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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN SLOVACCHIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON IL CLERO E I RELIGIOSI

Con-Cattedrale di San Martino a Bratislava (Repubblica Federativa Ceca e Slovacca)
Venerdì, 30 giugno 1995

 

1. “Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero!” (2 Cor 2, 14).

Con queste parole dell’Apostolo Paolo esprimo la mia riconoscenza al Signore per avermi concesso di essere, oggi, in questo stupendo Duomo di san Martino, recentemente riconosciuto come con-Cattedrale dell’Arcidiocesi di Bratislava-Trnava. Gioisco soprattutto di trovarmi con voi, cari sacerdoti, religiosi, religiose e giovani seminaristi, che cordialmente saluto.

Stringo a me in fraterno abbraccio l’Arcivescovo di questa Arcidiocesi, Mons. Ján Sokol, e lo ringrazio per le fervide espressioni di benvenuto e di spirituale vicinanza indirizzatemi. Saluto i venerati Cardinali Ján Chryzostom Korec e Jozef Tomko, come pure gli Ausiliari dell’Arcivescovo e gli altri Presuli presenti, l’Arcivescovo John Bukovsky, Nunzio Apostolico, Rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa, e l’Arcivescovo McCarrick di Newark negli Stati Uniti, e anche il Signor Ambasciatore della Repubblica Slovacca presso la Santa Sede.

Come non evocare, in questa suggestiva cornice spirituale la memoria di Marco Krizevci, sacerdote diocesano e canonico, di Stefano Pongrácz e di Melchiorre Grodziecki, religiosi gesuiti, che avrò l’onore di canonizzare proprio durante questa mia visita pastorale? Siano rese grazie a Dio che mai fa mancare al suo popolo guide e pastori santi! Il profumo della santità di questi vostri Protettori si espande in tutta la Comunità ecclesiale e attraverso di essa nel mondo intero.

2. Carissimi Fratelli e Sorelle, non sono pochi tra voi coloro che hanno vissuto con eroica fedeltà l’adesione a Cristo durante i quarant’anni di dittatura comunista. Il Papa vi esprime oggi, a nome della Chiesa, il suo apprezzamento. Avete prolungato in voi la passione di Gesù; con Lui avete accettato di patire, con Lui siete riusciti a resistere alle ingiustizie e alle violenze, con Lui ora potete gioire della prova vittoriosamente superata. E questo lo sapevo bene, quando ero Vescovo dall’altra parte dei Monti Tatra. So bene quale era la situazione di là e di qua. E spero che porti frutti. I seminaristi presenti sono questi frutti.

Per questo meraviglioso esempio di fedeltà siano rese grazie a Dio! Si può ben dire che la vostra sofferenza, vissuta in unione col Crocifisso, non è stata vana, ma ha portato e porterà abbondanti frutti di santità e numerose grazie celesti.

3. Cari sacerdoti, se fino a qualche anno fa siete stati impediti nel normale esercizio pastorale, se siete stati privati di libri e sussidi per lo studio e l’approfondimento della parola di Dio e del magistero ecclesiastico, oggi finalmente potete vivere la vostra vocazione sacerdotale nella tanto desiderata libertà. Nessuno meglio di voi può apprezzare questa fortuna: ciò vi deve spingere ad integrare e qualificare la vostra formazione spirituale e culturale sia per recuperare il tempo perduto a causa della dura esperienza del regime dittatoriale, sia per corrispondere appieno alle odierne esigenze del ministero.

Con gli occhi fissi in Cristo, approfondite la consapevolezza della vostra identità: voi siete, per la Chiesa e nella Chiesa, la ripresentazione sacramentale dell’unico ed eterno Sacerdote. Di Gesù, Capo e Pastore, voi proclamate autorevolmente la parola, ripetete i gesti di perdono e di offerta, esercitate l’amorevole sollecitudine donando voi stessi al servizio del popolo di Dio.

Sacerdoti di Cristo per sempre! Sempre preziosi per la Chiesa e per il mondo: oggi nella libertà, come ieri nel forzato nascondimento. La Chiesa, che si accinge a celebrare l’avvento del terzo millennio cristiano, avverte l’urgenza di una nuova evangelizzazione quale compito di tutta la comunità ecclesiale. In tale vasta ed impegnativa missione il vostro contributo, ovviamente, è primario e insostituibile.

4. Proprio per essere portatori del lieto annuncio evangelico con la carità del Buon Pastore, voi non mancherete di coltivare con impegno la vita spirituale, utilizzando tutti quei sussidi “sia comuni che specifici, sia tradizionali che nuovi, che lo Spirito Santo non ha mai cessato di suscitare in mezzo al popolo di Dio, e la Chiesa raccomanda – anzi talvolta prescrive – per la santificazione dei suoi membri” (Presbyterorum Ordinis, 18). Tali sono: l’esercizio responsabile del ministero, la pratica delle virtù della castità, povertà ed obbedienza, la conveniente celebrazione della Santa Messa, la recita puntuale della Liturgia delle Ore, il Santo Rosario, la meditazione, il periodico ricorso al Sacramento della Penitenza. È questo un programma ascetico irrinunciabile, se si vuole raggiungere la santità di vita richiesta proprio dalla partecipazione al sacerdozio di Cristo.

Di grande utilità ed efficacia sono pure gli Esercizi spirituali, che vi raccomando di programmare con regolarità ogni anno. Non solo vi esorto ad esserne voi i destinatari privilegiati, ma vi incoraggio a farvi a vostra volta convinti apostoli di queste pause di riflessione e di preghiera, utili non solo alle persone consacrate, ma anche ai fedeli laici. Qui è presente il Signor Krcmery e lo sa molto bene.

5. A questo riguardo, il Concilio Vaticano II ricorda che tutti i fedeli hanno il diritto di attendere dalle labbra dei sacerdoti la parola del Dio vivente (cf. Presbyterorum Ordinis, 4). Questa parola, letta, pregata, meditata quotidianamente alla luce delle opere dei Padri e dei documenti del Magistero, costituisce la fonte genuina alla quale vi esorto ad attingere la ricca e sana dottrina, che è come “una spirituale medicina per il popolo di Dio” (Pont. Rm., De Ordinatione Presbyterorum).

In particolare non mancherete di approfondire la dottrina sociale della Chiesa, così da essere in grado di offrire ai fedeli i principi ed i valori a cui essi si ispireranno nel loro impegno a servizio del bene comune del Paese.

Cari Confratelli nel sacerdozio, sappiate operare un’armoniosa sintesi fra ministero, preghiera e studio. Siate profondamente convinti che, come lo sforzo pastorale è reso fecondo dalla preghiera, così il tempo dedicato allo studio e all’aggiornamento culturale e pastorale alimenta la vostra vita spirituale e qualifica l’esercizio del vostro ministero.

6. Una speciale parola voglio ora riservare a voi, religiosi e religiose! La vostra presenza nella Chiesa è un dono irrinunciabile. Con la professione dei consigli evangelici voi costituite per tutti un potente richiamo, tra le realtà mutevoli del tempo, ai valori imperituri del Regno di Dio.

Quali testimonianze di fede in Dio e di amore per i fratelli avete saputo offrire nella clandestinità degli anni bui del totalitarismo! Fede in Dio e amore per i fratelli che si sono fatti perdono e preghiera per i responsabili stessi della persecuzione diretta ad annientarvi; si sono fatti perseverante pazienza per non privare le nuove generazioni del dono della vita consacrata; si sono fatti testimonianza profetica, nel buio della prova, dell’alba di tempi migliori. Chi se lo aspettava che oggi il Papa fosse presente in questa chiesa.

In quegli anni difficili il Signore era con voi. Il suo amore vi sosteneva e, dilatando il vostro cuore, vi insegnava ad abbracciare la Croce e a percorrere la via stretta che porta alla vera vita. La vostra testimonianza è stata grande e la Chiesa ve ne è riconoscente!

Il mio pensiero va anche alle carissime monache di clausura! La loro silenziosa presenza nel popolo di Dio è un dono da accogliere e valorizzare sempre più. Perciò vi incoraggio, carissime Sorelle, a presentare al Signore, attraverso l’espressione orante della vostra esistenza, le necessità, i timori e le speranze dell’umanità contemporanea, invocando per essa soprattutto il bene supremo dell’incontro salvifico col Redentore. Sarà proprio questo costante impegno di intercessione per i fratelli ad aiutarvi a progredire speditamente nel cammino ascetico così da essere, nel nascondimento e nel silenzio del chiostro o del monastero, serve del Signore a servizio della sua Chiesa.

7. Carissimi Fratelli e Sorelle, tutti insieme, nella diversità dei carismi e dei ministeri suscitati dallo Spirito Santo, guardate al futuro con speranza. Sorretti dalla grazia del Signore, perseverate lieti e sereni nell’impegno di personale santificazione e di apostolica dedizione.

La carità pastorale di voi, presbiteri, la gioiosa fraternità di voi, religiosi e religiose, e l’incessante preghiera di voi, monache di clausura, siano sostegno e stimolo per quanti, nella nuova generazione, il Signore chiama a consacrarsi al suo pieno servizio.

La Chiesa che è in Slovacchia attende molto da voi, carissimi seminaristi, novizi e novizie. Siate generosi nel rispondere al Signore che vi invita a seguirlo. Preparatevi ad essere testimoni coraggiosi del suo Vangelo, pronti ad affrontare difficoltà e resistenze pur di restare fedeli a Colui che vi ha scelto per essere il vivente tramite del suo amore misericordioso.

8. Su tutti invoco la celeste protezione di Maria Santissima. La Vergine Madre di Dio vi accompagni e renda ricco di frutti il vostro quotidiano servizio, specialmente confortando chi è nella sofferenza e nella solitudine. Vi aiutino i santi Patroni della Slovacchia!

Vi sia d’incoraggiamento anche l’assicurazione del mio orante ricordo, avvalorato da una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri imparto a voi qui presenti ed a quanti vi sono cari nel Signore.

Sia lodato Gesù Cristo.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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