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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO

Sabato Santo, 6 aprile 1996

 

Carissimi Fratelli e Sorelle della Comunità di Sant'Egidio!

1. Sono particolarmente lieto di potervi incontrare durante il vostro tradizionale raduno in occasione della Pasqua. Siete venuti da vari paesi del mondo qui a Roma, dove la Comunità di Sant'Egidio è nata e continua a svolgere un prezioso servizio pastorale. So che a San Salvador si stanno riunendo le comunità centro-americane e a Yaoundé quelle africane: anche a loro mando un saluto cordiale.

Questo vostro incontro durante la Pasqua, nella quale riviviamo i misteri centrali della nostra fede, è una felice occasione per sperimentare insieme la gioia di sentirvi salvati da Cristo, vincitore del peccato e della morte.

2. Qualche anno fa, nell'incontro per il vostro 20° anniversario, vi dissi che la vostra Comunità non si era posto alcun confine nel suo impegno, se non quello della carità. Sono contento che continuiate su questa strada.

Oggi vorrei però indicarvi un altro « confine » verso il quale orientare il vostro impegno: quello della pace. È confine strettamente collegato con la carità, ed è anch'esso così vasto da abbracciare il mondo intero. È giusto che caratterizzi la vita della vostra Comunità, come del resto di ogni realtà ecclesiale.

« Pace a voi » (Luc. 24, 36), dice Gesù agli Apostoli rinchiusi nel Cenacolo, il giorno stesso della sua risurrezione. « Pace » è la prima parola del Risorto agli Undici, secondo il Vangelo di Luca. Essa è perciò iscritta nel cuore stesso della Chiesa e della sua missione tra gli uomini.

Ma questa stessa parola, « Pace », anche se spesso non percepita in tutta quella ricchezza che solo la fede può rivelare, è nel desiderio e nell'attesa di tanti popoli della terra, ancora oppressi dalla guerra e dalla violenza, dall'ingiustizia e dall'indifferenza.

3. Voi ricordate bene quello che dissi ad Assisi, nell'ottobre del 1986, a proposito della pace e del bisogno che essa ha di operatori illuminati e generosi. Vi sono grato per esservi sforzati di raccogliere il messaggio di quell'incontro, di cui ricorre quest'anno il 10° anniversario, e di aver cercato di riproporne lo « spirito » con le iniziative promosse dalla vostra Comunità.

Il vostro lavoro per la pace si configura con modalità diverse, a seconda degli ambiti nei quali si sviluppa. Decisivo è che esso nasca sempre dalla fedeltà al Vangelo ed ai poveri, nei quali Cristo s'è identificato.

4. C'è un legame profondo tra l'evento della Pasqua, che in questi giorni riviviamo, e l'impegno per la pace: un legame che vincola chiunque faccia, nella fede, un'autentica esperienza del Cristo risorto.

Possa la vostra Comunità divenirne sempre più consapevole e formare ogni suo componente ad essere un vero artefice di pace! È questo l'augurio che rivolgo, in questa vigilia di Pasqua, a tutti voi qui presenti ed alle vostre comunità sparse nel mondo.

Con una speciale, affettuosa Benedizione.

Dopo aver salutato singolarmente tutti i partecipanti all'Incontro, Giovanni Paolo II risponde al saluto del Professor Andrea Riccardi, con queste parole.

Vi ringrazio per questo incontro diventato già tradizionale, per questa visita dei membri della Comunità di Sant'Egidio che provengono da diversi Paesi europei.

Ho scritto per voi un augurio più lungo e lascio a voi leggerlo.

Vi auguro di individuare bene la profonda comunione che esiste fra voi, fra noi tutti cristiani del XX secolo e della fine del Secondo Millennio, e coloro che per primi hanno incontrato Gesù Risorto e sono diventati i primi testimoni.

« Mi sarete testimoni in ogni angolo del mondo », diceva Gesù. E voi tutti siete chiamati ad essere testimoni. Dopo venti secoli è un miracolo che riproduce la stessa realtà: Cristo Risorto e i nuovi testimoni.

La vostra Comunità di Sant'Egidio è basata su questa realtà fondamentale.

Vi auguro, dopo le solennità pasquali, di ritornare rafforzati nei vostri Paesi, con l'esperienza di Roma. Tutto quanto è accaduto a Pasqua è accaduto a Gerusalemme. Poi, grazie agli Apostoli Pietro e Paolo, è stato portato a Roma. Così Roma è diventata il Centro apostolico, il Centro della Chiesa.

Vi auguro che sia per voi molto fruttuosa l'esperienza di Roma, dappertutto e in tutti i Paesi dell'Europa e del mondo.

Imparto a voi e alle vostre famiglie una particolare Benedizione.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

  

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