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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA GIUNTA E DEL CONSIGLIO
DELLA PROVINCIA DI ROMA

Venerdì, 2 febbraio 1996

 

Signor Presidente,
Illustri Membri della Giunta e del Consiglio Provinciale di Roma,
Gentili Signore e Signori!

1. L’inizio del nuovo anno ci offre ancora una volta la gradita opportunità di incontrarci per il tradizionale scambio di auguri. Desidero manifestare anzitutto a Lei, signor Presidente, viva gratitudine per i voti così gentilmente espressi nelle parole che Ella mi ha indirizzate. Con lei ringrazio i Membri della Giunta e del Consiglio Provinciale qui convenuti.

A ciascuno di voi, illustri Signori e Signore, porgo i miei voti augurali che, per vostro tramite, intendo far pervenire anche ai vostri Collaboratori ed all’intera popolazione della Provincia di Roma, auspicando per tutti un nuovo anno ricco di prosperità e di pace.

2. Nel suo saluto, Signor Presidente, Ella ha voluto poc’anzi far cenno alle attese ed agli impegni del vostro servizio come amministratori della Provincia di Roma in un momento di grandi mutamenti sociali. So bene quanto gravi e impegnativi siano i problemi ai quali voi cercate di dare soluzione. Tra le priorità, si situano certamente le attività produttive e le problematiche della scuola e della viabilità. Al vostro quotidiano impegno la Chiesa intende collaborare attivamente, prestando il suo specifico contributo perché si possano garantire quelle condizioni favorevoli per realizzare l’autentico bene comune.

Desidero, in particolare, soffermarmi su un tema che mi sta particolarmente a cuore: quello del lavoro. Nell’analogo incontro dello scorso anno, sottolineavo quanto il fenomeno della disoccupazione fosse preoccupante. La situazione oggi, come anch’Ella Signor Presidente ricordava, non sembra di molto mutata e coinvolge un numero sempre crescente di famiglie. Rinnovo, pertanto, l’auspicio che si faccia tutto il possibile per dare risposta a così urgente domanda, pensando, in special modo, alle nuove generazioni. A ben vedere, non sono poche le potenzialità di sviluppo e, quindi, di lavoro, che esistono nei Comuni della Provincia; purtroppo, però, tali potenzialità rimangono talora come inutilizzate o non opportunamente valorizzate. Eppure nessuno ignora che gli antichi canali occupazionali, concentrati soprattutto sul pubblico impiego, sull’edilizia e sull’artigianato, sono ormai insufficienti e lo saranno sempre più nel futuro. È necessario allora rivolgersi verso il fronte delle moderne tecnologie e dei settori più innovativi. Un tale progresso è auspicato da molti ed è, tra l’altro, legato ad una più agevole mobilità della popolazione. Questo richiede la creazione o il potenziamento delle indispensabili infrastrutture, che ne facilitino l’attuazione.

3. Roma e Provincia rivestono una naturale vocazione all’accoglienza. Se, specialmente nella prospettiva del Grande Giubileo del Duemila, questa verrà adeguatamente sviluppata secondo una logica di rispetto e di attenzione verso quanti qui giungono per ragioni spirituali, culturali o lavorative, ne scaturirà un’ulteriore e significativa fonte di lavoro e di crescita per la popolazione. A tal fine vanno sostenuti, anche sul piano delle normative e dei finanziamenti, coloro che, specialmente tra i giovani, hanno il coraggio di intraprendere e creare, per sé e per gli altri, occasioni di impiego e di sviluppo. È necessario, più radicalmente, far crescere una nuova mentalità e una nuova cultura, caratterizzate dal gusto dell’impegno e dell’accettazione del rischio, in una prospettiva di libertà e, insieme, di solidarietà. Si tratta naturalmente di un compito assai ampio, che coinvolge, a diversi livelli, i responsabili della vita amministrativa, sociale, culturale e produttiva dell’intera Provincia.

4. Ho accennato poc’anzi al tema della solidarietà e della libertà, nella convinzione anzitutto che "i problemi socio-economici non possono essere risolti che mediante il concorso di tutte le forme di solidarietà" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1941). Il lavoro ha come protagonista la persona, ma gli uomini lavorano con gli altri e per gli altri; la dimensione sociale del lavoro ricorda che si è collaboratori, e non operatori isolati. Il lavoro è dunque frutto di solidarietà, che si manifesta nella condivisione e nella cooperazione ad ogni livello.

Diventa sempre più necessario far nascere e crescere una vera cultura della solidarietà; di essa gli amministratori pubblici debbono essere promotori convinti. Senza solidarietà la società non sarà mai a reale misura d’uomo. Ed è ad ogni forza sociale che è chiesto di creare le condizioni per un autentico sviluppo a beneficio di tutti i cittadini, in particolare di chi è più svantaggiato. Il soggettivismo della cultura dominante ha talora talmente esaltato la pur legittima libertà individuale da minacciare le stesse esigenze della solidarietà. Invece solidarietà e libertà vanno difese e promosse insieme, senza mai trascurare né l’una né l’altra.

5. Strettamente collegato con il tema della solidarietà è quello degli immigrati e dei nomadi. In non pochi Comuni della Provincia di Roma risiedono numerosi stranieri, in gran parte provenienti da Paesi molto poveri. Nell’esprimere compiacimento per l’impegno con cui codesta Amministrazione, insieme con gli Enti locali, cerca di venire incontro a tali non facili situazioni, vorrei ricordare che esse vanno sempre affrontate "nel pieno rispetto dei diritti dell’uomo" (Giovanni Paolo II, Angelus, 7 gen. 1996). È senza dubbio compito dei pubblici amministratori promuovere lo spirito di accoglienza verso queste persone, soprattutto verso chi è povero e indifeso, a qualsiasi categoria o gruppo etnico appartenga. Questo comporta che si attuino normative rispettose della legalità, ma al tempo stesso si pensi a realizzare le strutture necessarie per assicurare a tutti un modo di vivere degno e decoroso. Fra i servizi da provvedere vorrei ricordare l’istruzione, l’assistenza sanitaria, il lavoro e l’abitazione.

I giovani soprattutto vanno educati alla cultura della solidarietà e dell’accoglienza. È un’opera che, partendo dal riferimento a un comune patrimonio di valori, chiede di superare una concezione privatistica dei propri beni e della vita stessa. A ciò devono educare la famiglia e la scuola ed è proprio in questo impegno che la Chiesa non farà mancare la sua specifica collaborazione.

6. Signor Presidente, illustri Membri della Giunta e del Consiglio Provinciale di Roma, l’anno che abbiamo da poco iniziato rappresenta un ulteriore passo verso il Grande Giubileo del Duemila, la cui preparazione costituisce un campo di concorde intesa tra la Chiesa e i responsabili della Cosa Pubblica, ciascuno per la sua parte. Ringrazio anche voi per quanto state già compiendo e continuerete a fare per offrire una degna accoglienza ai pellegrini che verranno a visitare i luoghi sacri della fede cristiana. Possano essi conservare grata memoria di questa terra ospitale e premurosa!

Con tali sentimenti, mentre vi rinnovo i più fervidi voti, mi è caro porgere a tutti un sentito augurio di buon lavoro, unitamente all’assicurazione di una costante preghiera per ciascuno di voi e per le vostre famiglie. Vorrei ricordare particolarmente gli ammalati e i sofferenti, gli anziani e i bisognosi di cure, i bambini ed i giovani in cerca di impiego. Su tutti invoco il costante aiuto divino per intercessione della celeste Madre di Dio, venerata in molti santuari disseminati nel territorio della Provincia romana.

Il Signore vi accompagni sempre e renda fruttuoso ogni vostro impegno per il bene della comunità provinciale di Roma.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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