PAROLE DI
GIOVANNI PAOLO II AI NETTURBINI DI ROMA
Martedì, 10 gennaio 1995
Per introdurre la Chiesa di Roma nel Terzo Millennio sarà necessario
ricorrere alla collaborazione dei netturbini. E questo è giusto perché anche
Gesù è venuto in questo mondo per mettere un po’ di pace, di ordine, di pulizia.
Di pulizia nelle città, di pulizia nelle coscienze. Ci ha fatti puliti.
Ritorno qui già per la sedicesima volta. Tutto il Pontificato è segnato dai
netturbini di Roma e sono contento di questa bella tradizione. Sono contento
anche in questo anno di essere qui, di incontrarvi e di rendere omaggio a quello
che voi siete per la città. Si dice netturbini e questo vuol dire che fate
pulizia nella città, grazie a questo Roma è così pulita. Signor Sindaco, è vero?
Speriamo.
Allora è pulita, è bella, e tanti passano attraverso questa Roma, tanti
pellegrini, tanti ospiti, io vedo molti di loro sulla Piazza San Pietro e anche
dopo le Assemblee molto numerose rimane pulita Roma, rimane pulita Piazza San
Pietro, e così possiamo presentarci bene davanti al mondo.
Mi congratulo per questo presepe nuovo, è sempre ogni anno un po’ nuovo, c’è
qualche elemento di novità. Rappresenta – questo “presepe” – una terra in cui io
spero di andare in pellegrinaggio. Andremo insieme.
Ci avviciniamo alla data che ci porterà quasi spontaneamente verso la Terra
Santa, verso Betlemme, verso Gerusalemme, verso tutti questi luoghi sacri legati
con la nostra redenzione.
Carissimi, non voglio prolungare il mio discorso, esprimo la mia gratitudine
per questo invito sempre rinnovato e ringrazio il Signore che sono potuto venire
nonostante la gamba un po’ deficiente, ma sempre migliora. Si prepara un viaggio
abbastanza lungo verso l’Estremo Oriente, speriamo che riuscirà. Così si deve
varcare ogni anno e ogni giorno la soglia della speranza.
Auguro a tutti buon anno, veramente buon anno! Due giorni fa si diceva buona
befana, ma oggi già buon anno. Grazie, grazie ancora una volta.
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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