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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA
DELLA CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA

Martedì, 14 novembre 1995

 

1. Sono lieto di rivolgere a tutti voi il mio cordiale saluto e di esprimervi la mia gioia per la vostra presenza, che manifesta in modo singolare la comunione che lega la Sede Apostolica con le Chiese sparse nei diversi Continenti. Ringrazio in particolare il Signor Cardinale Pio Laghi, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, per le parole che mi ha rivolto con tanta cordialità.

Quest’incontro mi dà l’opportunità di manifestare a tutti voi, Membri e Officiali della Congregazione, il mio apprezzamento e la mia gratitudine per il vostro lavoro, spesso difficile e nascosto, con cui esprimete l’universale sollecitudine della Santa Sede per la promozione dell’educazione cattolica.

2. L’educazione costituisce certamente uno degli impegni prioritari della Chiesa in questo scorcio di millennio, segnato da ferite dolorose, ma anche aperto a straordinarie possibilità. È un tempo di grazia, in cui lo slancio dell’evangelizzazione ha grandi opportunità per penetrare in ambienti scristianizzati o non ancora cristiani. Presupposto fondamentale di tale opera è l’impegno formativo a tutti i livelli e, in particolare, a livello di Seminari, Università e Scuole Cattoliche. La presenza, infatti, di sacerdoti, religiosi e religiose, laici e laiche ben formati è strumento essenziale per l’annuncio, l’accoglienza e la radicazione del Vangelo.

Il richiamo a questa priorità educativa è una costante, risuonata molte volte in questi ultimi anni in diverse importanti assemblee episcopali. Nel Sinodo del 1990, per esempio, i Padri, facendo eco alle indicazioni dell’Optatam Totius e della Prima Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi del 1967, hanno richiamato l’urgenza di una “preparazione speciale dei formatori (dei Seminari), che sia veramente tecnica, pedagogica, spirituale, umana e teologica” (Propositio 29). Molto opportunamente, poi, la Congregazione per l’Educazione Cattolica si è fatta carico di questa esigenza ed ha pubblicato le Direttive sulla preparazione degli educatori nei Seminari per “promuovere una pedagogia più dinamica, attiva, aperta alla realtà di vita e attenta ai processi evolutivi della persona, sempre più differenziati e complessi” (n. 10).

A Santo Domingo poi, nel 1992, si è ribadito il ruolo centrale dell’educazione nel processo di nuova evangelizzazione. Inoltre, la recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata ha invitato gli Istituti religiosi a non abbandonare l’impegno nelle scuole, nella convinzione che l’opera formativa è parte essenziale della promozione umana ed evangelica. Le celebrazioni per il trentesimo della Dichiarazione Gravissimum Educationis e del Decreto Optatam Totius, infine, sono un ulteriore richiamo, che non vogliamo lasciar cadere, alla decisività dell’impegno educativo.

Perché tale impegno sia fruttuoso è, però, necessario che gli educatori conoscano bene la loro identità e la loro missione e si pongano alla scuola di Gesù.

3. “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32). Questa espressione di Gesù, consegnataci dal Vangelo di Giovanni, rappresenta un punto di riferimento decisivo per tracciare alcune prospettive del mistero dell’educazione. Nel versetto appena ricordato, Gesù mette in relazione le due componenti – verità e libertà – che, spesso, l’uomo ha fatto fatica a ben coordinare. Si può osservare infatti che, mentre è accaduto nel passato che prevalesse a volte una forma di verità lontana dalla libertà, si assiste oggi di frequente ad un esercizio della libertà lontano dalla verità.

Una persona è invece libera, afferma Gesù, solamente quando riconosce la verità su se stessa. Questo comporta naturalmente un lento, paziente, amoroso cammino attraverso il quale è possibile scoprire progressivamente il proprio vero essere, il proprio autentico volto.

Proprio lungo questo cammino si inserisce la figura dell’educatore come di colui che, aiutando con tratti paterni e materni a riconoscere la verità su se stessi, collabora al conseguimento della libertà, “segno altissimo dell’immagine divina” (Gaudium et Spes, 17). In questa prospettiva, compito dell’educatore è, da una parte, di testimoniare che la verità su di sé non si riduce ad una proiezione di proprie idee e proprie immagini e, dall’altra, di avviare il discepolo alla scoperta stupenda e sempre sorprendente della verità che lo precede e sulla quale non ha dominio.

Ma la verità su di noi è strettamente legata all’amore verso di noi. Solo chi ci ama possiede e conserva il mistero della nostra vera immagine, anche quando esso è sfuggito dalle nostre stesse mani.

Solo chi ama educa, perché solo chi ama sa dire la verità che è l’amore. Dio è il vero educatore perché “Dio è amore”.

Ecco allora il nucleo, il centro incandescente di ogni attività educativa: collaborare alla scoperta della vera immagine che l’amore di Dio ha impresso indelebilmente in ogni persona e che viene conservata nel mistero del suo stesso amore. Educare significa riconoscere in ogni persona e pronunciare su ogni persona la verità che è Gesù, perché ogni persona possa diventare libera. Libera dalle schiavitù che le sono imposte, libera dalle schiavitù, ancor più strette e tremende, che essa stessa si impone.

Il mistero dell’educazione risulta così essere strettamente legato al mistero della vocazione, cioè al mistero di quel “nome” con il quale il Padre ci ha chiamati e predestinati in Cristo ancor prima della fondazione del mondo.

4. Mi piace vedere alla luce di questo insegnamento di Gesù tutto il lavoro del vostro Dicastero e il programma di questi giorni di Congregazione Plenaria.

Il tema principale che avete posto all’ordine del giorno è stato lo studio di un primo “draft” di Ratio fundamentalis institutionis diaconalis che, dopo quasi trent’anni dal ripristino del diaconato permanente, si propone come prezioso strumento per armonizzare, nel rispetto delle legittime diversità, i programmi educativi tracciati dalle Conferenze Episcopali e dalle Diocesi.

5. Oltre alla formazione iniziale dei diaconi permanenti, la Plenaria ha preso in esame le attività principali e gli indirizzi generali dei quattro Uffici della Congregazione. Dalle relazioni informative si ricava la ricchezza e la complessità dei problemi di cui siete stati chiamati a farvi carico.

L’Ufficio Seminari ha accolto l’invito suggerito dai Padri del Sinodo tenutosi nel 1990, e che io ho riproposto nella Pastores dabo vobis (cf. n. 62), di raccogliere tutte le informazioni sulle esperienze fatte circa il “periodo propedeutico”. Mi sembra che sia ormai maturo il tempo per comunicare alle Conferenze Episcopali i dati finora raccolti. Ho visto poi con soddisfazione il grande impegno profuso nel proseguire le Visite Apostoliche ai Seminari di diritto comune e l’acuta sensibilità nell’offrire un orientamento per la soluzione di alcuni rilevanti problemi, quali la creazione di istituti per la formazione dei formatori, l’uso prudente dei test psicologici nel discernimento vocazionale, la verifica della proposta formativa dei Seminari “Redemptoris Mater”, la composizione tra necessaria unità e possibile diversità delle istituzioni per la formazione sacerdotale.

6. L’Ufficio Università, dopo aver pubblicato, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per i Laici e il Pontificio Consiglio della Cultura, il documento “Presenza della Chiesa nell’Università e nella Cultura universitaria”, sta ora progettando una “Nota illustrativa” sull’insegnamento teologico nelle Università Cattoliche. Mi sembra veramente importante che si promuova l’insegnamento della teologia in ogni Università Cattolica. Ciò contribuirà alla ricerca di una sintesi del sapere, alimenterà il dialogo tra fede e ragione, stimolerà presso i cultori delle varie discipline una riflessione capace di cogliere le implicazioni teologiche, antropologiche ed etiche dei propri metodi conoscitivi e delle proprie acquisizioni (cf. Ex corde Ecclesiae, 19).

Auspico, inoltre, che si proceda a completare la situazione statutaria delle Università e delle Facoltà ecclesiastiche e a redigere da parte delle Conferenze Episcopali gli “Ordinamenti” applicativi della Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae. Merita, infine, un vivo incoraggiamento l’impegno della Congregazione nel promuovere la pastorale universitaria che costituisce senz’altro un immenso campo di lavoro nell’ambito della missione ecclesiale.

L’Ufficio Scuole, in questi anni di profonda trasformazione culturale, sta guidando efficacemente l’opera educativa delle scuole cattoliche, nonché la formazione religiosa dei giovani nelle scuole pubbliche. Inoltre, esso sta sostenendo gli educatori cattolici, chiamati ad affrontare le nuove sfide provocate dall’indebolimento della forza educativa della famiglia e della società. Sono certo che tutti, spinti dal carisma dei grandi santi educatori, sapranno rispondere con sensibilità e lungimiranza alle attese delle nuove generazioni.

7. La Pontificia Opera per le Vocazioni è impegnata nella preparazione del “Secondo Congresso Continentale sulle Vocazioni di speciale consacrazione per l’Europa”, che si celebrerà a Roma nel 1997. Tale iniziativa ha già avviato, nei diversi Paesi del Continente, un intenso lavoro di verifica e di sensibilizzazione della pastorale vocazionale. Ho viva speranza che questo rinnovato impegno porti abbondanza di nuove vocazioni per una nuova Europa. Raccomando che, al cuore di ogni attività, si abbia cura di dare grande spazio alla preghiera, che rimane il mezzo principale per ottenere e accompagnare le vocazioni.

Infine, la Commissione Interdicasteriale permanente per una più equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo, insediata nella vostra Congregazione, sta raccogliendo i dati da tutte le Diocesi e Comunità religiose per rendere operativo lo scambio dei doni tra Chiese sorelle. Mi auguro che ogni Chiesa possa dare di quello che ha, anche della propria povertà.

8. A conclusione di questo incontro, desidero manifestare di nuovo a tutti voi il mio ringraziamento. La vostra opera costituisce una collaborazione preziosa al ministero di presidenza nella carità che è proprio del Successore di Pietro.

Sappiate che confido molto nel vostro aiuto e che vi accompagno costantemente con la preghiera. E ora sono contento di impartire a voi e, attraverso di voi, a tutti i Seminari e Istituti di studio, la mia Benedizione.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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