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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE
DELLA SOCIETÀ SALESIANA DI SAN GIOVANNI BOSCO

Lunedì, 1° aprile 1996

 

Carissimi Capitolari
della Società Salesiana
di San Giovanni Bosco!

1. Sono molto lieto per questo atteso incontro con voi, che rappresentate i Salesiani sparsi in tutto il mondo. Voi testimoniate, con la vostra numerosa presenza, la meravigliosa espansione dell’opera di San Giovanni Bosco, il cui carisma permane vivo e vitale nel mondo contemporaneo.

Mi congratulo anzitutto, unendomi alla vostra gioia, con il Rettore Maggiore, don Juan Edmundo Vecchi, che voi avete eletto ad assumere la responsabilità della vostra Famiglia spirituale, chiamandolo a succedere al compianto don Egidio Viganò, tanto benemerito per l’opera svolta con tanta chiarezza di pensiero e con totale dedizione al bene della Chiesa e dell’Istituto. Prego il Signore perché accompagni il nuovo Rettore Maggiore e i suoi collaboratori nel loro importante compito, così che possano introdurre la Società e la Famiglia Salesiana nel nuovo millennio con l’ardore apostolico di San Giovanni Bosco e con tutta la freschezza del suo carisma.

2. In questa prospettiva di futuro ed avendo davanti agli occhi le sfide del mondo contemporaneo, desidero innanzitutto esprimere grato apprezzamento per l’attiva e fedele partecipazione della vostra Famiglia alla missione della Chiesa. Voi vi sentite parte viva della comunità ecclesiale, pienamente inseriti in essa e al suo totale servizio, nelle diverse parti del mondo.

Sulle orme del vostro Fondatore, che vi ha trasmesso questo "sensus Ecclesiae" come sua preziosa eredità, voi svolgete la vostra missione in un settore di straordinaria importanza: l’educazione della gioventù, "questa porzione la più delicata e la più preziosa dell’umana società", come diceva Don Bosco. Nella Lettera Iuvenum Patris, che vi ho inviato in occasione del centenario della morte del Santo, vi ricordavo che "la Chiesa ama intensamente i giovani: sempre, ma soprattutto in questo periodo ormai vicino all’anno Duemila, si sente invitata dal suo Signore a guardare ad essi con speciale amore e speranza, considerando la loro educazione come una delle sue primarie responsabilità pastorali" (n. 1). Vi esorto, perciò, a perseverare in questo nobile e delicato compito, che è certamente al centro dell’attenzione del vostro Capitolo Generale, dal momento che - come dicono le vostre Costituzioni - voi "come Don Bosco, siete chiamati tutti e in ogni occasione ad essere educatori della fede" (n. 34).

3. Per il compimento di questa missione, il vostro Capitolo ha dedicato una particolare attenzione ai laici che, nella vostra Famiglia, collaborano in varie forme all’educazione della gioventù. Don Bosco stesso intuì l’importanza di avere dei collaboratori che, in modi diversi, fossero disponibili ad aiutarlo nella grande impresa educativa, condividendo con lui i principi e la prassi del suo sistema preventivo. Comprese, inoltre, l’importanza di avere delle persone che condividessero più a fondo lo spirito della Congregazione, facendosene portatori all’esterno nella Chiesa e nella società. Per questo fondò l’Associazione dei Cooperatori Salesiani, associata alla Società di san Francesco di Sales, col preciso scopo di cooperare alla sua missione di salvezza dei giovani. La riteneva "un’associazione importantissima, che è l’anima della nostra Congregazione" (Dai Verbali del 1° Capitolo Generale). Accanto ai Cooperatori, molti altri laici, legati in maniera più o meno forte alla Congregazione, si sono aggiunti nel vasto impegno dell’educazione e dell’evangelizzazione: ex-allievi, genitori, amici e benefattori, volontari, uomini e donne di buona volontà, tutti uniti nell’amore e nel servizio della gioventù.

Percorrendo la strada tracciata da san Giovanni Bosco e attenti ai segni della Chiesa del nostro tempo, in particolare alla luce del Concilio Vaticano II e della Esortazione Apostolica Christifideles laici, voi volete rilanciare il vostro impegno con i laici, crescendo insieme con loro nella comunione e condivisione dello spirito e della missione di Don Bosco. È questo certamente un tema rivolto al futuro, nell’ambito della nuova evangelizzazione, che aiuterà la Congregazione e l’intera Famiglia Salesiana ad entrare, con molte e valide forze, nel terzo millennio, ormai alle porte.

4. In questa prospettiva, nel vostro Capitolo voi vi siete proposto l’obiettivo di allargare il coinvolgimento, di promuovere la partecipazione e la corresponsabilità. Sì, è davvero questa la strada su cui camminare per unire tutte le forze del bene in una fattiva collaborazione nella quale ciascuno, secondo la propria specifica vocazione - sacerdotale, religiosa o laicale -, apporta le proprie ricchezze, in uno scambio reciproco di doni, per il compimento della missione educativa.

Da parte mia, voglio sottolineare l’impegnativo compito della formazione, che nell’Esortazione Christifideles laici ho presentato come uno degli aspetti fondamentali della vita e missione dei fedeli laici, come "la chiamata a crescere, a maturare in continuità, a portare sempre più frutto" (n. 57). Da una parte, occorre ricordare che quello della formazione è un impegno che coinvolge tutti insieme, perché reciprocamente ricevuto e donato da tutti, - e ciò tanto più in una Famiglia spirituale, dove la partecipazione allo stesso carisma e la collaborazione in una stessa missione esigono di attivare dei processi formativi condivisi. Ma, d’altra parte, occorre anche sottolineare la precisa responsabilità che compete a coloro che, per speciale dono dello Spirito, sono chiamati ad essere formatori dei formatori. Per voi, figli di san Giovanni Bosco, è questo un compito impegnativo: aiutare i vostri laici a formarsi come educatori della gioventù, nello spirito del Sistema Preventivo di san Giovanni Bosco.

5. Come vi ricordavo nel messaggio inaugurale all’inizio del vostro Capitolo, un punto importante su cui dovete far leva, in questo impegno formativo, è la proposta spirituale che scaturisce dall’esperienza di Don Bosco a Valdocco. Essa è allo stesso tempo sorgente e meta del cammino proposto a quanti - giovani e adulti - condividono il metodo educativo del Santo. Mi permetto di insistere sul primato di questa spiritualità, che permea la vostra vita e la vostra missione, e che deve brillare anzitutto nella vostra testimonianza di consacrati apostoli, "segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani", come dicono le vostre Costituzioni (n. 2). I laici, che condividono con voi lo spirito e la missione dell’esperienza salesiana, non possono non avvertire, per il compito di educatori che sono chiamati a svolgere, una simile esigenza. Nella necessaria gradualità, e rispettando le convinzioni di fede di ciascuno, voi siete chiamati ad aiutarli a crescere verso mete sempre più alte, nella scoperta della propria vocazione, fino a introdurli nelle vie dello Spirito del Signore.

Nella lettera Iuvenum Patris rilevavo come nella figura di Don Bosco si abbia un mirabile interscambio tra educazione e santità: "Egli realizza - scrivevo - la sua personale santità mediante l’impegno educativo, vissuto con zelo e cuore apostolico, e sa proporre, al tempo stesso, la santità quale meta concreta della sua pedagogia" (n. 5). Cari Salesiani, vi auguro di saper imitare Don Bosco in questa sua capacità di trasmettere i valori del Vangelo, coinvolgendo in essi i collaboratori nella missione educativa e gli stessi giovani ai quali essa è diretta. Potrete così giungere a fare della comunità educativa una vera esperienza di Chiesa, l’ambiente adatto per un cammino di crescita verso un’autentica maturità cristiana.

6. La Settimana Santa, appena iniziata, riporta alla memoria il messaggio che lo scorso anno, proprio in questi giorni, il caro Rettore Maggiore, don Egidio Viganò, inviava alla Famiglia Salesiana. Il 14 aprile, Venerdì Santo, scriveva: "Mi sento specialmente unito a voi in questo sacro giorno di mistero e di sacrificio. È da settimane che sono in clinica e mai avevo provato l’esperienza del Venerdì Santo come giorno straordinario del carisma di Don Bosco. Sommergersi nel mistero dell’amore di Cristo, sopraffatti dalle sofferenze della carne: non si scopre un momento più proprio per stare con i giovani, per animare confratelli e consorelle, per intensificare la Famiglia Salesiana". Con questi sentimenti don Viganò porgeva a tutti gli auguri pasquali "nel Signore Vincitore".

A tale splendida testimonianza di fede e di ottimismo cristiano vi invito a guardare, carissimi Capitolari, per trarne ispirazione e coraggio nelle decisioni che siete chiamati ad assumere. La lezione che Don Viganò vi ha lasciato è ben chiara: nell’adesione senza riserve al Cristo crocifisso e risorto sta il segreto di un’azione apostolica coraggiosa e feconda.

Invoco su tutti voi la celeste protezione di Maria Ausiliatrice: Ella sia per voi, come lo fu per Don Bosco, Maestra e Guida nella vostra missione di educatori.

A voi, ai vostri confratelli, ai laici delle vostre comunità educative e a tutti i membri della Famiglia Salesiana imparto di cuore l’Apostolica Benedizione.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

       

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