Eccellenze,
Signore, Signori,
Un incontro fonte di viva soddisfazione
1. Il tradizionale incontro d'inizio anno con i membri del Corpo diplomatico
accreditato presso la Santa Sede è per me sempre una fonte di viva
soddisfazione.
Ancora una volta, il vostro eccellente interprete, l'Ambasciatore Joseph
Amichia, ha saputo tradurre con le parole opportune gli auguri che voi
desiderate porgermi. Esse vanno dritto al mio cuore e mi confortano. Ve ne
ringrazio vivamente!
Il numero dei Paesi rappresentati presso il Successore di Pietro è
cresciuto
2. Anche quest'anno il numero dei Paesi rappresentati presso il Successore
di Pietro è cresciuto; dieci Nazioni hanno allacciato relazioni
diplomatiche con la Santa Sede: la Repubblica Sudafricana, il Regno di Cambogia,
lo Stato d'Israele, il Regno Hascemita di Giordania, l'ex Repubblica Iugoslava
di Macedonia, gli Stati Federati di Micronesia, la Samoa Occidentale, la
Repubblica del Suriname, il Regno di Tonga e la Repubblica del Vanuatu. Mi
rallegro di vedere così incrementato il numero degli interlocutori
abituali della Sede Apostolica.
Le luci e le ombre che ci accompagnano
3. Il destino della grande famiglia umana, di cui fanno parte questi popoli
così diversi, è indubbiamente segnato da numerosi successi, ma
anche da troppi fallimenti. Il vostro Decano ci ha ricordato, qualche istante
fa, le luci e le ombre che ci accompagnano. I credenti sanno tuttavia che
l'uomo, creato a immagine di Dio, è capace di fare il bene. E per
questo che, presentandovi a mia volta fervidi auguri di buon e felice anno, li
porgo anche ai vostri compatrioti e a tutti i vostri governanti, dicendo a
ognuno di essi, con le parole dell'apostolo Paolo: «Non lasciarti vincere
dal male, ma vinci con il bene il male» (Rm 12, 21)! Sì, per la gioia
di tutti, vorrei che, alle soglie dell'anno 1995, il cammino degli uomini sia
illuminato dalla luce e dalla serenità divine, che il presepe di Betlemme
riflette in modo così meraviglioso.
Troppe grida di disperazione e di dolore si levano dalla Bosnia ed
Erzegovina, dal Caucaso, dalla Cecenia
4. Purtroppo in questo mondo si levano oggi ancora troppe grida di
disperazione e di dolore, le grida dei nostri fratelli in umanità,
oppressi dalla guerra, dall'ingiustizia, dalla disoccupazione, dalla povertà
e dalla solitudine.
Proprio vicino a noi, nel freddo dell'inverno, le popolazioni della Bosnia
ed Erzegovina continuano a subire nella propria carne le conseguenze di una
guerra spietata. Sebbene ancora fragile, la recente tregua potrebbe portare alla
ripresa di negoziati seri. Dinanzi a questo dramma, che è un po' come il
naufragio dell'Europa intera, né i semplici cittadini né i
responsabili politici possono restare indifferenti o neutrali. Vi sono degli
aggressori e vi sono delle vittime. Il diritto internazionale e il diritto
umanitario vengono violati. Tutto ciò esige una reazione ferma e
concertata della comunità delle nazioni. Non si dovrebbero improvvisare
soluzioni a seconda delle conquiste degli uni o degli altri. E che il diritto
non sancisca mai i risultati ottenuti con la sola forza! Sarebbe la sconfitta
della civiltà e un esempio fatale per altre regioni del mondo.
I conflitti che dilaniano il Caucaso e ancora più di recente la
Federazione Russa, in Cecenia, pongono gravi interrogativi alla comunità
internazionale circa i mezzi da adottare per un'autentica convivenza tra popoli
diversi. Ancora una volta bisogna ricordare che il negoziato, se necessario con
l'aiuto di istanze internazionali, è l'unica via possibile per superare
gli ostacoli che si oppongono alla concordia in questi mosaici etnici, religiosi
e linguistici del nostro mondo, dove l'originalità di ogni componente
deve essere rispettata.
Chiedo per l'Africa uno slancio di solidarietà internazionale
5. Per troppi popoli, la violenza e l'odio rimangono una tentazione e una
soluzione di comodo. Penso all'Africa con i suoi focolai non del tutto spenti:
la Liberia, la Somalia, il Sudan meridionale, dove nessuno è ancora in
grado di pensare al futuro. L'Angola, che rimane una terra dove la violenza e la
miseria uccidono ancora. Il Rwanda, che fatica ad uscire dall'abisso dove l'ha
gettata un genocidio programmato e barbaro, mentre il vicino Burundi potrebbe a
sua volta cadere nell'assurda avventura di un altro conflitto etnico. Un grande
Paese come lo Zaire non vive ancora l'auspicata ricomposizione democratica. E
noi siamo testimoni, sulle sponde del Mediterraneo, della devastazione che
compie in Algeria la forza bruta che non risparmia neppure l'esigua comunità
cattolica. Anche lì bisognerebbe che, senza indugi, venissero elaborate
le modalità per l'indispensabile dialogo nazionale.
Signore, Signori, non si può lasciare andare alla deriva un grande
continente come l'Africa. Sì, io chiedo per l'Africa uno slancio di
solidarietà internazionale: innanzitutto per indurre alla ragione a
coloro che si affrontano, armi alla mano, per motivi di razza, di potere o di
prestigio; poi, per far cessare l'ignobile commercio delle armi, incoraggiamento
per coloro che si affidano alla sola violenza; infine, per venire in aiuto dei
popoli che vivono al di sotto della soglia delle povertà. Non ci si può
non preoccupare, in effetti, dinanzi alla considerevole riduzione dell'aiuto
internazionale a favore dell'Africa verificatasi quest'anno. E stato
infatti constatato che tra i quaranta Paesi più poveri del mondo, trenta
sono africani...
In America Latina la democrazia ha compiuto dei reali passi in
avanti
L'augurio al popolo haitiano e al popolo cubano
6. La solidarietà internazionale si impone ancora di più poiché
il mondo, in questo inizio anno 1995, si presenta a noi come diviso tra zone
ricche e in pace e regioni danneggiate, in preda alle crisi, alla povertà
e persino alla guerra. Si tratta di una minaccia permanente per la stabilità
del mondo.
Ad esempio, sappiamo che in America Latina, con qualche eccezione, la
democrazia ha compiuto dei reali passi avanti. Auguriamo dunque al popolo
haitiano e al popolo cubano di trovare, all'interno delle loro rispettive
situazioni, le vie più adatte ad affermare la vita democratica nei loro
Paesi già tanto provati. D'altra parte però bisogna constatare che
in questo continente, che sta vivendo un inizio di crescita economica, sono
ancora necessarie grandi riforme sociali per sradicare quegli autentici cancri
che sono la miseria e l'ingiustizia. Queste ultime danno luogo, tra le altre
cose, a fenomeni quali il traffico della droga o la criminalità, che non
sono meno sovversivi della guerriglia di ieri.
L'Asia e il Pacifico stanno prendendo sempre più coscienza
della loro specificità e del loro potenziale umano
L'Asia e il Pacifico stanno prendendo sempre più coscienza della
loro specificità e del loro potenziale umano ed economico. Ciò è
positivo. Tuttavia, per essere un fattore di pacificazione e di pace, la
cooperazione, che si delinea soprattutto sul piano economico, dovrà anche
tradursi in una solidarietà che tenga conto dell'immensa diversità
dei Paesi, delle loro lingue, delle loro etnie, delle loro culture e delle loro
religioni, affinché la crescita materiale non si produca mai a scapito
dei diritti della persona umana e delle sue legittime aspirazioni.
Una particolare attenzione alle popolazioni dello Sri Lanka e del
Timor Orientale e ai grandi popoli della Cina e del ViêtNam
Nel vasto spazio della nostra terra, la mia attenzione si volge in questo
momento verso le popolazioni dello Sri Lanka e del Timor Orientale, sempre
afflitte da dolorose lacerazioni. Non dimentico neanche i grandi popoli della
Cina e del ViêtNam, impegnati in un vasto rinnovamento economico e
sociale. Penso in modo particolare ai figli della Chiesa cattolica che vivono in
questi Paesi e vi apportano il loro generoso contributo; essi, sfortunatamente,
non beneficiano ancora delle condizioni necessarie per praticare pienamente la
loro fede.
Nel mondo interdipendente di oggi, l'isolamento non ha più
ragione d'essere
7. Nel mondo interdipendente di oggi, una rete di scambi costringe ormai le
nazioni a coabitare, nolens volens. Tuttavia bisogna passare dalla coabitazione
alla collaborazione. L'isolamento non ha più ragione d'essere.
L'embargo, in particolare, ben definito dal diritto, è uno strumento
da utilizzare con grande discernimento e deve essere sottoposto a rigidi criteri
giuridici ed etici. Esso costituisce uno strumento di pressione per spingere i
governi che hanno infranto il codice internazionale di buona condotta a rivedere
le loro scelte. Tuttavia, in un certo senso, è anche un atto di forza e,
come dimostrano alcuni casi d'attualità, infligge gravi privazioni alle
popolazioni dei Paesi che ne sono l'oggetto. Mi giungono spesso richieste
d'aiuto da parte di queste persone vittime dell'isolamento e dell'indigenza.
Vorrei qui ricordare a voi diplomatici che, prima di imporre simili misure,
bisogna sempre prevedere le conseguenze in termini umanitari delle sanzioni,
vegliando sul giusto rapporto che esse devono avere con il male al quale si
vuole porre rimedio.
Desidero incoraggiare tutti coloro che sono impegnati nel processo di pace
in Medio Oriente
8. Queste considerazioni non sono utopiche, poiché fortunatamente
siamo a conoscenza di situazioni dove la comunità internazionale ha
saputo mostrarsi previdente ed efficiente. Desidero cogliere questa occasione,
in modo particolare, per incoraggiare tutti coloro che sono impegnati nel
processo di pace in Medio Oriente. Esso è la dimostrazione che, con il
dialogo, il corso della storia può cambiare. Indubbiamente sappiamo che,
su questa Terra Santa, dove Gesù è nato quasi duemila anni fa, gli
scontri e le esclusioni persistono. Il popolo palestinese attende ancora di
vedere pienamente realizzate le proprie aspirazioni. Il Libano non ha ancora
ripristinato la sua piena sovranità. Ma non dobbiamo considerarle come
fatalità.
La pace non si scrive con lettere di sangue, ma con l'intelligenza e
con il cuore!
Uomini coraggiosi, che accettano di guardarsi e di ascoltarsi, non
mancheranno mai. Essi saranno capaci di trovare gli strumenti adatti a costruire
società dove ogni persona è indispensabile alle altre, dove la
diversità è innanzitutto vista come una ricchezza. La pace non si
scrive con lettere di sangue, ma con l'intelligenza e con il cuore!
Il Sud Africa ce lo dimostra. Questo grande Paese ha saputo accettare con
maturità la sfida di elezioni multirazziali; esso dà l'esempio a
molte altre nazioni africane e non, facendo prevalere lo spirito di
riconciliazione e di compromesso sugli sconvolgimenti inerenti le inevitabili
ripercussioni della transizione.
Il cessate-il-fuoco imposto in Irlanda del Nord, seguito da negoziati tra i
rappresentanti delle due fazioni che si oppongono da decenni, costituisce uno
sviluppo positivo. Desidero incoraggiare le parti in causa affinché si
dedichino sinceramente alla ricerca di una soluzione politica che non può
che fondarsi sul perdono e sul rispetto reciproco.
Sì, Signore, Signori, io sono convinto che, se la guerra e la
violenza sono, purtroppo, contagiose, lo è anche la pace. Datele ogni
opportunità! Dinanzi alla disgregazione di società nel passato
tenute unite volenti o nolenti, dinanzi ai nazionalismi predatori, dinanzi ai
tentativi di dominazione confessati o dissimulati, i membri della comunità
internazionale devono essere uniti affinché alla fine trionfino le forze
della moderazione e della fratellanza che aprono il cammino del dialogo e della
concertazione.
L'Organizzazione delle Nazioni Unite divenga sempre più lo
strumento privilegiato della promozione e della tutela della pace
9. Tra qualche mese celebreremo il cinquantesimo anniversario della
fondazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite: come non augurarsi che essa
divenga sempre più lo strumento privilegiato della promozione e della
tutela della pace? In questi ultimi anni essa ha moltiplicato le operazioni di
mantenimento della pace, così come gli interventi volti ad agevolare la
transizione democratica negli Stati che hanno rinunciato al regime
monopartitico. Ha anche istituito tribunali per giudicare i presunti
responsabili di crimini di guerra.
Questi sono dei progressi significativi che stimolano ad auspicare che
l'Organizzazione si doti di strumenti sempre più idonei ed efficaci, in
grado di realizzare le sue ambizioni. In fondo, l'operato di un'organizzazione
come l'ONU mostra bene come il rispetto dei diritti umani, l'esigenza
democratica e l'osservanza della legge sono le fondamenta sulle quali deve
poggiare un mondo estremamente complesso, la cui sopravvivenza dipende dal posto
riconosciuto all'uomo come autentico fine di qualsiasi politica.
Alla Conferenza del Cairo su Popolazione e Sviluppo la Santa Sede ha
difeso l'uomo
10. E in questo spirito che la Santa Sede ha agito durante la recente
Conferenza su Popolazione e Sviluppo che si è tenuta al Cairo nel mese di
settembre del 1994. Dinanzi al tentativo di ridimensionamento della persona e
delle sue motivazioni, in un ambito così serio come quello della vita e
della solidarietà umane, la Santa Sede ha reputato suo dovere porre i
responsabili delle nazioni di fronte alle loro responsabilità e far
prendere loro coscienza del rischio che siano imposti all'umanità intera
una visione delle cose e uno stile di vita propri di una minoranza. Così
facendo, la Santa Sede ritiene di avere difeso l'uomo. Consentitemi di citare a
questo proposito le parole indimenticabili del mio predecessore, Papa Paolo VI,
pronunciate nel suo messaggio di Natale, il 25 dicembre 1973: «Guai a chi
mette le mani sull'uomo: la sua vita è sacra fin dal grembo materno. Egli
nasce sempre dotato di quella prerogativa pericolosa ma divina che è la
libertà, educabile ma inviolabile. Egli nasce persona, sufficiente in se
stesso ma, allo stesso tempo, bisognoso dell'ambiente sociale; nasce dotato di
pensiero, nasce dotato di volontà, destinato al bene ma capace di errore
e di peccato. Egli nasce per la verità, nasce per l'amore».
Molti partecipanti alla Conferenza del Cairo attendevano dalla Santa Sede
questo discorso e questa testimonianza. E d'altronde questa la sua ragione
d'essere in seno alla comunità delle nazioni: essere la voce che la
coscienza umana attende, senza sminuire per questo l'apporto delle altre
tradizioni religiose. Autorità spirituale e universale, la Sede
Apostolica continuerà a rendere questo servizio all'umanità, senza
altra preoccupazione se non quella di rammentare instancabilmente le esigenze
del bene comune, il rispetto della persona umana, la promozione dei più
alti valori spirituali.
E la dimensione trascendente dell'uomo ad essere in gioco: essa non
deve essere sottoposta ai capricci degli uomini di Stato o alle ideologie. Anche
i responsabili delle società sono al servizio dell'uomo: i loro
concittadini, dando loro fiducia, si aspettano da essi un attaccamento
indefettibile al bene, la perseveranza nello sforzo, l'onestà nella
gestione della cosa pubblica, così come la capacità di ascoltare
tutti, senza alcuna discriminazione. Esiste una moralità del servizio
della città che esclude non solo la corruzione ma anche l'ambiguità
e i compromessi. La Santa Sede si considera al servizio di questo risveglio
della coscienza, senza alcuna ambizione temporale, non essendo il modesto Stato
della Città del Vaticano altro che il supporto minimo necessario
all'esercizio di un'autorità spirituale indipendente e internazionalmente
riconosciuta. La vostra presenza qui, Signore, Signori, testimonia che è
proprio così che i vostri governanti l'intendono.
Preparare un mondo più degno degli uomini sotto lo sguardo di
Dio
11. Non mi resta che esprimervi la mia gratitudine per la saggezza con la
quale assolvete le vostre funzioni, Signore e Signori, e rinnovarvi i miei
auguri affettuosi, per voi, per le vostre famiglie e per i popoli che
rappresentate. Di tutto cuore, auspico una nostra sempre migliore collaborazione
per la creazione di un clima di fratellanza e di fiducia tra le persone e i
popoli per preparare un mondo più degno degli uomini sotto lo sguardo di
Dio. Che Dio benedica voi e i vostri compatrioti, Lui «che in tutto ha
potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare» (Ef
3, 20)!
*L'Osservatore Romano 9-10.1.1995 p.7.
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