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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CAPITOLARI DELL’ORDINE DEI MINISTRI DEGLI INFERMI
E ALLE CAPITOLARI DELLE FIGLIE DI SAN CAMILLO

Venerdì, 19 maggio 1995

 

Carissimi Fratelli e Sorelle della Famiglia Camilliana!

1. Sono molto lieto di accogliervi, mentre state celebrando i rispettivi Capitoli Generali. Rivolgo un saluto cordiale a voi, capitolari dell’Ordine Religioso dei Ministri degli Infermi, che avete tenuto la vostra assemblea a Bucchianico, città natale del santo Fondatore Camillo de Lellis. E con uguale affetto porgo il benvenuto a voi, Figlie di San Camillo, che penso ancora colme di fervore per la recente beatificazione della Madre Fondatrice Giuseppina Vannini. Un grato pensiero rivolgo al Superiore Generale, Padre Angelo Brusco, ed alla Superiora Generale, Madre Serafina Dalla Porta, per le parole che mi hanno indirizzato, e, sapendoli entrambi riconfermati nell’incarico, auguro loro un santo e fruttuoso servizio.

Durante questi intensi giorni, gli uni e le altre siete stati chiamati a riflettere sul carisma e sulla spiritualità camilliani nella prospettiva del Giubileo del 2000, in sintonia con le indicazioni della Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente e con una rinnovata adesione ai valori evangelici.

Quest’ultimo scorcio di secolo è stato per l’intera Famiglia Camilliana occasione di proficue celebrazioni centenarie, che hanno riproposto alla vostra riflessione gli eroici eventi delle origini dell’Istituto, fra cui mi piace ricordare il quarto centenario dell’elevazione ad Ordine Religioso dell’iniziale “Compagnia dei Ministri degli Infermi” (cf. Bolla Illius qui pro gregis del Papa Gregorio XIV).

In questo clima di rinnovato fervore la Consulta Generale dell’Ordine ha deciso di istituire la “Giornata dei Religiosi Camilliani martiri della carità”, da celebrarsi il 25 maggio di ogni anno, giorno anniversario della nascita di san Camillo de Lellis. Con tale iniziativa avete inteso ribadire che la dedizione fino all’eroismo della carità è uno degli aspetti qualificanti dell’indole profetica della vita consacrata che, per sua natura, “meglio testimonia la vita nuova ed eterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, e meglio preannunzia la futura risurrezione e la gloria del Regno celeste” (Lumen Gentium, 44).

2. La recente Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi ha riproposto con vigore l’indicazione conciliare secondo la quale “l’adeguato rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle fonti di ogni forma di vita cristiana e allo spirito originario degli istituti e, nello stesso tempo, l’adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi” (Perfectae Caritatis, 2).

Rinnovare e rinnovarsi, quindi, significa mantenere viva la novità originaria del carisma istitutivo, preservandolo dal rischio dell’affievolimento dello slancio iniziale a causa delle mutate situazioni storiche e sociali. Un autentico rinnovamento si raggiunge solo nella fedeltà rigorosa e coraggiosa al proprio carisma, in continuità col cammino intrapreso dal Fondatore.

3. Il testo rinnovato della vostra Costituzione, cari Religiosi Camilliani, insiste opportunamente sulla necessità che la vostra vita “sia permeata dall’amicizia con Dio”, affinché sappiate essere ministri dell’amore di Cristo verso i malati. In tal modo sarà manifesta in voi “quella fede che in Camillo operava nella carità”, per la quale siete chiamati a vedere nei malati il Signore stesso. Anzi, in questa presenza di Cristo nei malati e in chi presta loro servizio in suo nome, voi intendete trovare la fonte stessa della vostra spiritualità (cf. Costituzione, 13).

Per vocazione e missione accanto a coloro che soffrono ed a quanti si occupano di loro, voi vi fate promotori ed artefici di uno stile realmente evangelico nel servire gli ammalati, sul modello del vostro Fondatore, apostolo eroico della carità.

In tale prospettiva, desidero esprimere il mio compiacimento per il significativo impulso che il vostro Ordine, oggi presente in tutti i Continenti, ha impresso alla sua attività missionaria, estendendo la propria azione apostolica nell’America del Sud, nell’Estremo Oriente, nell’Europa dell’Est. Nelle regioni del Caucaso, poi, voi avete assunto l’amministrazione dell’ospedale “Redemptoris Mater”, da me offerto all’Armenia e, con la collaborazione della Santa Sede, avete avviato un progetto sanitario in Georgia che porta il nome “Redemptor hominis”. Inoltre, di fronte al diffondersi di nuove povertà e di nuovi mali, avete desiderato aprirvi maggiormente, secondo le indicazioni del Capitolo Generale del 1989, ai bisogni dei poveri e degli ammalati più abbandonati ed emarginati, come le vittime della tossicodipendenza e dell’AIDS, ed avete istituito numerose case di accoglienza.

4. A voi, care Figlie di San Camillo, rinnovo l’apprezzamento e gli auspici che vi manifestai nello scorso mese di ottobre, quando ebbi la gioia di elevare alla gloria degli altari Madre Giuseppina Vannini. Continuate con rinnovato slancio di carità sulla via tracciata dalla vostra Beata Fondatrice!

Insieme con i Religiosi Camilliani, vi esorto ad abbinare sempre all’insostituibile prossimità verso il malato l’evangelizzazione della cultura sanitaria, per testimoniare la visione evangelica del vivere, del soffrire e del morire. È questo un fondamentale compito che deve essere attuato dagli Istituti di formazione della vostra Famiglia religiosa e specialmente dall’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria “Camillianum” di Roma.

Come ho ricordato nella Lettera enciclica Evangelium Vitae, tale impegno è fondamentale per promuovere all’interno della comunità cristiana e della società un’autentica cultura della vita (cf. Evangelium Vitae, 82).

5. Tenendo fede all’originaria ispirazione dei vostri Istituti e seguendo le indicazioni del recente Sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata, impegnatevi nell’incrementare la collaborazione tra religiosi, religiose e laici, facendo sì che la Famiglia Camilliana dilati la sua testimonianza di solidarietà evangelica nel mondo della sanità e della salute. La pastorale sanitaria è uno dei campi di apostolato in cui meglio risplende la bellezza della consacrazione a Dio ed ai fratelli, specialmente nell’attuale società, disposta a credere “più ai testimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie” (Redemptoris Missio, 42). La dedizione amorevole ai fratelli che soffrono sia di richiamo all’interno del Popolo di Dio al valore sublime della carità che si fa misericordia: non v’è scuola migliore di questa per suscitare autentiche vocazioni.

6. Carissimi Fratelli e Sorelle, seguendo le orme del santo Fondatore e della beata Fondatrice, proseguite fedelmente nella vostra vocazione, sorretti da una intensa vita spirituale alimentata dalla preghiera e soprattutto dall’Eucaristia. Vivete la comunione fraterna, lieti e competenti nella vostra missione di caritatevole servizio ai malati, soprattutto verso quelli più poveri ed abbandonati. Siate apostoli di Cristo presso i bisognosi, animatori coraggiosi e profetici del complesso mondo della malattia, aperti e sensibili alle istanze dei tempi, capaci di collaborare e di comunicare la passione per l’uomo sofferente. Distinguetevi per la vostra generosità nell’aiutare quanti operano nel campo della sanità, promuovendo e difendendo la vita e facendo del servizio agli ammalati un’occasione di autentica esperienza di Dio.

La Vergine Santissima, che invocate con lo speciale titolo di “Salute degli Infermi” ed alla quale san Camillo de Lellis e la beata Giuseppina Vannini furono sempre teneramente devoti, vi aiuti a portare a compimento i propositi elaborati durante le assemblee capitolari.

Vi accompagni anche la Benedizione che di cuore imparto a voi ed all’intera Famiglia Camilliana, estendendola volentieri anche a tutti gli ammalati affidati alle vostre cure solerti.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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