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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A CONCLUSIONE DEL COLLOQUIO INTERNAZIONALE
DEDICATO AL TEMA «ILLUMINISMO OGGI»

Castel Gandolfo  - Sabato, 10 agosto 1996

 

Signore e Signori,
Cari amici,

1. Innanzitutto desidero ringraziare le numerose persone che hanno contribuito a rendere possibile questo Colloquio. Desidero in particolare esprimere i miei ringraziamenti all’"Institut für die Wissenschaften vom Menschen", responsabile dell’organizzazione del nostro incontro e molti dei cui membri sono oggi presenti tra noi.

Questi sono stati tre giorni di intense riflessioni su argomenti di grande interesse. Sono stati una vera gioia per lo spirito. Con i loro discorsi, gli oratori ci hanno condotto verso una più profonda comprensione del fenomeno dell’Illuminismo e dell’influenza che esso continua a esercitare ai nostri tempi, in particolare sull’approccio a certi concetti fondamentali dell’antropologia.

Vi ringrazio di cuore.

2. Nel corso della presentazione dei documenti e dell’interessante discussione che ne è derivata ho cercato non solo di seguire il filo dei diversi argomenti ma anche di trovare un modo di affrontare da un punto di vista teologico le questioni generali sollevate.

Ho incontrato un punto di partenza nella stessa parola "Illuminismo". Non occorre parlare a lungo della natura e dell’importanza storica di questo fenomeno culturale poiché esse sono ben note. È altrettanto noto l’effetto che l’Illuminismo ha avuto sul cristianesimo in Europa. In un certo senso esso divenne un movimento di dissenso rispetto alla fede cristiana, di un dissenso basato su premesse razionalistiche. Questo è uno dei punti che ho trattato nel mio libro Varcare la soglia della speranza.

Tuttavia la stessa parola "Illuminismo" può anche essere intesa come "illuminazione", dono di luce dall’alto. In questo caso la parola può avere una connotazione teologica molto positiva. Parlare di "illuminismo" in tal senso significa riconoscere che a fianco della conoscenza della realtà accessibile all’uomo attraverso la pura ragione esiste anche una conoscenza che l’uomo, come essere ragionevole e libero, può ricevere da Dio. Pertanto l’"illuminismo" può essere visto come l’agire nell’uomo della luce e della forza donate dallo Spirito Santo. La Chiesa è nata dalla forza di quell’"illuminismo" che si manifestò quando lo Spirito Santo discese su di essa nel giorno della Pentecoste. Quel giorno rivelò la luce e la forza che derivano dalla Croce e dalla Resurrezione di Cristo.

3. Gli apostoli hanno preso parte di questi doni dello Spirito Santo che si erano manifestati in Cristo stesso all’inizio della sua missione messianica. Ricordiamo le parole che Egli ha pronunciato nella sinagoga di Nazaret: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore" (Lc 4, 18-19; cf. Is 61, 1-2).

Il giorno della Pentecoste, gli apostoli, e con essi la Chiesa primitiva, furono anche resi partecipi dei doni dello Spirito. Tali doni sono numerosi e vari. La tradizione, facendo riferimento alle Scritture (cf. Is 11, 2), ha citato i seguenti sette doni: il dono della sapienza e dell’intelligenza, del consiglio e della fortezza, della conoscenza e della pietà (donum pietatis, che spesso in polacco viene tradotto con "dono di devozione") e dono del timore di Dio (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1831).

Come si può osservare, questi doni non si riferiscono solo alle facoltà cognitive dell’uomo ma anche alla sua volontà e alla parte affettiva della sua psiche. Il dono della fortezza o il donum pietatis, per esempio, non hanno un valore direttamente cognitivo ma influiscono, in modo indiretto, sull’aspetto istintivo e sulle passioni che sono proprie della psiche umana.

4. In occasione di questo evento conclusivo desidero richiamare l’attenzione anche sulle celebrazioni liturgiche di questi giorni. Il "triduo" delle nostre riflessioni a Castel Gandolfo si è svolto dall’8 al 10 agosto. L’8 agosto la Chiesa ricorda l’importante figura di san Domenico e il 9 agosto, almeno in Germania e in Polonia, ricorda la beata Edith Stein. Infine, il 10 agosto si celebra la festività di san Lorenzo, diacono e martire.

Tra tutti questi personaggi Lorenzo è quello più antico; la liturgia afferma che egli rappresenta per Roma ciò che santo Stefano rappresenta per Gerusalemme. Come martire rappresenta in particolare la forza eroica, collegata al dono dello Spirito Santo. San Domenico, fondatore dell’ordine dei predicatori, ovvero dei domenicani, con la nuova famiglia religiosa a cui ha dato vita, ha apportato un contributo fondamentale a quello straordinario sviluppo della teologia medievale che ha trovato la sua espressione soprattutto nell’opera di san Tommaso d’Aquino. Infine Edith Stein, nostra contemporanea, ha reso una straordinaria testimonianza dei suoi doni di conoscenza, ovvero i doni della sapienza e della conoscenza, del consiglio e della scienza. Ella è stata collaboratrice di Husserl e ha composto opere filosofiche molto importanti. Allo stesso tempo è stata ammessa, con la palma del martirio, nel martirologio della Chiesa. Sappiamo che è stata arsa, come figlia del popolo ebreo, nei forni di Auschwitz. Proprio ieri, 9 agosto, ho detto al professor Spaemann: "Oggi è il giorno della beata Edith Stein. Potremmo quindi dire che questo giorno si pone tra la speculazione filosofica sull’essere finito ed eterno" e l’elevazione mistica della "scienza della croce"".

Può la morte di questa martire essere considerata una conseguenza, perlomeno indiretta, degli errori che affondavano le loro radici nell’illuminismo storico e filosofico? Anche se ciò corrisponderebbe alla verità storica su Edith Stein, non si può negare che porta in sé anche una verità più profonda, ovvero quella di una vita e di una morte, frutto di quell’"illuminismo-illuminazione" concesso all’uomo con i doni dello Spirito Santo e che reca i suoi frutti soprattutto nei momenti più critici e drammatici della vita di un credente.

Desidero ringraziare, ancora una volta, per la bella esperienza rappresentata da questo Colloquio, che ci ha coinvolti e condotti a uno scambio di riflessioni veramente interessanti.

Rivolgo a tutti i miei più sentiti auguri e auspico ogni bene.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

     

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