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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA «REGINA
APOSTOLORUM»
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
III Domenica di Avvento, 17 dicembre 1995
Ai bambini
Già si sente il Natale. Basta andare in Piazza San Pietro. Avete visto:
preparano un Presepe, c’è un albero alto, qualche volta anche illuminato. Già si
sente il Natale. Ed io vorrei augurare buon Natale a tutti.
Vi ringrazio per questa presenza, per queste parole, poi per questo Bambino
Gesù che mi avete offerto per portarlo a casa e per fare in questa casa un altro
Presepe. Veramente durante il Natale c’è una grande accoglienza, ospitalità.
Tutti vogliono avere Gesù nella propria casa e questa è una bella tradizione. Si
deve avere Gesù nella propria casa per il Natale, ma non solamente per il
Natale: sempre!
Si deve vedere Gesù nelle persone che ci fanno visita o che dobbiamo
accogliere in questo periodo, perché Gesù viene a noi per mostrare che ciascuno
del nostro prossimo è un altro Gesù, specialmente coloro che sono bisognosi,
coloro che soffrono. E voi ragazzi siete molto sensibili alle sofferenze umane.
Pensate molte volte ai bambini – per esempio a quelli della Bosnia Erzegovina,
di tutta la ex Jugoslavia, o anche dell’Africa, del Rwanda – che soffrono, che
veramente non possono vivere tutta la gioia del Natale. La vostra intenzione, il
vostro desiderio è di dare questa gioia, di partecipare questa gioia a tutti
quelli che non hanno la gioia, che vivono nella sofferenza. Vi ringrazio per
questo vostro amore verso i sofferenti e vorrei così orientare anche la vostra
gioia natalizia: che sia aperta, non chiusa nell’egoismo ma aperta a tutti
quelli che hanno bisogno di essere considerati, di essere aiutati, di essere
amati.
Auguro tutto il bene alle vostre famiglie. Qui ci sono i vostri genitori, i
vostri catechisti, le catechiste. Mi diceva il vostro parroco che in questa
parrocchia vi sono in prevalenza anziani. I bambini sono pochi, relativamente
all’ambiente del centro di Roma: i giovani, infatti, vanno verso le periferie.
È tutto quello che volevo dirvi. Auguro buon Natale a tutti i parrocchiani,
al vostro parroco. Anche io sono un po’ parroco... È vero che il Papa è parroco?
Dov’è parroco? A Roma e un po’ anche fuori Roma. Per questo deve viaggiare
molto, ai confini della terra. Ma durante il Natale tutti cercano di stare a
casa e anche il Papa vuole stare a Roma!
Durante questo periodo natalizio spero di incontrarvi in Piazza San Pietro,
intorno al Presepe. Questo lo dico nel nome di Gesù, perché Gesù vuole
incontrare tutti. Per questo si è fatto uomo, è nato in Betlemme. A Betlemme non
c’era una casa, piuttosto c’era una grotta, aperta a tutti. Tutti potevano
entrarvi, incontrarlo, toccarlo, vederlo, sentirlo. Vi auguro che Gesù sia così
vicino alle vostre famiglie, alle vostre comunità scolastiche, a questa
parrocchia.
Al Consiglio pastorale
Tantissime grazie per queste parole e per questa caratteristica della
comunità parrocchiale e dello stesso Consiglio pastorale. Si vede come il
Consiglio pastorale fa di ogni ambiente e di ogni comunità umana una famiglia,
una famiglia cristiana. Si vede come, accanto al parroco, al pastore, ci vuole
questa iniziativa dei parrocchiani, direi soprattutto delle donne, che devono
infondervi quel genio femminile che è loro proprio.
Vorrei ringraziarvi per la vostra presenza e per la vostra collaborazione con
il parroco, con tutta la comunità e anche con i Vescovi di Roma, con il
Cardinale Vicario, con Mons. Nosiglia, con me stesso. Auguro a tutti buon Natale
perché il Natale è insieme festa della vita e della famiglia, due argomenti che
sono stati affrontati da voi. Auguro buon Natale nelle vostre famiglie, in
questa famiglia parrocchiale e in tutta Roma. Vi offro un augurio e una
benedizione.
Veramente buon Natale!
Ai giovani
Grazie per questi discorsi introduttivi. Così posso salutare tutti i giovani
della parrocchia, specialmente gli studenti del Liceo scientifico di San
Vincenzo Pallotti.
Nella chiesa ho sentito cantare il coro. Già si sentiva la presenza dei
giovani. Queste voci giovani sanno ringiovanire la comunità, sempre e
dappertutto. Lo so grazie alle tantissime esperienze che ho avuto, attraverso
anni e decenni. Direi che lo so ancora di più attraverso questo Pontificato:
basta ricordare Manila e Loreto. Ora si preparano altri incontri... Anche voi
siete parte di questa grande esperienza dei giovani.
Ho letto una frase interessante: “Se vuoi cambiare il mondo in meglio,
comincia con un caffè”! Questo vuol dire che il mondo si cambia sempre in meglio
con il Vangelo. E tutte le cose possono essere punto di partenza per
l’evangelizzazione. Se c’è un cuore pieno della Verità, della Buona Novella,
dell’amore allora dappertutto, da qualsiasi cosa si può incominciare ad
evangelizzare: da un sorriso, da una piccola parola, da un gesto. Io vi auguro
di avere questa prontezza, questa disponibilità interiore, questa apertura dello
spirito, per essere sempre evangelizzatori, soprattutto verso i vostri coetanei,
incominciando anche da un caffè! Questo mi resta nella memoria come esperienza
della vostra parrocchia!
Vi auguro buon Natale!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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