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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
LUPETTI E ALLE COCCINELLE DELL’AGESCI
Piazza San Pietro - sabato, 24 giugno 1995
Cari Lupetti e Coccinelle dell’AGESCI, Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio perché siete venuti a farmi
visita. Saluto, in particolare, l’Assistente Ecclesiastico Generale della vostra
Associazione, Mons. Arrigo Miglio, nonché i responsabili, gli animatori e gli
educatori dell’AGESCI. Saluto soprattutto voi, cari Lupetti e care Coccinelle,
che desiderate “darmi una mano”, cioè offrire le vostre mani al Papa per
manifestare così la vostra risposta entusiasta alla lettera che, nel dicembre
scorso, ho scritto ai bambini del mondo intero.
2. Voi avete inviato molte risposte alla mia lettera. Questa vostra presenza,
viva e festosa, costituisce, però, la risposta più gradita, scritta non con
l’inchiostro sulla carta ma, direbbe l’apostolo Paolo, con il canto nei nostri
cuori (cf. 2 Cor 3, 2). È una risposta piena di amore e di generosità,
come solo i bambini sanno fare. Per questa grande occasione voi, cari Lupetti e
care Coccinelle dell’AGESCI, avete voluto invitare i vostri amici di altre
associazioni scouts: rappresentanti degli “Scouts de France” e della “Fédération
des Scouts Catholiques de Belgique”, del “Corpo Nazionale Guide Esploratori
Italiani” (CNGEI), e della “Federazione Scouts d’Europa” (FSE). Tutti il Papa è
lieto di accogliere e tutti saluta con uguale affetto.
Varie volte ho avuto modo di incontrare la famiglia degli Scouts, visitando
le parrocchie e le diocesi, ed oggi mi piace vedervi tutti insieme in questa
corale festa di gioia, che costituisce un esempio di fraterna comunione tra le
varie Associazioni Scouts, pur nel mutuo rispetto delle proprie peculiari
caratteristiche. Mi tornano alla mente, questa mattina, soprattutto alcuni
incontri avuti negli anni scorsi con il mondo dello scoutismo: in particolare,
quello con i Clans dell’AGESCI a Piano di Pezza, il 9 agosto 1986; oppure quello
con le Guide e Scouts d’Europa, il 3 agosto dello scorso anno. Confido che le
linee da me tracciate in tali indimenticabili appuntamenti siano da voi
fedelmente poste in pratica ad ogni livello nelle molteplici ed interessanti
attività che quotidianamente promuovete. Carissimi, continuate sulla strada del
mutuo rispetto e della fattiva collaborazione. Continuate anche a pregare per
me.
3. Sì, cari Lupetti e care Coccinelle, vorrei ringraziarvi particolarmente
per le vostre preghiere, che sono a me di grande aiuto. Sono le mani dei bambini
che si uniscono a quelle del Papa ed insieme si alzano verso il cielo.
Voi volete condividere le mie preoccupazioni per i tanti problemi che toccano
l’umanità ed io confido nell’aiuto che mi vorrete dare, affinché, grazie anche
alla vostra collaborazione, possa attuare pienamente il compito che il Signore
mi ha affidato.
È un compito certamente difficile, e voi lo avete ben evidenziato nelle
vostre lettere. In esse mi parlate della vita, della pace nel mondo,
dell’assurdità della guerra e di tutte le guerre, della famiglia e dell’amore. I
temi della fratellanza, della concordia a tutti i livelli, della lealtà e del
rispetto della natura, della comune collaborazione nella società affiorano come
realtà morali importanti per voi, che volete impegnarvi a fare in modo che
l’avvenire sia migliore del presente. Si tratta di un impegno non facile, ma
quanto mai significativo per voi e per il mondo intero.
4. La sensibilità che mostrate verso le sofferenze di tanti, troppi bambini,
lontani e vicini, nasce sicuramente dall’amore che voi nutrite per Gesù, il
Figlio di Dio, fratello d’ogni uomo.
La legge del Branco e del Cerchio, che è la legge del vostro gruppo, vi
allena e vi educa a pensare agli altri come a voi stessi. Vi spinge ad
esprimervi con gioia e lealtà, a seguire l’esempio di Cristo, mettendo ordine
nella vostra vita, con costanza ed attenzione, vigilando su voi stessi per
migliorarvi ed essere pronti ad aiutare gli altri. Questa è la vostra strada.
Questa è la missione che il Papa rinnova ai bambini di oggi, che saranno i
giovani del terzo millennio.
Essere “nuovi” nel cuore e nella mente, testimoni ed apostoli della nuova
evangelizzazione: ecco la sfida per ciascuno di voi. In questo modo anche voi,
fin d’ora, diventate non solo efficaci costruttori di pace, ma realizzatori di
una solidarietà e di un amore fraterno che si ispirano al Vangelo. Uniti a Gesù
che ha sconfitto il male, potete vincere ogni scoraggiamento e ogni paura.
Lo scoutismo – lo si dice da molte parti – vuole aiutarvi a diventare persone
nuove, educandovi a quelle “virtù difficili”, che permettono ad ogni uomo e ad
ogni donna di realizzare il progetto di Dio nella propria esistenza.
Orbene, carissimi ragazzi, una strada c’è ed è la strada che vi guida verso
una realizzazione autentica, una pista ed un sentiero nella “giungla” e nel
“bosco” (sono questi i nomi del vostro ambiente di gioco e di intelligente
ricerca). La strada, il sentiero, la via, la verità è Cristo: “Io sono la via”,
Egli ha detto. Ricordate queste parole! Ed ha soggiunto: “Chi cammina con me,
non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).
Quale cosa più seria, quale avventura più affascinante di questa: conoscere
la via di Cristo, imparare a scoprirla giorno per giorno senza incertezze?
Sentitevi impegnati ad approfondire il suo progetto per la vostra esistenza.
Occorre decidersi a seguire il Signore con grande amicizia e generosità,
sull’esempio di chi lo incontrava sulle strade della Palestina: “Maestro, io ti
seguirò dovunque tu andrai” (Mt 8, 19); “Dimmi, Maestro, che cosa devo
fare per avere la vita eterna?” (Mc 10, 17).
Sapete bene che il Signore non vi negherà una risposta, né vi rifiuterà un
gesto di fiducia. Sarà Egli stesso a chiedervi di “dargli una mano”, affinché il
suo Regno cresca e si sviluppi. Conoscete il messaggio di Gesù: “Ecco, io vi
mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Lc 10, 3). Siate perciò prudenti
come serpenti e semplici come colombe. Si tratta di una legge di prudenza e di
coraggio, che anima l’educazione alla vita proposta dal metodo scoutistico.
5. Il metodo scout, inoltre, proprio perché rispetta i disegni che per ogni
persona sono tracciati da Dio Padre e Creatore, è accolto e praticato da ragazzi
e giovani di diverse confessioni religiose e tradizioni culturali, formando una
delle più forti esperienze di fraternità universale del nostro secolo,
fraternità di cui oggi c’è così grande bisogno. Tale dimensione ecumenica ed
interreligiosa è sempre più importante e va incoraggiata. In particolare, la
vocazione ecumenica dello scoutismo deve essere vissuta da tutti gli scouts
cristiani e anzitutto cattolici, ai quali è richiesta una particolare
testimonianza di comunione e di unità.
L’incontro dello scoutismo con la fede cattolica si è rivelato fecondo come
scuola di crescita per cristiani autentici e come fonte di autentica
spiritualità. Il Vangelo trova significativi riscontri nelle parole-chiave dello
scoutismo e questo viene a sua volta illuminato e potenziato, quando è praticato
nell’esperienza del cammino ecclesiale.
6. Cari Lupetti e care Coccinelle, invito voi ed i vostri Capi educatori a
condividere sempre più la vostra “famiglia felice” con la Comunità ecclesiale,
parrocchiale e diocesana.
Vi aiuti in questo itinerario Maria, sempre pronta a dire “sì” al Signore e a
servire i fratelli; vi sostengano i santi e i beati legati allo scoutismo: san
Francesco, patrono dei Lupetti e delle Coccinelle, san Giovanni Battista, che ha
dedicato la sua vita a preparare la strada a Gesù, il beato Marcel Callo,
giovane scout e il beato Pier Giorgio Frassati, giovane sportivo ed entusiasta.
Vi accompagni anche la Benedizione Apostolica che il Papa imparte di cuore a
tutti voi qui presenti e alla grande famiglia dello scoutismo.
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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