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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA XII ASSEMBLEA PLENARIA 
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

Venerdì, 29 settembre 1995

 

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Sono lieto di rivolgermi a voi, in occasione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Porgo a tutti il mio cordiale saluto, a cominciare dal Signor Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Dicastero, e Mons. Elio Sgreccia, suo Segretario. Questo incontro giunge mentre è ancora molto viva in noi la grande esperienza di preghiera, di riflessione, di condivisione dell’Anno della Famiglia. Desidero esprimervi apprezzamento e riconoscenza per il contributo da voi offerto in tale circostanza, in particolare per l’impegno con cui avete fatto conoscere e continuate a diffondere la Lettera alle Famiglie.

Il tema del presente incontro, “La trasmissione della fede nella famiglia”, si impone all’attenzione della Comunità ecclesiale in modo rilevante ed urgente. La Chiesa infatti si trova oggi a confronto con società sempre più secolarizzate e complesse, non più strutturate sui valori religiosi ed anzi segnate, specialmente in alcune nazioni, da spiccato indifferentismo. Ciò non favorisce, certo, una efficace proposta di fede alle nuove generazioni ed ostacola, anzi, la stessa conquista, da parte loro, di un autentico senso della vita.

Accade così che, anche nelle famiglie in cui i genitori professano e vivono la fede cristiana, gli adolescenti si sentono sollecitati dall’ambiente, dalla scuola, dai mezzi di comunicazione, verso prospettive di vita diverse da quelle loro proposte in famiglia. Questo rende difficile la trasmissione della fede e lo stesso dialogo intergenerazionale, anche quando i giovani, per mancanza di lavoro, sono costretti a prolungare la loro dipendenza dai genitori.

2. Le famiglie, d’altro canto, si trovano messe alla prova nella loro capacità educativa. Là dove la comunità familiare subisce il trauma della separazione e del divorzio, la concezione stessa del matrimonio e della famiglia perde l’essenziale connotazione umana e spirituale della comunione indissolubile tra le persone. Le condizioni di lavoro, inoltre, fanno sì che l’incontro educativo dei genitori con i figli si riduca spesso alle ore serali o venga a mancare del tutto. Di conseguenza, l’educazione religiosa è non di rado delegata alla parrocchia ed alle associazioni. Non mancano, tuttavia, famiglie che, nel rispetto delle caratteristiche personali di ciascuno, camminano unite nella fede, realizzando un’esperienza di crescita insieme nella vita cristiana. Né voglio dimenticare i coniugi abbandonati, che con non piccoli sacrifici si sforzano di offrire ai figli, pur nella difficile situazione creatasi, una educazione veramente cristiana. Ad essi va una speciale parola di incoraggiamento.

Porre l’accento sulla trasmissione della fede nelle famiglie vuol dire promuovere in esse una solida esperienza religiosa e difendere così genitori, figli ed anziani dal pericolo dell’indifferenza e della dispersione. È questa la premessa per la trasmissione di una fede genuina e forte, alimentata dalla Parola di Dio, celebrata nei Sacramenti, vissuta nella testimonianza.

È proprio in questa prospettiva che, nell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, ho rilevato che “tra i compiti fondamentali della famiglia cristiana si pone il compito ecclesiale: essa, cioè, è posta al servizio dell’edificazione del Regno di Dio nella storia, mediante la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa” (Familiaris Consortio, 49). Se dunque è vero che “è anzitutto la Chiesa Madre che genera, educa, edifica la famiglia cristiana”, è altrettanto vero che “la famiglia cristiana è inserita a tal punto nel mistero della Chiesa da diventare partecipe, a suo modo, della missione di salvezza propria di questa” (Familiaris Consortio, 49).

3. Carissimi Fratelli e Sorelle! La vostra riflessione di questi giorni si propone di precisare il modo proprio e originale con cui la famiglia è chiamata a prendere parte attiva e responsabile alla missione della Chiesa nella trasmissione della fede. Questa missione in se stessa è unica, ma si diversifica in compiti e modalità proprie, secondo le diverse vocazioni. Essa investe in modo speciale i pastori, eletti a pascere il gregge del Signore come ministri e dispensatori dei misteri di Dio (cf. 1 Cor 4,1) e ad esserne custodi e garanti in comunione fra loro e col Successore di Pietro.

Anche la famiglia cristiana ha, al riguardo, un suo compito specifico. In forza della sua particolare vocazione e missione, essa è chiamata a trasmettere la fede in modo proprio e originale, complementare a quello dei pastori. Là dove viene meno questa funzione propria del nucleo familiare, la stessa missione evangelizzatrice della Chiesa viene a mancare di una componente insostituibile. L’“intima comunità di vita e di amore” (Familiaris Consortio, 50), che è il contesto proprio della famiglia, si radica nella presenza santificatrice di Cristo, che, riconosciuta, accolta e celebrata nella preghiera e nei sacramenti, diventa nutrimento spirituale, vincolo di unità e annuncio di verità. In questo modo la fede viene vissuta e trasmessa in forma comunitaria: “Partecipe della vita e della missione della Chiesa, la famiglia cristiana vive il suo compito profetico accogliendo e annunciando la Parola di Dio: diventa così, ogni giorno di più, comunità credente ed evangelizzante” (Familiaris Consortio, 51).

4. La trasmissione della fede nella famiglia presuppone nei suoi componenti una vita cristiana intensa, che si traduce in testimonianza quotidiana, fatta di atteggiamenti concreti e ordinari, di attenzione all’altro ed alla comunità domestica nel suo insieme.

Pertanto, la vita spirituale della famiglia ha bisogno di essere sostenuta con mezzi specifici e modalità peculiari: anzitutto il contatto costante con la comunità cristiana, con la parrocchia e con i momenti che essa offre per l’alimentazione della fede. Da sottolineare, in particolare, è l’importanza della santificazione della Domenica: in essa i membri della famiglia possono insieme rinnovarsi alle fonti della Parola e dei Sacramenti. La famiglia infatti, pur essendo Chiesa, non è autosufficiente quanto ai mezzi della salvezza. “L’Eucaristia – ho scritto nella Lettera alle Famiglie – è sacramento veramente mirabile... Essa è per voi, cari sposi, genitori e famiglie!” (Lettera alle Famiglie, 18). Le varie forme di catechesi parrocchiale o di partecipazione ai movimenti di spiritualità sono, poi, necessarie non soltanto per i bambini e i giovani, ma anzitutto per i coniugi.

È importante, inoltre, che anche tra le pareti domestiche si vivano significativi momenti di fede. “Lo sposo – Cristo – è con voi”, scrivevo ai coniugi nella stessa Lettera (Lettera alle Famiglie, 18). A partire da questa certezza, la famiglia cristiana sa creare momenti semplici ma intensi: meditare insieme una pagina della Scrittura, leggere un Salmo, recitare il Rosario meditando i misteri del Signore e della Santa Famiglia. La santificazione del lavoro, domestico ed esterno, trova sostegno interiore in queste soste preziose, che culminano nell’offerta spirituale della Messa domenicale.

5. Vi sono anche occasioni speciali che impegnano la fede della famiglia: la nascita di un figlio, il Battesimo e gli altri Sacramenti dell’iniziazione cristiana, che coinvolgono i genitori nella preparazione. E che dire dei momenti di prova, di tentazione, di dolore? Affrontare le situazioni difficili fortifica la fede delle famiglie, se queste incontrano la luce della Parola di Dio e la solidarietà dei fratelli.

Molte sono le circostanze che possono stimolare la vita cristiana della famiglia: accogliere un povero, soccorrere un vicino di casa, ospitare un pellegrino. La pratica delle opere di misericordia trova nella famiglia l’ambiente ideale: è così che il “vangelo della vita” ha il suo primo spazio di annuncio, di celebrazione e di servizio. Occorre aiutare le famiglie a maturare la loro fede e a tradurla nella vita. È da incoraggiare l’iniziativa di alcune Conferenze Episcopali di predisporre opportuni sussidi per la preghiera e per la meditazione della Parola di Dio con suggerimenti spirituali per le varie circostanze familiari.

6. Non si dovrà inoltre trascurare di formare le coscienze ad assumere criteri di fede di fronte alle sfide culturali e sociali. Ciò è necessario soprattutto nei riguardi dei fanciulli e degli adolescenti, che inserendosi nella società e fruendo dei mezzi di comunicazione sono posti a contatto anche con modelli di pensiero e di comportamento differenti da quelli ispirati alla fede cristiana. È nel periodo dell’adolescenza che spesso si interrompe la trasmissione della fede. Non di rado ciò avviene in situazioni in cui manca il dialogo con i genitori e il confronto con la fede degli adulti. Il sorgere della coscienza critica e del senso della personalità nell’adolescente, se accompagnato da autentiche testimonianze di fede, non lo porterà allo smarrimento ma, al contrario, all’elaborazione di un adeguato progetto di vita.

Alla luce di queste riflessioni, emerge con chiarezza l’esigenza di formare famiglie veramente cristiane attraverso validi itinerari di preparazione dei fidanzati. So che il Pontificio Consiglio ha posto all’attenzione delle Conferenze Episcopali questo problema. Auspico che tali itinerari possano aiutare le nuove famiglie ad assumere con gioia e con fiducia la responsabilità di trasmettere la vita, per cooperare a tenere accesa nel mondo la fiamma della fede e della speranza.

Mi piace, carissimi, concludere rivolgendo il pensiero alla nuova generazione di famiglie, che varcherà la soglia del terzo millennio cristiano. Nell’affidare alla Madonna il lavoro che in loro favore va compiendo codesto Pontificio Consiglio, imparto con vivo affetto a ciascuno di voi ed a quanti con voi condividono un così prezioso servizio ecclesiale una speciale Benedizione Apostolica.

Castel Gandolfo, 29 Settembre 1995.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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