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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 12 marzo 1995

 

Ai bambini 

Sta scritto su questo striscione: “Non abbiate paura”. Ma voi non avete paura. Si vede, siete coraggiosi. Anzi, siete pronti ad incoraggiare il Papa. Per questo dovevo scrivere ai bambini, anche per essere incoraggiato da loro: incoraggiato con le loro lettere, con la loro presenza, con le loro preghiere, con la catechesi a cui partecipano. Tutto questo è il dialogo tra il Papa e il bambini.

È un buon dialogo! Ricevo molte lettere di risposta non solamente da Roma ma anche da tutta l’Italia e da altre parti del mondo. Allora, vorrei continuare su questa strada senza avere paura e poi anche seguendo il vostro consiglio: avete detto che il Papa deve essere sempre migliore. Questo è giusto. Tutti dobbiamo essere sempre migliori e il Papa forse più di tutti deve essere sempre migliore. Io cercherò di farlo!

Voglio incoraggiarvi ad essere buoni ragazzi, ragazze, bambini, nelle vostre famiglie, nel vostro quartiere, nelle scuole, nella parrocchia, per portare questa gioia a tutti. Basta entrare in questa sala per vedere subito, per sentire subito la gioia. Voi portate la gioia agli altri, voi siete la nostra gioia e rimanete anche la nostra gioia. Questo è il mio augurio per voi.

Adesso devo fare ancora una strada, un cammino abbastanza lungo per arrivare alla chiesa. Speriamo di poter incontrare molte persone durante questo percorso, perché la giornata è bella, c’è il sole, e molti parrocchiani sono raccolti lungo le transenne e aspettano di incontrare e di essere vicini al Papa. E questo è anche lo scopo della visita: essere più vicini. Cerco di essere sempre vicino a voi, alla vostra parrocchia, a tutti i romani attraverso la preghiera. Ma la visita pastorale è sempre un momento privilegiato perché possiamo essere più vicini anche fisicamente, vedendovi, toccandovi, parlando con voi, abbracciandovi.

Vorrei offrire adesso una Benedizione a voi tutti, come anche alle vostre famiglie, ai vostri insegnanti di scuola, ai maestri, ai catechisti, a tutti.  

Al Consiglio Pastorale 

Al termine della Celebrazione Eucaristica il Papa benedice una nuova sala realizzata nel complesso parrocchiale. Il locale, come ricorda una targa scoperta per l’occasione, è dedicato a Giovanni Paolo II in ricordo della visita pastorale. Alla breve cerimonia partecipano i membri del Consiglio Parrocchiale. Quindi prende la parola il moderatore del Consiglio che rivolge un indirizzo di omaggio al Santo Padre.
In risposta Giovanni Paolo II pronuncia le seguenti parole.
 

Così abbiamo consacrato uno spazio fisico, queste mura che delimitano l’ambiente dove ci si incontra nella parrocchia. Accanto alla chiesa c’è anche questa sala. Ma parlando dello spazio penso sempre allo spazio interiore, lo spazio della nostra anima, lo spazio spirituale. Se è necessario uno spazio fisico, una dimensione esteriore, è soprattutto perché c’è uno spazio interiore, perché c’è dentro di noi la disponibilità ad incontrarsi con Cristo nella Chiesa, a radunarsi intorno a Cristo in questo spazio, in questa sala, a radunarsi per essere insieme nel suo nome, a ripensare insieme il suo Vangelo, ad annunciare la sua salvezza a noi agli altri, a tutto l’ambiente della vostra comunità parrocchiale.

Volevo ringraziare per le belle parole e per la vostra presenza, soprattutto per questa continua presenza attiva che costituisce la parrocchia come un ambiente, una comunità cristiana viva. Auguro tutto il bene a voi, alle vostre famiglie, a tutti i parrocchiani di questa parrocchia di Santa Giovanna Antida. Ringrazio il Signore soprattutto per la possibilità che mi è stata data oggi di essere qui con voi, di poter portare dentro il cuore una nuova parrocchia di Roma. Il Papa si arricchisce ogni domenica, lavora più la domenica, e si arricchisce con una nuova parrocchia. Così cresce nel suo cuore la Chiesa di Roma, la Chiesa vissuta e la Chiesa visitata.  

Ai giovani 

Abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi, nella Liturgia, le parole che Dio dice durante la Trasfigurazione sul Monte Tabor: “Ecco il mio Figlio in cui mi sono compiaciuto”. Questo lo dice parlando di Gesù, di Gesù prima della sua morte in croce, della sua sepoltura e poi della sua risurrezione. E un grande preannuncio della sua messianità, della sua figliolanza divina.

Ma queste parole Dio le riferisce anche a tutti noi: “Mi sono compiaciuto in te”. Anche ciascuno di noi deve aspirare ad essere un oggetto, un soggetto, piuttosto, del compiacimento di Dio. Questo vuol dire: grazia. La grazia divina è il compiacimento che Dio ha verso il nostro essere umano, grazie a Cristo. Il suo Figlio è diventato uomo per dare agli esseri umani, a noi tutti la possibilità di partecipare a questo compiacimento del Padre. Questo vuol dire anche: felicità. Se qualcuno si compiace di noi, di me, di te, questo ci porta la felicità. Noi abbiamo bisogno di questo compiacimento che viene da un altro per ritrovare noi stessi, per essere contenti di noi stessi, per essere felici.

Io vi auguro, carissimi, questa felicità, anche nelle relazioni umane fra voi giovani, ragazzi e ragazze, fra voi e i vostri genitori, i vostri educatori. Ma vi auguro soprattutto questa relazione, questo compiacimento da parte di Dio. Cercate di acquistarlo, cercate di perseverare in questo compiacimento, di perseverare nella grazia. Cristo ci ha insegnato questo.

Vi saluto tutti. Siete tutti della parrocchia, ma appartenete a diversi gruppi. Si vedono molti Scout, ho sentito che qualcuno è della Sant’Egidio, probabilmente ve ne sono ancora molti altri: universitari, Azione Cattolica... Ma soprattutto cristiani, cattolici, fedeli di questa parrocchia di Santa Giovanna Antida, un nome un po’ meno conosciuto.

Vi offro una benedizione e vi auguro un buon cammino. I giovani sono pronti a camminare: sì, sì, hanno molte forze! Allora vi auguro un cammino buono e fruttuoso per arrivare alla meta.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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