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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA DEL ROSARIO IN PRATI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 26 marzo 1995

 

Ai bambini 

Vorrei salutarvi cordialmente al mio arrivo in questa parrocchia dedicata alla Madonna del Santissimo Rosario. Siete voi i primi ad incontrare il Papa ed i primi a parlare al Papa. Quando il Papa si trova tra i “lupetti” potrebbe avere paura, perché i lupi tentano di divorare, cercano di mangiare qualche cosa... ma questi sono lupetti buoni, non divorano. Nelle parrocchie ho già incontrato altre volte tanti lupetti, ma non mi hanno mai mangiato perché sono buoni. Ecco, io vorrei augurarvi di essere buoni lupetti, di non sbranare nessuno, anzi vi auguro di saper aiutare chi ha bisogno del vostro aiuto. Vi ringrazio per le bellissime parole che mi hanno rivolto la vostra amichetta ed il vostro amichetto a nome di tutti. Apprezzo molto queste parole, soprattutto quello che ha detto lui: anzi l’augurio che estendo a tutta la vostra parrocchia è proprio quello che ha detto lui cioè pregare i misteri del Rosario e con questa preghiera del Rosario fare una grande catena che circonda il mondo. Circondare il mondo con una catena fatta di preghiera vuol dire circondarlo di amore, di pace, di solidarietà. Ecco io vi auguro questo nel nome della Madonna vostra patrona, la Madonna del Santo Rosario.

Vorrei poi aggiungere ancora una cosa: domenica scorsa sono andato in Molise; ho visitato anche Agnone dove si fabbricano le campane. Là si trovava anche il nostro Ispettore Generale Marinelli, che mi ha accompagnato nella visita. Un suo parente fa le campane delle quali poi noi ascoltiamo il suono. E una bella cosa. E una bella cosa ascoltare il suono delle campane che ci cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi porta in sé una campana, molto sensibile. Questa campana si chiama cuore. Questo cuore suona, suona e mi auguro che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie. Melodie di riconoscenza, di ringraziamento a Dio, di lode al Signore e che superi sempre le melodie cattive di odio e violenza e di tutto ciò che produce il male nel mondo.

Noi abbiamo grandi speranze in voi, ragazzi, ragazze, giovani: siete il nostro futuro. Auguro a Gesù di essere vicino a voi e a voi auguro di essere vicino a Gesù. Questo lo dico a tutti, ma specialmente a quelli che si preparano alla prima comunione. Ora celebreremo insieme la Santa Messa, insieme con i più adulti, con i vostri genitori ed i vostri insegnanti. Ma voi mi avete riservato la prima bella accoglienza. Grazie.  

Al Consiglio Pastorale 

Al termine della celebrazione della Santa Messa, le cui parti principali sono state sottolineate magistralmente dal canto della corale parrocchiale, il Santo Padre incontra i membri del Consiglio Pastorale della parrocchia.
Nel rispondere alle calorose parole rivoltegli dal loro rappresentante il Santo Padre ricorre ad un aforisma.
 

Qui, ha detto, in questa parrocchia di Santa Maria del Rosario in Prati, tutto va bene: il rosario c’è, i Domenicani ci sono... mancano però i prati. Niente prato, tutto cemento, tutti edifici... ma grazie a questo però ci sono le persone. Forse all’inizio era più bello perché c’era la freschezza del prato. Però mancavano le persone. Adesso invece le persone ci sono, anzi c’è una comunità di persone, una parrocchia. Tuttavia si devono ricordare i prati perché sappiamo che Gesù sui prati faceva sedere la folla e poi con poco pane riusciva a fare il miracolo di alimentare tutte quelle persone. E così questo miracolo dei prati evangelici si ripete nella vostra parrocchia. Sui prati viene nutrito il popolo di Dio gli Apostoli stessi, da Cristo con il cibo che lui stesso è diventato per noi con il suo corpo, con il suo sangue. Anche io sono tanto grato alla Provvidenza che mi ha permesso oggi quarta Domenica di Quaresima, di essere qui con voi su questi prati e vedere il miracolo dei prati che si ripete da tanti anni grazie al servizio dei vostri pastori, dei Padri Domenicani, con la protezione del Rosario. Uno dei vostri ragazzi questa mattina mi ha detto: “Noi siamo del Rosario e con questo rosario vogliamo circondare tutto il mondo”. Un progetto ambizioso certo, ma io credo che questa ambizione venga a questo ragazzo proprio dalla Madonna che con il Rosario voleva sempre circondare il mondo, e lo fa, lo fa: non si sa cosa sarebbe il mondo oggi se non fosse circondato da questo Rosario. Mi congratulo con voi per questo titolo speciale del Rosario per la vostra parrocchia e vi auguro di trovare sempre ispirazione in questo Rosario, una forza ed una speranza: vi auguro di varcare con il Rosario le soglie della speranza.  

Ai giovani 

Come di consueto l’ultimo incontro del Santo Padre è quello con i giovani della parrocchia. Lo accolgono cantando una canzone molto significativa, alla quale fa seguito un discorso di saluto rivoltogli da una ragazza ventenne.  

Vi ringrazio per questa bella canzone che parla di questo mare, di questa voce che ci chiama per trovare un altro mare, quello del canto dei Focolarini che avete eseguito. Prima al Consiglio Pastorale ho parlato del prato, ai giovani voglio parlare ora del mare perché ai giovani piace viaggiare, attraversare il mondo, i giovani vogliono conoscere, vogliono aprirsi e questo è bello. Io vi auguro di sentire questo mare, questa voce che vi chiama, perché questa voce è Cristo, che ai primi Apostoli ha detto proprio “Vi farò pescatori”, “pescatori di uomini”. Il mare era quello di Genezaret. Li voleva rendere pescatori in senso spirituale. E questo grande affetto per i pescatori nella Chiesa è rimasto perché pescatori erano appunto i primi Apostoli e la Chiesa è diventata Apostolica con i pescatori. E poi questo mare di Genezaret come tutti i mari, era molto bello. Nel discorso avete ricordato Manila. A Manila ci si può arrivare anche attraverso il mare. E vero che il Papa è andato in aereo ma ciò non è stato autentico; moderno sì ma non autentico perché si sarebbe dovuto andare per mare, come ci andò il mio predecessore a Cracovia quando a Manila andò per il Congresso Eucaristico, attraversando il mare. Io vi auguro di guardare questa Manila, alla quale si arriva anche attraversando mari ed oceani. Pensate a questo per incontravi con gli altri giovani. Vi auguro anche di vivere l’esperienza del mare. Perché quando ci sono quattro milioni e più di giovani che stanno insieme, allora sì che diventa un mare, un mare che ha il suo ritmo, le sue ondate, le sue espressioni, il suo spirito, il suo cuore. Si deve dunque pensare a questo incontro di Manila e agli altri simili, perché voi giovani dovete sentirvi uniti a tutti i giovani del mondo. A questo serve pensare al mare. Cerchiamo di passare questo mare che va da un Continente all’altro, che serve a passare da un Continente all’altro: in America, a Denver; Manila poi e in seguito ancora in Europa, a Loreto quest’anno e successivamente a Parigi. Tutto questo ci aiuta a vivere più profondamente noi stessi. Poiché non c’è una “massa” nel senso tradizionale del termine; si può dire certamente che il mare è una massa d’acqua, ma non si può dire che il “mare di Manila” fosse una massa di giovani perché in realtà erano tanti individui, tanti giovani, tanti cuori, tante volontà, uniti in Cristo, attraverso Maria. Io vi auguro di approfondire questa esperienza, di vivere questa esperienza, di crescere con questa esperienza. La mia ultima consegna di oggi è questa: pensate al mare, al mare che attraversa il mondo, al mare che è vita perché l’acqua è vita, siamo tutti stati battezzati con l’acqua e nello Spirito Santo. Pensate al vostro Battesimo, alla vostra Cresima, all’Eucaristia: tutto ciò ci unisce, ci rende uniti, ci costruisce comunione. Ecco cosa vuol dire il mare riferendosi alle persone umane: vuol dire comunione. Non posso dilungarmi oltre, ma se voi avete voglia di saperne di più venite in Vaticano il 6 aprile, già lo sanno tutti di questo incontro: faremo una piccola Manila in Vaticano, nell’Aula Paolo VI. Allora vi aspetto lì. Vi auguro dunque tutto il bene di una navigazione sicura e vi auguro venti propizi con la mia benedizione.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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