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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AD UN SEMINARIO
PER VESCOVI DI PAESI DI MISSIONE

Giovedì, 12 ottobre 1995

 

Sua Eminenza,
Cari Fratelli nell’Episcopato,

1. Desidero ringraziare Lei, Eminenza, per i gentili saluti rivoltimi a nome dei Vescovi partecipanti al Seminario di studi organizzato dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Sono profondamente grato per lo spirito di comunione fraterna e di devozione filiale che i Pastori delle giovani Chiese hanno voluto manifestarmi alla conclusione di questo periodo di studio condotto qui a Roma. E per me una grazia tutta particolare poter oggi esprimervi di persona la profonda ammirazione e il fraterno affetto da me nutriti nei vostri riguardi.

Spinti dall’amore per Cristo a proclamare il Vangelo in tutta la sua forza, avete generosamente accettato di dedicare tre settimane a una riflessione teologica sistematica sul significato e sulla missione del Ministero Episcopale. Sono felice di rivolgere i miei ringraziamenti alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli per aver organizzato questo appropriato programma di rinnovamento pastorale. Auspico che questa iniziativa possa avere un suo prosieguo, affinché Vescovi di altre aeree linguistiche possano godere di una simile esperienza.

2. I Vescovi sono chiamati a essere “testimoni di Cristo al cospetto di tutti gli uomini” (Christus Dominus, 11), edificando il Corpo di Cristo in santità, giustizia e verità. In quanto “economi della grazia del supremo sacerdozio” (Lumen Gentium, 26), è vostra missione santificare il gregge affidato alla vostra cura. La santità di vita è l’essenza della missione e del ministero della Chiesa. La pressante chiamata del Vangelo alla santità riveste particolare gravità in questo tempo di preparazione al grande giubileo che celebrerà l’Incarnazione Redentrice di Cristo. Ecco cosa lo Spirito dice a tutte le Chiese (Ap 2, 7): “Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: “Voi sarete santi, perché io sono santo” (1 Pt 1, 15-16)”. I Vescovi hanno il privilegio di essere mediatori di questa santità, infusa nel cuore degli uomini grazie allo Spirito Santo (cf. Rm 5, 5). Attraverso la forza della loro predicazione, l’ardore della loro celebrazione sacramentale e l’accortezza della loro guida pastorale, i Vescovi conducono gli uomini e le donne a Cristo. Non è Lui, e Lui solo, il solo Salvatore, il solo Mediatore tra Dio e gli uomini? (cf. 1 Tm 2, 5). Auspico che possiate incoraggiare tutti, famiglie, giovani, sacerdoti, religiosi e religiose, ad essere sempre più solerti nella propria dedizione al Vangelo.

3. Non possiamo poi dimenticare che gli uomini, colpiti più dalla testimonianza di vita che dalla forza delle parole, hanno il diritto di vedere nei loro pastori uomini che vivono tutta la loro vita avendo come centro Gesù Cristo. Gli uomini si attendono che come i primi Apostoli, primi testimoni della Vita, Morte e Risurrezione del Signore, anche noi trasmettiamo quanto “abbiamo veduto con i nostri occhi... che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato” (1 Gv 1, 1). Spetta quindi ai Successori degli Apostoli trasmettere quanto loro stessi hanno ricevuto, erigendo una comunità locale di credenti attraverso la predicazione della Parola di Dio alla luce del Magistero della Chiesa e la celebrazione dei sacramenti che comunicano la grazia della Redenzione.

4. Non posso qui non ricordare l’importanza del difficile e delicato compito dell’inculturazione, compito necessario affinché il Vangelo possa attecchire nei vari luoghi in cui esercitate il vostro ministero. Questa impellente urgenza presenta una grande sfida all’evangelizzazione: trasformare le culture, purificandole alla luce irraggiata dal Mistero Pasquale (cf. Ecclesia in Africa, 59-62). Perché si abbia autentica inculturazione, è necessario che questa sia sempre rispettosa della pienezza del deposito di fede ricevuto e sia sempre attuata in comunione con tutte le Chiese e, in special modo, con questa Sede di Pietro, la quale “presiede l’universale comunione d’amore” (Sant’Ignazio, Ad Rm., prefazione).

5. Cari Vescovi delle giovani Chiese: siete sicuramente consapevoli delle pesanti responsabilità a voi assegnate dallo Spirito Santo (cf. At 20, 28). Ma non abbiate paura! Il Signore ci dice che questo giogo è dolce e il suo carico leggero (cf. Mt 11, 30). L’Eterno Pastore accompagna la vostra missione e lo Spirito Santo è sempre all’opera attraverso il vostro ministero.

Questa mattina voglio soprattutto ricordare la bontà e l’amore del Signore. Egli che è potente ha fatto grandi cose per voi (cf. Lc 1, 49). Ecco perché dobbiamo ringraziare e lodare Dio! Le Chiese che voi presiedete sono vive ed esuberanti grazie alla freschezza della loro gioventù e il vostro entusiasmo per il Vangelo è fonte di ispirazione per i cristiani di tutto il mondo. Come pastore della Chiesa universale sono profondamente grato a voi e alla vostra gente per la testimonianza della vostra dedizione a Cristo, il vostro coraggio nella sofferenza e il vostro zelo nel vivere la Buona Novella.

Nell’affidarvi all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa, invoco l’effusione dello Spirito Santo su voi e su tutti i sacerdoti, i religiosi e i fedeli laici delle vostre Chiese particolari, e imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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