VIAGGIO APOSTOLICO NELLE FILIPPINE, IN PAPUA NUOVA GUINEA, AUSTRALIA
E SRI LANKA
INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I CAPI DI ALTRE RELIGIONI
“Bandaranaike
Memorial International Conference Hall” di Colombo (Sri Lanka)
Sabato,
21 gennaio 1995
Illustri responsabili religiosi,
1. Durante questa mia visita nello Sri Lanka, sono molto lieto di avere
l’opportunità di incontrare i rappresentanti delle varie religioni che convivono
in armonia da molto tempo su quest’isola: in particolare il Buddismo, presente
da più di duemila anni, l’Induismo, anch’esso presente da molto tempo, l’Islam e
il Cristianesimo. Questa simultanea presenza di grandi tradizioni religiose è
fonte di arricchimento per la società dello Sri Lanka. Allo stesso tempo, essa
rappresenta una sfida per i credenti, e in particolare per i capi religiosi, a
garantire che la religione stessa rimanga sempre una fonte di armonia e di pace.
In occasione della mia visita pastorale ai cattolici dello Sri Lanka, desidero
riaffermare il rispetto profondo e costante che la Chiesa ed io nutriamo per i
valori spirituali e culturali di cui voi siete i custodi.
In particolare, dal Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica si è impegnata
completamente nel seguire la via del dialogo e della cooperazione con i membri
delle altre religioni. Il dialogo interreligioso è un mezzo prezioso, grazie al
quale i seguaci delle varie religioni possono scoprire i comuni punti di
contatto nella vita spirituale, pur comprendendo le differenze esistenti fra di
essi. La Chiesa rispetta la libertà degli individui nel cercare la verità e
nell’abbracciarla secondo i dettami della coscienza, e in questa luce essa
rifiuta con fermezza il proselitismo e l’uso di mezzi non etici per convertire.
2. La comunità cattolica spera che attraverso un costante “dialogo di vita”
tutti i credenti cooperino volentieri per difendere e promuovere valori morali,
giustizia sociale, libertà e pace. Come molte altre società moderne, lo Sri
Lanka sta affrontando la minaccia spirituale rappresentata dallo sviluppo di una
visione materialistica, che si preoccupa più dell’“avere” che dell’“essere”.
L’esperienza insegna che il mero progresso tecnico non soddisfa l’anelito
interiore dell’uomo alla verità e alla comunione. Se gli individui, le famiglie
e la società stessa non vogliono cadere in una grave crisi di valori, bisogna
che soddisfino bisogni spirituali più profondi. C’è ampio spazio per la
cooperazione fra i seguaci delle varie religioni nell’affrontare questa seria
sfida.
Per questo motivo, vi esorto e vi incoraggio, responsabili religiosi del
popolo dello Sri Lanka, a considerare le preoccupazioni che uniscono i credenti,
piuttosto che le cose che li dividono. La tutela dell’eredità spirituale dello
Sri Lanka richiede grandi sforzi da parte di tutti per proclamare di fronte al
mondo la sacralità della vita umana, per difendere la dignità inalienabile e i
diritti di ogni individuo, per rafforzare la famiglia in quanto cellula primaria
della società e luogo in cui i bambini imparano l’umanità, la generosità e
l’amore, e per promuovere il rispetto verso l’ambiente naturale. La cooperazione
interreligiosa è anche una forza potente di promozione di modelli politici e
socio-economici moralmente giusti. La democrazia stessa beneficia grandemente
dell’impegno al bene comune da parte dei credenti, motivati dalla religione.
3. Forse, per il tessuto spirituale della società dello Sri Lanka nulla è una
minaccia più grande di quella rappresentata dal costante conflitto etnico. Le
fonti religiose dell’intera nazione devono convergere per porre fine a questa
tragica situazione. Ho avuto recentemente occasione di dire a un gruppo
internazionale di responsabili religiosi: “la violenza, in ogni sua forma, è
contraria, non soltanto al rispetto che dobbiamo a ogni essere umano, ma anche
all’autentica essenza della religione. Indipendentemente dai conflitti del
passato e anche del presente, abbiamo il comune dovere e il compito di far
conoscere meglio il rapporto fra religione e pace” (Discorso in occasione della
Sesta Assemblea della Conferenza Mondiale su religione e Pace, Insegnamenti
di Giovanni Paolo II, XVII/2 [1994] 598). La sola lotta degna dell’uomo “è
la lotta contro le sue passioni disordinate, contro ogni tipo di odio e di
violenza; in breve, contro tutto ciò che è l’esatto opposto della pace e della
riconciliazione” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, Insegnamenti
di Giovanni Paolo II, XIV/2 [1991] 1337s.).
4. Carissimi, illustri amici: sono certo del fatto che i principi di
misericordia e di non violenza, presenti nelle vostre tradizioni, saranno una
fonte di ispirazione per gli abitanti dello Sri Lanka nei loro sforzi per
costruire una pace che sia duratura perché basata sulla giustizia e sul rispetto
per ogni essere umano. Esprimo ancora una volta la mia fiducia nel fatto che la
lunga tradizione di armonia religiosa del vostro Paese divenga sempre più
radicata, per la pace e per il benessere degli individui, per il bene dello Sri
Lanka e di tutta l’Asia.
Al termine dell’incontro il Santo Padre aggiunge alcune parole.
Ed ora vi offro un dono in ricordo di questi giorni e di questo incontro.
Vi sono molto grato per la vostra presenza qui e per questo incontro in cui
non siamo l’uno contro l’altro, ma insieme. È pericoloso non essere insieme. È
necessario essere insieme, dialogare. Vi sono molto grato per questo. Scorgo
nella vostra presenza i segni della buona volontà, del futuro, per lo Sri Lanka
e il mondo intero. Così posso tornare a Roma con maggiore speranza.
Grazie.
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
|