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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN CAMERUN, SUD AFRICA E KENYA

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto internazionale di Johannesburg (Sud Africa)
Sabato, 16 settembre 1995

 

Caro Presidente Mandela,
Cari Fratelli Vescovi,
Cari Amici del Sud Africa,

1. Dal profondo del cuore ringrazio Dio Onnipotente per avermi consentito di venire ancora una volta in Africa, un Continente che ha un posto centrale nei miei affetti e nelle mie preoccupazioni di Vescovo di Roma e Successore dell’Apostolo Pietro. Vengo in Sud Africa con stima profonda per i suoi popoli e per le sue culture. Ho piena fiducia nel fatto che i vincoli di amicizia fra la Repubblica del Sud Africa e la Santa Sede, che lo scorso anno hanno portato all’instaurazione di relazioni diplomatiche fra di noi, continueranno a crescere e a intensificarsi. Spero anche che presto potrò tornare per una visita pastorale alle comunità cattoliche in quei luoghi che non ho avuto la possibilità di visitare.

Ovunque guardiamo, l’Africa si sta trasformando. Non sappiamo ancora dove condurrà questo cambiamento. Sappiamo però che le speranze e le aspettative di milioni di esseri umani non possono essere ignorate. Rappresentano per tutti noi una sfida morale. Perciò questo mio viaggio ha un significato particolare, in primo luogo per me stesso e per i membri della Chiesa Cattolica, ma anche, spero, per tutti coloro cui sta a cuore il benessere dell’Africa. Lo scopo della mia visita, infatti, è presentare i risultati della Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi che si è tenuta a Roma l’anno scorso. Il Sinodo riaffida di nuovo alla Chiesa il compito di operare con tutti i mezzi a sua disposizione per il pieno progresso umano e spirituale dei popoli dell’Africa. La comunità cattolica in tutta l’Africa cercherà di rinnovarsi dall’interno in modo da raggiungere tutti con il suo amore, nella ferma convinzione che con la sua Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in qualche modo con ogni essere umano (cf. Gaudium et Spes, 22).

2. Oggi il mio viaggio mi porta in Sud Africa, al nuovo Sud Africa, una nazione che si è posta fermamente sulla via della riconciliazione e dell’armonia tra tutti i suoi abitanti. All’inizio della mia visita, desidero rendere omaggio a lei, Signor Presidente, che, dopo essere stato un “testimone” silenzioso e partecipe dell’anelito del suo popolo alla vera liberazione, ora si è assunto la responsabilità d’ispirare e di sfidare ognuno a riuscire nel compito di riconciliazione e di ricostruzione nazionali. Ricordo il nostro incontro in Vaticano nel giugno del 1990, poco dopo il suo rilascio dalla prigione. Nelle cordiali parole di benvenuto che oggi mi ha rivolto, riconosco quello stesso spirito che la sostenne nel raggiungimento dell’ideale di una vita migliore per i popoli di questa Nazione. Noi tutti dobbiamo essere grati a lei e all’ex Presidente F. W. de Klerk, che nel 1993 avete ricevuto insieme il Premio Nobel per la Pace, per la saggezza e il coraggio con i quali avete agito. Nelle nostre preghiere desideriamo affidare a Dio tutti coloro che hanno operato e sofferto e continuano a lottare perché venga quel giorno in cui la dignità di tutti sarà interamente riconosciuta, rispettata e tutelata in questa terra e in tutto questo Continente.

3. Il Sud Africa si definisce una “Nazione arcobaleno”, riferendosi alla diversità delle razze, dei gruppi etnici, delle lingue, delle culture e delle religioni che la caratterizzano. Vi guida il profondo concetto di ubuntu, che si esprime con il detto: “Le persone sono rese persone attraverso altre persone”. Certamente, l’impegno del Governo di Unità Nazionale a raccogliere tutti i cittadini di questo Paese in una società unita, giusta e più prospera, è condiviso dai responsabili religiosi del Sud Africa, cristiani, ebrei, musulmani, indù e tradizionali, che io saluto con cordiale stima. Insistendo su quanto unisce, tutti i credenti possono “costruire insieme”, utilizzando le loro risorse spirituali per tener viva la fiamma della speranza all’orizzonte del cammino dell’umanità verso un futuro più luminoso.

4. Con gioia particolare saluto i miei fratelli Vescovi e i fedeli della Chiesa cattolica di tutta la parte meridionale di questo Continente. Ho sperato e pregato di poter celebrare qui insieme, nella Repubblica del Sud Africa, la nostra fede e incoraggiarvi nel compito di contribuire a lenire le ferite delle ingiustizie del passato e a educare la coscienza morale degli individui e dei popoli sulle esigenze della loro dignità umana e del loro servizio cristiano.

5. Porgo con gioia la mano dell’amicizia ai rappresentanti delle altre Chiese e Comunità cristiane in Sud Africa. Dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che la cooperazione e gli intensi contatti ecumenici e la cooperazione già esistenti tra noi continuino a essere una fonte di profonda e durevole armonia e, a livello più profondo della nostra fede comune nel nostro Signore Gesù Cristo, ci rendano sempre più segni convincenti e strumenti dell’unità dell’intera famiglia umana e della sua intima comunione con Dio (cf. Lumen Gentium, 1). Ovunque vada, esorto i responsabili religiosi e tutti gli uomini e le donne di buona volontà a promuovere quella comprensione e quel dialogo che soli ci permettono di conoscerci reciprocamente, abbattere i pregiudizi e affrontare con successo le gravi sfide del nostro tempo.

6. Il mutamento epocale per il quale il Sud Africa sta lottando richiederà il meglio che ognuno può dare al servizio del bene comune. Richiederà molta fatica e molti sacrifici. Il successo finale sarà in definitiva un dono dell’Onnipotente, il Signore della vita e della storia umana. Che Egli sostenga lei, Presidente Mandela, i Vice-Presidenti, i membri del suo Governo, e tutti i suoi concittadini, nel grande compito che dovete svolgere! Faccio mia la preghiera del Salmo: “Il Signore darà forza al suo popolo!, benedirà il suo popolo con la pace” (Sal 29, 11).

Dio vi benedica!

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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