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MESSAGGIO DI GIOVANNI
PAOLO II IN OCCASIONE DEL CAPITOLO GENERALE DELL’ORDINE CISTERCENSE
Carissimi Fratelli dell’Ordine cistercense!
1. Sono lieto di rivolgermi a voi, Oblati, Priori e Delegati, in occasione
del vostro Capitolo Generale, per attestarvi l’affetto e l’interesse con cui
seguo questo momento importante della vita della vostra illustre Famiglia
religiosa.
Rivolgo un deferente pensiero all’Abate Don Policarpo Zakar, che ha terminato
il suo mandato decennale a servizio dell’intero Ordine, e mentre gli esprimo
cordiale apprezzamento per il lavoro svolto, formulo i migliori auguri per il
nuovo eletto, Don Mauro Esteva.
So che avete incluso, come punto principale nel programma del Capitolo
Generale, lo studio sul modo migliore di associare le monache, che sono parte
considerevole della vostra Famiglia religiosa, alla responsabilità del governo
dell’Ordine. A questo fine avete voluto che partecipassero al Capitolo anche le
Abbadesse come osservatrici. Nelle vostre discussioni al riguardo vi siete
riferiti costantemente agli insegnamenti del Concilio Vaticano II ed a quelli da
me recentemente rivolti al Popolo di Dio, in particolare, nella “Lettera alle
donne”. Faccio voti che le vostre deliberazioni valorizzino il contributo delle
monache alla realizzazione della missione dei Cistercensi nella Chiesa e nel
mondo.
2. Il presente Capitolo mira anche a considerare come questa vostra missione
debba aggiornarsi ed espandersi, in vista del terzo millennio cristiano. Mentre
infatti l’umanità si appresta ad entrare in una nuova era della storia, l’Ordine
cistercense sta preparando le celebrazioni del suo decimo centenario.
Dio è entrato nella storia con l’Incarnazione dell’Unigenito Figlio, il quale
ne è diventato così il centro ed il termine. Abbiate cura, ad imitazione dei
vostri Fondatori e dei loro discepoli, di porre in sempre maggior risalto la
centralità di Cristo nella vostra vita spirituale e nel vostro ministero.
3. I Cistercensi abbracciarono nel secolo undicesimo la nuova osservanza
nell’intento di cercare più intensamente Dio, di approfondirne la conoscenza e
di farne, in qualche misura la viva esperienza. Il mistero del Verbo Incarnato,
“immagine del Dio invisibile” (Col 1, 15), “via verità e vita” (Gv
14, 6), ha illuminato la loro contemplazione e li ha guidati a riconoscere
nell’umanità assunta dal Verbo la via a noi offerta affinché, attraverso la
conoscenza visibile di Dio, fossimo rapiti all’amore delle realtà invisibili (cf.
Prefazio di Natale, 1).
Così scriveva San Bernardo: “Io penso che la ragione principale che ha spinto
Dio invisibile a farsi vedere nella carne e a vivere tra gli uomini è di
raccogliere tutti gli affetti di questi esseri di carne, di concentrarli
nell’amore salutare per la sua propria carne e di incamminarli così a poco a
poco verso un amore spirituale” (Sermo XX in Cant.).
A lui faceva eco il beato Aelredo: “Dal seno del Padre, il nostro Signore è
disceso fino a noi... Se dunque, fratelli carissimi, vogliamo salire fino al
luogo da dove Egli è disceso, cioè fino al Padre dei cieli, cominciamo la nostra
ascesa andando dal Figlio di Maria, cioè dall’umanità di Cristo. E così saliremo
fino alla sua divinità. Egli infatti è la via, come Lui stesso attesta” (Sermo
in Nativitate B.M.V.).
4. Da tale impostazione teologica e spirituale deriva una profonda e robusta
devozione alla Madonna, di cui Bernardo è illustre maestro e testimone. “Non
dimenticare – egli insegna – di far passare per Maria tutto quello che tu decidi
di offrire, affinché la grazia, per ritornare al suo Autore, prenda lo stesso
alveo che essa ha preso per discendere” (Sermo in Nativ., V).
In Maria voi trovate l’ideale della vita monastica e il soccorso
incomparabile di cui avete bisogno nell’arduo cammino verso la perfezione della
carità. San Bernardo ricorreva alla Madonna quando i suoi figli erano in
difficoltà spirituale, ed implorava per essi la grazia della devozione,
dicendoLe con filiale confidenza: “Non hanno più vino” (In dominica II Epiph.,
4).
Voglia la Vergine Santa, carissimi, ottenere sempre per l’Ordine cistercense
il vino nuovo e buono dell’amore di Cristo. Affido a Lei ogni vostro desiderio e
proposito e, mentre assicuro la mia preghiera per una fruttuosa conclusione dei
lavori capitolari, di cuore imparto a voi, alle vostre comunità ed a quanti
vi sono cari una speciale Benedizione Apostolica.
Castel Gandolfo, 8 settembre 1995.
IOANNES PAULUS PP. II
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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