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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE RELIGIOSE PARTECIPANTI
AL VII CAPITOLO GENERALE DELLE FIGLIE DI SAN PAOLO

Lunedì, 4 settembre 1995

 

Carissime Sorelle,
“Figlie di San Paolo”!

1. Da ben 50 Nazioni, siete venute a Roma per celebrare il settimo Capitolo Generale del vostro Istituto, avendo come tema le “Figlie di San Paolo, apostole di Gesù Cristo nel mondo della comunicazione”.

Sono lieto di accogliervi e vi ringrazio per la vostra presenza, segno di fedeltà a Cristo ed alla Chiesa. Porgo il mio cordiale saluto alla Superiora Generale, Suor Giovanna Carrara, alle sue dirette Collaboratrici, a tutte voi, partecipanti al Capitolo ed a tutte le vostre Consorelle, sparse nel mondo per testimoniare la perenne validità del messaggio cristiano.

Mentre esprimo il mio vivo apprezzamento per l’opera che da tanti anni svolgete, auspico di cuore, con profonda fiducia nella grazia divina, che questo vostro Capitolo, importante e denso di prospettive, rechi all’intera Congregazione un rinnovato fervore, perché siate sempre più sollecite di ascoltare, per annunziarlo, Gesù, il divino Maestro. Così diceva infatti don Giacomo Alberione, il vostro Fondatore: “Nessuna più grande ricchezza si può dare a questo mondo, povero e orgoglioso, che Gesù Cristo... Il mondo ha bisogno di Gesù Cristo Via, Verità e Vita”.

2. Il carisma delle Figlie di San Paolo consiste nell’essere testimoni di Gesù Maestro nel campo della comunicazione. Pertanto, la vostra prima fondamentale caratteristica sia la convinzione piena che Gesù, il Verbo Incarnato, è l’unico Maestro, assoluto, perenne, universale, perché è la Verità!

La domanda che si faceva san Paolo: “Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo?”, riceve ancor oggi la medesima risposta: “Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1 Cor 1, 20. 25).

Gesù, che ha assunto in sé la debolezza della carne umana, è e resta la manifestazione definitiva della sapienza “più forte” di Dio. Egli è la Verità e la Luce del mondo; il suo messaggio è immutabile e perenne. Attraverso le vicissitudini dei popoli e delle epoche, Egli è presente nel cammino del tempo con la sua parola e con l’insegnamento della Chiesa, alla quale ha promesso ed assicurato l’assistenza dello Spirito Santo: “Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà la cose future” (Gv 16, 13). Con la stessa certezza degli Apostoli noi affermiamo, pertanto, che Gesù Cristo è l’unico ed universale Redentore dell’uomo.

Che grande dono quello di poterlo annunciare con gli attuali mezzi di comunicazione tanto potenti ed efficaci! Che urgente responsabilità quella di far ritrovare con tali mezzi le sue umane e divine parole: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò... Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11, 28-29).

3. Carissime “Figlie di San Paolo”! Siate esempio di fedeltà alla Verità, di rispetto per l’uomo, di onestà nell’uso delle parole e delle immagini. Il vostro impegno di testimonianza è grande ed è anche grave, perché voi siete apostole della comunicazione. Gesù Maestro esige che il vostro servizio sia illuminante, coerente, confortante, mai deviante o provocatorio. Gesù Maestro vuole da voi adeguata conoscenza della Verità, da Lui rivelata, e perfetta adesione al Magistero della Chiesa, che si sviluppa nel tempo con continuità coerente e con premura pastorale. Il dialogo con l’umanità non può e non deve mai essere improntato a cedimenti circa la Verità, a compromessi con uno stile di vita che allontani da Cristo. Il rispetto e la carità verso le persone devono essere uniti alla convinzione che la verità di Cristo, unico vero Maestro dell’umanità, rende libero l’uomo, lo salva e lo eleva verso la piena comunione col Padre.

Don Giacomo Alberione nell’aprile 1960, durante il mese di Esercizi Spirituali dei Paolini, disse tra l’altro: “Vi è un’unica meta per i veri santi, un’unica consegna: “Vivit vero in me Christus”. Siamo “ambasciatori di Cristo” ed Egli esorta per mezzo nostro. Il Signore ha trovato in noi dei docilissimi strumenti e ci fa muovere, ci chiama e ci fa passare attraverso varie vicende o difficoltà. Egli ci chiede di non venir meno nella fedeltà, di non cedere alle tentazioni di apparenti successi devianti”.

Ecco la consegna del vostro Fondatore! A voi il compito di restarvi fedeli. Riprendendo dopo il Capitolo Generale il vostro impegno quotidiano, siate davvero “strumenti docilissimi” di Gesù Maestro. E, come diceva don Alberione, “amate tanto, con il cuore di Gesù, il cuore di Maria e il cuore di San Paolo”.

Vi accompagna il mio augurio affettuoso, unito alla Benedizione Apostolica, che estendo all’intero Istituto e a tutte le persone care.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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