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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI SACERDOTI
NEL LORO XXV ANNIVERSARIO DI VITA SACERDOTALE

Giovedì, 18 maggio 1995

 

Cari Fratelli nel sacerdozio!

1. Vi saluto con grande affetto, rendendo grazie con voi al Signore per il giubileo sacerdotale che state celebrando in questi giorni con un intenso programma spirituale. Rivolgo un particolare ringraziamento a Mons. Salvatore Gristina per le cordiali espressioni con le quali ha interpretato i sentimenti di devozione e di comunione di tutti voi.

Venticinque anni or sono, il 17 maggio 1970, Solennità di Pentecoste, il Signore vi donò una esperienza memorabile: legandovi a sé per sempre, vi trasformò in icone di Cristo Sacerdote per le mani del Servo di Dio, il Papa Paolo VI, il quale, celebrando il suo 50 anniversario sacerdotale, quasi desiderò affidare a ciascuno di voi la sua passione per il Vangelo ed il suo desiderio di servire i fratelli.

2. Cosa significa celebrare il giubileo sacerdotale? Quali sensazioni devono pervadere l’animo del Ministro di Cristo che si accosta all’altare del Signore per rivivere la grazia di quel primo giorno?

“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore!” (Lc 1, 46-47). Ecco la risposta.

Le parole del Magnificat appaiono le più adeguate per esprimere quanto attraversa il cuore del presbitero che vive questa tappa così importante della sua storia sacerdotale: come per Maria di fronte al miracolo della divina Maternità, sono soprattutto la gioia e la gratitudine a dominare il suo animo.

Infatti, la considerazione dei doni ricevuti e del bene compiuto lo porta a scoprire con rinnovata meraviglia che tutto nella sua vita è grazia, tutto è frutto dell’amore di Dio, che con la sua scelta di predilezione, sin dal seno materno, lo ha chiamato ad essere immagine viva del Buon Pastore.

Alla luce di questo amore antico ma sempre nuovo, anche i momenti difficili della sua vita sacerdotale appaiono al sacerdote come occasioni di grazia e di divina benevolenza, che inducono a rinnovare con più motivata fiducia la consacrazione della propria vita al Signore, “fedele e giusto”.

3. “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. “Certo, Signore, tu lo sai, che ti voglio bene” (Gv 21, 16).

Come a Pietro sulla riva del lago di Tiberiade, il Risorto chiede oggi a ciascuno di voi una risposta d’amore, che deve continuare a tradursi nel colloquio intimo ed incessante della preghiera, nella corrispondenza piena al dono del celibato, nella scelta di povertà che dà credibilità all’annuncio del Regno, nella disponibilità totale alla causa di Dio che si esprime anche nella virtù dell’obbedienza, nell’accoglienza degli ultimi e nell’offerta quotidiana della vita, se necessario, fino all’effusione del sangue.

È la via della santità, che il sacerdote deve percorrere con entusiasmo sempre nuovo: allontanandosi da essa, rischia di lavorare invano (cf. Lc 5, 5).

4. Nei 25 anni trascorsi vi siete dovuti confrontare con un mondo in rapida evoluzione nel quale sempre più evidente si è manifestato “il divorzio tra Vangelo e cultura” che il Papa Paolo VI definì “il dramma della nostra epoca” (Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi, 20): l’indifferenza religiosa, la ricerca affannosa di pseudo-valori, il diffondersi sfrontato di una cultura di morte, talora hanno reso faticoso il vostro compito di educatori e maestri del Popolo di Dio.

Di fronte a tante situazioni problematiche, vi ha sorretto la certezza dell’immutato amore di Dio per l’uomo e della vostra chiamata a porvi al servizio del suo disegno di salvezza. Come vi scrivevo lo scorso Giovedì Santo, “il sacerdozio che oggi ricordiamo con tanta venerazione come nostra speciale eredità, è un sacerdozio ministeriale! Serviamo il popolo di Dio! Serviamo la sua missione!” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/1 [1995] 596).

Questa missione vi propone mete sempre più esigenti, spingendovi a moltiplicare il vostro ardore e a trovare metodi nuovi, perché anche l’uomo di oggi incontri Cristo Salvatore. Infatti, “la nuova evangelizzazione ha bisogno di nuovi evangelizzatori, e questi sono i sacerdoti che si impegnano a vivere il loro sacerdozio come cammino specifico verso la santità” (Esortazione apostolica Pastores dabo vobis, 82).

Non abbiate paura! Siate con tutte le vostre forze profeti di speranza, annunciatori di Verità, ministri della Grazia, servitori della Vita! Mentre si avvicina il terzo millennio dell’era cristiana, sentite il vostro sacerdozio come un grande dono di Dio per la costruzione della vera civiltà, quella dell’amore.

Affido a Maria, la Madre dei Sacerdoti, la vostra vita, le gioie, le sofferenze ed il futuro del vostro sacerdozio: la sua dolce presenza vi accompagni sempre.

Vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri ai vostri familiari e a tutti coloro che il Signore ha affidato al vostro zelo sacerdotale!

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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