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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA FEDERAZIONE ITALIANA DELLE COMUNITÀ TERAPEUTICHE

Lunedì, 26 giugno 1995

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. A tutti voi, responsabili e operatori delle varie Associazioni aderenti alla Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche, che accolgo volentieri nella Giornata Mondiale indetta dalle Nazioni Unite contro la droga, va il mio più cordiale benvenuto! Nel rivolgere un riconoscente pensiero alla vostra Presidente per le cortesi parole che, a nome di tutti, ha poc’anzi pronunciato, saluto con affetto ciascuno dei presenti, in particolare i giovani ex tossicodipendenti ed i loro familiari. Uno speciale pensiero va al caro don Mario Picchi, fondatore del Centro Italiano di Solidarietà ed instancabile animatore della vostra benemerita Organizzazione.

Il servizio da voi svolto si rivolge ad uno dei fenomeni che possono essere considerati caratteristici della cultura attuale: l’assunzione e la dipendenza dalle droghe. La droga in realtà – e voi ne fate esperienza ogni giorno – è sintomo di una debolezza e di un malessere più profondi, che toccano specialmente le generazioni più giovani ed esposte ai pericoli di una cultura povera di autentici valori. In un tempo come il nostro, nel quale l’uomo riesce a piegare alla propria volontà le stesse leggi della natura, la tossicodipendenza, con la sua capacità di intaccare la forza di volontà della persona, costituisce un ostacolo che rivela l’intima fragilità dell’essere umano ed il suo bisogno d’aiuto da parte dell’ambiente che lo circonda e, più radicalmente, da parte di Colui che solo può agire nel profondo della sua psiche in difficoltà. Il rapporto con Dio, vissuto in atteggiamento di autentica fede, costituisce un sostegno straordinariamente efficace nel cammino di ricupero da situazioni umanamente disperate: chi ne ha fatto l’esperienza lo sa bene e può testimoniarlo.

2. Determinante resta comunque il risanamento dell’equilibrio interiore della persona. Giustamente, pertanto, al centro dei programmi e delle attività dei vostri Organismi federati voi ponete l’essere umano con l’intoccabile dignità che gli è propria, anche quando la sua bellezza è offuscata dalla sofferenza e dal male. Sì, carissimi Fratelli e Sorelle, quando il volto di chi bussa alle vostre porte è segnato da esperienze drammatiche, proprio allora occorre saper cogliere la scintilla di luce divina che, pur nascosta dai detriti delle tristi vicende attraversate, rimane in lui. Questa incancellabile dignità della persona umana è il fondamento del suo riscatto ed il segno del suo insopprimibile bisogno dell’incontro con Dio. Sappiate rispondere con rispetto e pazienza alla domanda di aiuto di questi fratelli in difficoltà, cercando di individuare i bisogni reali di ciascuno per rispondervi con programmi educativi e terapeutici adeguati, tenendo conto dei contesti specifici in cui le vostre Associazioni si trovano ad operare.

3. Anche se diverse per programmi e per iniziative concrete, le vostre Associazioni ispirano la propria attività ad un patrimonio comune di valori, che hanno il loro centro nell’uomo e nella sua dignità. Per questo, in ogni fase dei programmi terapeutici, voi intendete valorizzare le residue capacità di autodeterminazione e di responsabilità personale dei giovani coinvolti nell’uso della droga. Inoltre, cercate di fare appello alle risorse positive derivanti dal lavoro di gruppo come pure da un rinnovato rapporto con la famiglia di origine del giovane e con il suo ambiente sociale. A questo scopo mira anche la gradualità del vostro intervento, attento nel rispettare le tappe e i momenti del cammino di liberazione dalla schiavitù della dipendenza, evitando pericolose scorciatoie.

Le caratteristiche poi del mondo del disagio sociale in cui operate vi mette ogni giorno a confronto con la mancanza di valori, la ricerca affannosa dei significati profondi del vivere, il vuoto di idealità e di spirito in cui spesso si dibatte la società in cui viviamo. Si tratta di acute problematiche nelle quali molto spesso cadono gli stessi giovani, per i quali l’assunzione di droghe diviene una specie di anestetico tra i disagi della fatica di vivere.

Con il servizio e la testimonianza di volontariato che offrite, voi non solo vi ponete accanto all’uomo ferito e, come il buon Samaritano (cf. Lc 10, 30-37), versate sulle sue piaghe l’olio della speranza ed il vino della fraterna solidarietà, ma siete voi stessi in prima persona invitati a cercare nella vostra esistenza le motivazioni ed i valori che illuminano il significato profondo del vivere umano.

4. Carissimi Fratelli e Sorelle, so bene quanto ardua sia la vostra missione e vorrei per questo incoraggiarvi a proseguirla con generosità, senza mai perdervi d’animo dinanzi alle difficoltà. Mantenete sempre viva in voi la capacità di stupirvi dinanzi al mistero della redenzione dell’uomo, operando con costanza ed umiltà al servizio di ogni persona sofferente, consapevoli dei rischi e dei vostri limiti, ma anche delle grandi possibilità che Dio ha posto nelle vostre mani.

Anche di fronte alle più grandi difficoltà siate in ogni caso annunciatori di speranza, di quella speranza che non delude.

Invoco sulle vostre persone e sul vostro importante servizio la continua protezione della Vergine Santa, Madre del Redentore e Madre nostra. Vi accompagni anche la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto a voi qui presenti, agli operatori ed ai volontari delle vostre Associazioni e a quanti incontrate nel vostro quotidiano servizio.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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