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ALLOCUZIONE DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA XXVIII CONFERENZA GENERALE
DELLA FAO IN OCCASIONE DEL 50° DI FONDAZIONE

Lunedì, 23 ottobre 1995

 

Signor Presidente,
Signor Direttore Generale,
Signore e Signori,

1. Sono lieto di darvi il benvenuto, distinti partecipanti alla Ventottesima Conferenza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, che state compiendo la vostra tradizionale visita alla Sede di Pietro. Poiché quest'anno si celebra il 50 anniversario della F.A.O. sono particolarmente lieto del fatto che, nonostante i vostri fitti impegni, non avete voluto perdere quest'occasione, una consuetudine che è stata rispettata in occasione degli incontri della Conferenza fin da quando la F.A.O. si è stabilita a Roma nel 1951.

Attraverso di lei, Signor Presidente, porgo i miei più cordiali auguri ai Delegati e ai Rappresentanti degli Stati membri ed estendo un particolare benvenuto ai nuovi membri della vostra Organizzazione che più che mai rispecchia un mondo che, nonostante divisioni spesso dolorose, ha un bisogno crescente di riunirsi intorno a obiettivi comuni.

La ringrazio, Signor Direttore Generale, e rinnovo la mia stima per il generoso impegno che ha dimostrato durante la prima fase del suo mandato che implica anche il compito arduo, ma necessario, di ristrutturare l'Organizzazione.

2. Non è un caso che l'istituzione della F.A.O. abbia coinciso con la formazione di quella Organizzazione più ampia, le Nazioni Unite, i cui ideali hanno ispirato la F.A.O. e la cui attività è strettamente associata a quest'ultima. L'istituzione della F.A.O. intendeva sottolineare la complementarietà dei principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite: la pace autentica e l'effettiva sicurezza internazionale non si ottengono soltanto impedendo guerre e conflitti, ma anche promuovendo lo sviluppo e creando condizioni che garantiscano pienamente i diritti umani fondamentali.

3. La celebrazione del 50 Anniversario della F.A.O. offre un'occasione opportuna per riflettere sull'impegno della comunità internazionale verso un bene e un dovere fondamentali: la liberazione degli esseri umani dalla malnutrizione e dalla minaccia della morte per fame. Come avete sottolineato nella recente Dichiarazione del Quebec, non è possibile dimenticare che all'inizio nella F.A.O. non c'era soltanto il desiderio di rafforzare un'efficace cooperazione fra gli Stati in un settore fondamentale come quello dell'agricoltura, ma anche l'intenzione di trovare modi per garantire un'alimentazione sufficiente per il mondo intero, attraverso la condivisione razionale dei frutti della terra. Istituendo la F.A.O. il 16 ottobre 1945, la comunità mondiale sperava di debellare il flagello della carestia e della morte per fame. Non bisogna permettere che le enormi difficoltà che tale compito ancora presenta diminuiscano la fermezza del vostro impegno.

Anche oggi, davanti ai nostri occhi si presentano situazioni tragiche: le persone muoiono di fame perché la pace e la sicurezza non sono state garantite. La situazione economica e sociale del mondo attuale ci fa comprendere fino a che punto la fame e la malnutrizione di milioni di persone siano il risultato di cattivi meccanismi all'interno delle strutture economiche, o siano la conseguenza di criteri ingiusti nella distribuzione delle risorse e della produzione, di politiche formulate per tutelare gruppi particolari di interesse o di varie forme di protezionismo.

Inoltre, la precaria situazione in cui si trovano intere popolazioni ha portato a una mobilità di dimensioni talmente allarmanti da non poter essere affrontata soltanto con l'assistenza umanitaria tradizionale. La questione dei rifugiati e degli sfollati provoca conseguenze drammatiche a livello di produzione agricola e di sicurezza alimentare a detrimento della nutrizione di milioni di persone. L'azione della F.A.O. negli ultimi anni ha dimostrato che gli aiuti forniti ai rifugiati non sono sufficienti; questo tipo di assistenza non condurrà a una soluzione soddisfacente fin quando si permetterà a condizioni di estrema povertà di sussistere e di divenire sempre più gravi, condizioni che portano all'aumento della mortalità causata dalla malnutrizione e dalla fame.

Le cause di tali situazioni vanno affrontate.

4. Signore e Signori: le celebrazioni del 50 Anniversario ci offrono l'opportunità di chiederci per quale motivo l'azione internazionale, nonostante l'esistenza della F.A.O., non sia stata in grado di cambiare questo stato di cose. A livello mondiale è possibile produrre cibo sufficiente a soddisfare le necessità di tutti. Perché così tante persone rischiano di morire di fame?

Come sapete, sono molti i motivi di questa situazione paradossale nella quale l'abbondanza coesiste con la scarsità, motivi quali le politiche che riducono con forza la produzione agricola, la corruzione diffusa nella vita pubblica e l'investimento massiccio su armi sofisticate a detrimento delle necessità primarie delle persone. Queste e altre ragioni contribuiscono alla creazione di ciò che chiamate «strutture di carestia». Si tratta dei meccanismi di economia internazionale per mezzo dei quali i Paesi meno favoriti, quelli che hanno maggiore necessità di cibo, vengono esclusi in un modo o nell'altro dal mercato, impedendo in tal modo un'equa ed efficace distribuzione dei prodotti agricoli. Tuttavia, un'altra ragione consiste nel fatto che alcune forme di assistenza allo sviluppo sono subordinate alla realizzazione da parte dei Paesi più poveri di politiche di adattamento strutturale, politiche che limitano drasticamente la capacità di quei Paesi di acquisire le scorte alimentari loro necessarie. Una seria analisi delle cause della fame non può trascurare l'atteggiamento presente nei Paesi più sviluppati, nei quali una cultura consumistica tende a esaltare bisogni artificiali a discapito di quelli reali. Ciò ha conseguenze dirette sulla struttura dell'economia mondiale e in particolare sull'agricoltura e la produzione alimentare.

Queste numerose motivazioni hanno origine non soltanto in un falso senso dei valori sui cui dovrebbero basarsi i rapporti internazionali, ma anche in un atteggiamento diffuso che enfatizza l'avere più che l'essere. Il risultato è la reale incapacità di molti di comprendere le necessità dei poveri e di coloro che muoiono di fame, di fatto di comprendere i poveri stessi nella loro inalienabile dignità umana. Una campagna efficace contro la fame dunque, richiede molto di più del semplice indicare il corretto funzionamento dei meccanismi di mercato o l'ottenere livelli più alti di produzione alimentare. E' necessario, prima di tutto, riscoprire il senso della persona umana. Nel discorso che ho rivolto all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso 5 ottobre, ho sottolineato la necessità di creare rapporti fra i popoli sulla base di un costante «scambio di doni», un'autentica «cultura del dare» che dovrebbe rendere ogni Paese preparato a soddisfare le necessità di coloro che sono meno fortunati (n. 14).

5. In questa prospettiva, la F.A.O. e altre organizzazioni rivestono un ruolo fondamentale nel promuovere un nuovo senso di cooperazione internazionale. Durante gli ultimi cinquanta anni la F.A.O. ha avuto il merito di agevolare l'accesso delle persone alla terra, favorendo in tal modo i lavoratori agricoli e promuovendo i loro diritti come condizione per l'aumento dei livelli di produzione. L'assistenza alimentare, spesso sfruttata per esercitare pressioni politiche, è stata modificata grazie a un nuovo concetto: la sicurezza alimentare che considera la disponibilità di cibo non soltanto in relazione alle necessità della popolazione di un Paese, ma anche in rapporto alla capacità produttiva delle aree circostanti, e precisamente preoccupandosi anche del trasferimento rapido o dello scambio di alimenti.

Inoltre, l'interesse che la comunità internazionale dimostra per le questioni ambientali si riflette nell'impegno della F.A.O. in attività volte a limitare i danni causati all'ecosistema e a tutelare la produzione alimentare da fenomeni quali la desertificazione e l'erosione. La promozione di un'effettiva giustizia sociale nei rapporti fra i popoli richiede la consapevolezza del fatto che i beni del Creato sono destinati a tutte le persone e che la vita economica della comunità mondiale dovrebbe essere orientata alla condivisione di quei beni, al loro uso e ai loro benefici.

Oggi è necessario più che mai che la comunità internazionale si impegni nuovamente nell'adempimento dello scopo primario per il quale la F.A.O. è stata istituita. Il pane quotidiano per tutti sulla terra, il «Fiat panis» a cui la F.A.O. fa riferimento nel suo motto, è la condizione essenziale della pace e della sicurezza nel mondo. Bisogna fare scelte coraggiose e farle alla luce di una corretta visione etica dell'attività politica ed economica. Le modifiche e le riforme del sistema internazionale, e della F.A.O. in particolare, devono basarsi su un'etica di solidarietà e su una cultura di condivisione. Orientare i lavori di questa Conferenza a questo fine può essere il modo più fecondo di prepararsi per l'importante incontro del Summit Mondiale sulla Nutrizione che la F.A.O. ha programmato per il novembre del 1996.

6. In tutti questi sforzi la Chiesa Cattolica vi è vicina, come testimonia l'attenzione con la quale la Santa Sede segue l'attività della F.A.O. dal 1948. Nel celebrare questo 50o Anniversario con voi, la Santa Sede desidera dimostrare il suo sostegno costante ai vostri sforzi. Un segno simbolico di tale sostegno e di tale incoraggiamento sarà la campana che verrà collocata nella sede della F.A.O. a ricordo dell'istituzione, cinquanta anni fa, della Famiglia delle Nazioni Unite. Le campane sono simbolo di gioia, annunciano un evento. Tuttavia esse suonano anche per richiamare all'azione. In questa occasione, e nel contesto dell'attività della F.A.O., questa campana intende richiamare tutti, i Paesi, le diverse Organizzazioni Internazionali, gli uomini e le donne di buona volontà, a sforzi sempre maggiori per liberare il mondo dalla carestia e dalla malnutrizione.

Le parole incise alla base della campana evocano proprio il proposito del sistema delle Nazioni Unite: «un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra» (Is 2,4). Queste sono le parole del Profeta Isaia, che proclamava l'alba della pace universale. Tuttavia, secondo il profeta, questa pace verrà, e questo ha grande significato per la F.A.O., solo quando «forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci» (ibidem). Infatti, soltanto quando le persone considereranno la lotta contro la fame una priorità e si impegneranno a fornire ad ognuno i mezzi per guadagnarsi il proprio pane quotidiano invece di ammassare armi, i conflitti e le guerre cesseranno e l'umanità sarà in grado di intraprendere per un duraturo viaggio di pace.

Questo è il compito sublime a cui voi, Rappresentanti delle Nazioni e responsabili della F.A.O., siete chiamati.

Sulla vostra opera e sulla F.A.O., invoco le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente, sempre ricco di misericordia.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

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