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ALLOCUZIONE AI PARTECIPANTI 
ALLA XXIII CONFERENZA DELLA FAO

 

«Il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati» (Sal 145,6-7)

1. Queste parole del Salmo responsoriale, che abbiamo ascoltato nella liturgia odierna, sono quanto mai significative nel contesto della celebrazione del 40° anniversario dell'istituzione della Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), alla quale prendo parte con grande gioia in risposta all'invito fattomi.

Rivolgo un saluto cordiale e rispettoso ai qualificati rappresentanti degli Stati Membri della FAO e agli alti funzionari, esprimendo il mio apprezzamento per la loro opera e per le alte finalità a cui sono diretti i loro sforzi. Saluto tutte le altre personalità e i fedeli che hanno voluto unirsi a questa liturgia eucaristica di ringraziamento.

La vostra presenza, illustri signori e cari fratelli e sorelle, sta a ricordarci gli sforzi compiuti dalla FAO per eliminare gli ostacoli e gli squilibri che impediscono il dinamismo della produzione, quale si richiede per una circolazione adeguata dei beni necessari alla vita. Non occorre dire quanto la Chiesa vi sia vicina in quest'opera di umana solidarietà. Essa, che ha come missione il prolungamento nei secoli degli insegnamenti e delle azioni del Maestro divino, non cessa di riascoltare quella commovente esclamazione strappata al suo cuore alla vista di una moltitudine affamata: «Ho compassione di questa folla perché non ha niente da mangiare. Non voglio rimandarla digiuna, perché non abbia a venir meno lungo la strada» (cfr. Mt 15,32).

Non vi è dubbio che l'attuale situazione mondiale va confermando la primaria e insostituibile funzione della FAO. Si tratta anzitutto del sostegno allo sviluppo continuativo verso l'autosufficienza alimentare di ciascun popolo, aumentando specialmente la produzione e attuando una più equa ripartizione delle risorse disponibili.

A tale fondamentale azione si aggiungono le operazioni eccezionali per gli aiuti di emergenza. Purtroppo, vi sono attualmente sempre maggiori richieste di interventi di urgenza in particolari zone e continenti, come quella di tanti Paesi dell'Africa colpiti dalla siccità e carestia. Le crisi alimentari si moltiplicano a seguito non solo delle avverse condizioni climatiche e delle catastrofi naturali, ma anche dei conflitti di politiche economiche non sempre adeguate e dei trasferimenti forzosi di popolazioni. Si aggiungono così impegni che si ampliano sempre maggiormente al fine di affrontare in modo adeguato i bisogni evidenti delle popolazioni, anche per quelle avvenire, venendo incontro alle richieste dei governi e stabilendo anche linee di un'azione comune e concorde fra gli Stati membri della Organizzazione.

2. Questa solenne celebrazione richiama al mio pensiero anche il quarantennio dell'organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), attorno a cui vediamo operare in sintonia tutto il sistema delle Organizzazioni Intergovernative specializzate. La Santa Sede ben volentieri si è associata alla commemorazione di questa ricorrenza, che ricorda l'entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite. Per il tramite del cardinale Segretario di Stato, ho fatto pervenire al Signor Jaime De Piniés, presidente della XL assemblea Generale dell'ONU, un messaggio per riaffermare il sostegno morale che la Santa Sede non ha fatto mancare a questo Organismo fin dal suo sorgere incoraggiando una specifica cooperazione diretta alla promozione della vera pace e di una feconda intesa tra le persone e le comunità nazionali.

In diverse circostanze la Chiesa ha espresso la propria stima e il proprio consenso per questo supremo «forum» delle famiglie dei popoli e non cessa di appoggiare le sue funzioni e iniziative miranti a favorire la sincera collaborazione fra le Nazioni. In occasione di questa ricorrenza quarantennale, desidero rinnovare ancora la mia gratitudine per l'invito che mi fu rivolto nell'ottobre del 1979, a prendere la parola davanti ai rappresentanti di quell'Assemblea generale. Tale invito è stato per me quanto mai significativo, perché «comprova - come dissi in quella solenne assise - che l'Organizzazione delle Nazioni Unite accetta e rispetta la dimensione religioso-morale di quei problemi umani, dei quali la Chiesa, per il messaggio di verità e di amore che deve portare al mondo, si occupa». Da qui prende luce lo sforzo che in questi 40 anni ha visto la Chiesa e l'Organizzazione delle Nazioni Unite in sempre crescente cooperazione e solidarietà a difesa «dell'uomo inteso nella sua integrità, in tutta la pienezza e multiforme ricchezza della sua esistenza spirituale e materiale». In un momento in cui la tecnica veniva diretta a scopi di guerra, di egemonie e di conquiste e in cui l'uomo uccideva l'uomo, le nazioni distruggevano le nazioni, la nascita di tale Organismo fu salutata dagli uomini pensosi delle sorti dell'umanità come nuovo palladio di pace e di speranza, e come la via reale destinata a condurre al riconoscimento e al rispetto dei diritti inalienabili delle persone e delle comunità dei popoli. Voglio sperare che questo anniversario valga a rinsaldare tale convincimento e in particolare - come ho detto nel Messaggio del 14 ottobre scorso - a rafforzare l'autorità morale e giuridica di questo Organismo per la salvaguardia della pace e per la cooperazione internazionale in favore dello sviluppo e della libertà di tutti i popoli.

Le Nazioni Unite adempiranno tanto più efficacemente la loro alta missione se in tutti gli Stati membri si accrescerà la convinzione che governare gli uomini vuol dire servire un disegno di giustizia superiore. La visione coraggiosa e aperta alla speranza che ispirò i redattori della «Carta» del 1945 non dovrà mai essere smentita, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che essa ha incontrato in questi 40 anni. Essa resterà l'ideale punto di riferimento fino a che tali ostacoli non siano stati superati. E' questo il voto ardente che desidero rinnovare in questa celebrazione liturgica, invocando dal Signore ogni buon esito agli sforzi per la causa della pace.

3. La scena, che il Vangelo odierno ci presenta, sottolinea il rapporto fra ricchi e poveri con riferimento al diverso comportamento degli scribi e della vedova. Nel mondo attuale tale contrasto si ripete storicamente nella differenza fra le condizioni di sviluppo nei diversi Paesi, correntemente classificato come rapporto tra Nord e Sud.

Il Messia dà una valutazione negativa nei confronti di chi vive nel lusso e nella ricchezza, disprezzando i poveri; nei confronti dei ricchi che non danno ai poveri quanto potrebbero o che, anche se contribuiscono, lo fanno in forme di ostentazione che dimostrano la ricerca della propria gloria: «Guardatevi dagli scribi che amano ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti» (Mc 12,38-39). All'affermazione del Salmo responsoriale: «Il Signore sostiene l'orfano e la vedova» (Sal 145,9), si contrappone quanto detto dal Vangelo circa gli scribi, sconfessandone la religiosità esteriore in contrasto con gli arbìtri e le ingiustizie che praticano: «Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere» (Mc 12,40).

Una lode, invece, di grande rilievo viene fatta da Gesù nei riguardi del gesto nascosto della povera vedova, la quale dona con generosità anche il proprio necessario; confrontandolo con le offerte di tanti ricchi che danno «molte monete», ma con ostentazione.

4. Il richiamo di Gesù ci invita a fare oggi una verifica: a domandarci, cioè, se l'arrivo del Regno ha dato luogo effettivamente a un capovolgimento delle situazioni di dominio e di lusso esistenti nel mondo. Ciò avrebbe potuto realizzarsi se ognuno avesse vissuto la propria fede con la coerenza delle opere, specialmente di quelle in favore dei più poveri, emarginati e disprezzati.

Il giudizio finale della storia sarà fatto nei confronti dei singoli e dei popoli in relazione a come saranno stati concretamente attuati i doveri di contribuire al bene dei fratelli, in proporzione alla propria prosperità in una concreta corresponsabilità mondiale secondo giustizia.

Ci si augura che tutti - singoli, gruppi e imprese private, iniziative pubbliche - sappiano provvedere adeguatamente ai più bisognosi, cominciando dal diritto primordiale di saziare la propria fame. Ciascuno si dovrebbe preparare operando nel tempo in modo tale da esser pronto ad accogliere il Messia quando apparirà la seconda volta per dire: «Venite benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi fino dall'origine del mondo» (Mt 25,34).

5. Viene proposto un esame di coscienza che prende avvio certamente dalla vita personale di ciascuno circa la consapevolezza che ognuno ha della ricchezza e della povertà.

Siete chiamati oggi a riconoscere il privilegio di collaborare attivamente e lealmente nelle strutture della comunità internazionale. Il vivo senso di responsabilità nel buon uso della ricchezza messa a disposizione della FAO impone anzitutto che ciascuno possieda e perfezioni la propria professionalità e ne compia una seria e precisa applicazione secondo i propri doveri quotidiani.

Ma l'esame di coscienza si porta anche a livello delle responsabilità degli Stati membri della FAO perché concorrano alle scelte di politica interna e internazionale con proposte concrete che portino a decisioni tempestive e a realizzazioni adeguate. E' assai importante che si realizzino rapporti secondo giustizia internazionale fra i popoli di tutto il mondo e i loro Stati. Ma è urgente che si attui con maggiore intensità la solidarietà dei Paesi più prosperi, scegliendo più largamente la via multilaterale.

La riflessione sul proprio impegno come Membri nella FAO e più ampiamente nel sistema delle Nazioni Unite, dovrebbe portare ad affermare il dovere di ciascun popolo di dare un contributo in rapporto rispettivamente alle proprie condizioni di prosperità e alle necessità altrui.

Si vorrebbe che un «Patto mondiale di sicurezza alimentare» - come quello che verrà proposto all'approvazione della Conferenza della FAO - fosse pensato e riconosciuto con il valore non solo di richiamo etico, ma altresì di forza giuridica. E' auspicabile che all'Atto, che l'assemblea approverà, si dia tale efficacia almeno nei confronti degli Stati membri, adottando le forme che si riterranno opportune secondo il contemporaneo diritto internazionale.

6. Si deve invece costatare che vi sono ricorrenti differenze e una frequente mancanza di volontà di assumersi veri e precisi impegni, adeguati alle necessità e in seguito effettivamente mantenuti.

Troppo spesso nazionalismi e protezionismi di vario tipo ostacolano sia la disponibiltà degli alimenti vitali per tutti senza discriminazione sia il trasferimento dei generi dai Paesi altamente produttori a quelli scarsamente provvisti. Tali ostacoli e tali linee di condotta sono in aperto contrasto con i principi di una effettiva giustizia nella solidarietà e con l'attuazione della proclamata volontà di cooperare alla potenza provvidenziale di Dio.

La liturgia eucaristica ci ricorda che il Cristo, sacerdote e vittima, si offre anche oggi senza limiti. «Una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso» (Hebr. 9, 26). Egli si è immolato sulla croce per tutti gli uomini «allo scopo di togliere i peccati di molti» (Ibid. 9, 28). Egli si è donato per vincere il peccato dell'egoismo, che spesso si afferma nella storia della società umana.

L'Eucaristia, che rinnova la suprema donazione di Cristo e la sua immolazione per la salvezza dei fratelli, esige e dona la purificazione del cuore dall'egoismo, così da aprirsi agli altri con spirito di solidarietà e di effettivo amore fraterno.

E' necessario andare al di là della stretta giustizia, secondo l'esemplare condotta della vedova che ci insegna a dare con generosità anche quello che risponde alle proprie necessità.

Soprattutto si deve tenere presente che Dio non misura gli atti umani con un metro che si fermi alle apparenze del «quanto» viene dato. Dio misura secondo il metro dei valori interiori del «come» ci si mette a disposizione del prossimo: misura secondo il grado di amore con cui ci si dedica liberamente al servizio dei fratelli.

7. La Chiesa continuatrice del Cristo nella sua missione religiosa, offre la forza necessaria per operare costantemente secondo giustizia nella solidarietà. Mediante il Cristo che assume pienamente la natura umana e la congiunge con la ricchezza divina è possibile la comunione vitale con Dio Amore. Tale intima forza di Dio può sostenere gli sforzi umani, affinché si realizzi la legge fondamentale della vita e della convivenza umana secondo il principio congiunto dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo.

Come il profeta Elia non teme di chiedere alla vedova ciò che le rimane per il suo sostentamento, il Papa non teme di chiedere oggi ai Responsabili della FAO che si continui a sostenere e sviluppare le attività ordinarie e le operazioni che sono da attuare concretamente in favore dei poveri del mondo.

La Chiesa offre le iniziative delle proprie istituzioni e delle sue forme associative che operano nei vari Popoli e Continenti.

Soprattutto essa rivendica come suo dovere e diritto inalienabile le opere di misericordia materiale e spirituale, specialmente quelle caritative di mutuo aiuto destinate ad alleviare ogni umano bisogno (cfr. Apostolicam Actuositatem, 8).

Essa incoraggia altresì ogni attività delle Organizzazioni Non-Governative. In quest'ultimo periodo queste stanno affermandosi per la loro crescente vigoria e appaiono elemento efficiente nel concorso all'azione che tutta l'umanità deve svolgere a vantaggio dei più poveri. La Chiesa auspica però che tali attività volontaristiche si svolgano veramente in maniera disinteressata e al di là di ogni spirito di parte.

La Chiesa infine vuole concorrere alla conoscenza aggiornata dell'azione svolta dalla FAO alla formazione di un'opinione pubblica che sospinga i pubblici poteri e i privati di ciascun Paese a prendere sempre più ampiamente iniziative a sostegno dello sviluppo alimentare e agricolo, e che ottenga una partecipazione attiva e costante di tutti all'azione mondiale.

Con questa celebrazione vogliamo ringraziare il Signore per il bene compiuto e per l'apporto generoso attuato sin qui. Auspico che sia anche occasione per un rinnovato impegno di ciscuno verso un'azione futura sempre più efficiente e tempestiva, secondo i doveri e i gradi di responsabilità che ciascuno ha nella Società contemporanea.

10 novembre 1985

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