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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLE REGIONI SUD III E IV
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BRASILE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Mercoledì, 18 ottobre 1995

 

Cari Fratelli nell’Episcopato,

1. Vi porgo il mio sincero benvenuto in occasione della vostra visita alla Città Eterna e alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo. A voi è stata affidata la responsabilità per la Chiesa nelle Diocesi di un Paese che, alle soglie del XXI secolo, celebrerà il V Centenario della sua scoperta, pertanto essa dovrà essere pronta per le enormi sfide che il Popolo di Dio si aspetta che i suoi Pastori affrontino.

Questa vostra visita “ad limina” possiede pertanto un profondo significato storico: le vie di Dio sono insondabili, ma rispettando il corso normale degli eventi, la Provvidenza vi chiama a illuminare le future generazioni di brasiliani, come araldi della Verità, “purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza” (Col 1, 23).

Con riconoscenza verso Dio, penso ai giorni pieni di grazia, nel 1991, in cui, accettando il vostro invito fraterno, ho potuto realizzare la mia seconda Visita Pastorale alla Chiesa in Brasile. Conservo ancora vivo il grato ricordo della testimonianza di fede di molti uomini, donne e bambini, dell’accoglienza sincera e piena di gioia ricevuta in tutto il vostro immenso Paese. In tutti ho potuto scorgere un autentico desiderio di bene e di verità e un clima di fiducia e di rispetto per i Pastori. Mediante le lettere che giungono continuamente a Roma alla ricerca di luce, di conforto e d’aiuto, che manifestano sincera devozione per il Successore di Pietro, sento l’“anima” del brasiliano. Voi stessi, quando mi scrivete, aprite il vostro cuore descrivendo lealmente la situazione e la vita delle vostre Chiese particolari. È mio vivo desiderio incoraggiarvi e sostenere la vostra opera molto spesso faticosa e piena di sfide. Con l’aiuto di Dio dovete superare le vostre prove, purché restiate uniti con spirito fraterno e testimoniate apertamente la vostra comunione con il Papa e con i Fratelli nell’Episcopato.

Saluto di cuore l’Arcivescovo Altamiro Rossato che, a nome delle Province ecclesiastiche che compongono le regioni Sud 3 e Sud 4, del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina, ha esposto il quadro generale delle vostre Diocesi, con le loro ansie e le loro preoccupazioni. Grazie! Che la luce del Divino Consolatore vi ispiri sempre mentre svolgete, con fede e con fiducia nella Provvidenza, la vostra missione episcopale!

2. Le relazioni quinquennali offrono un quadro obiettivo dello stato delle vostre Diocesi, dei felici progressi e anche di alcuni sviluppi che richiedono un’attenta riflessione. Ciò che accade oggi nella Chiesa, in qualsiasi luogo, ha ripercussioni sulla società nel suo insieme. In un mondo che si incamminava verso l’unità, la responsabilità di tutti per tutti diventa un’esperienza diretta. Svolgete quindi il vostro ministero episcopale con coscienza e con abilità; che esso sia sempre più anche un ministero di unità della Chiesa universale, contribuendo in tal modo all’unità della dottrina della fede e della morale, così come questa vincola il Magistero.

La Chiesa, in effetti, conserva una verità, una dottrina, una sapienza e un’esperienza di cui le persone hanno bisogno per percorrere il cammino della vera liberazione e per raggiungere l’autentico bene. È questo il contesto nel quale si deve comprendere l’Enciclica Veritatis Splendor che ho voluto pubblicare mosso dall’urgenza di ripresentare alla luce del Vangelo l’insegnamento ufficiale della Chiesa di fronte alla malsana confusione che molte persone avvertono circa la questione fondamentale del bene e del male, di ciò che è corretto e di ciò che è errato. La riaffermazione dell’insegnamento morale della Chiesa – che è costante e al contempo sempre nuovo – è la necessaria risposta del Magistero alla diffusa crisi etica che colpisce la società contemporanea.

Mi ha particolarmente commosso, nel recente incontro con la gioventù europea a Loreto, vedere tanti giovani che cercano ansiosamente di amare e di servire Cristo nella sua Chiesa. Sono certo, in quanto ho già avuto occasione di conoscere il suo dinamismo interiore, che lo stesso avviene nella vostra Patria. Questi uomini e queste donne del Terzo Millennio si aspettano che i loro Vescovi e i loro sacerdoti li aiutino a vivere secondo la verità che rappresenta il dono prezioso che Cristo ha riservato loro (cf. Gal 5, 1).

I fedeli guardano ai Vescovi della Chiesa come a “dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede” (Costituzione dogmatica Lumen Gentium, 25). Come Pastori esperti, dovete essere profondamente consapevoli delle enormi conseguenze di questa crisi sulla vita quotidiana delle persone e dovete riconoscere la vostra responsabilità, che consiste nell’offrire orientamenti pastorali che siano in conformità con la mente di Cristo e della Chiesa.

Di fronte alla sfida, senza dubbio dolorosa, dell’abbandono della Fede e della Morale nei Paesi cristiani, dobbiamo rinnovare continuamente in noi quel carisma della vigilanza, che portò Sant’Agostino a ricordarci la serietà delle nostre responsabilità, quando affermava: “oltre a essere cristiano... sono anche responsabile, e per questo devo rendere conto a Dio del mio ministero” (Sermone 46: Sui Pastori, n. 2).

3. Al centro del messaggio della Veritatis Splendor c’è la riaffermazione del rapporto essenziale tra la verità e la libertà (cf. Veritatis Splendor, 32). La verità universale circa il bene della persona umana e le norme sempre valide che garantiscono la tutela di tale bene sono realmente accessibili alla ragione umana; in effetti noi possiamo partecipare alla conoscenza di Dio su ciò che dobbiamo essere e fare al fine di raggiungere l’obiettivo per il quale siamo stati creati.

Aiutare gli uomini e le donne a riscoprire “la connessione inscindibile tra verità e libertà” (Veritatis Splendor, 99) è la pressante esigenza del nostro ministero pastorale, sia individuale sia collettivo. Assicurando l’insegnamento chiaro delle verità fondamentali presentate dalla dottrina morale della Chiesa, promuoveremo una nuova affermazione della dignità della persona umana, una corretta comprensione della coscienza, che rappresenta l’unica base solida per l’esercizio della libertà umana, oltre che il fondamento per la vita in comune, nella solidarietà e nell’armonia civica. Tutto ciò costituisce un servizio fondamentale a favore del bene comune. Come può la società moderna liberarsi dalla crescente decadenza, dal suo comportamento distruttore – nel quale è compresa la violazione dei diritti della persona umana – senza recuperare il carattere inviolabile delle norme morali che devono, sempre e in ogni luogo, orientare la condotta umana (cf. Veritatis Splendor, 84)?

È risaputo che la nostra epoca ha acquisito una percezione particolarmente viva della libertà. Questa percezione, tuttavia, si è espressa in molteplici modi che a volte si allontanano dalla verità dell’uomo. In alcune correnti di pensiero si è giunti a esaltare la libertà fino a trasformarla in un assoluto. Alla coscienza individuale sono state attribuite le prerogative dell’istanza suprema del giudizio morale. L’esigenza della verità è scomparsa al punto da essere pervenuti a una concezione radicalmente soggettiva del giudizio morale. Quando si perde l’idea di una verità universale sul bene, si tende a concedere alla coscienza dell’individuo il privilegio di stabilire autonomamente i criteri del bene e del male e ad agire di conseguenza. Questa visione s’identifica con un’etica individualistica nella quale ognuno si vede confrontato con la “sua verità”, diversa dalla verità degli altri; si capiscono così le difficoltà incontrate nella recente Conferenza sulla Donna a Pechino per un’affermazione chiara e inequivocabile dei valori universali inscritti nel cuore di ogni uomo.

Sempre, ma specialmente nel contesto culturale attuale, sarà nostro dovere affermare la dignità umana come fondamento della libertà, della giustizia e della pace, e anche la salvaguardia della famiglia, il concetto di maternità e la responsabilità dei genitori nell’educazione dei figli.

Questi temi sono troppo importanti per essere messi da parte. La Chiesa non smetterà mai di mettere in guardia i fedeli, e tutti gli uomini di buona volontà, contro qualsiasi attentato alla dignità dell’uomo e della donna, proclamando sempre con il dovuto coraggio pastorale i valori perenni della Legge naturale, confermati da Cristo nel Vangelo.

4. Alcune tendenze culturali odierne sono all’origine di molti orientamenti etici che pongono al centro del loro pensiero un supposto conflitto tra libertà e legge. Sono dottrine che attribuiscono agli individui e ai gruppi sociali la facoltà di decidere il bene o il male.

Questa erronea rivendicazione di autonomia ha esercitato il proprio influsso anche nell’ambito della teologia morale cattolica, e alcuni sono giunti a teorizzare una completa sovranità della ragione sulle norme morali relative al giusto ordinamento della vita in questo mondo. Di conseguenza si è giunti al punto di negare, in contrasto con l’insegnamento della Sacra Scrittura e la costante dottrina della Chiesa, che la Legge Naturale abbia Dio come autore, e che l’uomo, mediante la sua ragione, partecipi alla legge eterna, che non è però stabilita da lui (cf. Veritatis Splendor, 36). Un’autonomia così concepita nega alla Chiesa e al suo Magistero una competenza dottrinale specifica sulle norme morali concrete relazionate con il cosiddetto “bene umano”. È necessario tuttavia ricordare costantemente che la libertà, intesa come arbitrio, separata dalla verità e dal bene, la libertà separata dai Comandamenti di Dio, diventa una minaccia per l’uomo e per la donna, e porta alla schiavitù, rivoltandosi contro l’individuo e contro la società. La Chiesa, che è sempre accorsa in difesa dei diritti dell’uomo, non può tacere, anche a rischio di perdere popolarità. Il Concilio ci insegna: “Nessuna legge umana v’è che possa porre così bene al sicuro la personale dignità e la libertà dell’uomo, quanto il Vangelo di Cristo affidato alla Chiesa” (Gaudium et Spes, 41).

Ringrazio Dio per le recenti notizie sulle nuove iniziative nel campo dei mezzi di comunicazione sociale, da parte sia della Chiesa sia di gruppi privati, per annunciare, con rinnovato ardore missionario, la Verità rivelata. Non basta comunque parlare alle grandi masse molto spesso polivalenti se non si affrontano individualmente le persone, sapendo che Cristo ha versato tutto il suo preziosissimo Sangue per ognuna di esse. La libertà ha bisogno di essere guidata da una coscienza ben formata, che sia in grado di distinguere il bene e il male morale e sappia scegliere il bene in ogni situazione. La libertà non è relativismo morale, ma si fonda su criteri morali chiari e trasparenti. I brasiliani devono essere oggi ben orientati dai loro Pastori per resistere alle tendenze che giungono loro da diverse parti riguardanti la modernità e la liberazione, tendenze che, in realtà, sono molto spesso prive di autentici principi morali.

5. L’Evangelizzazione è, indubbiamente, la sfida più grande e sublime che la Chiesa è chiamata ad affrontare. Il momento che stiamo vivendo è soprattutto d’incitamento alla “Nuova Evangelizzazione”, nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nella sua espressione. Questa evangelizzazione tuttavia “comporta anche l’annuncio e la proposta morale” (Veritatis Splendor, 107) vissuta nella santità di tanti membri del Popolo di Dio.

Nel contesto della Nuova Evangelizzazione, che deve generare e alimentare la fede, possiamo capire il posto che nella Chiesa spetta alla riflessione che la Teologia deve svolgere sulla vita morale, così come possiamo presentare la missione e la responsabilità propria dei teologi moralisti. È su di essi che ricade in particolare una grave responsabilità, se la Nuova Evangelizzazione deve diventare una preoccupazione di tutti.

Perché la Chiesa possa compiere la sua missione profetica è necessaria una riflessione sempre più profonda della fede, sotto la guida dello Spirito Santo. È al servizio di questa riflessione e ricerca che si pone la vocazione del teologo nella Chiesa. Per questo faccio mie le precisazioni relative al Magistero della Chiesa il cui compito è “di discernere, mediante giudizi normativi per la coscienza dei fedeli, gli atti che sono in sé stessi conformi alle esigenze della fede e ne promuovono l’espressione nella vita, e quelli che al contrario, per la loro malizia intrinseca, sono incompatibili con queste esigenze” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum veritatis, 24-V-1990, n. 16).

A tutti coloro che insegnano Teologia Morale, per mandato dei legittimi Pastori, desidero ricordare il grave dovere d’istruire i fedeli – specialmente i futuri sacerdoti – con l’insegnamento che la Chiesa dichiara con autorità. In modo particolare, tutti noi dobbiamo impegnarci nella organizzazione dello studio della teologia, e nello sviluppo fecondo delle Facoltà e degli Istituti Superiori di Teologia. Nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis ho espresso i principi fondamentali della formazione scientifico-intellettuale e spirituale dei candidati al sacerdozio: “La formazione intellettuale dei candidati al sacerdozio trova la sua specifica giustificazione nella natura stessa del ministero ordinato e manifesta la sua urgenza attuale di fronte alla sfida della “nuova evangelizzazione” alla quale il Signore chiama la Chiesa alle soglie del terzo millennio” (Pastores dabo vobis, 51).

Vi raccomando soprattutto di essere particolarmente vigili in ciò che riguarda la formazione dei vostri seminaristi nel campo della Teologia Morale. Essi saranno i futuri formatori di coscienze cristiane, come confessori, direttori spirituali e animatori di comunità. Devono pertanto essere preparati a svolgere questa importante funzione del loro sacerdozio in totale sintonia con la dottrina della Chiesa. Per questo è indispensabile che i manuali e i professori di Teologia Morale vengano attentamente scelti per far sì che non venga introdotta nei seminari e nelle facoltà ecclesiastiche di teologia alcuna forma di dissidenza, che sarebbe dannosa in un campo così importante.

Ciò che interessa nella formazione teologica dei futuri sacerdoti, dei professori e di quanti collaborano all’insegnamento della religione è non solo la qualità scientifica della propria preparazione intellettuale ma anche il “sentire cum Ecclesia” tra professori e studenti. Vale la pena precisare che spetta in modo particolare ai teologi moralisti esporre la dottrina della Chiesa dando esempio di una leale adesione interna ed esterna all’insegnamento del Magistero, sia nel campo del Dogma come in quello della Morale (cf. Veritatis Splendor, 110). I teologi hanno una responsabilità intellettuale, spirituale e pastorale dovendo insegnare la dottrina morale della Chiesa senza alterarla in nulla. La discordanza con la dottrina morale manifestata da contestazioni e polemiche, attraverso i mezzi di comunicazione sociale, è contraria alla comunione ecclesiale e alla sua retta comprensione della costituzione gerarchica del Popolo di Dio. Un’opposizione all’insegnamento del Magistero della Chiesa non può essere considerata espressione di libertà cristiana e di diversità dei doni dello Spirito: tutti i fedeli – laici, religiosi o sacerdoti – hanno il diritto di ricevere la Dottrina Cattolica nella sua purezza e nella sua integrità che, in questo caso, i Pastori devono far rispettare.

Questi presupposti diventano ancora più attuali al momento di considerare l’influsso del Magistero della Chiesa volto a esporre, alla luce del Vangelo, il cammino comune verso lo sviluppo e la liberazione integrale dell’uomo. È ovvio che la formulazione di giudizi morali su situazioni, strutture e sistemi sociali richiede un’attenta e diligente riflessione; del resto la Chiesa si è ripetutamente pronunciata in difesa e per la promozione dei diritti dell’uomo e io stesso l’ho riaffermato nell’Enciclica Centesimus Annus (cf. n. 22).

Vale comunque la pena ricordare le parole che ho rivolto ai seminaristi di Brasilia nel corso del mio ultimo Viaggio Pastorale nella vostra terra: “Abbiate sempre come guida, per gli studi, il magistero autentico e universale della Chiesa. Solo quando il Magistero viene accettato docilmente, con spirito di fede [...], si potranno evitare le tentazioni del fascino superficiale esercitato dalle correnti e dalle mode teologiche, che deturpano e oscurano la Verità” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIV/1 [1991] 872). Un’analisi sociologica non può mai essere l’istanza suprema nell’elaborazione del discorso teologico. Se stabilisce un’elaborazione obiettiva di dati e di fatti, nelle loro connessioni e nella loro casualità, essa potrà essere un utile strumento per conoscere meglio la realtà umana, ma è la Rivelazione in sé, e solo essa, che può offrire al teologo la luce necessaria per comprendere sempre più profondamente la verità sull’uomo, che si trova intimamente vincolata alla verità di Dio e su Dio. Solo così si potranno evitare i rischi di una strumentalizzazione ideologica della teologia.

Per questo la Chiesa desidera – come è stato opportunamente dichiarato – che i professori dei Centri di formazione ecclesiastica, “ai quali è affidata la formazione del clero, siano scelti tra i migliori e possiedano una solida dottrina e una conveniente esperienza pastorale, unite a una buona formazione spirituale e pedagogica”; allo stesso tempo “è necessario promuovere una stretta collaborazione con i professori di morale, dogmatica e di pastorale per garantire la coerenza, l’unità e la solidità dell’insegnamento” (Orientamenti per lo Studio e l’Insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa nella Formazione Sacerdotale, Roma, 1988, p. 67).

A voi, cari Fratelli nell’Episcopato, è stato affidato il compito di vegliare sulla trasmissione dell’insegnamento teologico e di ricorrere alle misure opportune perché i fedeli possano essere preservati da qualsiasi dottrina o teoria ad esso contrarie. In questo compito i Vescovi sono aiutati dai teologi, ma le opinioni teologiche non costituiscono la regola né la norma del loro insegnamento; vige qui il principio secondo il quale l’insegnamento del Magistero – grazie all’assistenza divina – vale più di un’argomentazione meramente umana. Inoltre il pluralismo teologico, invocato a volte senza criterio, “non è legittimo se non nella misura in cui è salvaguardata l’unità della fede nel suo significato obiettivo” (Dei Verbum, 34).

6. Di fronte a una società che sempre più sembra vivere indipendentemente dai valori morali, assumendo atteggiamenti non solo contrari ma anche indifferenti a tali valori, giungendo così a quella che comunemente viene chiamata “civiltà della morte”, la Chiesa non si stanca di difendere con fermezza quelle norme morali che, essendo universali e immutabili, in quanto originarie della legge della propria natura, costituiscono la condizione necessaria all’esistenza della libertà. Alla cultura della morte la Chiesa contrappone la cultura dell’amore. Solo nell’osservanza di tali norme, che proibiscono tutto il male intrinseco e regolano la giusta e pacifica convivenza umana, diventano possibili il buono sviluppo della struttura sociale, il bene pubblico come tale e l’armonia personale dell’essere umano.

È proprio per questo che le parole dell’Apostolo Paolo risultano così attuali nel nostro tempo: “Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna... Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina” (2 Tm 4, 2-3). La missione della Chiesa dovrà dunque essere sempre quella d’interpretare la norma morale, proponendola a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, senza nascondere le sue esigenze e i suoi impegni... Anche quando la vera dottrina è impopolare, non ci sarà concesso di ricercare una facile popolarità!

È evidente che, nella sua costante sollecitudine verso i fedeli, la Chiesa, Madre e Maestra, ha sempre in mente le situazioni conflittuali ed estremamente complesse della vita dell’uomo e della società contemporanea, il cui cammino morale diventa spesso faticoso per le difficoltà, per le debolezze e per le situazioni dolorose (cf. Veritatis Splendor, 95). Tuttavia, nella sua sollecitudine pastorale, la Chiesa non può dimenticare che la genuina compassione e la vera comprensione comportano l’amore per la persona umana, per il Bene Supremo e per l’autentica libertà che non si può separare da un’opzione fondamentale per il Sommo Bene. Non sarà indebolendo la verità morale e trascurando i veri valori che la Chiesa compierà la sua missione a favore dell’uomo.

La Chiesa, obbediente al Signore, che è venuto non per giudicare ma per salvare, deve manifestare la misericordia verso le persone senza tuttavia rinunciare al principio della verità e della coerenza secondo il quale non si può chiamare bene il male e male il bene. Non sminuire in nulla la dottrina redentrice di Cristo costituisce un’eminente forma di carità verso le anime. Non possiamo non tenere presente che, in tutti i secoli, la forza della Chiesa è stata ed è nella testimonianza dei Santi, ossia di coloro che fecero propria la verità di Cristo. Alla domanda “che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” (Mt 19, 16), la Chiesa risponde come Maria: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 5).

Certamente a tutti noi, specialmente a voi Vescovi di Santa Catarina, tornano in mente quei giorni di Beatificazione di Madre Paulina che la Provvidenza mi ha concesso la grazia di celebrare. Vi ho detto in quella occasione: “(la Chiesa) ha bisogno, oggi più che mai, di santi!” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIV/2 [1991] 919). È proprio per questo che la società moderna ha un estremo bisogno di Verità, poiché solo sul fondamento della Verità si può costruire, in modo sicuro, l’edificio della vita morale e ascetica. Solo dalla verità nasce la moralità autentica, obiettiva e universale.

7. Cari Fratelli nell’Episcopato, nel concludere questo incontro, vorrei confermarvi nel vostro servizio personale alla Chiesa, questa Madre nel cui grembo dobbiamo “imparare tutto” e che prefigura la Gerusalemme celeste già presente in mezzo a noi. Fra tutti i Santi, Maria Santissima condivide con noi la condizione umana in una totale trasparenza alla grazia di Dio. Comprende l’uomo peccatore e lo ama con amore di Madre. Proprio per questo sta dalla parte della verità e condivide il fardello della Chiesa nel ricordare a tutti e sempre le esigenze della Fede. Con speranza, chiedo alla Vergine Maria, a cui date il bel nome di Nossa Senhora da Conceição Aparecida, d’intercedere tutti i giorni per voi insieme a suo Figlio, affinché la vostra missione vi dia molta gioia. Di tutto cuore concedo la mia Benedizione Apostolica a voi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli a voi affidati, così come al vostro Paese affinché possa essere esempio e testimonianza di Nuova Evangelizzazione in un’America Latina rinnovata in Cristo.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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