VIAGGIO APOSTOLICO NELLE FILIPPINE, IN PAPUA NUOVA GUINEA, AUSTRALIA
E SRI LANKA
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
“Katunayake International Airport” di Colombo (Sri Lanka)
Sabato,
21 gennaio 1995
Signora Primo Ministro, Cari Fratelli Vescovi, Signore e Signori,
1. La mia visita nello Sri Lanka è giunta al termine, e saluto con sentimenti
di profonda gratitudine tutti coloro che hanno partecipato agli avvenimenti di
questi ultimi due giorni. Ringrazio Sua Eccellenza il Presidente, lei Signora
Primo Ministro, i membri del Governo, così come i miei fratelli Vescovi, per
tutto ciò che avete fatto onde rendere possibile questo mio pellegrinaggio. A
tutto il popolo dello Sri Lanka porgo i miei sinceri ringraziamenti per la
grande gentilezza ed ospitalità. Al mio ritorno a Roma porterò con me gli
indimenticabili ricordi della vostra meravigliosa isola e dei suoi cordiali
figli e figlie.
Sono venuto nello Sri Lanka soprattutto per onorare il beato Joseph Vaz, che
i cattolici riveriscono per la sua straordinaria carità e la sua totale
devozione a nostro Signore Gesù Cristo e al messaggio del Vangelo. Come una
stella che brilla nel cielo dell’Asia, questa grande guida spirituale ci insegna
molte lezioni sulla bontà della persona umana e sulla nobiltà del nostro destino
di esseri umani. Padre Vaz ha amato lo Sri Lanka e la sua gente. Dal Cielo egli
continua a vegliare su questa Nazione e sui suoi abitanti.
2. Lasciando l’Asia confermo la mia profonda stima per il forte senso
religioso che caratterizza molte società asiatiche. Sono fermamente convinto
che, nella storia umana, sia giunto il momento per i seguaci delle varie
religioni di trovare un nuovo rispetto reciproco. In un mondo che diventa sempre
più interdipendente, c’è un gran bisogno di dialogo e di cooperazione tra i
credenti, per poter costruire il futuro della famiglia umana sul fondamento
solido del rispetto verso l’inalienabile dignità di ogni persona, di una
giustizia uguale per tutti, della tolleranza e della solidarietà nei rapporti
umani. Tutti gli uomini e le donne di buona volontà dovranno lavorare insieme
per far progredire questa civiltà, riconoscendo il legame tra l’autentica
democrazia, il rispetto per i diritti umani e lo sviluppo. Spero ardentemente
che lo Sri Lanka persista su questa strada, che è sicuramente quella più
attinente alla sua storia e al talento della sua gente.
3. Faccio appello a tutti gli abitanti dello Sri Lanka, in nome della nostra
comune umanità, affinché si adoperino per la riconciliazione e l’armonia.
Incoraggio il governo e tutte le altre parti impegnate, a perseverare nella
negoziazione di un’equa fine del conflitto che ha colpito la vita dello Sri
Lanka in questi ultimi anni, a creare le condizioni per il ritorno dei rifugiati
nelle loro case, e di portare avanti in modo risoluto i loro impegni per la
promozione dello sviluppo integrale dello Sri Lanka.
4. Noi cristiani abbiamo recentemente celebrato la grande solennità del
Natale, la nascita di nostro Signore Gesù Cristo. È il tempo in cui noi
ripetiamo l’inno degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in
terra agli uomini che egli ama” (cf. Lc 2, 14). La pace è infatti un dono
divino, ma è anche un compito, una sfida, una responsabilità morale degli uomini
e delle donne dei nostri giorni. La pace deve essere forgiata poco a poco. Nel
congedarmi, il mio desiderio per tutto il popolo dello Sri Lanka è che, come il
vostro fiore Manel senza curarsi dell’ambiente che lo circonda si apre e sboccia
in tutta la sua gloria alla luce del sole, così per voi il vero bene e la vera
pace possano sbocciare su questa splendida isola per fiorire nel cuore di ognuno
di voi.
Dio benedica lo Sri Lanka!
Possa la pace essere il suo dono per voi!
Ayubován! Vanakkam!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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