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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN ROMANO
MARTIRE
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 22 ottobre 1995
Ai bambini
Mi trovo in questa parrocchia di San Romano Martire, in mezzo a tanti palazzi
ed edifici ed incontro soprattutto i giovani e i ragazzi, in età prescolastica,
ma anche gli studenti delle medie e del liceo. Mi hanno posto delle domande e
vorrei dare una risposta; ma non astratta. Quando sono entrato qui ho cercato di
dare la mano a tutte le persone possibili ma indirettamente ho raggiunto tutti.
Dare la mano significa prendere contatto, unirsi. Io e voi con questo gesto
volevamo esprimere il nostro desiderio di unione e di comunione. Ho poi visto
che alcuni di voi baciavano il mio anello. Questo anello è molto significativo.
Esso indica la fedeltà. I vostri genitori portano gli anelli quale segno della
loro fedeltà nel matrimonio e nella famiglia.
Perché il Papa e i Vescovi tutti portano l’anello? Perché sono sposati con la
Chiesa. Ciascuno è sposato con la sua Chiesa. Io, portando questo anello sono
sposato con la Chiesa di Roma e devo essere uno sposo fedele a questa mia
Chiesa, mia sposa. Per questo si porta l’anello. Guardando ad esso io sempre
devo domandarmi se sono fedele, se faccio tutto per questa mia Chiesa-sposa, per
tutti i fedeli, per tutte le parrocchie, per tutti gli anziani, i malati, i
giovani, le famiglie, i nascituri. Vi ho spiegato cosa vuol dire portare
l’anello per i genitori e per i Pastori. Ho così dato anche una risposta alle
vostre domande. Il Papa deve guardare al suo anello e guardandolo deve pregare
per saper fare ciò che il Signore vuole da lui in quanto Pastore e sposo della
Chiesa di Roma.
Avete anche cantato bene, Vi auguro buona domenica, buona settimana e buon
anno scolastico e vi dico arrivederci. Spero di vedervi di nuovo! forse in
Vaticano, o forse altrove, nei diversi luoghi dove si possono incontrare i
giovani.
Ai membri del Consiglio pastorale
Pensiamo a Pietro, quando è arrivato qui a Roma per prendere possesso della
Chiesa che era ancora tutta da fare. Pietro, all’inizio dell’era cristiana, non
ha trovato qui le chiese, intese come strutture ed edifici, ma trovava templi
romani e pagani. Nel vecchio centro di Roma ci sono ancora gli edifici e le mura
pagane, ma c’è anche una chiesa cristiana dedicata alla Madonna, ma che prima
era un tempio pagano. Questo lo dico in riferimento alla situazione della vostra
parrocchia che non ha la chiesa. San Pietro ha dovuto aspettare trecento anni
per le prime chiese cristiane di Roma. Io vi auguro di aspettare di meno e sono
sicuro che la vostra chiesa si farà in tempo più breve.
Grazie per questo incontro e vi ringrazio anche per la vostra collaborazione
apostolica al parroco, al Vescovo di Roma, al Cardinale Vicario, al Vescovo del
Settore. E molto importante avere il consiglio pastorale dei laici.
Ai giovani
Vorrei ringraziare il vostro collega che si è preparato a parlare, ma che non
può a causa del poco tempo rimastoci.
Si dice che Roma è eterna, che significa fuori dal tempo, Noi sappiamo bene
che non è così. E nel tempo, ha i suoi anni, i suoi secoli e i suoi millenni.
Tutto ciò che è creato è temporale. sottoposto alla legge del tempo.
Ma se Roma è eterna vuol anche dire che è sempre giovane, che non invecchia.
Io vi auguro di essere buoni rappresentanti di questa eterna giovinezza di Roma.
Non dico che per voi il tempo sarà sospeso. Anche voi dovete maturare, dovete
diventare adulti e poi anche anziani come lo sono diventato io, pur senza
pensarci.
Eterno vuol dire che non passa. Si deve sempre rappresentare questa
giovinezza della condizione umana, della vocazione umana. E una giovinezza che
vuol dire anche forza, purezza, speranza, progresso, tutto ciò che è congeniale
alla vostra età. Vi auguro di essere radicati in Cristo, perché lui è eterno.
Lui è diventato uomo e si e sottoposto alla legge del tempo, dei suoi anni. ma è
eterno. Vi auguro di essere così radicati in Cristo, da arrivare alla
partecipazione alla vitalità di Dio, a cui noi Cristo è nostra guida.
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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