il suo rapporto con il ministero sacerdotale. In tal modo essi impareranno a “stimare, amare e vivere il celibato nella sua vera natura e nelle sue vere finalità, quindi nelle sue motivazioni evangeliche, spirituali e pastorali” (Pastores dabo vobis, 50). Laddove si sta affermando una concezione della vita materialistica e secolaristica, tutti i ministri della Chiesa sono chiamati ad essere “segni di contraddizione”, in particolare attraverso la pratica della virtù della penitenza; ciò implica disciplina, mortificazione, sacrificio e generosità verso gli altri; la condivisione della semplicità della vita conferisce gioia al presbiterato e, accompagnata dalla fiducia reciproca, facilita quell’obbedienza volontaria che ogni sacerdote deve al proprio Vescovo. L’unità di una Chiesa locale si rafforza quando l’autorità episcopale viene esercitata come sacrificio generoso e l’obbedienza sacerdotale praticata come pronta cooperazione.

5. Anche i fedeli laici devono rivolgersi ai propri Vescovi per una guida spirituale reale e efficace. Il Concilio afferma: “Nell’esercizio del loro dovere di padri e di pastori, i Vescovi in mezzo ai loro fedeli si comportino come coloro che prestano servizio; come buoni pastori che conoscono le loro pecore e sono da esse conosciuti; come veri padri che eccellono per il loro spirito di carità e di zelo verso tutti” (Christus Dominus, 16). Un ministero pastorale efficace richiede un profondo apprezzamento del fatto che lo Spirito conferisce ai membri della Chiesa carismi differenti “al fine di edificare il Corpo di Cristo” (Ef 4, 12). Ognuno ha un dono dello Spirito da condividere; ognuno ha bisogno dei doni degli altri (cf. 1 Cor 12, 4-31). Esorto voi e i vostri sacerdoti a pregare e a operare insieme con i fedeli laici affinché ognuno possa portare a frutto l’opera buona che Dio ha iniziato con lui (cf. Fil 1, 6).

6. La comunione con Dio e con gli altri si intensifica nelle vostre Chiese quando il Vangelo viene annunciato con fedeltà e i sacramenti vengono celebrati con fede e riverenza, secondo le norme liturgiche in vigore. Con questi mezzi Cristo permette alla sua Chiesa di comunicare la forza del suo Mistero Pasquale. L’Eucaristia – il Sacramento dell’unità – è il centro della vita di ogni parrocchia. Questa presenza del Signore nella comunità è “la radice viva del suo edificarsi e il vincolo sacramentale del suo essere in piena comunione con tutta la Chiesa” (Christifideles Laici, 26). Chi “mangia questo Pane e beve da questo Calice” non può non udire la chiamata alla santità e all’apostolato che è al centro del messaggio evangelico.

Inoltre, nell’Eucaristia il significato delle differenze di razza, di nazionalità, di cultura, di casta e di condizione sociale viene rivelato nella sua luce più autentica. In essa “l’essere uno in Gesù Cristo” che caratterizza tutti coloro che sono stati battezzati (cf. Gal 3, 27-28) viene dimostrato e approfondito. Per questo la Chiesa sostiene con risolutezza che la discriminazione non solo mina l’uguaglianza fondamentale di tutti coloro creati ad immagine e somiglianza di Dio e redenti dal sangue del Suo Figlio, ma anche compromette la comunione di coloro che sono uniti nel Corpo di Cristo. È necessario citare il male rappresentato dalla discriminazione laddove esiste e considerarlo come una “struttura di peccato”. Tali strutture “si radicano sempre nel peccato personale e, quindi, sono sempre collegate ad atti concreti delle persone, che le introducono, le consolidano e le rendono difficili da rimuovere” (Sollicitudo Rei Socialis, 36). Soltanto un serio impegno alla conversione e alla preghiera per un “cuore nuovo” può sradicare l’influenza persistente di forme di discriminazione all’interno del corpo ecclesiale.

7. Nutriti dall’Eucaristia, i cattolici indiani sono chiamati a testimoniare a tutti l’amore di Dio. La vera solidarietà con il prossimo è radicata nella convinzione che Cristo ha unito se stesso ad ognuno e a ciascuno per mezzo della sua incarnazione redentrice (cf. Gaudium et Spes, 22). La Vergine Maria, che era così profondamente permeata dello spirito dei poveri del Signore (cf. Lc 1, 46-53), guida la Chiesa verso una crescente consapevolezza del fatto che “non si può separare la verità su Dio che salva... dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e gli umili” (Redemptoris Mater, 37). Incoraggio i vostri sforzi volti a garantire che l’ampia rete delle istituzione educative e sanitarie cattoliche in India serva in modo efficace gli emarginati e i più bisognosi fra di voi.

Spero con fervore che i cattolici delle provincie Ecclesiastiche di Bhopal, Calcutta, Cuttack-Bhubaneswar, Delhi e Ranchi continueranno a mostrare quell’“amore di preferenza per i poveri” che è “una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la tradizione della Chiesa” (Sollicitudo Rei Socialis, 42). Quando i cristiani praticano la virtù della carità nella forma specifica della solidarietà verso “gli ultimi dei fratelli”, che portano l’indistruttibile immagine di Cristo (cf. Mt 25, 46), la gratuità di quell’amore suscita le abbondanti benedizioni del Signore sulla Chiesa locale.

8. Cari fratelli nell’Episcopato: vi prego di portare, una volta tornati alle vostre diocesi, i miei cordiali saluti a tutti i sacerdoti, i religiosi e i liaci con i quali e per i quali esercitate il vostro ministero. Tutti insieme state edificando la Chiesa di Dio in India preparando la grande primavera della cristianità che è alle soglie del Terzo Millennio e che sarà il tema importante della prossima Assemblea Speciale per l’Asia del Sinodo dei Vescovi ora in preparazione. Vi affido a Maria, Madre del Redentore, e prego affinché, attraverso la sua materna intercessione, l’intera famiglia di Dio in India sia pronta a incontrare il Signore che viene.

Con la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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