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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI COMPONENTI DELLE ASSOCIAZIONI CRISTIANE
DEI LAVORATORI ITALIANI PER I 50 ANNI DI FONDAZIONE

Festa di San Giuseppe Artigiano - Lunedì, 1° maggio 1995

 

1. Cari Fratelli e Sorelle, vi porgo un cordiale benvenuto.

Saluto il vostro Presidente nazionale e lo ringrazio per le calorose espressioni che mi ha indirizzato manifestando, a nome dei presenti, fedeltà al Magistero sociale della Chiesa e volontà di rendere il servizio della testimonianza cristiana di fronte alle sfide della società contemporanea. Grazie per questo dichiarato impegno ad operare nella Chiesa e nel mondo del lavoro alla luce del Vangelo della speranza e della solidarietà.

Saluto il Cardinale Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale e gli altri Presuli; saluto altresì l’Onorevole Presidente della Camera dei Deputati con le Autorità politiche intervenute; saluto il Sindaco di Roma; infine saluto tutti i presenti e ciascun membro della vostra Associazione che oggi rende grazie al Signore nel cinquantesimo anniversario della sua fondazione.

È un giubileo importante che ci ricorda l’impegno profuso per difendere e promuovere la dignità del lavoro e la qualità della vita, spirituale e materiale, di tanti lavoratori.

2. Si tratta di una ricorrenza ricca di significati, che costituisce un’occasione privilegiata per riflettere sulla vocazione originaria da cui prese avvio, cinquant’anni or sono, la vita delle ACLI. Sono inoltre lieto che questo nostro appuntamento abbia luogo oggi, primo maggio, giorno dedicato alla festa del lavoro e consacrato proprio quarant’anni fa dal Papa Pio XII a San Giuseppe Lavoratore, in adempimento di una precisa richiesta avanzata dalla vostra Associazione. In quello stesso giorno del 1955, come ha opportunamente ricordato il vostro Presidente, le ACLI vollero definirsi come una nuova forza nel mondo del lavoro, caratterizzata da una triplice fedeltà: ai lavoratori, alla democrazia, alla Chiesa. Proprio la fedeltà alla Chiesa garantisce l’identità cattolica della vostra Associazione e l’interpretazione genuinamente evangelica dell’impegno per i lavoratori e per la democrazia.

Così, nel conflitto aperto e duro tra le due concezioni del lavoro e dell’uomo ispirate rispettivamente al liberalismo capitalista ed al collettivismo marxista, le ACLI si assunsero l’impegnativo compito di testimoniare il Vangelo e di incarnare la dottrina sociale della Chiesa, rifiutando le opposte prospettive di un mercato senza regole, a danno dei più deboli, o di una giustizia senza libertà, e sostenendo invece la necessità di coniugare insieme giustizia e libertà alla luce della centralità della persona e della famiglia, al servizio del bene comune.

Non sono mancati, in seguito, momenti di incertezza, nei quali è stata forte la tentazione di allontanarsi da questa linea sotto la pressione dell’ideologia di sinistra allora dominante, ma la stessa vostra presenza qui oggi testimonia della volontà di mantenere ferma e integra la vostra fisionomia cristiana.

3. Le profonde trasformazioni che, in positivo ed in negativo, hanno segnato l’epoca contemporanea hanno aperto nuove frontiere all’azione della vostra Associazione.

Il crollo dell’ideologia comunista, i radicali cambiamenti delle stesse economie di mercato, il malessere profondo che pervade le cosiddette “società del benessere”, creano scenari inediti per il lavoro umano. Superato lo scontro tra socialismo e liberalismo, nuovi pericoli investono il mondo del lavoro e la stessa vita umana. Basti pensare alla tendenza a separare le dinamiche della crescita economica dalle esigenze dello sviluppo sociale e in particolare dell’occupazione; alle nuove ingiustizie e alle violazioni della dignità trascendente della persona e dei suoi diritti più basilari.

A ciò si aggiungono i rischi di una cultura edonistica che trascura le esigenze di sviluppo integrale delle persone e delle famiglie, favorendo un individualismo che può eclissare nelle coscienze i grandi valori della solidarietà, della giustizia e del bene comune. In questo contesto la stessa vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale, non è più compresa come un valore sacro e intangibile, ed è invece insidiata da una falsa concezione della libertà, che, con argomenti speciosi, nei fatti non riconosce a tutti gli uomini i più fondamentali diritti.

Questa situazione, più volte richiamata nelle recenti Encicliche, dalla Laborem Exercens alla Sollicitudo Rei Socialis, dalla Centesimus Annus alla Evangelium Vitae, deve essere colta dai cristiani come sfida ed appello a ripensare i propri compiti per riproporre con lineare coraggio la luce del Vangelo che salva e rende realmente libero l’uomo.

4. Per voi, cari Fratelli e Sorelle delle ACLI, che vi apprestate a celebrare a fine anno il XX Congresso della vostra Associazione, si apre ora, dopo cinquant’anni di vita, una nuova fase, che deve inaugurare un serio processo di cambiamento attento al nuovo, ma pienamente in sintonia con i valori che hanno caratterizzato le vostre origini e la vostra vocazione di lavoratori e di credenti.

Solo il Vangelo fa nuove le ACLI. La “rifondazione” della vostra Associazione non può non essere affidata soprattutto alla capacità di mettere al centro la fede nel Dio rivelato in Cristo, dandone testimonianza chiara e trasparente.

La piena accettazione del Vangelo, tanto nell’esistenza personale quanto nell’impegno associativo e nell’azione sociale, darà forza e originalità alla vostra presenza nel mondo del lavoro.

La conversione al Vangelo vi spronerà a recuperare, all’interno ed all’esterno dell’Associazione, gli autentici valori della vita nuova che inizia col Battesimo: lo slancio missionario, l’ascolto, il dialogo, il servizio, lo spirito di povertà evangelica, la compassione, il coraggio di andare contro corrente per tutelare e promuovere i “diritti” di Dio e dei fratelli, specie dei piccoli e degli ultimi.

Essa vi porterà, altresì, a ricercare quotidianamente le vie per proporre nel mondo del lavoro e della produzione i principi e i contenuti della dottrina sociale della Chiesa.

5. È necessario a tal fine recuperare l’impegno per la formazione: uno degli elementi che ha costituito, sin dagli inizi, la vera forza delle ACLI.

Cuore di ogni itinerario educativo, cristianamente motivato, è la maturazione di un’autentica spiritualità. Come non preoccuparsi allora di sviluppare in ogni aclista una spiritualità che, scaturendo dalla scoperta della vocazione battesimale, sostenga e dia senso al suo impegno nel mondo del lavoro, abilitandolo così a scelte sempre più coerenti con il Vangelo?

Formazione significa pure cura delle persone, della loro identità ed originalità di uomini, di donne, di giovani e di adulti. Esiti di tale sforzo educativo saranno la formazione integrale delle persone, attraverso la crescita in una fede consapevole e capace di testimonianza missionaria, l’acquisizione di conoscenze e di competenze, l’abilitazione alla ricerca, al discernimento, alle scelte responsabili, alla progettazione sociale, alla cittadinanza attiva e solidale, alla coerenza e al dono di sé per il bene comune.

6. Cari Fratelli e Sorelle, nella scia della Dottrina sociale della Chiesa, contribuite con la vostra opera ad elaborare una nuova cultura del lavoro, attenta alle esigenze integrali dell’uomo e rispettosa dei diritti delle persone, solidale verso i piccoli e deboli.

I mutamenti culturali del momento attuale presentano non di rado risvolti problematici. Voi delle ACLI siate costantemente accanto e a difesa d’ogni essere umano, operando per la costruzione d’una società più giusta, libera e fraterna.

Fedeli alla vostra identità, coltivate un dialogo sincero con gli altri protagonisti del mondo del lavoro e della produzione, e in particolare con quelle realtà che, accomunate dalle stesse radici, si ispirano agli stessi ideali ed ai medesimi valori cristiani. Tale dialogo sia animato unicamente dal desiderio di servire con più forza la dignità dell’uomo e di offrire al mondo, alle soglie del terzo Millennio, una testimonianza nuova di unità e di carità nel nome di Cristo.

Camminate sempre alla sequela di Gesù, “egli stesso uomo del lavoro” (Laborem Exercens, 26) e al contempo unico Redentore dell’uomo. Affido i vostri propositi, le vostre gioie e le vostre attese a Maria, l’umile donna di Nazareth, e al suo sposo San Giuseppe di cui oggi facciamo memoria: siano essi la vostra guida e il vostro modello nel tendere alle mete a cui il Signore vi chiama.

Con tali auspici tutti di cuore vi benedico ringraziando per questa grande visita.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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