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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI PRESULI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ARGENTINA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 7 febbraio 1995

 

Cari Fratelli nell’Episcopato,

1. Con grande gioia vi ricevo, Pastori della Chiesa di Dio in Argentina, in occasione della vostra visita “ad Limina”, che effettuate col proposito di adempiere alla venerabile tradizione, ripresa anche dalla normativa canonica, di recarsi in pellegrinaggio presso le tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, rafforzando nel contempo la vostra comunione ecclesiale, affettiva ed effettiva con il Vescovo di Roma ed effettuando diversi incontri con i Dicasteri della Curia Romana. Questa è un’opportunità privilegiata, intessuta di momenti di preghiera, di riflessione pastorale e di consultazioni circa le attività delle vostre Chiese particolari per vivere, nella fede e nella carità, una gioiosa esperienza del mistero della Chiesa, intesa come comunione “che si fa presente ed operante nella particolarità e diversità di persone, gruppi, tempi e luoghi” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, 28.V.1992, n. 7).

Ringrazio il Cardinale Antonio Quarracino, Arcivescovo di Buenos Aires e Presidente della Conferenza Episcopale Argentina, per le cordiali parole con le quali si è fatto interprete dei sentimenti di tutti. Esprimo questa gratitudine anche per la vostra sincera adesione, così come per l’instancabile dedizione al ministero che vi è stato affidato e che esercitate insegnando, santificando e reggendo il popolo di Dio.

La vostra presenza qui mi fa ricordare la visita pastorale che ho effettuato nel vostro Paese nel 1987 come messaggero della “imperscrutabili ricchezze di Cristo” (Ef 3, 8). Nel salutarvi con affetto, desidero, per mezzo vostro, far giungere la mia parola di stima ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli che, vivendo la loro fede con generosa dedizione, contribuiscono alla crescita del Regno di Dio nell’amata nazione argentina.

2. Solo qualche anno fa abbiamo celebrato il V Centenario dell’avvento del Vangelo nell’amato continente americano che ha portato all’impegno ecclesiale per la nuova evangelizzazione. Ci troviamo ora nella fase di preparazione di un evento singolare, il Giubileo dell’Anno 2000, che costituisce un’occasione propizia affinché la Chiesa, sotto la guida dei Vescovi, offra a tutti gli uomini, con rinnovato fervore, la salvezza che ci dona Gesù Cristo.

Obiettivo prioritario di questo grande Giubileo, come ho indicato nella Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente, è “il rinvigorimento della fede e della testimonianza dei cristiani”, per cui “è necessario, pertanto, suscitare in ogni fedele un vero anelito alla santità, un desiderio forte di conversione e di rinnovamento personale in un clima di sempre più intensa preghiera e di solidale accoglienza del prossimo, specialmente quello più bisognoso” (n. 42).

In questo momento della storia, attraverso voi, cari Fratelli nell’Episcopato, desidero rivolgere ai figli della Chiesa in Argentina un fervente appello a una conversione più profonda, a un rinnovamento spirituale, a una maggiore santità. Tutto il popolo di Dio è destinatario del mio appello: i sacerdoti, i religiosi e le religiose, gli altri consacrati e tutti i fedeli laici senza alcuna esclusione, poiché “tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità” (Lumen Gentium, 40; anche Christifideles Laici, 16).

In vista dell’anno giubilare diviene urgente una più viva adesione di fede ai misteri che ci vengono comunicati mediante la Rivelazione divina e che sono incentrati sulla persona, sull’insegnamento e sulle opere di Gesù Cristo. Per questo, si deve rafforzare continuamente la fede mediante la meditazione frequente sulla Parola di Dio, con l’aiuto di una catechesi permanente che permetta a tutti i fedeli, anche ai più semplici, di beneficiare delle ricchezze della sapienza cristiana e di sperimentare la gioia della verità.

Allo stesso tempo bisogna rinnovare a tutti i credenti in Cristo l’invito a una sequela più intima e fedele del Signore, crocifisso e risorto, dando una testimonianza di vita conforme ai precetti evangelici e in piena coerenza con la fede. Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, “La fedeltà dei battezzati è una condizione fondamentale per l’annunzio del Vangelo e per la missione della Chiesa nel mondo. Il messaggio della salvezza, per manifestare davanti agli uomini la sua forza di verità e di irradiamento, deve essere autenticato dalla testimonianza di vita dei cristiani” (n. 2044).

Inoltre, sia i fedeli considerati singolarmente sia le comunità cristiane, devono esercitarsi nella pratica assidua della preghiera, affinché questa forma di contatto personale con il Signore, Uno e Trino, spinga tutti a corrispondere sempre più generosamente la sua grazia, che li santifica, in modo da poter “rimanere nell’intimo di Dio” (Tertio Millennio Adveniente, 8). In tal senso, una rinnovata pastorale liturgica permetterà di partecipare con maggiore intensità alla grazia che fluisce dal mistero pasquale, in particolare nella celebrazione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti; allo stesso tempo formerà il cuore e la mente dei fedeli mediante la dignità e la bellezza dei simboli liturgici e li educherà nel senso di Dio e nella speranza delle realtà ultime.

A tale proposito ricordo con piacere la recente celebrazione del Congresso Eucaristico Nazionale tenutosi nella città di Santiago del Estero, tanto evocatrice per la storia religiosa dell’Argentina. Vi esorto affinché i benefici spirituali di questo avvenimento ecclesiale giungano a tutti i fedeli che vi sono stati affidati perché riconoscano e si avvicinino di più a “Gesù Cristo, Pane di Vita, Speranza degli uomini” e in tal modo, con fede viva nel mistero eucaristico, scoprano continuamente la sua centralità nella vita della Chiesa e nella Nuova Evangelizzazione, come indicava l’obiettivo generale del Congresso.

3. Ho saputo con piacere che il Catechismo della Chiesa Cattolica, che la Provvidenza mi ha concesso di presentare come “testo di riferimento sicuro e autentico per l’insegnamento della dottrina cattolica, e in modo tutto particolare per l’elaborazione dei catechismi locali (Costituzione Fidei depositum, 4), si è diffuso ampiamente tra i fedeli argentini. Sono molti coloro che lo leggono, lo studiano per illuminare la loro fede e lo rendono anche oggetto di meditazione e di preghiera, con abbondanti frutti spirituali. So che la vostra Conferenza Episcopale sta preparando un direttorio catechetico nazionale, il che è un progetto encomiabile. A questo proposito vi sarà di grande aiuto questo Catechismo il cui valore desidero riaffermare ricordando che è lo “strumento più idoneo alla nuova evangelizzazione” (Discorso ai Presidenti delle commissioni nazionali per la catechesi, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVI/1 [1993] 1040). La sua ricchezza dogmatica, liturgica, morale e spirituale deve giungere a tutti, specialmente ai bambini e ai giovani, mediante catechismi diversificati per l’uso parrocchiale, familiare, scolastico e per la formazione in seno ai diversi movimenti o associazioni di fedeli. La composizione di questi testi, o la revisione di quelli già esistenti, deve avere come norma questa opera, che costituisce un autentico dono per la Chiesa.

La catechesi, come processo di educazione nella fede, è un momento essenziale della missione evangelizzatrice che il Signore ci ha affidato. Vi invito a non risparmiare sforzi affinché, nelle vostre diocesi, l’attività catechetica possa svilupparsi grazie ad agenti ben formati e a mezzi adeguati per consentire a tutti i fedeli di giungere a una conoscenza più viva ed efficace del mistero di Cristo. L’ignoranza religiosa e la scarsa assimilazione vitale della fede, che derivano da una catechesi insufficiente o imperfetta, renderebbero i battezzati inermi di fronte ai pericoli reali del secolarismo o del proselitismo delle sette fondamentaliste, con il conseguente rischio di vederli rimpiazzare le preziose e suggestive espressioni cristiane della pietà popolare.

Le vostre Chiese particolari sono ricche di istituzioni di educazione cattolica a tutti i livelli e dispongono inoltre di programmi di catechesi parrocchiale per bambini e per adulti. Questo, unitamente ai mezzi di comunicazione sociale, che devono essere utilizzati sempre più per la diffusione del Vangelo, sono strumenti appropriati per arricchire i membri della Chiesa con una conoscenza della fede più profonda e più sicura. In tal modo i vostri fedeli saranno meglio preparati a testimoniare questa stessa fede in seno alla famiglia e a tutta la comunità e, allo stesso tempo, potranno offrire un contributo specifico ed efficace per affrontare le questioni etiche e sociali che si presentano nella vostra Nazione.

4. Ho fatto prima riferimento al secolarismo, fattore operante nella cultura contemporanea, che si annida nella mente e nel cuore degli uomini ed esige da noi, Pastori della Chiesa, un attento discernimento oltre a un’azione efficace che contrasti la sua influenza sulle persone e sulla società.

Nelle Linee Pastorali per la Nuova Evangelizzazione avete identificato giustamente questo fenomeno con una sfida alla quale deve rispondere la vostra sollecitudine pastorale, poiché essa “concerne direttamente la fede e la religione” (LPNE, n. 12). Per questo vi invito a continuare a presentare Cristo Gesù come Redentore di tutti gli uomini: della loro vita personale e sociale, dell’ambiente familiare e professionale, del mondo del lavoro e della cultura, in poche parole, dei diversi ambiti in cui si svolge l’attività della persona.

Come ben sapete, si stanno diffondendo correnti di pensiero che, privando la visione del mondo e della vita umana del riferimento a Dio, offuscano nelle persone l’apertura alla verità e le abbandonano al relativismo e allo scetticismo (cf. Veritatis Splendor, 1), il che si traduce, in non pochi casi, in un attentato alla dignità della persona stessa, che è sempre immagine di Dio. In tal modo si produce una disintegrazione spirituale nelle persone, nelle famiglie e nella società, poiché ciò priva l’esistenza del suo fondamento ultimo.

I Vescovi, nell’esercizio della loro missione, sono chiamati a offrire gli insegnamenti che, basandosi sulla divina rivelazione e sul Magistero e riferendosi al fondamento ultimo della verità sull’uomo e sul mondo, sono validi per tutti. In tal senso vi siete espressi nella vostra Dichiarazione dell’11 agosto dello scorso anno, contribuendo a sostenere e a difendere gli autentici valori della vita umana e i diritti di ogni persona nella società, poiché, come lì si legge, “parlando a favore della vita, desideriamo difendere l’uomo e la donna di oggi, e la società futura, contro gli argomenti di una mentalità discorde dalla tradizione della nostra patria che rispondono a un moderno colonialismo biologico”.

5. Un altro fenomeno della nostra cultura contemporanea consiste nel fatto che, mentre continua ad aumentare la secolarizzazione di molti aspetti della vita, si percepisce anche una nuova esigenza di spiritualità, espressione della condizione religiosa dell’uomo e segno della sua ricerca di risposte alla crisi di valori della società occidentale. A questa consolante panorama dobbiamo rispondere offrendo con entusiasmo agli uomini e alle donne del nostro tempo le ricchezze di cui siamo ministri e dispensatori, contribuendo così a colmare “nella profondità del suo cuore... la nostalgia della verità assoluta e la sete di giungere alla pienezza della sua conoscenza” (Veritatis Splendor, 1).

Bisogna tuttavia tener presente che non mancano deviazioni che hanno dato origine a sette e a movimenti gnostici o pseudo-religiosi, configurando una moda culturale di vasta portata che, a volte, trova un’eco in ampi settori della società e giunge persino ad esercitare un’influenza negli ambienti cattolici. Per questo, alcuni di essi, in una prospettiva sincretistica, amalgamano elementi biblici e cristiani con altri elementi tratti dalla filosofia e dalle religioni orientali, dalla magia e dalle tecniche psicologiche. Questa proliferazione delle sette e dei nuovi gruppi religiosi, che attirano molti fedeli e suscitano confusione e incertezza tra i cattolici, è motivo di preoccupazione pastorale. In questo campo, è necessario analizzare a fondo il problema e trovare linee pastorali per affrontarlo. Voi Vescovi dovete sentirvi mossi a potenziare un’azione concertata, con l’efficace collaborazione dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, e di altri agenti di pastorale, azione volta a formare adeguatamente i cristiani, a operare affinché le celebrazioni liturgiche siano più vive e partecipate e a incoraggiare le comunità cristiane ad essere sempre accoglienti. Oltre a pensare all’influenza negativa di questi gruppi religiosi fondamentalisti, bisognerà preoccuparsi di vedere come si possono contrastare le cause che spingono molti fedeli ad abbandonare la Chiesa.

6. Cari Fratelli nell’Episcopato: durante i colloqui che ho avuto con ognuno di voi ho potuto costatare la vostra dedizione ai compiti del ministero e ho condiviso le speranze e le preoccupazioni del momento presente. In questo incontro collegiale, che esprime e rafforza la nostra comunione, desidero guardare con voi verso l’orizzonte, già vicino, del Grande Giubileo dell’anno 2000. Nella citata Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente, ho scritto che “Il Giubileo dell’Anno 2000 vuol essere una grande preghiera di lode e di ringraziamento soprattutto per il dono dell’Incarnazione del Figlio di Dio e della Redenzione da Lui operata” (n. 32). Voglia il Signore che questa celebrazione giubilare porti a una crescita di santità in tutta la Chiesa!

Affidando a Maria, invocata come Nostra Signora di Luján, le gioie, le speranze e le difficoltà del vostro ministero, i desideri e gli aneliti di tutti i sacerdoti e i fedeli della vostra diocesi, e il progresso materiale e spirituale della vostra nobile nazione, imparto con affetto a tutti voi la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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