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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO
PROMOSSO DALLA SEZIONE POLACCA DI «RADIO MARIA»

Piazza San Pietro - Giovedì, 18 aprile 1996

 

1. Ormai è la terza volta che gli ascoltatori di Radio Maria vengono in pellegrinaggio a Roma, alla Città Eterna, alle soglie apostoliche, per incontrare il Papa. Vi saluto cordialmente. Do il benvenuto all’Arcivescovo Marian Przykucki, qui presente a nome della Conferenza Episcopale Polacca a Monsignor Zbigniew Kraszewski e al Vescovo castrense Géód, Pastore delle Forze armate polacche. Saluto anche il Padre Direttore e i suoi Collaboratori. Vi ringrazio per questo incontro, che è divenuto ormai una tradizione, e per la vostra partecipazione così numerosa. In modo particolare vi ringrazio per l’incessante unione spirituale espressa mediante le vostre preghiere, con le quali aiutate efficacemente il Papa nel suo servizio alla Chiesa universale. Dio ve ne renda merito! Non tutti gli ascoltatori di Radio Maria possono essere presenti all’odierna udienza; a loro portate dunque il mio ringraziamento e il mio saluto; portatelo anche ai vostri cari, alle vostre famiglie, specialmente ai malati, ai sofferenti ed agli anziani.

2. Il 29 marzo dello scorso anno, durante l’incontro svoltosi qui, in Piazza San Pietro, - faceva molto più freddo di oggi - dissi che il compito di Radio Maria è l’evangelizzazione. Radio Maria lo realizza con grande impegno sin dall’inizio stesso della sua attività. Ciò si esprime attraverso la catechesi, le conversazioni religiose, e specialmente mediante la preghiera condotta con gli ascoltatori. In questo modo il messaggio del Vangelo che rende liberi raggiunge molti cuori umani, rincuorando e confortando. Anche quest’anno voglio fare oggetto della nostra riflessione il tema dell’evangelizzazione. Nella Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente (Mentre ormai si avvicina il terzo millennio) scrissi tra l’altro che "Esiste ( . . .) l’urgente bisogno che, in occasione del Grande Giubileo, si illustri e approfondisca la verità su Cristo come unico Mediatore tra Dio e gli uomini e unico Redentore del mondo ( . . .). Nel 2000 dovrà risuonare con forza rinnovata la proclamazione della verità: "Ecce natus est nobis Salvator mundi" (n. 38) - il messaggio natalizio. Si tratta qui di annunziare la Persona di Gesù Cristo, poiché egli è la fonte e il fondamento e il centro di tutto il messaggio evangelico. Con grande forza l’ha espresso S. Paolo, affermando di non voler "sapere altro ( . . .) se non Gesù Cristo, e questi crocifisso" (1 Cor 2, 2). Anche noi dobbiamo annunziare e testimoniare questo Cristo in tutta la pienezza, questo Cristo sempre vivo, sempre presente, Cristo che è la via, la verità e la vita. È Lui che dobbiamo testimoniare e su di Lui dobbiamo edificare il futuro delle nostre famiglie e di tutta la nazione.

3. Miei Cari, quest’anno si è compiuto il primo anniversario della pubblicazione da parte mia dell’Enciclica Evangelium vitae. Oggi vorrei ricordarvi questo. Proprio "Il Vangelo della Vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura" (Giovanni Paolo II, Evangelium Vite, n. 1). La vita umana possiede un carattere sacro ed intoccabile, perciò il compito di ogni uomo, e specialmente di ogni cristiano è la difesa della vita, di ogni vita, e in modo particolare del nascituro nel grembo materno. Ogni attacco contro questa vita dovrebbe dunque incontrare una ferma e chiara opposizione da parte di tutti, e specialmente da parte dei credenti, figli e figlie della Chiesa. Non si può costruire il bene comune senza riconoscere e tutelare il diritto alla vita; tale diritto è il pilastro su cui si regge ogni società civile (cf. Ivi, n. 101). Perciò con grande considerazione voglio sottolineare gli sforzi di tutti gli uomini di buona volontà nel nostro paese, che dicono un fermo sì alla vita. Ho qui in mente le singole persone, le comunità, le istituzioni ecclesiastiche, laiche o le organizzazioni, che servono la vita e proclamano la sua sacralità ed intangibilità.

Nell’Enciclica già menzionata scrissi che il Vangelo della vita costituisce "parte integrante del Vangelo che è Gesù Cristo. Noi siamo al servizio di questo Vangelo, sostenuti dalla consapevolezza di averlo ricevuto in dono e di essere inviati a proclamarlo a tutta l’umanità "fino agli estremi confini della terra" (At 1, 8). Nutriamo perciò umile e grata coscienza di essere popolo della vita e per la vita e in tal modo ci presentiamo davanti a tutti" (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 78). Siamo popolo della vita e dobbiamo comportarci in conformità con questa vocazione. Dovremmo essere solidali con la vita, solidali con le madri in attesa del figlio, solidali con le famiglie bisognose di aiuto morale, di consiglio, oppure di sostegno materiale. Trattiamo la difesa della vita umana come la parte essenziale della nostra missione. "L’impegno a servizio della vita grava su tutti e su ciascuno" (Ivi, n. 79).

Per questo servizio al Vangelo della vita abbiamo bisogno di forza. Dovremo attingerla da colui che è venuto "perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10). Sviluppiamo in noi la vita divina della fede, della speranza e della carità, che è la vita di Cristo in noi. È il più prezioso dono elargitoci da Gesù - perché avessimo la vita non soltanto a misura dell’uomo, ma a misura del Figlio di Dio, in cui il Padre si è compiaciuto eternamente. Amiamo questa vita di Dio in noi e custodiamola, poiché da essa nasce l’amore per ogni vita umana.

4. Miei Cari pellegrini di varie parti della Polonia, vi affido queste riflessioni durante il tempo di Pasqua, che ci ricorda in modo particolare la vita, la sua vittoria sulla morte. Approfondite in comune queste verità e condividetele nelle vostre famiglie e negli ambienti in cui vivete e lavorate.

Auguro a Radio Maria, di annunciare coraggiosamente il Vangelo con la parola e con l’opera, affinché si espanda sulle onde dell’etere il messaggio di Cristo, il suo messaggio della vita che è sempre il messaggio della verità, dell’amore e della solidarietà. Al tempo stesso ringrazio per il molteplice e generoso impegno nell’apostolato della parola, che oggi è così importante e di cui c’è tanto bisogno nel nostro paese. Che questo lavoro di evangelizzazione così grande e responsabile venga sempre attuato in spirito di comunione ecclesiale, in unione con i Vescovi. Solamente l’unione dell’azione arricchisce e porta frutti, e il compito proposto viene opportunamente realizzato. La Madre del Figlio di Dio e Madre nostra, Regina di Polonia e Signora di Jasna Gora vi accompagni con la sua protezione in questo cammino.

La Madre di Dio non ha mai pensato che un giorno avrebbe parlato per mezzo della radio.

Dio ve ne renda merito. Sono contento di vedere tanti striscioni - essi dicono che venite da tutte le parti della Polonia. Saluto tutta la Polonia, tutti i compatrioti che vivono tra i Carpazi e il Mar Baltico, tra l’Oriente e l’Occidente. Sono contento che questo saluto raggiungerà loro tramite "Radio Maria". Sia lodato Gesù Cristo!

Vi auguro di fare un felice ritorno in Polonia. Se Dio vorrà ci vedremo fra un anno.

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

     

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