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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL GIAPPONE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 25 febbraio 1995

 

Caro Cardinale Shirayanagi,
Cari fratelli Vescovi,

1. È per me una grande gioia incontrare voi Vescovi del Giappone in occasione della vostra visita “ad limina”, una visita che ha lo scopo di esprimere e rafforzare i vincoli di comunione gerarchica fra i Pastori delle Chiese particolari e il Successore di Pietro al servizio del Vangelo, “per la Chiesa principio di tutta la sua vita” (Lumen Gentium, 20). Attraverso voi, saluto tutti i fedeli cattolici del vostro Paese, che esorto nel Signore Gesù, “il quale ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia” (Ef 3, 12). In particolare, durante le ultime settimane ho pregato per tutti coloro che sono stati colpiti dal terremoto che ha devastato l’area di Kobe. In unione con la Chiesa in tutto il mondo, ho affidato le vittime a Dio e ho invocato il suo conforto e il suo sostegno sui sopravvissuti affinché con l’aiuto dell’intera nazione possano superare le conseguenze di quella terribile tragedia.

2. È ancora vivo in me il ricordo della mia recente visita pastorale in Asia e nell’Estremo Oriente. A Manila, la Giornata Mondiale della Gioventù ha dimostrato con chiarezza la straordinaria capacità dei giovani di svolgere il proprio importante ruolo nella missione evangelizzatrice della Chiesa. I giovani sono particolarmente sensibili all’idea e alla realtà del popolo di Dio, peregrinante nella storia dell’umanità, affrontando le difficoltà e le sfide di ogni tempo e di ogni luogo, fino a raggiungere la pienezza della vita in Cristo (cf. Lumen Gentium, 9). In occasione di tutte le Giornate Mondiali della Gioventù, i giovani hanno dimostrato di essere pronti a rispondere alla chiamata di Cristo. Essi desiderano procedere insieme nella fede lungo il cammino della vita, nel servizio ai loro fratelli e alle loro sorelle. Ho fiducia nel fatto che anche i giovani cattolici giapponesi, con la vostra guida e la vostra assistenza, potranno avere opportunità di incontrarsi per riflettere su ciò che il Vangelo chiede alla loro vita.

In quanto Pastori, siete consapevoli dell’enorme sfida, per una cultura come la vostra, di esortare gli individui e tutta la società a prestare attenzione alle più importanti questioni riguardanti la vita e il suo significato. In particolare, siete consapevoli della difficoltà di trasmettere la fede alle generazioni più giovani. Nella vostra attività pastorale spesso vi trovate di fronte a casi in cui la vita cristiana è esperienza di una sola generazione, nel senso che gli adulti, convertiti alla fede e che la vivono con convinzione e generosità, trovano tuttavia molto difficile trasmetterla ai loro figli. Vi esorto sia a rivitalizzare i comuni canali di catechesi e di formazione cristiana già collaudati sia a trovare modi nuovi e creativi per coinvolgere i giovani più pienamente nella vita della comunità ecclesiale.

3. Una priorità costante del vostro ministero episcopale è il rinnovamento della comunità cattolica nella fede e nella santità di vita.

Questo rinnovamento non è nient’altro che una conversione più fervida a Cristo, una conoscenza e un amore più profondi della sua persona e del suo messaggio, una fedeltà sempre maggiore dei membri della Chiesa alle esigenze del Vangelo. Iniziando dai Vescovi e dai sacerdoti e con il sostegno dei religiosi e delle religiose, la comunità cattolica in Giappone è chiamata, insieme all’intera Chiesa, a prepararsi per il Grande Giubileo dell’Anno 2000. Ciò implica una formazione più completa nella fede con l’ausilio del Catechismo della Chiesa Cattolica, una pratica rinnovata del sacramento della Riconciliazione, un nuova enfatizzazione dell’importanza della preghiera nella vita cristiana e una vita liturgica e devozionale più intensa. Lo scopo della celebrazione del Giubileo è quello di “gioire per la salvezza” (cf. Tertio Millennio Adveniente, 16). Per questo motivo, è necessario che i seguaci di Cristo rinnovino la propria mente e il proprio cuore affinché la loro gioia possa essere profonda, sincera e completa.

Molti aspetti pratici di questo rinnovamento ecclesiale sono già stati delineati nella National Incentive Conference for Evangelization, svoltasi per la prima volta a Kyoto nel 1987 e poi a Nagasaki nel 1993, durante la quale avete rivolto una particolare attenzione alla famiglia in quanto Chiesa domestica e cellula primaria di missione. Vi incoraggio a esortare i fedeli a una maggiore consapevolezza del loro dovere personale di continuare la missione della Chiesa. Ripeto l’esortazione di san Paolo: “rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Cor 15, 58).

4. La missione evangelizzatrice della Chiesa comprende molti aspetti: la pre-evangelizzazione o attività volte a suscitare interesse per le questioni religiose e a disporre le persone ad ascoltare il messaggio cristiano, la proclamazione della salvezza in Gesù Cristo, la catechesi che trasmette la conoscenza e l’istruzione nella fede. In tutte queste attività i laici hanno responsabilità e ruoli specifici, ed è compito principale del vostro ministero esortarli a vivere pienamente una vita cristiana, cosicché essi possano testimoniare Cristo di fronte ai loro simili più con l’esempio che con le parole. Una rilettura della Christifideles Laici evidenzierà che i laici hanno il compito particolare di dimostrare in che modo la fede cristiana costituisce l’unica risposta totalmente valida ai quesiti e alle speranze che la vita riserva a tutti gli individui e alla società (cf. Christifideles Laici, 34). Come ho detto ai membri della Federazione delle Conferenze dei Vescovi dell’Asia a Manila, “quando infatti cerchiamo di immaginare il futuro dell’evangelizzazione in questo continente, non lo vediamo forse come diffusione di una fede vibrante, viva, praticata e dichiarata da singoli cristiani e da comunità cristiane... che, fatte alcune eccezioni, formino un pusillus grex in mezzo a un gruppo numericamente maggiore di “ascoltatori” della parola?” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/1 [1995] 153).

5. Le Chiese particolari che presiedete con amore stanno subendo una profonda trasformazione, dovuta all’arrivo di un grande numero di lavoratori immigranti, molti dei quali cattolici. La Dichiarazione della Commissione della vostra Conferenza per le Attività Sociali, del 5 novembre 1992, ha evidenziato i numerosi problemi umani e sociali connessi a questo fenomeno così come le opportunità pastorali che esso offre. La presenza fra voi di così tanti fratelli e di così tante sorelle appartenenti a diverse tradizioni culturali dovrebbe essere considerata dai cattolici giapponesi come un’opportunità per esprimere con maggiore pienezza l’universalità e la cattolicità della Chiesa. Paradossalmente, mentre questi immigrati devono affrontare grandi difficoltà e a volte subiscono trattamenti ingiusti, la loro situazione sta rendendo molte persone più consapevoli delle esigenze di giustizia e di ciò che il rispetto per i diritti umani universali implica.

6. Su un piano diverso, il Giappone attuale offre molte opportunità per un serio e fecondo dialogo interreligioso con i seguaci di altre religioni, in particolare dello scintoismo e del buddismo. I Cattolici devono promuovere il dialogo, sia in virtù della nostra comune origine in quanto creature volute da Dio e del destino comune nel suo amore eterno, sia in virtù del fatto che la missione della Chiesa nel mondo è di essere sollecita verso l’intera famiglia umana, in particolare nella sua ricerca di verità, felicità e solidarietà verso tutti coloro che soffrono o che vivono nel bisogno. Di grande importanza è il dialogo della vita fra i cattolici e i seguaci di altre tradizioni religiose, un dialogo che deriva naturalmente dalla presenza di membri della Chiesa nella sfera sociale, soprattutto nell’educazione, nelle opere sociali e nelle comunicazioni. In particolare i laici dovrebbero essere consapevoli dell’importanza della propria testimonianza e del proprio esempio nel promuovere la comprensione e la cooperazione fra tutti gli uomini di buona volontà. Voi, in quanto Pastori, dovete riflettere ulteriormente sulle difficili, ma vitali questioni sollevate dall’inculturazione della fede. Si tratta di continuare a seguire gli orientamenti da voi già indicati nella pubblicazione intitolata Guidelines for Catholics with Regard to Ancestors e and the Dead.

Forse il dialogo interreligioso è il contesto appropriato in cui la Chiesa in Giappone può prestare attenzione alla diffusa “crisi di civiltà” che, come ho scritto nella Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente, si sta manifestando sempre più nelle società molto sviluppate da un punto di vista tecnologico, ma che vengono interiormente impoverite dalla tendenza a dimenticare Dio o a emarginarlo (cf. Tertio Millennio Adveniente, 52). Molte persone stanno cominciando a rivedere la loro devozione assoluta al successo economico, da perseguire a tutti i costi, e a comprendere quale è il suo prezzo in termini umani e spirituali. Nei vostri rapporti quinquennali avete fatto riferimento al vuoto spirituale che spinge le persone a ricercare nuove esperienze religiose, a volte in gruppi non fondati saldamente sul cristianesimo. Ciò rappresenta una duplice sfida per la comunità cattolica: essere facilmente accessibile e disponibile per coloro che mostrano un sincero interesse per il messaggio della Chiesa e cooperare con altri credenti nell’edificazione della civiltà dell’amore, fondata sui valori universali di pace, solidarietà, giustizia e libertà, che trovano la loro piena realizzazione in Cristo (cf. Tertio Millennio Adveniente, 52).

7. Sono trascorsi cinquanta anni da quando Hiroshima e Nagasaki furono distrutte dall’arma più letale che sia mai stata utilizzata. Ancora oggi le cicatrici di quei terribili momenti sono visibili nella vita di molti giapponesi. Sono certo che la Chiesa in Giappone contribuirà a mantenere viva fra i vostri concittadini, che ricordano quei tristi episodi, l’esigenza di continuare a operare per un mondo impegnato per la pace e quindi per la giustizia e la solidarietà nei rapporti fra i popoli e le nazioni. Come ho detto quando ho visitato lo Hiroshima Peace Memorial nel 1981, “ricordare il passato significa impegnarsi per il futuro (nella) convinzione che l’uomo che fa la guerra può anche fare la pace” (Discorso a Hiroshima, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV/1 [1981] 532s.). Di fronte al persistere delle tensioni e dei conflitti in varie parti del mondo, la comunità internazionale non deve mai dimenticare ciò che accadde a Hiroshima e a Nagasaki, ma deve considerarlo un monito e un incentivo per sviluppare mezzi autenticamente efficaci e pacifici per sedare le tensioni e le dispute. Cinquanta anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, i responsabili delle nazioni non possono certo ritenersi soddisfatti, ma piuttosto dovrebbero rinnovare il proprio impegno per il disarmo e per la messa al bando di tutte le armi nucleari. Ora, più che mai, è necessario e urgente che la comunità internazionale escogiti un valido sistema di negoziazione e anche di arbitrato, sulla base di un rispetto universale per la vita umana e per la dignità di ogni persona.

8. Cari Fratelli Vescovi, queste sono alcune delle considerazioni suggerite dalla vostra visita. Vi esorto di tutto cuore a continuare a servire la Chiesa con sollecitudine e dedizione. Vi chiedo di portare i miei più cari saluti ai vostri sacerdoti, vostri più stretti collaboratori nel ministero pastorale. Esprimo il mio più fervido sostegno ai religiosi e alle religiose, che, attraverso la loro testimonianza e i loro diversi apostolati, svolgono un ruolo così importante nella vita delle vostre Chiese particolari. Prego affinché tutta la comunità cattolica giapponese diventi più consapevole della necessità di pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata e di promuoverle. In tutto ciò che fate “vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti” (1 Cor 16, 13-14). Su tutti voi imparto la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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