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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AI PRIMI «GIOCHI MONDIALI MILITARI»

Giovedì, 7 settembre 1995

 

1. Sono molto lieto di incontrarmi con voi, carissimi giovani militari, convenuti a Roma da tutto il mondo per i Primi Giochi Mondiali Militari. Rivolgo uno speciale pensiero all’Ordinario Militare per l’Italia, Mons. Giovanni Marra, ed al Signor Ministro della Difesa del Governo italiano, On. Domenico Corcione, che ringrazio sentitamente per le cortesi parole poc’anzi rivoltemi e per le riflessioni di alto valore morale espresse. Con lui saluto i Ministri della Difesa di altre Nazioni, presenti a questo incontro.

Desidero inoltre manifestare il mio vivo compiacimento al Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Signor Samaranch, come pure al Presidente ed ai Membri del “Consiglio Internazionale dello Sport Militare”, promotore di questa importante manifestazione sportiva, che si svolge all’insegna del motto “Amicizia attraverso lo Sport”. Il mio cordiale saluto va infine al Presidente del Comitato Organizzatore, Generale Casale, agli illustri Componenti del Comitato stesso.

La partecipazione di oltre 4.000 giovani atleti militari, provenienti da più di 100 Paesi di ogni Continente, conferisce a questo evento un significato che supera la stessa competizione sportiva e diventa incontro di popoli che, attraverso lo sport, intendono indirizzare al mondo un forte messaggio di pace.

2. Abbiamo ricordato quest’anno, con molteplici iniziative, il cinquantesimo anniversario della fine del secondo conflitto mondiale, e ci accingiamo a commemorare i 50 anni di attività dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Questi “Primi Giochi Mondiali Militari” si inseriscono dunque, a giusto titolo, tra le iniziative che, ricordando tali eventi, si propongono di guardare al futuro dell’umanità, con l’impegno di far progredire nel mondo la reciproca conoscenza, la fraternità, l’amicizia e la pace tra i popoli.

Lo sport ha sempre avuto la funzione di unire gli uomini, al di là delle differenze etniche, religiose e politiche. Questo ruolo, già così evidente nelle competizioni sportive tradizionali, diventa assai più esplicito in occasione di questo grande avvenimento sportivo, che coinvolge i militari a livello mondiale.

Nelle competizioni previste durante questi Giochi, infatti, si affrontano sportivi di ogni parte del mondo, anche atleti e squadre provenienti da Paesi divisi tra loro da antichi o più recenti contrasti, quando non addirittura da sanguinose guerre che ancora stanno arrecando distruzione e morte.

Come sede di questi primi Giochi mondiali dei militari avete opportunamente scelto Roma. La vocazione universale che, per molte ragioni, contraddistingue questa Città, ben si addice al messaggio di amicizia e di fraternità che la vostra manifestazione sportiva trasmette e diffonde non solo tra i partecipanti, ma anche tra i Popoli che voi qui degnamente rappresentate e che, con voi, guardano al futuro del mondo con pensieri di pace e di universale fraternità.

3. Carissimi, voi siete nello stesso tempo militari e sportivi. Entrambe queste due condizioni di vita richiedono qualità fisiche e virtù morali. Esse comportano esercizio del corpo, ma anche regole di vita, disciplina, forte volontà, fedeltà ai propri doveri, spirito di sacrificio e capacità di soffrire per essere in grado di raggiungere i traguardi sempre più alti che l’agonismo esige.

Lo sport è scuola di vita, ma anche il servizio militare tempra e fortifica il carattere delle persone, preparandole ad affrontare con più sicurezza e coraggio le difficoltà e le prove della vita.

In questo gradito incontro, desidero ribadire che la Chiesa guarda con ammirazione il vostro essere insieme militari e sportivi. Attraverso le competizioni sportive voi mettete in evidenza, dinnanzi agli occhi del mondo, che il militare non è, e non deve essere, un uomo di guerra, ma colui che, pur impegnato nella difesa della propria Patria, sa essere uomo che cerca anzitutto la collaborazione tra i popoli e opera perché tra le nazioni crescano i rapporti di amicizia e di pace.

La vostra manifestazione sportiva, unendo rappresentanti di un gran numero di nazioni, può validamente contribuire a rafforzare e diffondere questa identità del militare come servitore della sicurezza e della libertà dei popoli, sempre animato dallo spirito di pace. Ogni militare, nell’adempimento dei suoi doveri, deve infatti sempre sentirsi nell’animo un soldato di pace.

4. Questo ultimo scorcio di secolo, alla vigilia del terzo millennio, aveva fatto ben sperare per un futuro dell’umanità finalmente riconciliata. Purtroppo situazioni tristissime di guerra si sono riproposte sia nel cuore dell’Europa che in Africa. La vostra singolare manifestazione sportiva, che ben si inserisce tra le altre numerose manifestazioni commemorative della fine del secondo grande conflitto mondiale, diventa l’occasione per rinnovare, con voce più forte e determinata, il comune appello alla pace.

Nel Messaggio inviato al mondo in occasione della fine della II Guerra Mondiale, ho riservato una speciale parola anche per voi. Ho scritto: “ho grande fiducia nella vostra capacità di essere autentici interpreti del Vangelo. Sentitevi personalmente impegnati al servizio della vita e della pace... Respingete le ideologie ottuse e violente; respingete ogni forma di nazionalismo esasperato e di intolleranza; è per queste vie che si introduce insensibilmente la tentazione della violenza e della guerra. A voi è affidata la missione di aprire nuove vie di fratellanza tra i popoli, per costruire un’unica famiglia umana” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/1 [1995] 1248). E voi, quasi accogliendo questo invito, siete venuti qui per testimoniare la volontà di assumere solennemente questo impegno.

5. Siete venuti con la gioia nel cuore, per l’opportunità di partecipare ad un’esperienza agonistica di grande respiro, vivendo “l’amicizia attraverso lo sport”. Avete lasciato alle vostre spalle barriere e ideologie politiche, che per decenni hanno diviso il mondo in blocchi contrapposti e vi apprestate ad un sereno, vivace e promettente confronto sportivo.

Altrove, invece, anche non lontano da noi, altri uomini, spinti unicamente dall’odio e dalla vendetta, si stanno confrontando, non sul terreno di gioco, ma tra le rovine delle loro stesse città distrutte. Le loro mani non alzano trofei di vittorie sportive, ma ancora brandiscono armi grondanti di sangue.

Quale contrasto tra lo spettacolo doloroso di violenza e di morte che ci viene quotidianamente offerto dai mass media, – scene alle quali i nostri occhi sgomenti mai potranno assuefarsi –, e lo spettacolo confortante e carico di promesse che avete offerto ieri, in occasione della cerimonia inaugurale dei Giochi!

Fianco a fianco, con incedere ordinato e fiero dietro al proprio vessillo nazionale, avete manifestato ancora una volta la consapevole certezza di poter diventare artefici di una società rinnovata, in un dialogo intenso tra militari di diverse nazioni, tra i quali tacciono le armi e parlano, attraverso la nobile arte dello sport, le coscienze, le intelligenze ed i cuori. Carissimi giovani militari, tutto questo è per me motivo di grande conforto e di speranza.

6. Sono lieto di constatare che le vostre manifestazioni sportive costituiscono un modo nuovo di dialogare tra i militari di tutto il mondo, quasi una pedagogia che crea una cultura di pace. Un’intera generazione di giovani in uniforme, provenienti dalle forze armate, dalle forze di polizia e dai corpi armati dello Stato ad ordinamento speciale, diventa così, in modo mirabile, una sfida coraggiosa che vuole costruire un mondo di pace e superare il criterio barbaro e disumano del ricorso alla guerra come mezzo per dirimere le controversie. È tempo ormai di affermare con forza: “Basta con la guerra”! Guerra giusta e doverosa è fare guerra alle guerre.

Affido alla vostra bella manifestazione e a ciascuno di voi questo messaggio di pace, perché giunga in ogni angolo del mondo e affratelli tutti i popoli nell’unica famiglia di Dio, di cui voi, qui uniti come militari per creare amicizia attraverso lo sport, siete un promettente segno.

A voi qui presenti ed a tutti i vostri amici militari giunga il mio cordiale saluto e la mia benedizione.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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