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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI POLACCHI DI ZAKOPANE PER GLI AUGURI NATALIZI

Venerdģ, 15 dicembre 1995

 

Saluto i sacerdoti e il decano di Zakopane Mons. Olszówka, i rappresentanti della parrocchia della S. Famiglia, della parrocchia della S. Croce con il loro parroco don Stanisław Szyszka e quelli del santuario della Madonna di Fatima a Krzeptówki con il custode don Mirosław Drozdek. Rivolgo uno speciale ringraziamento ai membri del consiglio comunale di Zakopane qui presenti con il vice-sindaco Krzysztof Owczarek.

Vi sono molto grato per questa tradizionale visita prenatalizia. Venite qui con i vostri auguri, con i canti, con la vostra musica e con un dono simbolico: gli abeti dei monti Tatra, alberi di Natale. Dio vi ricompensi per questi auguri e per gli alberi che ogni anno mi ricordano la Polonia ed i monti Tatra.

Voglio aggiungere che grazie all’iniziativa delle autoritą della cittą di Zakopane fra due anni in Piazza San Pietro accanto al presepe ci sara un grande abete dei monti Tatra. Solo fra due anni perché bisogna fare un po’ di fila. So che voi volevate offrire questo dono gią quest’anno. Tuttavia dovete aspettare un po’ perché le code ci sono anche qui. Approfitto comunque di quest’occasione per ringraziare la cittą di Zakopane ed i suoi abitanti per questo ulteriore segno di affetto e di devozione.

Vi ringrazio infine per gli inviti cosģ spesso rinnovati. La scritta: “Zakopane aspetta” appare di frequente ed in varie circostanze. L’ho vista a Levoca in Slovacchia e ultimamente durante un’udienza nell’Aula Paolo VI. Penso talvolta: Un giorno si stancheranno, quindi vi dirņ soltanto – come ho gią detto mercoledģ – abbiate pazienza, Dio guiderą ogni cosa. Sappiamo che gią nel 1991 dovevo venire da voi, ma certe forze non l’hanno permesso.

Soprattutto vorrei ringraziarvi per le vostre preghiere per il Papa, per la Chiesa, per la Patria – per tutte queste cose insieme – e vi chiedo di nuovo di ricordarvi di me nella preghiera. So che Zakopane non solo aspetta il Papa ma prega anche per il Papa.

Un grazie particolare per la vostra presenza a Levoca. Come ho sentito, si č trattato di un pellegrinaggio a piedi attraverso i monti Tatra. Dio vi ricompensi per il rosario recitato nel santuario della Madonna di Fatima a Krzeptówki. Dio vi ricompensi anche per la vostra testimonianza dell’amore verso di Lui e verso la Patria che voi sapete dare nei momenti cruciali della vita della nazione.

Carissimi, č ormai vicino il Natale. Tutti noi ci scambiamo auguri gli uni gli altri, dividendo l’opłatek della Vigilia. Vorrei trarre spunto da questo.

La profonditą del mistero del Natale č stata espressa nel modo pił completo e conciso da San Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Dio, il Verbo, il Figlio Eterno diventa uomo per venire ad abitare tra gli uomini.

Vi auguro che Cristo, Verbo Incarnato, possa sempre di pił dimorare, venire ad abitare e poi dimorare in ognuno di voi, nelle vostre famiglie, nelle vostre parrocchie, nelle cittą e nei villaggi, in tutta la vostra Patria. Vi auguro che tra voi non manchi mai il posto per Cristo, che sappiate sempre riconoscerlo quando egli viene e spalancargli le porte.

A questi auguri aggiungo la mia cordiale benedizione per ognuno di voi qui presenti e per tutti coloro che voi rappresentate: le vostre famiglie, le vostre parrocchie, le vostre congregazioni religiose, tutta Zakopane e tutta la regione di Podhalc.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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