DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AL
SINDACO E ALL’AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA
Lunedì, 13 febbraio 1995
Onorevole Signor Sindaco! Signori Rappresentanti dell’Amministrazione
Capitolina!
1. Con grande gioia vi incontro in questa tradizionale visita di inizio
d’anno, con la quale si manifestano e si consolidano i vincoli di amicizia che
da sempre legano l’Amministrazione della Città di Roma al Successore di Pietro.
Ringrazio il Signor Sindaco per le gentili parole che mi ha rivolto. Un
particolare motivo di gratitudine mi è offerto quest’anno dall’iniziativa
promossa dal Sindaco e dal Comune di Roma di assegnarmi il “Premio Roma per
la pace e per l’azione umanitaria”. È un segno di stima e di affetto che
apprezzo, soprattutto perché esso mi giunge nel nome della pace, una delle sfide
più esigenti di questo difficile momento storico. È pertanto con viva cordialità
che saluto i componenti della Giuria di questo premio.
Istituendolo, il Comune di Roma si è fatto erede della migliore storia di
questa Città e si è mostrato attento al segno indelebile che in essa ha posto il
Cristianesimo. Non v’è dubbio infatti che è anche e soprattutto per questo suo
rapporto speciale col centro della vita ecclesiale che Roma può realizzare la
sua peculiare vocazione di “crocevia del dialogo tra i popoli”.
2. Il tema della pace ci invita a guardare all’orizzonte dell’umanità, così
provata da guerre fratricide, da contrapposizioni e intolleranze culturali, da
squilibri e ingiustizie economiche e sociali. La testimonianza a favore della
pace, se vuole essere credibile, deve farsi concreta e operosa innanzitutto
nella vita di questa nostra Città. La pace interpella ciascuno: essa poggia su
uno stile di vita, che tocca le singole persone, le famiglie, i gruppi
sociali, impegnandoli al rispetto reciproco e alla solidarietà operosa. La sua
costruzione comincia dal basso, si radica nei valori profondi che vanno
coltivati nell’intimo del cuore, s’esprime nell’apertura reciproca degli animi e
nella capacità di sentire l’altro non come un concorrente ma come un fratello.
Sono sicuro che da questa cultura della pace nasce il premio che avete voluto
attribuirmi. Con esso la Città di Roma, oltre a proporre il “valore della
pace”, intende promuovere una “pace dei valori”, nella quale
confluiscono tutti quei valori umani e cristiani che rendono possibile una
convivenza serena e costruttiva.
3. La promozione della pace si profila così, Signor Sindaco e Onorevoli
Membri della Giunta Capitolina, come un terreno comune su cui la Comunità civile
ed ecclesiale, pur nella chiara distinzione delle rispettive competenze, possono
e debbono collaborare.
Molti sono gli impegni che su tale versante si aprono alla nostra
considerazione. Oggi vorrei richiamare soprattutto quello che concerne la
pace nelle famiglie e tra le famiglie. Non v’è dubbio che il benessere tanto
spirituale e morale quanto sociale ed economico della Città dipende in maniera
determinante dalla situazione delle famiglie che in essa vivono.
A Roma, la famiglia, intesa come istituto naturale fondato sul matrimonio e
come realtà santificata da un sacramento, conta una tradizione millenaria che –
malgrado difficoltà e motivi di crisi- non è né esaurita né superata.
Costituisce anzi tuttora una risorsa essenziale per qualsiasi sviluppo, che
voglia rappresentare un autentico miglioramento della qualità della vita,
personale e sociale.
A chi conosce davvero la realtà dei tanti quartieri di Roma, specialmente di
quelli più periferici e disagiati, non sfugge come la famiglia sia il presidio
fondamentale della conservazione e trasmissione di quei valori morali, di
fedeltà, solidarietà, laboriosità, disponibilità al sacrificio, che sono alla
base di una pacifica convivenza. E si può toccare con mano come proprio la
famiglia si faccia carico per prima di quei problemi, e talvolta di quei drammi
sociali, che rendono difficile la vita di larghe fasce della popolazione romana:
tra questi la disoccupazione, soprattutto dei giovani, come pure la necessità
dell’assistenza agli ammalati cronici, agli anziani non autosufficienti, agli
handicappati.
4. La Chiesa di Roma, applicando le indicazioni del recente Sinodo diocesano
e stimolata dall’Anno della Famiglia, ha posto l’istituzione
familiare al cuore del suo impegno pastorale.
Anche la società civile però ha in questo campo una grande responsabilità.
L’avete in particolare voi, responsabili amministrativi e politici. Non lesinate
gli sforzi per migliorare la situazione abitativa, soprattutto in rapporto alla
disponibilità di alloggi accessibili alle nuove famiglie e idonei a ospitare non
solo gli sposi ma anche i figli. Abbiate cura che i trasporti, le scuole e i
vari servizi sociali siano il più possibile rispondenti alle necessità delle
famiglie, in particolare di quelle che hanno bambini o anziani da accudire.
Cercate, per quanto rientra nelle vostre possibilità e competenze, di favorire
la creazione di nuove occasioni di lavoro.
5. La Chiesa è pronta a collaborare con l’Amministrazione cittadina. Tra i
settori di tale collaborazione non si può passare sotto silenzio la preparazione
al Grande Giubileo dell’anno 2000.
Per Roma, come Diocesi ma anche come Città, il prossimo Anno Santo
rappresenta un dono singolare e nello stesso tempo un compito quanto mai
impegnativo. La Chiesa di Roma è chiamata a mostrare visibilmente l’“esemplarità”
che la deve contraddistinguere in quanto comunità affidata alla cura speciale
del Successore di Pietro.
È evidente, però, che il grande Giubileo del 2000 chiama in causa anche la
Città di Roma in tutte le sue componenti. Esso ne metterà alla prova la capacità
organizzativa, le strutture e attrezzature, il volto urbano e civile, le
attitudini ad ospitare un grande numero di pellegrini e ad assicurare loro
adeguate possibilità di circolazione e ogni forma di assistenza.
Le stesse dimensioni dell’evento, e il fatto che esso coinvolgerà
necessariamente non soltanto Roma, ma il Lazio e l’intera Italia, richiedono
d’altronde una stretta collaborazione fra le Autorità locali e quelle nazionali,
come pure, in forme diverse, fra i responsabili civili e quelli ecclesiastici.
Quanto meglio Roma e l’Italia si disporranno a vivere il Giubileo del terzo
millennio, tanto più significative ne saranno le conseguenze positive di ordine
spirituale, sociale e persino economico, sia in rapporto allo sviluppo interno
che alla stima di questa Città e dell’intera Nazione nel mondo. Questo evento
carico di mistero ci coinvolge dunque sotto ogni profilo, e ci sprona a bene
operare, confidando non nelle nostre forze, ma nella potenza di salvezza che il
Figlio di Dio è venuto a portare nel mondo.
6. Grazie, dunque, Signor Sindaco e Signori Rappresentanti
dell’Amministrazione cittadina, di quanto già state facendo e continuerete a
fare per il raggiungimento di questi obiettivi.
Essi si inseriscono nel complesso quadro di impegni a cui siete chiamati dai
vostri compiti istituzionali, e che ogni giorno vi domandano il servizio
disinteressato della competenza, della dedizione al bene comune, della fermezza
decisionale coniugata a una grande attitudine dialogica.
Vogliate sentirmi vicino, con l’incoraggiamento e la preghiera. A voi, alle
vostre famiglie, all’intera Città di Roma affidata alla vostra responsabilità,
il mio augurio di un anno sereno e ricco di pace.
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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