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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI PELLEGRINI GIUNTI A ROMA PER LA BEATIFICAZIONE DI CINQUE
SERVI DI DIO
Lunedì, 8 maggio 1995
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Accolgo con gioia tutti voi, venuti in pellegrinaggio a Roma per prendere
parte alla celebrazione durante la quale ieri, in Piazza San Pietro, ho
proclamato cinque nuovi Beati: Don Agostino Roscelli, Suor Maria Domenica Brun
Barbantini, Suor Giuseppina Gabriella Bonino, Suor Maria di San Giuseppe e Suor
Maria Helena Stollenwerk. Provenite dall’Italia, dalla Germania e dal Venezuela
e da altri Paesi in cui la testimonianza dei Beati ha portato frutti abbondanti
di bene.
Saluto i venerati Fratelli Vescovi presenti, insieme con i sacerdoti. Saluto
i religiosi e le numerose religiose: le Suore dell’Immacolata di Genova, le
Suore della Sacra Famiglia di Savigliano, le Suore Ministre degli Infermi di San
Camillo. Questa beatificazione è un ulteriore inno di gloria che sale a Dio
dalla vita consacrata, ed avvalora i frutti del recente Sinodo ad essa dedicato.
Sono lieto, in questo momento che prolunga la gioia dell’assemblea liturgica,
di ammirare nuovamente insieme con voi le figure dei nuovi Beati, cogliendo gli
aspetti salienti della loro vita e della loro testimonianza.
2. Il beato Agostino Roscelli, animato dalla forza di una continua preghiera,
seppe comprendere in profondità i bisogni del suo tempo, offrendo risposte che,
senza cercare il clamore di effimeri successi, portarono frutti di bene
spirituale e sociale durevoli nel tempo. La sua sensibilità ed il suo amore per
l’uomo concreto, fondati sulla parola del Vangelo, lo portarono ad intuizioni ed
a realizzazioni che in un certo senso anticiparono le stesse indicazioni
scaturite dal Concilio Vaticano II.
Alla Vergine Santa il beato Agostino Roscelli affidò l’Istituto delle Suore
dell’Immacolata di Genova da lui fondato e l’intera sua Opera spirituale e
caritativa, scaturita dal suo cuore di apostolo. La sua testimonianza di
profondo contemplativo e di attivo pastore costituisce un esempio per tutti i
sacerdoti e per quanti il Signore continua a chiamare come operai nella sua
messe.
3. Per la beata Maria Domenica Brun Barbantini, originaria di Lucca, la
crudeltà e la durezza della vita furono veicolo attraverso il quale il Padre
celeste le fece comprendere che la voleva per sempre sposa del suo Figlio e
madre spirituale di tanti sofferenti.
Gesù Crocifisso divenne così “il suo bene... il suo unico e solo amore” che
cercò, amò e servì nelle persone inferme della sua città, per le quali mise a
disposizione le sue doti di coraggio, intelligenza ed intraprendenza.
Questo dono totale e gratuito di sé costituì la base sicura del progetto di
amore che, scaturito dal cuore della Beata Maria Domenica nel gennaio 1823,
anche oggi continua fecondo e attuale nella Chiesa e nel mondo attraverso le sue
figlie spirituali. Ad esse la Beata Maria Domenica sempre raccomandava di andare
all’assistenza delle povere inferme e moribonde con “cuore modellato su quello
di Gesù Cristo e tutto avvampante della di lui carità” con la consapevolezza di
“servire un Dio umanato, agonizzante nell’orto o spirante sopra una croce. È lo
stesso Gesù che esse vanno a servire”.
Fede eroica e amore generoso per il prossimo: ecco gli insegnamenti che la
beata Madre Maria Domenica tramanda con la sua esistenza. Il suo esempio sia
d’incoraggiamento per le sue figlie spirituali e per tutti a camminare
fedelmente nel sentiero della santità.
4. Nel Piemonte del secondo Ottocento, terra feconda di santità, incontriamo
una giovane donna, Giuseppina Gabriella Bonino, figlia unica di genitori
benestanti, tutta dedita al Signore e al bene della famiglia.
Dopo la morte del padre e della madre, la signorina Bonino si dedica ad
accogliere le bambine orfane e ad assistere gli anziani poveri, mentre matura in
lei, grazie all’assidua preghiera, alla guida spirituale e ad esperienze di vita
claustrale, la vocazione alla vita consacrata. Nella sintesi di questi due
elementi: la dedizione alla famiglia e la consacrazione a Dio, si manifesta il
suo carisma, che dà origine a una Comunità religiosa ispirata alla Sacra
Famiglia. Alle sue Suore va oggi l’abbraccio della Chiesa intera, con l’augurio
di un semplice gioioso e fecondo cammino, per servire l’uomo “in stile di
famiglia”.
5. Me es grato saludar a los queridos peregrinos de Venezuela, venidos a Roma
junto con los Obispos y Altas Autoridades, para asistir a la beatificación de la
Madre María de San José Alvarado Cardozo, la primera venezolana elevada a la
gloria de los altares.
Como han dicho vuestros Obispos, es un importante acontecimiento para el pueblo
y la Iglesia venezolana, que debe ser celebrado con gran júbilo, como
reconocimiento de los innumerables testimonios de santidad, a lo largo de cinco
siglos de Evangelización de esa noble tierra tan cercana al corazón del Papa.
La primera Beata venezolana era una mujer de condición humilde, pero de una
caridad sin límites, encontrando en la Eucaristía el firme cimiento para su
total entrega a los que sufren. Su abnegada dedicación a los huérfanos y
ancianos abandonados atrajo a otras mujeres, fundando la Congregación de
Agustinas Recoletas del Corazón de Jesús y difundiendo por todo el País el amor
a Cristo Eucaristía y su inquebrantable fidelidad a la Iglesia.
La vida de la Madre María de San José interpela a todos, como ejemplo de
confianza en Dios y de ayuda a los necesitados. La nueva Beata es, para la mujer
venezolana, un llamado a desarrollar con verdadera entrega su misión específica
en la Iglesia y en la sociedad. A las puertas del tercer milenio cristiano,
encomiendo a esta gloriosa hija de la Iglesia las tareas de la Nueva
Evangelización en Venezuela y en todo el continente latinoamericano.
Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in lingua italiana.
5. Ho il piacere di salutare i cari pellegrini del Venezuela, venuti a Roma
con il loro Vescovo e le Alte Autorità, per assistere alla Beatificazione di
Madre María de San José Alvarado Cardozo, la prima venezuelana innalzata agli
onori degli altari.
Come hanno detto i vostri Vescovi, questo è un avvenimento importante per il
popolo e per la Chiesa del Venezuela che deve essere celebrato con grande
giubilo, come riconoscimento delle numerose testimonianze di santità nel corso
di cinque secoli di evangelizzazione di questa nobile terra così vicina al cuore
del Papa.
La prima Beata venezuelana era una donna di umili condizioni, ma di una
carità illimitata, che trovava nell’Eucaristia una solida base per consacrarsi
totalmente a coloro che soffrono. La sua instancabile “dedizione agli orfani e
agli anziani abbandonati” attrasse altre donne e fu fondata la Congregazione
delle Agostiniane Recollette del Cuore di Gesù che diffuse in tutto il paese
l’amore per Cristo Eucaristia e la sua incrollabile fedeltà alla Chiesa.
La vita di Madre María de San José interroga tutti come esempio di fiducia in
Dio e di aiuto ai bisognosi. La nuova Beata è, per la “donna venezuelana”, un
richiamo a sviluppare con autentica dedizione la sua specifica missione
all’interno della Chiesa e della società. Alle soglie del terzo millennio
cristiano, affido a questa gloriosa figlia della Chiesa i compiti della Nuova
Evangelizzazione in Venezuela e in tutto il continente latinoamericano.
6. Meinen herzlichen Willkommensgru richte ich nun an die Pilger, die zur
Seligsprechung von Helena Stollenwerk nach Rom gekommen sind. Mein besonderer Gru gilt den anwesenden Schwestern der Gläubigen aus den
Diözesen Aachen und Roermond. Mit Euch und vielen anderen Schwestern und
Brüdern, die sich den verschiedenen Zweigen der Steyler Missionare und
Missionarinnen verbunden wissen, teile ich die Freude dieser Tage, die der
ganzen Kirche, vor allem den Gebieten, die in besonderer Beziehung zum reichen
Erbe der von Steyl aus erfolgten Ordensgründungen stehen, zur Ehre gereichen.
Von den Tagen ihrer Kindheit an war Helena eine begnadete Verkünderin des
Glaubens. In Einfachheit, Klarheit und mit Überzeugungskraft vermochte sie über
ihren tiefen Glauben zu sprechen und andere dafür zu gewinnen. Diese Gabe hat
sie als Oberin stets neu bewiesen. Aus ihrem eigenen Ringen um den rechten Weg
für ihr Leben konnte sie bei anderen Berufungen entdecken, lenken und fördern.
Vielleicht ist ein solcher Ansatz für die Förderung geistlicher Berufungen in
unserer heutigen Zeit, in der es vor allem um eine existentielle Durchdringung
des Alltages durch den Glauben an den leidenden und auferstandenen Herrn gehen
sollte, von groer Bedeutung.
Doch kann das Lebenswerk von Helena Stollenwerk nicht voll ergründet werden,
ohne ihre innige Beziehung zum eucharistischen Herrn in den Blick zu nehmen. Aus
der Gewiheit seiner realen Anwesenheit im allerheiligsten Altarssakrament konnte
sie die Kraft für ihre missionarische Sendung und für ihr Wirken in der Leitung
der Schwesterngemeinschaft schöpfen.
Diese Aspekte der geistlichen Persönlichkeit unserer neuen Seligen möchte ich
Euch, liebe Schwestern und Brüder, heute in besonderer Weise ans Herz legen.
Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in lingua italiana.
6. Rivolgo ora, il mio cordiale benvenuto ai pellegrini giunti qui a Roma per
la Beatificazione di Helena Stollenwerk. Il mio particolare saluto è indirizzato
alle qui presenti Religiose dei fedeli delle diocesi di Aachen e Roermond.
Insieme a voi, e a molti altri Fratelli e Sorelle, che si riconoscono legati ai
diversi rami dei missionari e delle missionarie di Steyl, divido la gioia di
questi giorni, che rendono onore a tutta la Chiesa, soprattutto a quei settori
che hanno particolari rapporti con la ricca eredità delle Fondazioni degli
Ordini di Steyl.
Sin dalla sua prima infanzia, Helena si è dimostrata un’ottima testimone
della Fede. Con semplicità, chiarezza e forza di persuasione poté parlare della
sua profonda fede, e guadagnare altri ad essa. Di questo suo dono ha sempre dato
prova, in modo nuovo, come madre superiora. In virtù della sua aspirazione alla
retta via nella propria vita, poté, scoprire, guidare, promuovere le vocazioni
negli altri. Forse, una simile disposizione all’incoraggiamento delle vocazioni
spirituali, soprattutto al giorno d’oggi, in cui dovrebbe concretizzarsi, la
fusione del quotidiano con la fede nel Signore sofferente e risorto, è
estremamente significativa.
Non si può certo analizzare pienamente l’opera di tutta la vita di Helena
Stollenwerk, senza prendere visione del suo fervido rapporto con il Signore
eucaristico. Dalla certezza della Sua reale presenza nel Santissimo Sacramento
dell’Eucaristia, ella poté attingere la forza per le sue attività missionarie e
per l’opera svolta alla guida della sua Congregazione.
Questi tratti della personalità spirituale della nostra nuova beata, vorrei,
oggi, raccomandare in particolar modo a voi, cari Fratelli e Sorelle.
7. Carissimi Fratelli e Sorelle, di fronte a tali e tanti segni della potenza
dell’amore di Dio, sorge spontanea nel cuore e sulle labbra l’acclamazione
tipica di questo tempo pasquale. Alleluia! È vero: ogni santo e beato nella
Chiesa è testimone del mistero pasquale, della inesauribile efficacia della
morte e risurrezione di Cristo.
Il nostro “alleluia” tuttavia è tanto più autentico, quanto più lo esprimiamo
nella personale imitazione degli ideali di fede e di carità che i nuovi Beati
hanno incarnato. Sappiamo di poter contare sulla loro celeste intercessione.
Invochiamoli, seguiamo le loro orme e pregustiamo in terra quella gloria di cui
essi godono pienamente in cielo. Con questo auspicio, che si fa preghiera,
imparto ora a voi tutti ed a quanti si sono spiritualmente uniti a questo devoto
pellegrinaggio, specie agli ammalati e agli anziani, l’Apostolica Benedizione.
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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