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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UNA DELEGAZIONE UFFICIALE
DELLA REPUBBLICA DI BULGARIA

Martedì, 23 maggio 1995

 

Signor Ministro della Cultura!
Distinti Signori e cari Fratelli!

1. Rivolgo il mio più cordiale benvenuto a voi, componenti la delegazione ufficiale della Bulgaria, che, ogni anno, secondo una consuetudine ormai consolidata e di grande valore spirituale ed ecumenico, viene a Roma per celebrare con solennità la festa degli evangelizzatori dei popoli slavi, i Santi Cirillo e Metodio. Gli stretti legami spirituali che tali popoli mantengono con i due Fratelli di Tessalonica, da me proclamati co-patroni d’Europa assieme a San Benedetto, ispirano la Chiesa e la Nazione bulgara ad unirsi in questo pellegrinaggio annuale, che porta a Roma i suoi rappresentanti e che pone in luce come il messaggio di Cirillo e Metodio, profondamente radicato nella coscienza delle Nazioni slave, costituisca il modello esemplare che orienta verso l’unità ecclesiale e l’intesa civile.

Ho scritto recentemente che la communio Sanctorum parla ai popoli con voce più alta dei fattori di divisione (cf. Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente, 37). Alle soglie del terzo millennio, siamo incoraggiati a leggere più attentamente i segni dei tempi: ci sta dinanzi l’ecumenismo dei martiri e dei santi, la testimonianza, cioè, di tanti figli e figlie delle varie Chiese e Comunità ecclesiali, il cui esempio è già patrimonio condiviso da tutti i cristiani. A maggior ragione Cirillo e Metodio meritano una rilettura nell’ottica del nuovo millennio. Essi sono Santi del periodo della nostra comune storia. La loro vita e la loro opera appartengono ad un’epoca nella quale non si era ancora consumata la frattura fra l’Oriente e l’Occidente cristiano. Le situazioni di contrasto, che andavano crescendo con la loro carica di potenziali ambiguità e di dolorose complessità, lasciavano già indovinare l’allontanamento tra la cristianità orientale e quella occidentale. Cirillo e Metodio pagarono un prezzo molto alto per aver voluto, fino in fondo, servire il bene delle genti slave e l’unità della Chiesa universale (cf. Epistola Enciclica Slavorum Apostoli, 10).

2. Alle soglie del terzo millennio, l’esempio dei Santi Fratelli di Tessalonica, non può non ispirare ancora più profondamente ai credenti ed agli uomini di buona volontà intenti di mutua comprensione e di fraterna intesa. Cirillo e Metodio seppero tradurre le verità evangeliche in una lingua nuova e contribuirono così, come opportunamente ha ricordato poc’anzi l’Onorevole Ministro, allo sviluppo della cultura dei popoli slavi e del mondo intero.

Possa questo retaggio di santità, che Cirillo e Metodio hanno per sempre stabilito e che salda insieme l’Oriente e l’Occidente cristiano, infondere in ciascuno di noi il desiderio più ardente dell’unità tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse. Il loro esempio ci spinge a percorrere ogni strada per approfondire le relazioni, la collaborazione, la fiducia, il dialogo teologico e il dialogo della carità. La nostra testimonianza di unità davanti al mondo non potrà che recare vantaggio alla compagine civile, contribuendo all’edificazione di una società più umana, più giusta, più armonica.

Porgo, per il vostro tramite, il mio saluto al popolo bulgaro e alle sue Autorità ed i miei più fervidi auguri di prosperità e di pace. Vi incarico anche di trasmettere i miei sentimenti di carità fraterna al Patriarca di Bulgaria, Sua Beatitudine Maxime ed alla antica e nobile Chiesa di Sofia.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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