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VIAGGIO APOSTOLICO NELLA REPUBBLICA CECA E IN POLONIA

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto governativo di Praga-Ruzyne (Repubblica Federativa Ceca e Slovacca)
Sabato, 20 maggio 1995

 

Signor Presidente della Repubblica Ceca,
Signor Cardinale Arcivescovo e Primate di Boemia,
Venerati Fratelli Vescovi,
Illustri Autorità politiche, civili e militari,
Fratelli e sorelle!

1. Superabundo gaudio (2 Cor 7, 4)! Sì, sovrabbondo di gioia nel porre piede, per la seconda volta, su questa amata terra Boema. Il mio ricordo ritorna al 21 aprile di cinque anni fa, quando potei adempiere il mio ardente desiderio di venire finalmente fra voi, nella Repubblica Federativa Ceca e Slovacca, pochi mesi dopo l’incruenta fine di una dura esperienza di regime dittatoriale.

Sovrabbondo di gioia nel trovarmi di nuovo sul suolo di Praga, e, al tempo stesso, ringrazio il Signore per questa prima visita pastorale nella Repubblica Ceca dopo gli storici eventi del 1993, quando le due Nazioni, prima unite, si separarono pacificamente, dando davanti al mondo una eloquente lezione di come si possano risolvere fondamentali esigenze di autodeterminazione e di indipendenza nel reciproco rispetto, nella pace e nella vera fraternità.

La sua presenza, Signor Presidente, è segno visibile della nuova realtà storica, che si è qui realizzata in un così breve arco di tempo. Grazie al suo impegno personale, come pure alle innate doti di laboriosità, di sobrietà e di forza d’animo dei suoi concittadini, la Repubblica Ceca ha saputo acquistarsi un posto di grande rispetto nella convivenza europea ed internazionale.

Mentre La ringrazio per le cortesi parole di benvenuto, non posso non ricordare quelle da Lei pronunciate nell’aprile del 1990 quando, accogliendomi in questa città come Presidente della Repubblica Federativa, affermava: “Nello stesso posto dove cinque mesi fa – nel giorno in cui ci rallegravamo per la canonizzazione di Agnese Boema – si decideva del futuro del nostro paese, oggi il Capo della Chiesa cattolica celebrerà la Santa Messa e probabilmente ringrazierà la nostra Santa per la sua intercessione presso Colui che tiene nelle mani il corso imperscrutabile di tutte le cose” (in: “L’Osservatore Romano”, 22 aprile 1990, p. 4). Sono lieto di iniziare questa mia visita rinnovando l’espressione della mia riconoscenza a santa Agnese, la venerata Patrona di questa terra.

2. Sovrabbondo di gioia nel trovarmi col Cardinale Vlk e con i Vescovi Cechi e Moravi, che sento tanto vicini nel vincolo della comunione ecclesiale. Ricordo con commozione la precedente visita, quando potei abbracciare il venerando Cardinale Frantisek Tomásek, simbolo vivente di quella forza, umile ed eroica, che era riuscita a galvanizzare, insieme con le altre istanze vive della Nazione, le energie spirituali e morali di tutto un popolo. Come non ricordare, parlando di energie spirituali e morali di un popolo, l’iniziativa emblematica di Carta ‘77? Di quel documento coraggioso furono firmatari, insieme con Lei, Signor Presidente, uomini di grande levatura morale e culturale, come il Professore Jan Patocka ed il Rev.do Teologo Josef Zverina, ai quali va oggi l’ammirazione riconoscente di tutta la Nazione.

Quando venni tra voi la prima volta, questa Chiesa usciva dalle catacombe, dopo grandi sofferenze, torture e spogliazioni; solo da breve tempo tutti i Vescovi, residenziali o ausiliari, erano stati restituiti alle loro diocesi, alcune delle quali rimaste per lungo tempo senza Pastore. La Conferenza Episcopale muoveva i suoi primi passi. Un soffio di vita nuova si respirava sensibilmente nell’aria.

Sovrabbondo di gioia nel ritrovarmi con voi, carissimi fedeli Boemi e Moravi: sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi, diaconi permanenti, membri di Istituzioni laicali, giovani e padri e madri di famiglia. Tutto il variegato mondo della Chiesa si è ampiamente dispiegato in questi anni, dando prova della tradizionale vitalità dei cristiani di questa terra generosa.

3. In modo particolare saluto i venerati Fratelli in Cristo, rappresentanti delle varie Chiese e Comunità cristiane, con cui avrò oggi un incontro nella sede della Nunziatura Apostolica. Fin da questo primo momento, voglio sottolineare che vengo come pellegrino di pace e di amore. Le vicende dolorose dei secoli passati, come già dicevo nella mia precedente visita, “devono aiutare ad instaurare una nuova mentalità e nuove relazioni” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII/1 [1990] 969).

In questi cinque anni molti passi sono stati fatti in questa direzione: iniziative ecumeniche a vario livello, incontri e colloqui, mutui accordi e, soprattutto, intense celebrazioni di preghiera hanno contribuito ad accrescere la conoscenza e la stima reciproca. È stato intrapreso un cammino di fraterna collaborazione che induce a sperare in ulteriori, significativi progressi.

4. Questa Visita pastorale nella Repubblica Ceca avrà il suo punto culminante nelle due canonizzazioni di Olomouc. Perciò la mia sosta a Praga sarà breve, ma certamente molto intensa. Ci rivedremo, a Dio piacendo, più a lungo nel 1997, per le celebrazioni del Millennio del martirio di sant’Adalberto, quando mi recherò nelle varie città d’Europa ov’egli più profonda lasciò l’orma della sua fede, del suo zelo pastorale e della sua testimonianza coronati dalla prova suprema del sangue.

Cinque anni fa, arrivando qui, auspicavo che il Decennio della rinascita spirituale, iniziato con intuito profetico dal Cardinale Tomásek in vista di questo avvenimento, potesse costituire “un’efficace preparazione alla celebrazione del Millennio della morte di sant’Adalberto, divenendo una sorta di palestra di un nuovo stile di vita per il nuovo millennio” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII/1 [1990] 941). Sono certo che il cammino sempre più fermo e sicuro di questi anni vi ha aiutato a progredire nella ricerca di questo stile di vita. Vi auguro di perseverare nella realizzazione degli impegni intrapresi, in modo da rendere particolarmente feconde le celebrazioni a cui vi state alacremente preparando.

5. Intanto disponiamoci a vivere con intensità queste ore di comunione ecclesiale. Sarà un’occasione per rivisitare insieme l’itinerario di fede che avete percorso dopo la caduta del sistema totalitario, per verificare la profondità e la genuinità della vita e della pratica cristiana in terra di Boemia nel periodo della recuperata libertà. Sarà soprattutto l’occasione per una più viva presa di coscienza della propria identità cristiana e delle responsabilità che ne scaturiscono in ordine all’impegno della nuova evangelizzazione.

Come è avvenuto cinque anni fa, sono certo che l’anima di Praga e della Repubblica Ceca vibrerà all’unisono negli incontri che avremo oggi, come in tutta la durata della mia permanenza nella vostra cara Nazione. I preziosi valori di fede, di spiritualità, di storia, di cultura, d’arte, di cui essa gode, hanno certamente il potere e la forza di unire tutti voi come in una grande famiglia, pur nelle differenze esistenti, che rendono, d’altra parte, ancora più interessante il panorama spirituale di questa Nazione. Nella consapevolezza di questa ricca realtà, auspico per tutti voi un crescente progresso civile, morale e sociale.

Signor Presidente, venerati Fratelli, Signore e Signori! In questa magnifica visione del patrimonio spirituale e culturale, che impreziosisce in modo straordinario la vostra Patria e rende Praga un qualificato centro di incontro e di condivisione, rinnovo a voi il mio deferente saluto e, nel darvi appuntamento agli incontri di questa giornata, affido voi ed i vostri cari alla sempre provvida assistenza di Dio Onnipotente.

Pochválen bu Jezís Kristus!

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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