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VIAGGIO APOSTOLICO NELLE FILIPPINE,
IN PAPUA NUOVA GUINEA, AUSTRALIA E SRI LANKA

X GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI
GIOVANI NEL «RIZAL PARK»

Manila (Filippine) - Sabato, 14 gennaio 1995

 

PRIMA PARTE

Nel messaggio della Croce non c’è spazio per divisioni, né rivalità etniche, né discriminazioni sociali

Cari Giovani della Decima Giornata Mondiale della Gioventù,

1. Nelle vostre domande vedo ripetersi ancora una volta la scena del Vangelo in cui un giovane chiede a Gesù: “Maestro buono, che cosa devo fare?” (Mc 10, 17). La prima cosa che Gesù ha osservato è stato l’atteggiamento che questa domanda nascondeva, la sincerità della ricerca. Gesù aveva capito che il giovane era sinceramente alla ricerca della verità sulla vita e sul suo cammino personale nella vita.

Questo è importante. La vita è un dono che dura un certo periodo di tempo, in cui ciascuno di noi affronta una sfida che la vita stessa porta con sé: la sfida di avere uno scopo, un destino e di lottare per esso. L’opposto è trascorrere la vita in modo superficiale, “perdere” la nostra vita nella futilità; non scoprire mai in noi stessi la capacità del bene e della reale solidarietà, e quindi non scoprire mai la via della vera felicità. Troppi giovani non capiscono che sono proprio loro ad avere la maggiore responsabilità di dare un significato degno alla loro vita. Il mistero della libertà umana è al centro della grande avventura di vivere bene la vita.

2. È vero che i giovani oggi sperimentano delle difficoltà che le generazioni precedenti hanno provato solo parzialmente e in modo limitato. La debolezza di tanta parte della vita familiare, la mancanza di comunicazione tra genitori e figli, l’isolamento e l’influenza alienante di una gran parte dei mezzi di comunicazione sociale, tutto ciò può generare nei giovani confusione circa le verità e i valori che conferiscono un autentico significato alla vita.

Falsi maestri, molti dei quali appartenenti a un’élite intellettuale nel mondo della scienza, della cultura e dei mezzi di comunicazione sociale, presentano un anti-Vangelo. Dichiarano che ogni ideale è morto, contribuendo in tal modo alla profonda crisi morale che colpisce la società, una crisi che ha aperto la via alla tolleranza e perfino all’esaltazione di forme di comportamento che la coscienza morale e il senso comune una volta aborrivano. Quando chiedete loro: cosa devo fare?, la loro unica certezza è che non esiste una verità definita, un cammino sicuro. Vogliono che voi siate come loro: dubbiosi e cinici. Consapevolmente o meno, essi difendono un approccio alla vita che ha portato milioni di giovani a una triste solitudine, in cui sono privi di motivi per sperare e incapaci di vero amore.

3. Voi chiedete “cosa mi aspetto dai giovani?”. In Varcare la soglia della speranza, ho scritto che “il problema essenziale della giovinezza è profondamente personalistico... I giovani sanno che la loro vita ha senso in quanto diventa un dono gratuito per il prossimo” (p. 121). Una domanda quindi è rivolta a ciascuno di voi personalmente: siete capaci di donare voi stessi, il vostro tempo, le vostre energie, il vostro talento, per il bene degli altri? Siete voi capaci di amore? Se lo siete, la Chiesa e la società possono attendersi grandi cose da ciascuno di voi.

La vocazione di amare, intesa come autentica apertura agli esseri umani nostri fratelli e come solidarietà con loro, è la più fondamentale di tutte le vocazioni. È l’origine di tutte le vocazioni nella vita. È ciò che Gesù cercava nel giovane quando gli ha detto: “Osserva i comandamenti” (cf. Mc 10, 19). In altre parole: “Servi Dio e il tuo prossimo secondo tutte le esigenze di un cuore fedele e retto”. E quando il giovane disse che stava già seguendo quella via, Gesù lo invitò a un amore ancora più grande: “Lascia tutto e seguimi: lascia tutto quello che ti riguarda e unisciti a me nell’immenso compito di salvare il mondo” (cf. Mc 10, 21). Lungo il cammino dell’esistenza di ciascuna persona, il Signore ha per ognuno qualcosa da fare.

“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21). Sono queste le parole che Gesù rivolge agli Apostoli dopo la sua risurrezione. Sono queste le parole di Cristo che guidano la nostra riflessione durante questa Decima Giornata Mondiale della Gioventù. Oggi la Chiesa e il Papa rivolgono a voi le stesse parole, a voi, i giovani delle Filippine, i giovani dell’Asia e dell’Oceania, i giovani del mondo.

4. Duemila anni di cristianesimo manifestano come queste parole siano state meravigliosamente efficaci. La piccola comunità dei primi discepoli, come un minuscolo seme di senape, è cresciuta fino a diventare un immenso albero (cf. Mt 13, 31-32). Questo grande albero, con i suoi diversi rami, raggiunge tutti i Continenti, tutti i Paesi del mondo, la maggior parte dei quali sono qui rappresentati dai loro delegati. Cari giovani filippini: su quell’albero il vostro Paese è un ramo particolarmente forte e sano, che si estende verso tutto il vasto Continente dell’Asia. All’ombra di quest’albero, all’ombra dei suoi rami e delle sue foglie, i popoli del mondo possono trovare riposo. Essi possono riunirsi sotto la sua ombra accogliente per scoprire, come avete fatto qui durante la Giornata Mondiale della Gioventù, la meravigliosa verità che è al centro della nostra fede: che il Verbo Eterno di colui che è una cosa sola con il Padre, attraverso cui tutte le cose sono state create, è diventato carne ed è nato dalla Vergine Maria.

E venne ad abitare in mezzo a noi.

In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini.

E dalla sua pienezza tutti noi abbiamo ricevuto grazia su grazia (cf. Gv, Prologo).

Attraverso la preghiera e la meditazione, la Veglia di questa sera è intesa ad aiutarvi a comprendere più chiaramente ciò che la straordinaria “Buona Novella” della salvezza attraverso Gesù Cristo significa per la vostra vita. La “Buona Novella” è per tutti. Per questo motivo la Giornata Mondiale della Gioventù si tiene in diversi luoghi.

5. Nella Domenica delle Palme dello scorso anno, a Piazza San Pietro a Roma, giovani cattolici degli Stati Uniti hanno passato ai rappresentanti della Chiesa delle Filippine la Croce della Giornata Mondiale della Gioventù. La Croce Pellegrina passa da un Continente all’altro e i giovani di ogni dove si riuniscono per provare insieme il fatto che Gesù Cristo è lo stesso per ciascuno, e il suo messaggio è sempre il medesimo. In lui non ci sono divisioni, né rivalità etniche, né discriminazioni sociali. Tutti sono fratelli e sorelle nell’unica famiglia di Dio.

Questo è l’inizio di una risposta alla vostra domanda su cosa la Chiesa e il Papa si aspettano dai giovani della Decima Giornata Mondiale della Gioventù. Più tardi continueremo la nostra meditazione sulle parole di Gesù: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”, e sul loro significato per i giovani del mondo.  

SECONDA PARTE

La Risurrezione di Gesù Cristo è la chiave per comprendere la storia del mondo, specialmente la storia dell’uomo  

6. Le vostre domande adesso riguardano la Persona e l’opera di Gesù Cristo nostro Redentore. Voi avvertite il mistero della sua Persona che vi porta a conoscerlo meglio. Vedete come le sue parole hanno ispirato i suoi discepoli a uscire e a predicare il Vangelo a tutti i popoli, dando così l’avvio a una missione che continua fino ad oggi e che ha portato la Chiesa in tutti gli angoli del mondo. Siate certi che, se lo seguirete, non verrete lasciati indietro e non sarete delusi.

In altre parole, come possiamo spiegare lo straordinario effetto della sua vita, e l’efficacia delle sue parole? Da dove venivano il suo potere e la sua autorità?

7. Una lettura attenta del Vangelo di San Giovanni ci aiuterà a trovare una risposta alla nostra domanda.

Vediamo come Gesù, nonostante le porte chiuse, entri nell’abitazione dove i discepoli sono riuniti (cf. Gv 20, 26). Mostra loro le sue mani e il suo costato. Cosa indicano queste mani e questo costato? Sono i segni della Passione e della Morte del Redentore sulla Croce. Il Venerdì santo, queste mani furono trafitte dai chiodi, nel sollevare il suo corpo sulla Croce, tra il cielo e la terra. E quando l’agonia era giunta al suo termine, il centurione romano trafisse anche il suo costato con la lancia per assicurarsi che fosse già morto (cf. Gv 19, 34). Subito sgorgarono sangue e acqua, come prova evidente della sua morte. Gesù era morto veramente. Morì e fu deposto nel sepolcro, come era costume seppellire tra gli Ebrei. Giuseppe di Arimatea gli cedette la tomba di famiglia, che possedeva nelle vicinanze. Lì giacque Gesù fino alla mattina di Pasqua. Tale giorno, di mattina presto, alcune donne vennero da Gerusalemme per ungere il corpo inerte. Ma trovarono la tomba vuota. Gesù era risorto.

Gesù risorto raggiunge gli Apostoli nella stanza dove sono riuniti. E, per provare che egli è colui che essi avevano sempre conosciuto, mostra loro le sue ferite: le sue mani e il suo costato. Sono i segni della sua Passione e della sua Morte redentrici, la fonte della sua forza che egli trasmette loro. Egli dice. “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi… Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 21-22).

8. La Risurrezione di Gesù Cristo è la chiave per comprendere la storia del mondo, la storia di tutto quanto il creato, ed è la chiave per comprendere specialmente la storia dell’uomo. L’uomo, al pari di tutto il creato, è sottoposto alla legge della morte. Leggiamo nella lettera agli Ebrei: “È stabilito che gli uomini muoiano” (cf. Eb 9, 27). Ma grazie a quanto Cristo ha operato, quella legge è stata sottomessa a un’altra legge – una legge della vita. Grazie alla Risurrezione di Cristo, l’uomo non esiste più solamente per la morte, ma esiste per la vita che si deve rivelare a noi. È la vita che Cristo ha portato nel mondo (cf. Gv 1, 4). Di qui l’importanza della nascita di Gesù a Betlemme, che abbiamo appena celebrato nel Natale. Per questo motivo la Chiesa si prepara al Grande Giubileo dell’Anno 2000. La vita umana, che a Betlemme fu rivelata ai pastori e ai saggi che vennero dall’Oriente in una notte stellata, ha dato prova della sua indistruttibilità nel giorno della Risurrezione. Vi è un legame profondo tra la notte di Betlemme e il giorno della Risurrezione.

9. La vittoria della vita sulla morte è ciò che ogni essere umano desidera. Tutte le religioni, soprattutto le grandi tradizioni religiose seguite dalla maggior parte dei popoli dell’Asia, rendono testimonianza a quanto profondamente la verità riguardo alla nostra immortalità sia inscritta nella consapevolezza religiosa dell’uomo. La ricerca umana della vita dopo la morte trova definitivo compimento nella Risurrezione di Cristo. Perché il Cristo Risorto è la dimostrazione della risposta di Dio a questo profondo anelito dello spirito umano, la Chiesa professa: “Credo nella risurrezione dei morti e alla vita del mondo che verrà” (Credo degli Apostoli). Il Cristo Risorto assicura agli uomini e alle donne di ogni tempo che essi sono chiamati a una vita al di là della frontiera della morte.

La risurrezione del corpo è più della sola immortalità dell’anima. Tutta la persona, corpo e anima, è destinata alla vita eterna. E vita eterna è vita in Dio. Non vita nel mondo che, come dice San Paolo, è “sottomessa alla caducità” (Rm 8, 20). Come una creatura nel mondo, l’individuo è soggetto alla morte, proprio come ogni altra creatura. L’immortalità di tutta la persona può venire soltanto come un dono da Dio. È infatti una partecipazione all’eternità di Dio stesso.

10. Come riceviamo questa “vita in Dio?” Attraverso lo Spirito Santo! Solo lo Spirito Santo può dare questa nuova vita, come professiamo nel Credo: “Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita”. Attraverso di lui noi diventiamo, a immagine del suo Figlio unigenito, figli adottivi del Padre.

Quando Gesù dice: “Ricevete lo Spirito Santo!” sta dicendo: Ricevete da me questa vita divina, la divina adozione che ho portato nel mondo e che ho introdotto nella storia umana. Io stesso, l’Eterno Figlio di Dio, attraverso il potere dello Spirito Santo, sono diventato il Figlio dell’uomo, nato dalla Vergine Maria. Voi, attraverso il potere dello stesso Spirito, dovete diventare – in me e attraverso di me – figli e figlie adottivi di Dio.

“Ricevete lo Spirito Santo!” significa: Accettate da me questa eredità di grazia e verità, che fa di voi un solo corpo spirituale e mistico con me. “Ricevete lo Spirito Santo!” significa anche: Diventate partecipi del Regno di Dio, che lo Spirito Santo effonde nei vostri cuori come il frutto delle sofferenze e del sacrificio del Figlio di Dio, cosicché sempre di più Dio diventi tutto in tutti (cf. 1 Cor 15, 28).

11. Cari giovani, la nostra meditazione ha raggiunto il centro del mistero di Cristo Redentore. Attraverso la sua totale consacrazione al Padre, è diventato il canale della nostra adozione come amati figli e figlie del Padre. La nuova vita che esiste in voi a motivo del Battesimo è la fonte della vostra speranza e del vostro ottimismo cristiani. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Quando vi dice: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” potete star certi che non vi lascerà cadere; sarà sempre con voi!  

TERZA PARTE

Il Vangelo non è né una teoria né un’ideologia! Il Vangelo è vita!
E voi dovete rendere testimonianza a questa vita  

Cari giovani amici,

12. L’intronizzazione di Nostra Signora di Antipolo ci invita a guardare a Maria per capire come rispondere alla chiamata di Gesù. Innanzitutto lei custodiva tutte le cose nel suo cuore. Si recò subito a servire sua cugina Elisabetta. Entrambi questi atteggiamenti sono parti essenziali della nostra risposta al Signore: preghiera e azione. Questo è ciò che la Chiesa si aspetta dai suoi giovani. Questo è quel che sono venuto qui a chiedervi. Maria, Madre della Chiesa e nostra Madre, ci aiuterà ad ascoltare il suo Figlio Divino.

13. “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Queste parole sono rivolte a voi. La Chiesa le rivolge a tutti i giovani del mondo. Oggi sono state rivolte in modo speciale ai giovani delle Filippine; e ai giovani della Cina, del Giappone, della Corea e del Viêt Nam; ai giovani del Laos e della Cambogia; a quelli della Malaysia, di Papua Nuova Guinea, dell’Indonesia; ai giovani dell’India e delle Isole dell’Oceano Indiano; ai giovani dell’Australia e della Nuova Zelanda, e delle Isole del vasto Pacifico.

Figli e figlie di questa parte del mondo, patria della maggior parte della famiglia umana, siete chiamati allo stesso compito e alla stessa sfida a cui Cristo e la Chiesa chiamano i giovani di ogni Continente: i giovani del Medio Oriente, dell’Europa orientale e occidentale, dell’America del Nord, del Centro e del Sudamerica, dell’Africa. A ciascuno di voi Cristo dice: “Io mando voi”.

14. Perché manda voi? Perché uomini e donne di tutto il mondo – Nord, Sud, Est e Ovest – anelano all’autentica liberazione e realizzazione. I poveri cercano giustizia e solidarietà; gli oppressi chiedono libertà e dignità; i ciechi invocano la luce e la verità (cf. Lc 4, 18). Voi non siete mandati a proclamare qualche verità astratta. Il Vangelo non è né una teoria né un’ideologia! Il Vangelo è vita! Il vostro compito è di rendere testimonianza a questa vita: la vita dei figli e delle figlie adottivi di Dio. L’uomo moderno, che lo sappia o no, ha un urgente bisogno di questa vita – proprio come duemila anni fa l’umanità aveva bisogno della venuta di Cristo; proprio come la gente avrà sempre bisogno di Gesù Cristo fino alla fine dei tempi.

15. Perché abbiamo bisogno di lui? Perché Cristo rivela la verità sull’uomo, sulla vita e sul destino umano. Egli ci mostra il nostro posto davanti a Dio, come creature e peccatori, come redenti attraverso la sua Morte e Risurrezione, come in pellegrinaggio verso la casa del Padre. Ci insegna il comandamento fondamentale dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Insiste sul fatto che non può esservi giustizia, fratellanza, pace e solidarietà senza i Dieci Comandamenti dell’Alleanza, rivelati a Mosè sul Monte Sinai e confermati dal Signore sulla Montagna delle Beatitudini (cf. Mt 5, 3-12) e nel suo dialogo con il giovane (cf. Mt 19, 16-22).

La verità sull’uomo – che l’uomo moderno trova tanto difficile da comprendere – è che noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio stesso (cf. Gen 1, 27), e proprio in questo fatto, a parte ogni altra considerazione, sta l’inalienabile dignità di ogni essere umano, senza eccezione, dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Ma ciò che è ancora più difficile da comprendere per la cultura contemporanea, è che la dignità, già forgiata nell’atto creativo di Dio, è sollevata incommensurabilmente più in alto nel mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. Questo è il messaggio che dovete proclamare al mondo moderno: soprattutto ai meno fortunati, ai senzatetto e agli emarginati, agli ammalati, ai reietti, a quanti soffrono per mano di altri. A ciascuno dovete dire: guardate a Gesù Cristo per vedere ciò che realmente siete agli occhi di Dio!

16. Una crescente attenzione viene rivolta alla causa della dignità umana e dei diritti umani, e gradualmente questi vengono codificati e inclusi nella legislazione sia a livello nazionale che internazionale. Di ciò dobbiamo essere grati. Ma l’effettiva e garantita osservanza del rispetto della dignità umana e dei diritti umani sarà impossibile se individui e comunità non supereranno gli interessi egoistici, la paura, l’avidità e la sete di potere. Per questo motivo, l’uomo ha bisogno di essere liberato dal dominio del peccato attraverso la vita di grazia: la grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Gesù vi dice: “Vi mando nelle vostre famiglie, nelle vostre parrocchie, nei vostri movimenti e associazioni, nei vostri Paesi, nelle antiche culture e nella civiltà moderna, affinché proclamiate la dignità di ogni essere umano, come è stata rivelata da me, il Figlio dell’uomo”. Se voi difenderete l’inalienabile dignità di ogni essere umano, rivelerete al mondo l’autentico volto di Gesù Cristo, che è una cosa sola con ogni uomo, ogni donna e ogni bambino, non importa quanto sia povero, non importa quanto sia debole o menomato.

17. Come vi manda Gesù? Non vi promette né spada, né denaro, né potere, né alcuna delle cose che i mezzi di comunicazione sociale rendono attraenti per la gente oggi. Vi dà invece grazia e verità. Vi manda con il potente messaggio del suo Mistero Pasquale, con la verità della sua Croce e Risurrezione. Questo è tutto quello che vi dà, e questo è tutto quello di cui avete bisogno.

Questa grazia e questa verità a loro volta faranno nascere il coraggio. Seguire Cristo ha sempre richiesto coraggio. Gli Apostoli, i martiri, intere generazioni di missionari, santi e confessori – noti e sconosciuti, e in ogni parte del mondo – hanno avuto la forza di rimanere saldi di fronte all’incomprensione e all’avversità. Ciò è vero anche qui in Asia. Tra tutti i popoli di questo Continente, i cristiani hanno pagato il prezzo della loro fedeltà – e questa è la fonte sicura della fiducia della Chiesa.

18. Torniamo così alla nostra domanda originale: cosa si aspettano la Chiesa e il Papa da voi giovani della Decima Giornata Mondiale della Gioventù? Che voi professiate Gesù Cristo. E che impariate a proclamare tutto ciò che il messaggio di Cristo contiene per l’autentica liberazione e il vero progresso dell’umanità. Questo è quel che Cristo si aspetta da voi. Questo è quel che la Chiesa cerca nei giovani delle Filippine, dell’Asia, del mondo. In questo modo le vostre culture scopriranno che parlate un linguaggio che è già echeggiato in qualche modo nelle antiche tradizioni dell’Asia: il linguaggio dell’autentica pace interiore e della pienezza di vita, ora e sempre.

Poiché Cristo vi dice: “Io mando voi”, voi diventate un segno di speranza e l’oggetto della nostra fiducia nel futuro. In modo speciale voi, giovani della Decima Giornata Mondiale della Gioventù, siete un segno, un’“epifania” di Gesù Cristo, una manifestazione del Regno di Dio.  

19. Signore Gesù Cristo!

Attraverso questa Decima Giornata Mondiale della Gioventù, infondi “nuova vita” nei cuori dei giovani qui riuniti al Luneta Park di Manila, nelle Filippine.

San Giovanni scrive che la vita che dai è la “luce degli uomini” (Gv 1, 4). Aiuta questi giovani uomini e donne a portare con sé quella luce in tutti i luoghi da cui sono venuti. Fa che la loro luce risplenda per tutti i popoli (cf. Mt 5, 16): per le loro famiglie, per le loro culture e società, per i loro sistemi politici ed economici, per tutto l’ordine internazionale.

Entrando nella stanza in cui i discepoli erano riuniti, dopo la tua Risurrezione, tu hai detto: “La pace sia con voi!” (Gv 20, 21). Fa che questi giovani siano i portatori della tua pace. Insegna loro il significato di ciò che hai detto sulla Montagna: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli e figlie di Dio” (cf. Mt 5, 9).

Mandali come il Padre ha mandato te: per liberare i loro fratelli e le loro sorelle dalla paura e dal peccato; per la gloria del nostro Padre Celeste. Amen.  

Al termine della Veglia di Preghiera, Giovanni Paolo II ha rivolto ai giovani presenti queste parole.  

Siete veramente bravi ragazzi. È incredibile ma è vero. Siete veramente bravi ragazzi. Abbiamo bisogno dell’ispirazione dei filippini. Siete tutti magnifici.

Sapete dove si svolgerà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù? Si svolgerà a Parigi. Vi ho appena rivelato un grande segreto.

Ora invito gli altri Vescovi per impartire la Benedizione.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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