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DISCORSO ALL'ASSEMBLEA PLENARIA 
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA

 

Eminenze, Eccellenze,
Signore e Signori,

1. E' con gioia particolare che accolgo, per la prima volta e ufficialmente, il Pontificio Consiglio per la Cultura. Tengo innanzitutto a ringraziare i membri del Consiglio internazionale che ho nominato recentemente e che hanno risposto con tanta sollecitudine all'invito di riunirsi a Roma per discutere sull'orientamento e sulle future attività del Pontificio Consiglio per la Cultura. La vostra presenza in questo Consiglio è un onore e una speranza per la Chiesa. La vostra fama riconosciuta in campi così diversi della cultura, delle scienze, delle lettere, dei mezzi di comunicazione, delle università, delle discipline sacre, lascia sperare in un lavoro fecondo per questo nuovo Consiglio che ho deciso di creare ispirandomi alle direttive del Concilio Vaticano II.

2. Il Concilio ha dato in questo campo un nuovo dinamismo, in particolare con la costituzione «Gaudium et Spes». Infatti, oggi, è compito arduo comprendere l'estrema varietà delle culture, dei costumi, delle tradizioni e delle civiltà. A prima vista, può sembrare che la sfida superi le nostre forze, ma non è forse proporzionata alla nostra fede e alla nostra speranza? Durante il Concilio, la Chiesa ha riconosciuto la frattura drammatica che si era prodotta tra la Chiesa e la cultura. Il mondo moderno è affascinato dalle sue conquiste, dalle sue realizzazioni scientifiche e tecniche. Ma, troppo spesso, esso si dà ad ideologie, a criteri di etica pratica, a comportamenti, che sono in contraddizione con il Vangelo o che, per lo meno, fanno tranquillamente astrazione dai valori cristiani.

3. E' dunque in nome della fede cristiana che il Concilio ha invitato tutta la Chiesa a mettersi all'ascolto dell'uomo moderno, per comprenderlo e per inventare un nuovo tipo di dialogo che permetta di portare l'originalità del messaggio evangelico al cuore delle mentalità di oggi. Dobbiamo quindi ritrovare la creatività apostolica e la potenza profetica dei primi discepoli per affrontare le nuove culture. La parola di Cristo deve apparire in tutta la sua freschezza alle nuove generazioni, i cui atteggiamenti talvolta sono difficilmente comprensibili a spiriti tradizionali, ma tuttavia sono ben lungi dall'essere chiusi ai valori spirituali.

4. A più riprese, ho voluto affermare che il dialogo tra la Chiesa e le culture riveste oggi un'importanza vitale per l'avvenire della Chiesa e del mondo. Mi sia permesso di ritornare sull'argomento insistendo su due aspetti principali e complementari che corrispondono ai due livelli in cui la Chiesa esercita la sua azione: quello dell'evangelizzazione delle culture e quello della difesa dell'uomo e della sua promozione culturale. Questi due compiti esigono che vengano definite le nuove vie del dialogo della Chiesa con le culture della nostra epoca.

Per la Chiesa, questo dialogo è assolutamente indispensabile, altrimenti l'evangelizzazione resterebbe lettera morta. San Paolo non esitava a dire: «Guai a me, se non evangelizzassi». In questo scorcio del XX secolo, come ai tempi dell'Apostolo, la Chiesa deve farsi tutta a tutti, raggiungendo con simpatia le culture d'oggi. Vi sono ancora degli ambienti, delle mentalità, come pure paesi e intere regioni da evangelizzare, e ciò presuppone un lungo e coraggioso processo d'inculturazione affinché il Vangelo penetri l'anima delle culture vive, rispondendo alle loro più nobile aspettative e facendole crescere nella dimensione stessa della fede, della speranza e della carità cristiane. La Chiesa, per mezzo dei suoi missionari, ha già compiuto un'opera incomparabile in tutti i continenti, ma questo lavoro missionario non è mai esaurito, poiché talvolta le culture vengono toccate solo superficialmente dal messaggio cristiano, e, in ogni caso, poiché si trasformano incessantemente, esser richiedono un approccio rinnovato. Aggiungiamo che questa nobile parola «missione» si applica ormai alle vecchie civiltà segnate dal cristianesimo, ma che sono ora minacciate dall'indifferenza, dall'agnosticismo o perfino dall'irreligione. Inoltre, appaiono nuovi settori di cultura con obiettivi, metodi e lingue diverse. Il dialogo interculturale si impone dunque ai cristiani in tutti i paesi.

5. Per evangelizzare efficacemente, bisogna adottare con decisione un atteggiamento di scambio e di comprensione per simpatizzare con l'identità culturale dei popoli, dei gruppi etnici e dei diversi settori della società moderna. Del resto, occorre lavorare al riavvicinamento tra le culture, in modo che i valori universali dell'uomo siano accolti ovunque in uno spirito di fraternità e di solidarietà. Evangelizzare vuol dire dunque, nello stesso tempo, penetrare le identità culturali specifiche, ma anche favorire lo scambio delle culture, aprendole ai valori dell'universalità e, direi anche, della cattolicità.

E' pensando a questa grande responsabilità che ho voluto creare il Pontificio Consiglio per la Cultura, per dare a tutta la Chiesa un vigoroso impulso, e rendere cosciente tutti i responsabili, tutti i fedeli, del dovere che ci incombe di essere all'ascolto dell'uomo moderno, non per approvare tutti i suoi comportamenti, ma soprattutto per scoprire le sue speranze e le sue aspirazioni latenti. Ecco perché ho invitato i vescovi, coloro che sono preposti ai diversi servizi della Santa Sede, le organizzazioni internazionali cattoliche, le università, tutti gli uomini di fede e di cultura, ad impegnarsi con convinzione nel dialogo delle culture, portandovi la parola di salvezza del Vangelo.

6. Occorre rammentare, inoltre, che i cristiani hanno molto da ricevere da questa relazione dinamica tra Chiesa e mondo contemporaneo. Il Concilio ecumenico Vaticano II ha insistito su questo punto ed è opportuno ricordarlo. La Chiesa si è molto arricchita grazie all'apporto di tante civiltà. L'esperienza secolare di tanti popoli, il progresso della scienza, i tesori nascosti delle diverse culture, attraverso le quali si rivela più pienamente la natura dell'uomo e si aprono nuove vie verso la verità, tutto ciò rappresenta un sicuro vantaggio per la Chiesa, come ha riconosciuto il Concilio (cfr. «Gaudium et Spes», 44). E questo arricchimento prosegue. Pensiamo infatti ai risultati delle ricerche scientifiche per una migliore conoscenza dell'universo, per un approfondimento del mistero dell'uomo, pensiamo ai benefici che possono procurare alla società e alla Chiesa i nuovi mezzi di comunicazione e di incontro tra gli uomini, la capacità di produrre innumerevoli beni economici e culturali, e soprattutto di promuovere l'educazione delle masse, di guarire le malattie considerate una volta incurabili. Quali ammirevoli realizzazioni! Tutto questo fa onore all'uomo e ha enormemente beneficiato la Chiesa stessa, nella sua vita, nella sua organizzazione, nel suo lavoro e nella sua propria opera. E' dunque normale che il popolo di Dio, solidale con il mondo nel quale vive, riconosca le scoperte e le realizzazioni dei nostri contemporanei e vi partecipi per quanto possibile, affinché l'uomo stesso cresca e si sviluppi pienamente. Ciò presuppone una profonda capacità di accoglienza e di ammirazione, ma anche un lucido senso di discernimento. Vorrei ora insistere su quest'ultimo punto.

7. Spingendoci a evangelizzare, la nostra fede ci porta ad amare l'uomo in se stesso. E l'uomo, oggi più che mai, ha bisogno di essere difeso contro le minacce che gravano sul suo sviluppo. L'amore che attingiamo alle sorgenti del Vangelo, sulla scia del mistero dell'Incarnazione del Verbo, ci induce a proclamare che l'uomo merita onore e amore per se stesso e deve essere rispettato nella sua dignità. Così i fratelli devono imparare nuovamente a parlarsi come fratelli, a rispettarsi, a comprendersi, affinché l'uomo stesso possa sopravvivere e crescere nella dignità, nella libertà, nell'onore. Più egli soffoca il dialogo delle culture, più il mondo moderno va incontro a conflitti che rischiano di essere mortali per l'avvenire della civiltà umana. Al di là dei pregiudizi, delle barriere culturali, delle separazioni razziali, linguistiche, religiose, ideologiche, gli uomini devono riconoscersi come fratelli e sorelle, accettandosi nelle loro diversità.

8. La mancanza di intesa fa correre agli uomini un pericolo fatale. Ma l'uomo è anche minacciato nel suo essere biologico, dal deterioramento irreparabile dell'ambiente, dal rischio di manipolazioni genetiche, dagli attentati alla vita nascente, dalla tortura che imperversa ancora gravemente ai nostri giorni. Il nostro amore per l'uomo deve darci il coraggio di denunciare le concezioni che riducono l'essere umano ad una cosa che può essere manipolata, umiliata o eliminata arbitrariamente.

L'uomo è anche minacciato insidiosamente nel suo essere morale, poiché è soggetto a correnti edonistiche che esasperano i suoi istinti e lo affascinano con le illusioni di un consumo senza discriminazioni. L'opinione pubblica è manipolata da suggestioni ingannevoli di una potente pubblicità i cui valori unidimensionali dovrebbero renderci critici e vigilanti.

Inoltre, l'uomo, oggi, è umiliato da sistemi economici che sfruttano intere collettività. L'uomo è anche vittima di determinati regimi politici e ideologici che imprigionano l'anima dei popoli. Come cristiani, noi non possiamo tacere e dobbiamo denunciare questa oppressione culturale che impedisce alle persone e ai gruppi etnici di essere se stessi secondo la loro profonda vocazione. E' mediante questi valori culturali che l'uomo individuale o collettivo vive una vita veramente umana e non possiamo tollerare che siano distrutte le sue ragioni di vita. La storia sarà severa con la nostra epoca, nella misura in cui essa soffoca, corrompe e assoggetta brutalmente le culture in tante paesi del mondo.

9. Per questo ho voluto proclamare all'Unesco, davanti all'assemblea di tutte le nazioni, ciò che mi permetto di ripetere oggi a voi: «Occorre affermare l'uomo per se stesso, e non per qualche altro motivo o ragione: unicamente per se stesso! Anzi, bisogna amare l'uomo in quanto uomo, bisogna rivendicare l'amore per l'uomo a motivo della dignità particolare che possiede. L'insieme delle affermazioni concernenti l'uomo fanno parte della sostanza stessa del messaggio di Cristo e della missione della Chiesa, malgrado tutto quello che spiriti critici hanno potuto dichiarare sull'argomento, e tutto ciò che hanno potuto fare le diverse correnti contrarie alla religione in generale e al cristianesimo in particolare» (discorso all'Unesco, 2 giugno 1980, N. 10). Questo messaggio è fondamentale affinché sia reso possibile il lavoro della Chiesa nel mondo attuale. Ecco perché, a conclusione dell'enciclica «Redemptor Hominis», scrivevo che «l'uomo è e diventa sempre "la 'via' della vita quotidiana della Chiesa"» (n. 21). Sì, l'uomo è «la 'via' della Chiesa», perché senza questo rispetto per l'uomo e per la sua dignità, come gli si potrebbero annunciare le parole di vita e di verità?

10. E' dunque nel ricordarci questi due principi di orientamento - evangelizzazione delle culture e difesa dell'uomo - che il Pontificio Consiglio per la Cultura proseguirà il suo lavoro specifico. Da una parte, si richiede che l'evangelizzatore si familiarizzi con gli ambienti socio-culturali nei quali deve annunciare la parola di Dio; il Vangelo è esso stesso fermento di cultura nella misura in cui raggiunge l'uomo nei suoi modi di pensare, di comportarsi, di lavorare, di ricrearsi, cioè nella sua specificità culturale. D'altra parte, la nostra fede ci dà fiducia nell'uomo - nell'uomo creato a immagine di Dio e redento da Cristo - che noi desideriamo difendere e amare per se stesso, coscienti che egli non è uomo se non per la sua cultura, cioè per la sua libertà di crescere integralmente e con tutte le sue capacità specifiche. Il vostro compito è difficile ma splendido. Insieme, dovete contribuire a tracciare le nuove vie del dialogo della Chiesa con il mondo d'oggi. Come parlare al cuore e all'intelligenza dell'uomo moderno per annunciargli la parola salvifica? Come rendere i nostri contemporanei più sensibili al valore proprio della persona umana, alla dignità di ciascun individuo, alla ricchezza nascosta in ogni cultura? Il vostro ruolo è grande, poiché voi dovete aiutare la Chiesa a diventare creatrice di cultura nel suo rapporto con il mondo moderno.

Non saremmo fedeli alla nostra missione di evangelizzare le odierne generazioni se lasciassimo i cristiani nell'incomprensione delle nuove culture. Non saremmo neanche fedeli alla carità che deve animarci, se non vedessimo come l'uomo è oggi minacciato nella sua umanità, e se non proclamassimo, con le nostre parole e i nostri atti, la necessità di difendere l'uomo individuale e collettivo, di salvarlo dalle oppressioni che l'asserviscono e l'umiliano.

11. Nel vostro lavoro siete invitati a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà. Scoprirete che lo spirito del bene è misteriosamente all'opera in tanti nostri contemporanei, anche in alcuni di quelli che non si riconoscono di nessuna religione, ma che cercano di adempiere onestamente e con coraggio la loro vocazione umana. Pensiamo a tanti padri e madri di famiglia, a tanti educatori, studenti, lavoratori impegnati nei loro compiti, a tanti uomini e donne devoti alla causa della pace, del bene comune, della giustizia e della cooperazione internazionale. Pensiamo anche a tutti quei ricercatori che si consacrano con costanza e rigore morale ai loro compiti utili per la società, a tutti quegli artisti assetati e creatori di bellezza. Non esitate ad entrare in dialogo con tutte queste persone di buona volontà, molte delle quali sperano, forse segretamente, nella testimonianza e nell'appoggio della Chiesa per meglio difendere e promuovere il vero progresso dell'uomo.

12. Vi ringrazio calorosamente di essere venuti a lavorare con noi. A nome della Chiesa, il Papa conta molto su di voi, perché, come dicevo nella lettera con la quale creavo il vostro Consiglio, esso «apporterà regolarmente alla Santa Sede l'eco delle grandi aspirazioni culturali del mondo d'oggi, approfondendo le attese delle civiltà contemporanee ed esplorando le nuove vie del dialogo culturale». Il vostro Consiglio avrà soprattutto valore di testimonianza. Voi dovete manifestare ai cristiani e al mondo il profondo interesse che la Chiesa nutre per il progresso della cultura e per il fecondo dialogo delle culture, come anche per il loro benefico incontro con il Vangelo. Il vostro ruolo non può essere definito una volta per tutte e a priori: l'esperienza vi insegnerà i modi di azione più efficaci e più adatti alle circostanze. Rimanete in contatto regolare con la Direzione esecutiva del Consiglio - con la quale io mi congratulo e che incoraggio -, partecipando alla sua opera e alle sue ricerche, proponendole le vostre iniziative, informandola delle vostre esperienze. Ciò che evidentemente si chiede al Consiglio per la Cultura è di esercitare la sua azione attraverso il dialogo, l'incitamento, la testimonianza, la ricerca. E' questo un modo particolarmente fecondo per la Chiesa di essere presente nel mondo per rivelargli il messaggio sempre nuovo di Cristo Redentore.

Nell'imminenza del Giubileo della Redenzione, prego Cristo di ispirarvi, di assistervi, affinché il vostro lavoro serva al suo piano, alla sua opera di salvezza. E di tutto cuore, ringraziandovi in anticipo per la vostra cooperazione, vi benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

18 gennaio 1983

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