The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CARDINALI, ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA,
ALLA CURIA E ALLA PRELATURA ROMANA
PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI

Venerdì, 22 dicembre 1995

 

1. “Puer natus est nobis, filius datus est nobis” (Is 9, 5).

Queste parole del profeta Isaia risuonano ogni anno durante la santa Messa della notte di Natale. Si dice di Isaia che sia quasi un evangelista dell’Antico Testamento. Lo sguardo ispirato della sua anima penetra attraverso i secoli, scorge gli eventi futuri e ci permette di contemplarli alla luce di Dio.

Un’elargizione generosa ed irrevocabile “Puer natus est nobis”!

Saremo testimoni proprio di questo, dopodomani a mezzanotte, nella solenne celebrazione eucaristica che caratterizza la straordinaria Liturgia del Natale del Signore. Ascolteremo la lettura del Vangelo di san Luca, che descrive questo evento dettagliatamente; e poi, durante la Messa “dell’Aurora” e in quella “del Giorno”, i nostri occhi si apriranno sempre più largamente fino alla luce che ci viene dal Prologo del Vangelo di Giovanni.

“Filius datus est nobis”! Filius: il Verbo eterno, il Figlio consostanziale al Padre. “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1, 1). Così inizia il Vangelo di Giovanni e, poco dopo, ancora dal Prologo, ascoltiamo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14).

“Filius datus est nobis”.

Preannunciato dal profeta Isaia il Puer nato a Betlemme, Figlio di Maria Vergine, è il Figlio del Dio eterno, “Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Is 9, 5), “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”. Questo Figlio il Padre ci ha donato! Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Nella notte di Natale fu elargito all’umanità il sommo ed ineffabile dono, il dono di Dio stesso. Questa elargizione non è soltanto generosa; è anche irrevocabile. Contiene in sé la munificenza di Dio, che non torna indietro nel suo disegno eterno. “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi... A quanti l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 14. 12).

Nel Paese da cui provengo lo spezzare il pane della vigilia in famiglia significa impegnarsi per compiere ogni bene per essa

2. È per questo che il Natale del Signore costituisce un invito a scambiarsi dei doni. Gli uomini, ai quali Dio offre e dona il suo Figlio eterno nell’unità dell’umana natura, sentono di dover rispondere a questo dono di Dio offrendosi gli uni gli altri dei regali. Se la disponibilità a donare rappresenta una caratteristica costante della vocazione cristiana, nel periodo di Natale essa è come se andasse alla ricerca di particolari simboli.

Questi simboli sono anzitutto gli incontri per lo scambio degli auguri. Il primo luogo di tali incontri è la famiglia, specialmente nella cena della vigilia di Natale, quando si incontrano i genitori, i figli, tutti i membri della comunità familiare, insieme alle persone care e ai conoscenti. Nel Paese da cui provengo, all’incontro della vigilia è legata la tradizione di spezzare la cosiddetta ostia natalizia, cioè il pane della vigilia. Questa usanza richiama il pane che deponiamo sull’altare e che, mediante la consacrazione eucaristica, diventa il Corpo di Cristo. Per i credenti, lo spezzare il pane, la fractio panis, richiama le più antiche tradizioni cristiane e possiede un carattere profondamente religioso. Spezzando il pane con un’altra persona, si intende esprimerle non soltanto una formale benevolenza, ma la piena disponibilità a volere e a compiere ogni bene per essa.

Il Concilio insegna che l’uomo non può ritrovare se stesso se non attraverso un dono sincero di sé

In tal modo, lo spezzare il pane bianco di Natale nella vigilia ci riporta in un certo senso alla definizione che dell’uomo ha dato il Concilio Vaticano II, della cui conclusione ricordiamo quest’anno il trentesimo anniversario. Il Concilio insegna che l’uomo non può ritrovare pienamente se stesso se non attraverso un dono sincero di sé (cf. Gaudium et Spes, 24). La tradizione della condivisione del pane della vigilia, usanza in cui è ravvisabile un riflesso della liturgia eucaristica, ricorda che il Figlio di Dio incarnandosi si è fatto per noi dono; allo stesso tempo, essa intende sottolineare la nostra disponibilità a diventare noi stessi dono per gli altri.

Dopo il momento solenne dello spezzare il pane di Natale inizia la cena, durante la quale i commensali conversano. Questa conversazione riveste un carattere particolare, perché concerne le relazioni esistenti fra le persone: si parla di ciò che le unisce e di quanto eventualmente le separa. E se si riscontrano delle incomprensioni, si cercano insieme i modi per superarle. Si ricordano le persone care, in particolare gli assenti, i vivi e i defunti. Incontrarsi a mensa rappresenta un’occasione privilegiata per stringere legami, per favorire la riconciliazione e la comunione. Alla tavola della vigilia, in un certo senso, c’è posto per tutti.

La Curia Romana: una famiglia i cui componenti sono in vari modi l’un per l’altro un dono reciproco

3. Signori Cardinali, Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, Religiosi e Religiose, carissimi Fratelli e Sorelle, a tutti rivolgo il mio saluto cordiale. Nelle calorose parole del Signor Cardinale Decano, che vivamente ringrazio, ho sentito vibrare il sentimento sincero di ciascuno di voi e ne ho tratto conforto. Tutti voi avete la vostra personale esperienza dell’atmosfera che si respira la vigilia di Natale. Vogliamo che quest’atmosfera caratterizzi in qualche modo anche l’odierno nostro ritrovarci insieme. Questo momento, questo tradizionale incontro per lo scambio degli auguri serve alla nostra comunità della Curia, perché anche noi ci sentiamo una famiglia. Infatti la Sede Apostolica e la Curia Romana non soltanto svolgono i propri compiti connessi con il ministerium petrinum del Vescovo di Roma, ma radunano e uniscono persone provenienti da ogni continente per lavorare insieme al servizio del Regno di Dio. E questo permette loro di essere in vari modi l’un per l’altro un dono reciproco.

Carissimi Fratelli e Sorelle, i compiti e il servizio che quotidianamente svolgete nei vari Dicasteri della Curia Romana sono di enorme aiuto per il Papa. Di ciò mi rendo conto ogni giorno e non tralascio occasione per sottolinearlo. Quanto valgono la vostra competenza, il vostro zelo e il vostro amore per la Chiesa! Intendo oggi ribadirlo in modo tutto particolare, mentre mi è gradito rinnovare il grazie più sincero per tale vostra insostituibile collaborazione. Desidero dirvi quale dono importante sia per me ciascuno di voi e quanto prezioso sia il compito che ciascuno adempie nell’Organismo centrale della Chiesa cattolica.

La Costituzione Apostolica che regola la struttura e l’attività della Curia Romana comincia con le parole “Pastor Bonus”. Queste parole testimoniano l’esigenza e la volontà che Egli, il Buon Pastore, sia sempre presente in mezzo a noi per ispirare le nostre azioni e la nostra vita di persone chiamate ad un particolare servizio nel suo gregge.

La Sede Apostolica ha le porte spalancate

4. La Sede Apostolica ha le porte spalancate. Qui convengono persone di tutto il mondo: rappresentanti di Stati, di Organizzazioni internazionali, rappresentanti della cultura, della scienza, dell’arte e di singole professioni. Vengono membri delle Famiglie religiose, maschili e femminili; vengono sacerdoti e, soprattutto, Vescovi, le cui visite costituiscono gran parte della quotidiana attività del Papa. Specialmente le visite “ad Limina” mi permettono di adempiere sistematicamente il servizio fraterno nei riguardi di tutte le Chiese particolari del mondo.

Quale gioia per me incontrare i Fratelli nel ministero episcopale

Quale gioia è per me incontrare questi Fratelli nel ministero episcopale, non soltanto durante l’Udienza ufficiale, ma anche prima, alla mensa eucaristica, durante la concelebrazione della Santa Messa e, dopo, durante l’agape fraterna condivisa insieme.

Quanto è grande la mia gioia, quando essi mi esprimono la loro soddisfazione per la buona accoglienza che ricevono nei singoli Dicasteri, per il profitto che traggono dagli incontri con i Signori Cardinali e con i loro Collaboratori! Essi avvertono la loro disponibilità a servire, e l’eccellente preparazione d’ogni riunione. Tornano alle loro Comunità confortati, secondo quanto il Signore Gesù disse a Pietro: “Conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 32). Tutti sappiamo che è possibile offrire simile conforto soltanto se ciascuno di noi sa essere veramente un dono per gli altri.

Con i giovani da Manila a Loreto

5. Ci incontriamo in prossimità del Natale del Signore, ripensando alle esperienze dell’anno che volge ormai al termine. Vi ha fatto cenno il venerato Cardinale Decano. Torna alla mente anzitutto l’immensa moltitudine radunatasi a Manila nel gennaio scorso per l’Incontro Mondiale della Gioventù, alla quale ha fatto eco, in Europa, il pellegrinaggio dei giovani a Loreto, svoltosi nel mese di settembre in occasione del settimo centenario della Santa Casa.

Dalla commemorazione della fine della seconda guerra mondiale alle prospettive di pace in Bosnia

Penso poi al cinquantenario della fine della seconda guerra mondiale e a quello della nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Commemorare la conclusione della più tremenda guerra della storia dell’umanità ha significato rinnovare il ripudio per la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti e raddoppiare gli sforzi per far cessare le guerre di oggi, anzitutto quella nei Balcani. Dopo quattro anni di preghiere e di incessanti sforzi si intravedono finalmente in Bosnia positive prospettive di intesa, che speriamo stabile e duratura. Possa il Signore portare a compimento questo faticoso cammino di riconciliazione e di pace!

Alle Nazioni Unite: il mondo può nuovamente sperare nella pace

Anche nel discorso da me recentemente rivolto all’Assemblea generale dell’ONU ho sentito il dovere di richiamare alcuni valori di fondo sulla base dei quali il mondo può nuovamente sperare nella pace e vincere la ricorrente tentazione dello scoraggiamento e della paura.

I Viaggi Pastorali: vitalità della Chiesa

Sono, inoltre, vivi nella mia mente e nel mio cuore gli incontri che il Signore mi ha dato di avere con le popolazioni di Papua Nuova Guinea, Australia e Sri Lanka, delle Repubbliche Ceca e Slovacca, del sud della mia Polonia, del Belgio, di Camerun, Sud Africa e Kenia, degli Stati Uniti d’America. I Viaggi Pastorali sono sempre occasioni privilegiate per testimoniare la vitalità della Chiesa e per annunciare al mondo l’intramontabile novità del Vangelo.

Nell’arco dell’anno, col vostro aiuto, ho avuto modo di pubblicare importanti documenti, tra i quali ricordo le Lettere encicliche Evangelium Vitae e Ut unum sint, la Lettera alle donne, la Lettera apostolica Orientale lumen, quella per il quarto centenario dell’Unione di Brest e quella post-sinodale Ecclesia in Africa.

Recentemente, poi, si è svolta in Vaticano l’attesa Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Libano, preceduta dall’incontro con i Vescovi dell’Ucraina. A tale proposito, vorrei ricordare che proprio in questa sala, il 23 dicembre del 1595, il mio predecessore Clemente VIII ricevette i Vescovi rappresentanti della Metropolia di Kiev, ristabilendo con quella Comunità ecclesiale la piena comunione. Domani, dunque, ricorre esattamente il quarto centenario di tale importante avvenimento, passato alla storia come “Unione di Brest”.

Questa prospettiva storica ci aiuta anche a leggere i citati incontri sinodali come tappe del cammino del popolo cristiano che oggi, nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II, si sta preparando al Grande Giubileo dell’anno 2000.

Una grande missione a Roma per preparare il Giubileo del Duemila

6. Nei giorni scorsi, per imprimere un rinnovato impulso all’evangelizzazione, in vista precisamente dell’appuntamento del terzo millennio, ho annunciato una grande missione per i fedeli della Chiesa di Roma. Sono molte le energie vive presenti in questa Chiesa, da quelle più propriamente diocesane a quelle degli Istituti religiosi e dei movimenti laicali nazionali e internazionali, a quelle direttamente collegate al ministero universale del Successore di Pietro. A tutte e a ciascuna chiedo il massimo impegno, anzitutto nella preghiera e nella concreta cooperazione, per preparare e realizzare questa iniziativa che, proseguendo il cammino avviato col Sinodo diocesano, vuole offrire a tutti la possibilità di un incontro personale e vivo con Cristo e con il suo Vangelo.

Due sono gli obiettivi della missione. Il primo è raggiungere capillarmente la gente di ogni quartiere e borgata, anche quella che abitualmente è indifferente o lontana dalla pratica della fede cristiana, con uno stile missionario che coinvolga ogni parrocchia e comunità. Occorre un’azione pastorale coraggiosa ed aperta, che consenta di rendere permanente la necessaria opera della nuova evangelizzazione.

L’altro obiettivo è parlare alla città nel suo complesso, alla sua anima o cultura collettiva, riprendendo il discorso iniziato, nel corso del Sinodo, mediante il “Confronto con la città”, al fine di incarnare il Vangelo di Cristo nella vita sociale e culturale. Si tratta certamente di un’impresa ardua, ma da affrontare con la fiducia di chi confida nella forza, soave e misteriosa, di Cristo, redentore dell’uomo. Occorrerà, a tale scopo, individuare con cura sia gli ambiti e gli snodi che possono avere maggior rilievo nel favorire o nell’ostacolare il rapporto di Roma con il messaggio cristiano, sia le presenze di cristiani che, singolarmente o associati, già operano a diverso titolo nei vari settori della vita cittadina. È infatti importante avvalersi del loro impegno e nello stesso tempo stimolarli, rimotivandoli dove necessario, per dar loro il senso e il respiro più ampio di una missione comune.

Chiediamo al Signore che questa missione cittadina costituisca un autentico passo avanti nella preparazione del grande Giubileo, così da rappresentare una proposta interessante, pur nella diversità delle situazioni, per altre Chiese diocesane.

Diamo ai bambini un futuro di pace

7. Vorrei concludere questa panoramica menzionando il Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Pace, che ha per tema “Diamo ai bambini un futuro di pace!”. Gesù, Dio fatto bambino per noi, ottenga questo dono alla famiglia umana!

Cristo, il divino Neonato venuto al mondo nella stalla di Betlemme, ci insegna come essere dono per gli altri, Lui, che si fece dono per noi. Lo ringraziamo durante le Feste natalizie soprattutto per questo.

E, come la Liturgia del Natale ci invita a fare, ritorniamo idealmente nel luogo dove “il Verbo si fece carne” (Gv 1, 14), torniamo a Betlemme dove, insieme alla nascita del Salvatore, furono annunziate la gloria di Dio e la pace celeste agli uomini che Egli ama (cf. Lc 2, 14).

Possa, carissimi, questo annunzio natalizio realizzarsi nuovamente nella vita di tutti. È questo il mio augurio, che volentieri formulo a ciascuno di voi, avvalorandolo con un particolare ricordo nella preghiera.

A tutti la mia Benedizione. Buon Natale!

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

top