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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI INTERNAZIONALI
DEI SINDACATI DEI LAVORATORI

Sala dei Papi - Lunedì, 2 dicembre 1996

 

Signore e Signori,

1. Vi do un affettuoso benvenuto e vi ringrazio per aver accettato l’invito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace a partecipare a questo incontro nel quale si riflette sulla realtà dell’economia e sul ruolo delle associazioni e dei sindacati del lavoro per la difesa e la promozione della dignità dei lavoratori. Sono grato al Cardinale Roger Etchegaray e ai suoi collaboratori per la disponibilità generosa con la quale seguono le complesse questioni sociali ed economiche della nostra epoca. Questo incontro con voi, emeriti rappresentanti sindacali provenienti da molte parti del mondo, mi offre l’opportunità di incoraggiare il vostro impegno, nella convinzione che “il lavoro costituisce una dimensione dell’esistenza dell’uomo sulla terra” (Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 4).

2. Oggi stiamo assistendo, con un misto di speranza e di preoccupazione, a una diffusa riorganizzazione dell’economia mondiale. Ciò si sta verificando sullo sfondo di una profonda trasformazione dei sistemi produttivi, dovuta da una parte all’introduzione di nuove e sofisticate tecnologie e dall’altra alla mondializzazione dei rapporti finanziari e commerciali. Le innovazioni tecnologiche conducono a una maggiore produttività, ma questa riorganizzazione del processo produttivo ha gravi conseguenze negative sull’occupazione.

La richiesta di una maggiore efficienza è inevitabile e legittima, a condizione però che non sia motivata soltanto dal profitto, ma rispetti il lavoro stesso come un bene da promuovere e da condividere. La tragica e spesso ingiusta situazione di coloro che non trovano lavoro, o che lo hanno perso, deve essere una preoccupazione prioritaria nella ricerca di una maggiore efficienza nei sistemi economici e produttivi.

Allo stesso tempo, come possiamo non ricordare i modi in cui i lavoratori in alcune parti del mondo sono resi oggetto di uno sfruttamento vergognoso, spesso come risultato di idee dell’economia che disprezzano tutti i valori morali? Come possiamo non condannare il comportamento inaccettabile di coloro che, anche in regioni che possiedono una solida base industriale, sfruttano il lavoro delle donne e dei bambini?

3. Nel contesto mutevole e dinamico dell’economia odierna, il diritto al lavoro deve essere riaffermato come diritto fondamentale, corrispondente alla responsabilità essenziale delle persone di sostenere se stesse e le proprie famiglie. Non stiamo parlando solo del diritto alla sussistenza, ma della possibilità per i lavoratori di realizzarsi e di svolgere un ruolo attivo nelle comunità alle quali appartengono (cf. Giovanni Paolo II, Laborem exercens, nn. 9-10, 16-18).

Le vostre organizzazioni sono state istituite con il proposito di affermare il valore del lavoro e la dignità dei lavoratori. Oggi, quello stesso proposito vi esorta a prendere iniziative nuove per contribuire a edificare una società della quale sia guida il bene integrale di tutti i suoi membri. I nuovi problemi sollevati dalla mondializzazione dell’economia e dall’introduzione di nuove tecnologie richiedono un ripensamento del ruolo dei sindacati e un rinnovamento del modo nel quale essi rappresentano la forza lavoro nelle diverse situazioni. Questo rinnovamento non dovrebbe compromettere il diritto dei lavoratori a riunirsi liberamente in associazioni per tutelare i propri diritti e quelli di altri. Da questo punto di vista, i sindacati continueranno in futuro a svolgere un ruolo importante nel rappresentare gli interessi dei lavoratori.

4. La strada da seguire è senza dubbio quella della solidarietà, una solidarietà che contrasti le pericolose tendenze alla frammentazione sociale. Un impegno comune alla virtù della solidarietà è la precondizione necessaria per la determinazione di politiche che, in ultima analisi, si indirizzino verso un nuovo tipo di economia, un’economia che non mancherà mai di ricordare che “la principale risorsa dell’uomo è l’uomo stesso” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 32). I sindacati devono essere efficaci strumenti di tale solidarietà, che si può ottenere solo per mezzo del dialogo, della cooperazione e di una corretta e ampia convergenza fra i diversi settori della società. Insieme ad altri corpi sociali, i sindacati hanno un ruolo diretto da svolgere nell’edificazione di un mondo realmente giusto e democratico, un mondo arricchito dalla partecipazione attiva e responsabile di ognuno nell’economia così come in altri importanti settori della vita (cf. Giovanni Paolo II, Laborem exercens, nn. 8 e 14). Tutti hanno il dovere di operare per il bene dell’intera comunità, nazionale e internazionale.

Vi incoraggio a continuare a rappresentare i lavoratori con le vostre abilità professionali e con uno spirito di servizio verso tutta la famiglia umana. Su tutti i lavoratori del mondo, su tutti voi, sulle vostre organizzazioni e sui vostri Paesi, invoco le abbondanti benedizioni di Dio.  

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

    

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