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INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA COMUNITÀ POLACCA
PER LO SCAMBIO DEGLI AUGURI NATALIZI

Sabato, 23 dicembre 1995

 

Caro Arcivescovo,
Signor Ambasciatore,
Fratelli e Sorelle

1. Quali auguri ci facciamo in occasione del Natale del Signore? Di solito, ci auguriamo “Buon Natale” e “felice Anno Nuovo”. Ed è un augurio opportuno. Si tratta, però, di sapere che cosa intendiamo con il “Buon Natale” e con il “felice Anno Nuovo”. Certamente abbiamo in mente la gioia che scaturisce da un bene. Di quale bene si tratta? Il bene infatti ha varie dimensioni che l’esperienza dell’umanità nell’arco della storia mette in evidenza. Nel suo tendere al bene, l’uomo può, ad esempio, fermarsi esclusivamente su ciò che è temporale e visibile, su ciò che soddisfa solamente i sensi.

2. Nella nostra tradizione polacca le feste del Natale del Signore hanno una ricca cornice esteriore, pervasa dalle melodie dei canti natalizi, così piacevoli e care al nostro orecchio. La stessa cena della Vigilia, secondo la tradizione polacca, è diversa dagli altri pasti: il gesto di spezzare il pane bianco di Natale, che la precede, ci guida verso un altro significato del cibo che consumiamo. La tradizione cristiana della Nazione si ricollega qui, in un certo senso, a quello “spezzare il pane” di cui parlano gli Atti degli Apostoli (cf. At 2, 42). Del resto, il segno visibile dell’Eucaristia – il pane che offriamo sull’altare come Corpo di Cristo – somiglia esternamente al “pane della Vigilia”. Naturalmente, tale pane non è sacramento, non è l’Eucaristia, anche se in qualche modo vuole riferirsi ad essa. Nel giorno in cui viviamo la somma “benevolenza da parte di Dio”, che si dona a noi facendosi uomo, il pane bianco della Vigilia, che spezziamo augurandoci un “Buon Natale”, è espressione della reciproca benevolenza umana.

3. Il gesto di spezzare il pane di Natale spesso ci intimidisce, perché, in un certo senso, non sappiamo cosa dire, come esprimere l’augurio presente nel “pane della Vigilia”. Gli auguri di “Buon Natale”, infatti, indicano proprio il bene che viene espresso dalla festa del Natale del Signore: “Apparuit benignitas et humanitas Salvatoris nostri”, cioè: “si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini”, scrive S. Paolo nella lettura liturgica di Natale (Tt 3, 4).

Non possiamo, quindi, fermarci soltanto sul significato superficiale degli auguri della vigilia; dobbiamo in qualche modo entrare in questo bene che ci viene rivelato dalle feste del Natale del Signore, anche attraverso il suo stesso contesto esteriore. Purtroppo, a volte le Feste vengono vissute in modo superficiale, diventando perfino occasione di abuso di allegria e dei vari mezzi che servono per diventare allegri: un Natale così sarebbe un Natale sciupato.

4. Dicendoci vicendevolmente: “Ti auguro ogni bene”, abbiamo spesso in mente un bene a misura dell’uomo. Dovremmo, invece, pensare al bene che Dio desidera per l’uomo facendosi uomo, come ci ricorda la liturgia del Natale del Signore e, a modo loro, i nostri canti natalizi polacchi, come, ad esempio, il meraviglioso canto natalizio: “Nasce Dio”, il cui ritornello ci ricorda che “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare tra noi”.

In occasione dell’odierno incontro, mentre spezzo il pane bianco di Natale con i Polacchi presenti a Roma, penso a tutti i connazionali che sono in Patria e in tutto il mondo, penso a tutta la Nazione, augurando di avere sempre la consapevolezza di quel bene che è il dimorare di Dio con gli uomini.

Sia sempre viva in noi questa profonda verità del Natale del Signore!

Questa consapevolezza rimanga incessantemente presente in noi, aiutandoci ad unirci intorno alla tavola della Vigilia, e a convertirci costantemente, quando, a causa della nostra negligenza o leggerezza, non le siamo fedeli.

5. Trent’anni fa abbiamo celebrato il Millennio del Battesimo della Polonia. Con il passar degli anni scopriamo come quel Millennio ci abbia preparato al grande Giubileo che celebreremo a 2000 anni dalla nascita del Salvatore nella notte di Betlemme. Auguro alla Chiesa della Polonia che l’Anno Santo, ricordandole la data storica del Mistero dell’Incarnazione, la trovi pronta e disponibile a vivere tale Mistero, affinché il cristianesimo polacco, che ha già dato prova di sé in oltre mille anni, raggiunga la maturità che Cristo ha diritto di attendersi dal nostro Popolo. Alla Madre di Cristo, nostra diletta Signora e Regina, raccomando tutte le famiglie polacche, le parrocchie e le diocesi, gli ordini religiosi, tutte le comunità dell’apostolato dei laici e l’intero Popolo di Dio, impegnato a realizzare, insieme ai suoi Pastori, i compiti che Cristo gli affida nell’attuale tappa della storia.

Ringrazio di cuore l’Arcivescovo per gli auguri.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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