Venerati fratelli nell'Episcopato,
Cari sacerdoti,
fratelli e sorelle!
1. Sono lieto di potervi accogliere, quest'oggi, al termine dei
lavori del vostro Consiglio. Rivolgo un affettuoso pensiero al Cardinale José
Sanchez, vostro Presidente, al quale auguro un pronto ristabilimento
dall'infermità che lo ha colpito. Ringrazio il Segretario della Congregazione,
Monsignor Crescenzio Sepe, per i sentimenti espressi a nome di tutti. Saluto,
infine, ciascuno di voi, che avete partecipato all'incontro, apportandovi il
contributo della vostra esperienza.
2. E' sempre presente al nostro spirito il comando del Signore:
"Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto
ciò che vi ho comandato" (Mt 28,19-20). In questo mandato
missionario, riferito da Matteo, è possibile cogliere alcuni criteri atti a
chiarire il concetto, oggi molto attuale, di inculturazione della fede.
Innanzitutto, il Vangelo, cioè il mistero della salvezza affidato da Cristo
alla Chiesa, dev'essere predicato agli uomini di ogni cultura. Le nazioni che si
convertono a Cristo e aderiscono a Lui nella fede vengono
"battezzate", vengono cioè confermate nella loro identità più vera
ed insieme permeate dall'ispirazione vivificatrice della fede, sicché il dono
della grazia, custodito in cuori umili e docili, si fa poi gradualmente prassi
di vita personale, familiare e sociale; si fa cultura cristiana. A questo
processo - mai semplice, anzi talora angustiante (cfr. Mc 8,34ss) - il
Signore Gesù assicura il sostegno e il conforto di una presenza quotidiana
mediante il dono incessante del suo Spirito. Ricordare la nativa indole
missionaria della Chiesa significa testimoniare essenzialmente che il compito
dell'inculturazione, come integrale diffusione del Vangelo e sua conseguente
traduzione in pensiero e vita, continua ancor oggi e costituisce il cuore, il
mezzo e lo scopo della "Nuova Evangelizzazione". Per un compito così
elevato risuona sempre la promessa di Gesù: "Io sono con voi", là
dove la parola e i segni del Vangelo incontrano l'uomo di ogni età, condizione
e cultura, "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
3. Assai opportunamente, dunque, il Consiglio Internazionale per
la Catechesi ha scelto e svolto come tema della sua ottava sessione:
"Inculturazione della fede e linguaggio della catechesi". Come è
stato appena detto, voi siete consapevoli della complessità del problema, ma
avete anche messo in evidenza, con le difficoltà, il rinnovato impegno di
singoli e comunità perché il Vangelo della salvezza, grazie alla catechesi,
sia annunciato e accolto per quello che è: pane di vita, assimilabile da tutte
le culture. A voi tutti, dunque, vada il mio ringraziamento: ai Superiori e
Officiali della Congregazione per il Clero, ai membri del COINCAT: Confratelli
Vescovi, Sacerdoti, Religiosi e Laici, e a quanti hanno collaborato per il buon
esito della sessione.
4. Nell'Esortazione Apostolica Catechesi tradendae, riassumendo
gli insegnamenti del Magistero circa l'inculturazione del Messaggio cristiano,
ho scritto: "Della catechesi, come dell'evangelizzazione in generale,
possiamo dire che è chiamata a portare la forza del Vangelo nel cuore della
cultura e delle culture. Per questo, la catechesi cercherà di conoscere tali
culture e le loro componenti essenziali; ne apprenderà le espressioni più
significative; ne rispetterà i valori e le ricchezze peculiari. E' in questo
modo che essa potrà proporre a tali culture la conoscenza del mistero nascosto
(cfr. Rom 16,25; Ef 3,5) ed aiutarle a far sorgere, dalla loro
propria viva tradizione, espressioni originali di vita, di celebrazione e di
pensiero che siano cristiani" (53). Se, dunque, tra i compiti della
catechesi vi è quello di mediare l'inculturazione della fede, ne consegue che
una condizione indispensabile perché il seme della Parola di Dio germogli e
maturi nel terreno buono è data dalle modalità di semina e dalle capacità del
seminatore, dunque dal servizio della catechesi e del catechista. Gesù, il
Verbo di Dio che, per opera dello Spirito Santo, si è fatto carne per la nostra
salvezza, grazie alla potenza dello stesso Spirito, continua a parlare nella
Chiesa e per mezzo di essa il linguaggio della riconciliazione e della pace.
Come insegna l'esperienza di Pentecoste (cfr. At 2,1-13) e come proclama
Pietro nel suo Discorso (cfr. ibid. 2,14-41), anche il catechista non
dovrà mai dimenticare che nell'inculturazione della fede opera il mistero
dell'incarnazione del Verbo, il mistero della morte e risurrezione di Cristo.
Tale certezza precede e sta alla base di ogni umano e legittimo processo di
interpretazione, spiegazione, adattamento. Che cosa varrebbe, infatti, anche il
più sapiente e pedagogico uso della comunicazione, che la scienza e la tecnica
offrono oggi, se non fosse il Vangelo della morte e risurrezione di Cristo ad
essere trasmesso? Solo chi porta in sé, nel suo intimo, la verità di Cristo
tanto da esserne "prigioniero" come l'Apostolo (cfr. Gal 1,10),
può fare "cultura in Cristo", o, come diceva ancora Paolo,
"rendere ogni intelligenza soggetta all'obbedienza di Cristo" (2Cor
10,5).
5. D'altra parte tanti secoli di storia missionaria, a partire
dal primo incontro del Vangelo con i Gentili, stanno a testimoniare che il
processo di inserimento della Chiesa nelle culture dei popoli richiede tempi
lunghi. Mi piace qui ricordare, in proposito, l'evangelizzazione dell'America,
di cui proprio quest'anno ricorre il quinto Centenario. I Vescovi
Latinoamericani celebreranno a Santo Domingo - tra pochi giorni - la loro quarta
Assemblea plenaria. La mia partecipazione a così significativo anniversario
intende non solo confermare nella fede i Confratelli nell'Episcopato, catecheti
per eccellenza di quel Continente, ma anche incoraggiare tutti i catechisti,
sacerdoti, religiosi e laici alla nuova evangelizzazione delle culture
latinoamericane. E ciò in prudente continuità con la prima evangelizzazione
che, "pur con deficienze e nonostante il peccato sempre presente" (Documento
di Puebla, n. 445), ha saputo segnare profondamente la cultura di quei
diletti popoli. Sono certo che altri aspetti del processo di inculturazione, che
ho avuto modo di trattare nell'Enciclica missionaria Redemptoris missio,
troveranno piena consonanza in voi, chiamati a diffondere l'esperienza di
un'infaticabile catechesi a raggio mondiale. E certo sono pure che voi, esperti
di catechesi, saprete evidenziare la vasta gamma di servizi che il nuovo
Catechismo della Chiesa Cattolica è capace di offrire anche ai fini
dell'inculturazione, la quale, per essere efficace, non può mai cessare
dall'essere vera. La Congregazione per il Clero vorrà adoperarsi con ogni mezzo
per favorire l'accoglienza e il retto uso dell'importante testo, in maniera che
le Chiese particolari e le Conferenze Episcopali possano approntare, in
riferimento al suddetto storico documento, catechismi diocesani e nazionali,
come strumenti per l'ulteriore diffusione evangelica e l'indispensabile
mediazione culturale.
6. Una parola, infine, per i catechisti ed operatori pastorali,
protagonisti di ogni servizio della Parola. L'ardente Paolo ebbe a dire di se
stesso: "Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto Giudeo con i Giudei...
(sono stato) con coloro che sono sotto la legge..., con coloro che non sono
sotto la legge..., debole con i deboli.... Mi sono fatto tutto a tutti per
salvare ad ogni costo qualcuno" (1Cor 9,19-23). Egli è il testimone
profetico ed esemplare che più di ogni altro portò il Vangelo alle genti delle
varie Nazioni e culture, aprendole alla forza trasformatrice e rigeneratrice del
Messaggio cristiano. La Chiesa ha estremo bisogno di catechisti che abbiano il
cuore e l'intelligenza di Paolo. Lo Spirito che spinse l'Apostolo delle Genti
sul terreno difficile della prima evangelizzazione non manca certo di suscitare,
anche in questo nostro tempo, zelanti servitori della Parola, capaci di operare
al servizio della diffusione del Vangelo nella vasta ed impegnativa missione
della "Nuova Evangelizzazione". Per tale compito missionario occorre
una seria e profonda preparazione. Proprio in riferimento alla catechesi, talora
si constatano nell'uomo contemporaneo atteggiamenti di lontananza più che di
vicinanza, di indifferenza più che di partecipazione, di diffidenza più che di
accoglienza nei confronti della salvezza evangelica. Sono momenti difficili, ma
non meno fecondi per la missione della Chiesa, cui non può corrispondere né
paura, né rassegnazione, ma il rinnovato coraggio della fede, che si applica
con determinazione e costanza - con "parresìa", secondo il linguaggio
neotestamentario - e trova sentieri inediti, aperti dallo Spirito Santo pure
laddove apparentemente sembrano regnare ostilità e rigetto.
7. "Non abbiate paura", ripete anche a noi Gesù,
incomparabile modello del catechista nel suo ministero di primo Evangelizzatore.
Egli mai vacillò di fronte alle difficoltà e volle che i suoi lo seguissero
senza timore e tentennamenti: "Ora vi dico che molti verranno dall'oriente
e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno
dei cieli" (Mt 7,11). Sia questa grande profezia di Gesù la fonte
del nostro coraggio e della nostra consolazione! Con tali auspici, imparto con
affetto a ciascuno di voi ed a quanti con voi collaborano nella fatica
dell'evangelizzazione la Benedizione Apostolica.