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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN CAMERUN, SUD AFRICA E KENYA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA PRIMA SESSIONE CELEBRATIVA
DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA
DEL SINODO DEI VESCOVI

Yaoundé (Camerun) - Venerdì, 15 settembre 1995

 

Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell’Episcopato,
Cari amici,

1. Sia lodato Gesù Cristo! Sia lodato il Verbo di Dio, perché “tutto è stato fatto per mezzo di lui”, perché Egli è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo”, perché “a quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 3. 9. 12)!  

Impegnati con rinnovato ardore nella missione evangelizzatrice della Chiesa verso l’anno 2000

Rendiamo grazie a Dio per la Chiesa radicata nella terra d’Africa, famiglia dei membri del Corpo di Cristo. Rendiamo grazie a Dio per l’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi che è un bel frutto della maturità della Chiesa in questo Continente. Nella speranza, celebriamo la conclusione di queste assise i cui appelli il Vescovo di Roma è lieto di portare qui ai figli e alle figlie della Famiglia di Dio presente in Africa.

Ricevete oggi le riflessioni e le consegne contenute nell’Esortazione post-sinodale. Pastori e fedeli, siate testimoni di Cristo, impegnati con rinnovato ardore nella missione evangelizzatrice della Chiesa verso l’Anno 2000!

La mia gratitudine a tutti coloro che hanno fatto sì che l’Assemblea sinodale riflettesse la fede, la speranza e l’amore della Chiesa in Africa

2. Desidero esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno fatto sí che l’Assemblea sinodale – profondamente solidale con i popoli segnati da troppe sofferenze e testimone delle meraviglie compiute da Dio in mezzo a voi – riflettesse la fede, la speranza e l’amore che animano la Chiesa in Africa. In questa cattedrale, ringrazio il Cardinale Christian Tumi e i Vescovi che hanno preso la parola: essi hanno espresso con fervore l’intensa esperienza di comunione che i lavori del Sinodo hanno costituito, e hanno presentato l’Esortazione dalla quale riprendo gli orientamenti proposti dai Padri.

Saluto i credenti delle altre confessioni cristiane e li ringrazio di aver manifestato il loro interesse per la nostra Assemblea mediante la loro presenza e le parole dei loro rispettivi rappresentanti.

Rivolgo anche un cordiale saluto ai rappresentanti dell’Islam e a quelli della religione tradizionale africana, esprimendo loro la mia gratitudine per il ruolo che essi hanno nell’avvenimento che è il Sinodo per la Chiesa cattolica in Africa.

Non lasciate che le differenze si cristallizzino in muri di divisione

3. Rivolgo un saluto affettuoso ai Pastori e ai fedeli delle Nazioni la cui lingua ufficiale è il portoghese: conservo un felice ricordo del mio passaggio fra di voi e so quale posto molto speciale riservate nel vostro cuore al Successore di Pietro. In questa solenne Sessione del Sinodo, convocata per affidarvi l’Esortazione pastorale Ecclesia in Africa, che contiene le priorità e gli impegni per la futura evangelizzazione del Continente, ripenso al variegato mosaico di etnie, di divisioni e di sfide della vostra storia. Non lasciate che le differenze e le distanze fra di voi si cristallizzino in muri che possano dividervi, ma fate sì che diventino piuttosto occasioni e appelli a scoprire e a condividere la straordinaria ricchezza del cuore di Cristo: Egli è punto di incontro e redenzione, perché in qualche modo è unito ad ogni uomo e, con la sua Croce, ha abbattuto i muri dell’inimicizia, facendo di tutti, in Lui, un solo uomo nuovo. Fratelli e Sorelle, siate testimoni di un Cristo suddiviso ma non diviso!  

Pace, rispetto dei diritti umani giusto progresso per tutti

4. Auspico vivamente che le Comunità ecclesiali della Guinea Equatoriale, mettendo in pratica le direttive di questo Sinodo, facciano in modo che l’inculturazione del messaggio cristiano contribuisca alla costruzione del Regno di Dio e favorisca un clima di concordia, di pace, di rispetto dei diritti umani e un giusto progresso per tutti.

La vera inculturazione si realizza quando i tralci viventi si lasciano innestare sul ceppo che è Cristo e potare dal Padre

5. Fra i temi di riflessione del Sinodo, grande attenzione è stata data naturalmente all’inculturazione. Si tratta, in fondo, per i popoli del mondo, di ricevere il Figlio di Dio fatto uomo, per mezzo del quale la natura dell’uomo “è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime”, Lui che “si è unito in certo modo a ogni uomo”, Lui che “col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita”, Lui nel quale “Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi” (Gaudium et Spes, 22). Queste fondamentali parole del Concilio Vaticano II ci guidino nella nostra riflessione sul cammino dell’inculturazione.

Ogni uomo è chiamato ad accogliere Cristo nella sua natura profonda. Ogni popolo è chiamato ad accoglierlo con tutta la ricchezza della sua eredità. Con tutto il suo essere, la persona umana amata e salvata da Cristo, si lascia prendere dalla sua presenza e purificare dallo Spirito. È un incontro che trasforma, poiché l’amore cambia colui che riceve il Signore. E Gesù viene con grandezza e con umiltà fraterna allo stesso tempo; con la sua presenza arricchisce ciò che di buono c’è nell’uomo e cambia ciò che rimane di impuro. Ho ricordato, durante la Santa Messa, la parabola della vite e dei tralci: la vera inculturazione si realizza quando i tralci viventi si lasciano innestare sul ceppo che è Cristo e potare dal padrone della vigna che è il Padre.

La ricchezza di questo incontro con Cristo che l’inculturazione rappresenta, proviene dal dono unico della Redenzione, accolto con tutte le risorse dell’essere ristabilito nella sua dignità: il messaggio della salvezza viene pronunciato in tutte le lingue dei popoli; i gesti e l’arte di tutte le culture esprimono la loro risposta orante agli appelli alla santità; nelle varie fasi della vita, del lavoro, della solidarietà sociale tradizioni diverse vengono fecondate dalla Parola di Dio e dalla grazia.

Fin dalle origini del cristianesimo, ci fu un’inculturazione da parte dei popoli che si convertivano al Vangelo e presso i quali si radicava la Chiesa. Questo cammino continua; di epoca in epoca la Chiesa riflette nella diversità la presenza del Risorto: innumerevoli discepoli sono illuminati dai doni della santità. Oggi voi beneficiate delle ricchezze dell’unica fondazione apostolica e dei contributi che costituiscono la Tradizione vivente, spetta a voi, membri giovani e fecondi della Famiglia di Dio, proseguire nell’edificazione del Corpo di Cristo, accettare le necessarie purificazioni e contribuire con la parte migliore della cultura africana a rendere più bello il volto della Chiesa! (cf. Ecclesia in Africa, 59-62)  

I più grandi teologi, testimoni della Tradizione, sono anche dei Santi

6. Affinché il messaggio cristiano sia ben compreso dagli Africani e la vita delle vostre Chiese sia orientata in totale fedeltà al Signore, vorrei sottolineare il ruolo della teologia. Lo faccio ancora più volentieri in quanto non siamo lontani da uno dei grandi centri universitari cattolici di questo Continente. Bisogna incessantemente proseguire e approfondire l’opera teologica. Essa contribuisce chiaramente all’inculturazione; a questo proposito il Sinodo ha indicato vari campi di ricerca che è necessario esplorare (cf. Ecclesia in Africa, 62. 103).

L’Africa ha già dato alla Chiesa universale, lo ricordavo questa mattina, eminenti figure del pensiero cristiano. Il loro esempio dimostra che non si può separare la riflessione dalla fede vissuta: infatti, i più grandi teologi, testimoni della Tradizione, sono anche dei santi. La ricerca si appoggia necessariamente su tutti i mezzi di cui dispongono le scienze, senza mai dimenticare però che si tratta di scrutare il significato di una parola di vita che è il dono di Dio nella Persona del Verbo incarnato. La ricerca si mette al servizio delle Chiese particolari, ma affinché prendano parte, con i loro doni specifici, alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa. La soddisfazione del teologo è senza dubbio quella di realizzare un’opera con tutta la sua intelligenza, ma la sua vera gioia non è forse quella di permettere ai propri fratelli di scoprire la salvezza in Cristo, di orientare meglio la loro vita e di diventare testimoni avveduti e convincenti del Vangelo? (cf. Ecclesia in Africa, 76. 103)

Il dialogo interreligioso è molto spesso parte integrante della vita quotidiana delle famiglie

7. La luce di Cristo porta nuova vita e apre il cuore delle persone agli altri. Animati dall’amore che proviene da Dio, i cristiani trattano tutti i loro fratelli e tutte le loro sorelle con amicizia e stima autentiche. Sentono la necessità di un dialogo sincero con quanti non condividono la loro stessa fede. Il Sinodo ha di fatto insistito su tale dialogo.

Il Concilio Vaticano II ha sottolineato con vigore la ragione principale dell’autentico dialogo: “infatti tutti i popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine... Essi hanno anche un solo fine ultimo, Dio, del quale la Provvidenza, la testimonianza di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti” (Nostra Aetate, 1). Tutti si pongono lo stesso interrogativo circa il significato della vita e nel cuore di tutti esiste la stessa apertura allo Spirito. Crediamo che tutti, in quanto creati a immagine e somiglianza di Dio, abbiano uguale dignità.

La fede che influenza il nostro atteggiamento nei confronti della condizione umana ci esorta a stimare tutte le sorelle e tutti i fratelli con i quali condividiamo la stessa umanità e in particolare tutti gli appartenenti alle religioni tradizionali e i seguaci dell’Islam. Il dialogo interreligioso non è soltanto uno scambio d’idee tra Pastori e teologi; molto spesso esso è parte integrante della vita quotidiana delle famiglie, delle comunità locali, dell’ambiente di lavoro e dei servizi pubblici. A livello pratico esiste uno scambio della parte migliore di ogni individuo, un sostegno dei più vulnerabili e una condivisione degli sforzi volti allo sviluppo umano. Tuttavia è importante ricordare che il “dialogo di vita” deve condurre al dialogo dello spirito e che il dialogo interreligioso è veramente ispirato dal Vangelo nella speranza della salvezza (cf. Ecclesia in Africa, 66-67).  

Ora che il Terzo Millennio è vicino, l’ecumenismo costituisce un impegno prioritario

8. Non posso non sottolineare la necessità di dialogo fraterno con i membri delle Chiese e delle comunità ecclesiali che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica. Il cammino verso l’unità di tutti i battezzati, cammino voluto dal Signore, è indubbiamente ancora lungo. Tuttavia, come ho già detto in molte occasioni, ora che il Terzo Millennio è vicino, esso costituisce un impegno prioritario; siamo inoltre consapevoli delle divisioni da superare per essere fedeli alla volontà di Dio. Non stancatevi di intraprendere iniziative congiunte in Africa per accogliere la Parola di Dio più pienamente nelle vostre lingue e nelle vostre culture, per proclamarla a coloro che non l’hanno ancora udita e per servire i più poveri fra i poveri, ossia per mettere in pratica “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 3, 22) (cf. Ecclesia in Africa, 65).

Lasciatevi riconciliare con Dio affinché la riconciliazione degli uomini generi la pace

9. Vorrei dunque far capire al Popolo di Dio presente in Africa, in comunione con il Sinodo che ha riunito i vostri Pastori, l’appello al dialogo fra cristiani, fra credenti di religioni diverse e fra Popoli e Nazioni. Il dialogo, animato da uno spirito veramente fraterno e rispettoso di tutti, presuppone che tutti abbiano il desiderio di superare ciò che oppone e divide. Ci si scontra con il peccato che separa, con l’ostilità e persino con l’odio che fanno precipitare nella disgrazia tante Nazioni. Fratelli e Sorelle dell’Africa, lasciatevi riconciliare con Dio affinché la riconciliazione degli uomini generi la pace! Perdonate instancabilmente come Dio perdona instancabilmente. Possano i nemici riscoprire di essere, in verità, fratelli! Tutti stiamo ora pensando alle ferite aperte che lacerano l’Africa. Voglia Dio diffondere su questa terra la sua misericordia! Possa lo Spirito di amore e di santità, colmare tutti i cuori! (cf. Ecclesia in Africa, 79).  

Aprite il cuore alla Buona Novella

10. Nei prossimi giorni, in luoghi diversi, proseguiranno le celebrazioni del Sinodo e saranno un’occasione per far ascoltare nuovi appelli. Oggi, a Yaoundé, alla presenza dei Padri sinodali di venticinque Paesi del Continente, il Successore di Pietro esorta la Chiesa in Africa a compiere con coraggio la sua missione di evangelizzazione. Nelle difficoltà e nelle sofferenze, il sostegno delle Chiese sorelle di tutto il mondo non le mancherà. Desidero dire che, attraverso il dinamismo missionario che ormai le è proprio, essa porta alle Chiese sorelle di altri Paesi del mondo un esempio incoraggiante e un aiuto già concreto. Rendiamo grazie per questo scambio di doni!

Amata Africa, malgrado la povertà e la sofferenza che troppo spesso pesano su di te, avanza lungo il tuo cammino con fiducia!

Popoli di questa amata terra, voi che amate tanto la vita e che attingete alla vostra antica eredità doni tanto preziosi, aprite maggiormente il vostro cuore alla Buona Novella di Cristo!

Amata Chiesa che sei in Africa, tu che porti frutti di santità, tu che ami venerare e pregare la Madre del Salvatore, canta le lodi del Signore della gloria, “Colui che è, che era e che viene” (Ap 1, 4), il Creatore e Padre di Misericordia, il Figlio venuto ad aprire il cammino della salvezza, lo Spirito di Sapienza eterna! Amen.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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