ALLOCUZIONE AI PARTECIPANTI ALLA XX CONFERENZA
DELLA FAO
Signor Presidente, Signor Direttore Generale, Signore e
Signori.
1. Vengo a voi in continuità con la mia visita alla Sede delle
Nazioni Unite a New York, seguendo anche in ciò l'esempio del mio
predecessore Paolo VI.
Mi rallegro, infatti, che la FAO, pur essendo sorta poco prima delle
Nazioni Unite il 16 ottobre 1945 a Québec, si ispiri ai medesimi criteri
di fondo delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo pur agendo nella autonomia che è propria di ciascuna
Organizzazione Intergovernativa.
Questa Organizzazione è egualmente aperta a vocazione universale,
verso l'adesione di tutti i popoli del mondo al proprio Atto istitutivo.
Passando con la presente Conferenza generale dai 42 Stati-Membri originari agli
attuali 146, la FAO può attendere ad un'azione comune che sia reale
convergenza fra i Paesi del mondo, qualunque siano i loro sistemi economici e le
loro diverse strutture politiche.
2. L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura può ben
vantare di svolgere una insostituibile attività specializzata nell'ambito
della famiglia delle Nazioni Unite. Essa affronta quello che si può
considerare il più importante settore dell'economia mondiale:
l'agricoltura che provvede gli alimenti indispensabili del mondo e occupa il 50%
della popolazione mondiale. E' anche un settore che da troppo tempo è
stato tenuto al margine del progresso dei livelli di vita, un settore che la
rapida e profonda trasformazione socio-culturale del nostro tempo colpisce in un
modo particolarmente doloroso, scoprendo le ingiustizie ereditate dal passato,
squilibrando gli uomini, la famiglia e la società, accumulando le
frustrazioni ed obbligando alle migrazioni spesso massicce e caotiche.
Secondo il Preambolo del vostro Atto istitutivo, l'obiettivo della
liberazione della famiglia umana dalla fame comporta l'impegno degli
Stati-Membri a elevare il livello di nutrimento e a migliorare la condizione
delle popolazioni rurali aumentando il rendimento della produzione e garantendo
l'efficacia della redistribuzione.
3. Ma vorrei rilevare ancora dallo stesso Preambolo che la FAO tende così
a «contribuire con la sua azione specifica e collettiva alla espansione
dell'economia mondiale e al benessere generale».
Essa, così, è in piena armonia con le Nazioni Unite nel
disegno di insieme e nelle fondamentali linee di politica dello sviluppo e di
cooperazione internazionale, secondo le quali si attua quel servizio dell'uomo,
in base a quei grandi principi che ho estesamente richiamato nella recente
esposizione fatta alle Nazioni Unite il 2 ottobre scorso.
Anche in questa sede «ci incontriamo in nome dell'uomo inteso nella
sua integrità, in tutta la pienezza e multiforme ricchezza della sua
esistenza spirituale e materiale» (Giovanni Paolo II, «Discorso alla
assemblea Generale delle Nazioni Unite», 2 ottobre 1979, n. 5)
4. Vengo con particolare soddisfazione a questo contatto diretto con la FAO.
Ho accolto l'invito a parlare nella XX Conferenza generale nell'anno in cui si
celebra il 30° della decisione del 28 novembre 1949 di trasferire la FAO
dalla sede provvisoria di Washington a quella definitiva in Roma, attuata
effettivamente dal 1951.
Si realizzava così ciò che è stato considerato un «ritorno
alle origini romane» della vostra Organizzazione. Essa ha, infatti, il suo
precedente nell'Istituto internazionale dell'agricoltura, creato nel 1905, per
ispirazione di David Lubin, poi assorbito nella FAO. Sin da quei tempi si è
fatto di Roma uno dei Centri dell'agricoltura mondiale ed essa trova oggi una
nuova importanza in questo campo, specialmente dopo le decisioni della
Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sull'alimentazione del novembre 1974.
5. Vi è, poi, una tradizione di particolare rapporto tra la Sede
Apostolica, nella sua sovranità, e la fAO. La FAO è la prima
Organizzazione Intergovernativa con la quale la Santa Sede ha stabilito regolare
rapporto diplomatico, iniziato per la preveggente azione del Sostituto della
Segreteria di Stato, allora S.E. Mons. Montini. Infatti, con la deliberazione a
voto unanime della IV Sessione della Conferenza della FAO il 23 novembre 1948, è
stato accordato alla Santa Sede quello «status di Osservatore Permanente,
unico nel suo genere che ne garantisce il diritto non solo di partecipare alle
Conferenze dell'Organizzazione, ma anche ad altri aspetti della sua attività
e di prendervi la parola a richiesta, pur senza diritto di voto». Ciò
è in perfetta rispondenza alla natura della missione religioso-morale
della Chiesa.
Si è iniziata così una fattiva collaborazione della Santa
Sede con questa Organizzazione di cui Monsignor Montini aveva notato con
soddisfazione gli alti principi morali e umanitari che la ispirano (cfr. G.B.
Montini, «Lettera al Sig. Norris E. Dodd, Direttore Generale della FAO»,
16 settembre 1948).
Infatti, in tutto il lavoro e i programmi della FAO è
particolarmente evidente che ogni attività tecnica o economica e ogni
scelta politica in ultima analisi coinvolge un problema morale e di giustizia.
Di tale crescente e fiducioso rapporto è stata testimonianza,
appunto, la visita attuata in questa sede da Paolo VI il 16 novembre 1970, in
occasione del 25° della istituzione della FAO.
6. Si aggiunge un altro motivo: nella FAO vedo con piacere la concreta
attuazione nel campo dell'alimentazione e dell'agricoltura di un aspetto del
programma di sviluppo mondiale economico e sociale. Programma che contribuisce
certamente alla promozione della pace mediante il reale superamento delle
tensioni profonde con l'effettiva soddisfazione delle rivendicazioni primarie
dei Popoli, legate ai diritti inalienabili dell'uomo.
In questa vostra Organizzazione specializzata si fa riferimento più
diretto ai diritti economici e sociali che, enunciati nella Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo, sono stati, poi, formulati più
precisamente e in forma vincolante nel Patto internazionale sui diritti
economici, sociali e culturali.
Ma - come già annunciava Pio XII nel Radiomessaggio natalizio del
1942 - il perfezionamento della persona presuppone la realizzazione concreta di
quelle condizioni sociali che costituiscono il bene comune di ciascuna comunità
politica nazionale e anche dell'insieme della comunità internazionale.
Tale sviluppo collettivo, organico e continuativo è il presupposto
indispensabile per assicurare l'esercizio concreto dei diritti dell'uomo, sia
quelli a contenuto economico che quelli con attinenza diretta ai valori dello
spirito. Però, tale sviluppo per essere espressione di una vera unità
umana richiede di essere ottenuto con una partecipazione libera e responsabile
di tutti, in campo pubblico come in campo privato, sia a livello interno che a
livello internazionale.
Orbene la FAO appare come una concreta esperienza della volontà di
passare dalle proclamazioni di principio all'azione di effettiva realizzazione
facendo appello alla partecipazione attiva e libera di tutti gli Stati-Membri.
Ci auguriamo che la volonta politica di ciascuno Stato-Membro consenta nella FAO
il concorso a quell'azione comune che non è solo sostegno ai progetti ed
operazioni di sviluppo interno secondo le richieste dei singoli Governi; e
nemmeno solo «armonizzazione» di interessi che rimangono
nazionalisticamente chiusi. L'azione comune della FAO richiede sempre più
una pronta disponibilità ad assumere veri impegni continuativi con cui
ciascuno concorra all'azione stabilita di comune accordo.
7. La FAO nel corso della sua storia ha assunto una struttura vasta e
funzionale come dimostrano i suoi vari programmi attuali e i documenti
sottoposti alla vostra Conferenza. Voi dovrete fare, infatti, non solo il
bilancio delle azioni compiute in questi ultimi due anni, ma anche fissare gli
obiettivi da raggiungere per gli anni futuri e fare le scelte politiche
necessarie in merito. L'anno duemila, infatti, è all'orizzonte delle
vostre prospettive con i problemi specifici che pone all'agricoltura perché
essa possa rispondere ai bisogni futuri: l'aumento accelerato della produzione,
la necessità della regolamentazione degli scambi e dell'assistenza
esterna ai paesi che ne hanno bisogno per assicurare il loro sviluppo economico.
Si tratta quindi di prendere le misure per assicurare a tutti questo avvenire
migliore in cui i diritti fondamentali di ciascuno saranno rispettati. In tal
senso, la vostra presente Conferenza generale può dare un contributo
importante, per quanto riguarda la competenza della vostra Organizzazione, alla
definizione degli obiettivi urgenti e dei criteri rinnovati che dovrebbero
consentire ad attuare la nuova strategia internazionale per lo sviluppo nel
Terzo Decennio delle Nazioni Unite, che si apre con gli anni 80.
8. Ma il mondo non saprà accontentarsi di speculazioni teoriche. La
lotta contro la fame presenta ogni giorno sempre di più un aspetto molto
preciso e esige delle realizzazioni concrete da parte degli Stati-Membri e
dell'Organizzazione nel suo insieme. Questa lotta inoltre non sarà più
soddisfatta da appelli ai sentimenti, di ventate sporadiche ed inefficaci
d'indignazione: è l'onore e la volontà lodevole della vostra
Organizzazione di cercare con perseveranza di definire i migliori modi e i
metodi adatti alle condizioni concrete di ogni paese e di prevederne con
prudenza le applicazioni.
E' finito il tempo della illusione in cui si credeva di risolvere
automaticamente i problemi del sottosviluppo e le differenze di crescita tra i
diversi paesi esportando i modelli industriali e le ideologie dei paesi
sviluppati.
E' finito il tempo del tentativo di garantire il diritto all'alimentazione
con programmi di aiuto realizzati mediante il dono delle eccedenze o con
programmi di soccorso urgente solo occasionale.
La vostra Organizzazione si orienta verso una politica in cui lo sforzo di
ogni paese per il suo proprio sviluppo prende il primo posto. Ciò
comporta naturalmente una esigenza: affinché tutti quelli che hanno
bisogno ricevano, senza offesa alla loro dignità, l'aiuto internazionale
e gli investimenti adeguati mantenendo il controllo degli elementi necessari per
dare all'agricoltura il suo proprio dinamismo nello sviluppo del paese, bisogna
superare sempre più i rapporti puramente bilaterali per un sistema
multilaterale.
9. Un altro aggiornamento dei criteri e dei modelli di sviluppo - che le
circostanze della crisi economica attuale rendono ancora più necessario
per i paesi poveri come anche per i paesi più sviluppati - è
quello che mira alla soddisfazione dei bisogni reali umani, quelli che sono
veramente fondamentali. Sono questi i bisogni che devono dare dinamismo ed
orientare l'economia e non quelli artificiali in parte provocati e sempre
aumentati dalla pubblicità, dal gioco di mercato e dalle posizioni di
forza acquisite in campo economico, finanziario, politico. Bisogna prevedere e
combattere le conseguenze pericolose sull'uomo di certe soluzioni tecniche ed
economiche, di favorire attivamente la sua libera e responsabile partecipazione
alle scelte e alle realizzazioni intraprese per la crescita organica e
programmata delle condizioni generali della propria comunità.
L'esperienza contemporanea ci porta a riconoscere che la crescita ordinata
e continuativa di ciascun paese come pure la garanzia effettiva di esercizio dei
diritti umani fondamentali dei singoli e dei Popoli richiede necessariamente lo
sviluppo globale e organico mondiale. Noto con interesse come, in questo campo,
i diversi programmi di cooperazione tecnica o di assistenza lanciati dalla
vostra Organizzazione, la promozione di un accordo internazionale per assicurare
le riserve cerealicole indispensabili contribuiranno un po' alla volta a una
trasformazione dell'economia mondiale.
10. Tuttavia, tra tutti i problemi che ritengono la vostra attenzione e
quella del mondo, il più grave e il più urgente è quello
della fame. Milioni di persone sono minacciati nella loro stessa esistenza;
molti ogni giorno muoiono perché non hanno il minimo di nutrimento
necessario. E forse è bene riconoscere come, purtroppo, l'esperienza
attuale ancora dimostra crudelmente che la fame nel mondo non proviene sempre
unicamente da circostanze geografiche, climatiche o agricole sfavorevoli, a cui
voi cercate di sopperire gradualmente. La fame proviene anche dall'uomo stesso,
dalle deficienze dell'organizzazione sociale che ostacola l'iniziativa
personale, perfino dal terrore e dall'oppressione di sistemi ideologici e
pratiche inumane.
La ricerca dello sviluppo mondiale organico che tutti desiderano richiede
quindi che la conoscenza oggettiva delle situazioni umane di miseria prenda il
suo posto nella formazione dei singoli e dei gruppi nel senso della libertà
autentica e della responsabilità personale e collettiva.
11. Le prospettive della formazione umana totale sorpassano certamente
quelle che sono di competenza della vostra Organizzazione. So tuttavia che voi
non ne siete indifferenti. Da parte vostra le favorite sforzandovi di
diversificare i vostri modelli tecnici di assistenza e di sviluppo e di
modellarli in funzione delle condizioni particolari non soltanto fisiche ma
socio culturali di ogni paese, tenendo conto così dei valori propriamente
umani e quindi anche spirituali dei Popoli.
Tra questi le concezioni religiose hanno il loro posto. Esse esprimono una
visione dell'uomo, dei suoi bisogni reali, del senso ultimo delle sue attività:
«Non di solo pane vive l'uomo» (Mt 4,4) ci insegna il Vangelo. Da ciò
riconosciamo che lo sviluppo tecnico, per quanto necessario sia, non è il
tutto dell'uomo e deve trovare il suo posto in una sintesi più vasta e
pienamente umana. E' per questo che le realtà veramente spirituali si
presentano alla vostra attenzione, E' anche in questo campo che la Chiesa, che
ha sempre incoraggiato i vostri sforzi e che partecipa efficacemente da parte
sua allo sviluppo armonioso dell'uomo, vuole venire incontro ai vostri sforzi e
collaborare con voi per il bene dell'umanità.
12. Il lavoro da compiere è immenso e nulla deve scoraggiare benché
l'obiettivo da raggiungere sembra a volte allontanarsi nella stessa misura degli
sforzi per raggiungerlo. In questo momento della storia mondiale, mi compiaccio
di vedere la FAO orientare tutta la sua attività, nel suo campo che è
essenziale, per promuovere la cooperazione internazionale per lo sviluppo. E noi
tutti speriamo che questo sviluppo si estenderà dal livello tecnico ed
economico al progresso personale e sociale dell'uomo.
Cosa che non si può fare senza che l'uomo, la sua dignità e i
suoi diritti non siano sin dall'inizio il criterio attivo che ispira e orienta
tutti gli sforzi.
Per vincere le inerzie e gli scoraggiamenti, per creare le condizioni
suscettibili di rinnovare il modo di pensare e sostenere l'azione, non perdete
mai di vista che si tratta dell'uomo, dell'uomo concreto, dell'uomo che soffre,
dell'uomo che racchiude in sé delle immense possibilità che
bisogna liberare.
13. Aggiungo che l'insieme degli sforzi che voi progettate, intraprendete e
incoraggiate affinché la terra sia «coltivata» o meglio,
affinché le sue ricchezze produttive, terrestri o marine siano conservate
e mai sprecate e, affinché esse fruttifichino, moltiplicando la loro
potenzialità senza distruggere imprudentemente l'equilibrio naturale che è
servito come culla alla vita dell'uomo; in una parola, affinché la
natura, allo stesso tempo rispettata e nobilitata, raggiunga il suo migliore
rendimento a servizio dell'uomo, tutto ciò ci porta, in un certo senso,
al disegno di Dio sulla creazione che il testo ispirato della Genesi ci descrive
in modo arcaico ma suggestivo: «Dio fece l'uomo a sua immagine, creò
uomo e donna... popolate la terra e sottomettetela... Dio Jahvè mise
l'uomo nel giardino d'Eden per coltivarlo e conservarlo» (Gen 1,27-28;
2,16). Sì, la terra appartiene agli uomini, a tutti gli uomini, senza
dimenticare le generazioni che ci seguiranno domani e che devono raccoglierla
dalle nostre mani abitabile e fruttuosa. Perché essa appartiene
innanzitutto a Dio, il Creatore, il Maestro Sovrano, la sorgente della vita che
ne ha fatto dono agli uomini e l'ha affidata loro come a dei buoni intenditori.
E' in armonia con il disegno di Dio che voi siete chiamati a lavorare.
Questo è il voto che formulo per voi in quanto Pastore della Chiesa
universale. Ed è in questo spirito che prego il Signore Onnipotente di
benedire gli sforzi che voi fate per servire la famiglia umana, di benedire voi
stessi e tutti i vostri cari.
12 novembre 1979
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