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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA TANZANIA
IN VISITA « AD LIMINA APOSTOLORUM »

Martedì, 20 febbraio 1996

 

Cari Fratelli Vescovi,

1. È una grande gioia per me darvi il benvenuto, Vescovi della Chiesa in Tanzania in occasione della vostra visita ad Limina, che manifesta e rafforza i vincoli della fraterna comunione gerarchica che unisce ognuno di voi al Successore di Pietro. Con voi portate le speranze e le gioie, le difficoltà e le sofferenze di tutto il vostro popolo. Che le vostre preghiere sulle tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il cui martirio ha fatto di questa Sede il centro della koinonia universale, rinnovino il vostro impegno nella sollecitudine per il gregge affidatovi dallo Spirito Santo (cf. At 20, 28), affinché i sacerdoti, i religiosi e i laici della Tanzania possano divenire sempre più "tempio santo nel Signore" (Ef 2, 21).

Edificando sulle fondamenta della testimonianza e del sacrificio dei missionari che vi portarono il Vangelo più di cento anni fa, la famiglia di Dio in Tanzania, in unione con il resto della Chiesa, si sta preparando a varcare la soglia del nuovo millennio con rinnovato impegno nella causa del Vangelo. Il "nuovo avvento", il periodo di preparazione finale al grande Giubileo, è il tempo per il popolo di Dio di irradiare tutta la freschezza, l’entusiasmo e il coraggio che caratterizzano la vita di coloro che si sono rivestiti "del Signore Gesù Cristo" (Rm 13, 14). La vocazione alla santità di vita, alla "vita eterna" della comunione con Padre, Figlio e Spirito Santo, è il dovere supremo in questo tempo di grazia, un dovere incombente su tutti i membri della Chiesa, e soprattutto sui Vescovi, che amministrano il Popolo di Dio come strumenti vivi dell’Eterno Sommo Sacerdote. Nel percorrere la via della conversione e del rinnovamento dobbiamo essere "modelli del gregge" (1 Pt 5, 3): "nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza" (1 Tm 4, 12). Non possiamo testimoniare la verità salvifica del Vangelo in una maniera più convincente che rendendo testimonianza di santità nella nostra vita.

2. Il Vescovo è lo sposo della sua Chiesa e deve essere fedelmente sollecito nei suoi confronti come fece il suo Maestro. Vi chiedo di amare, come un padre e un fratello maggiore, tutti coloro che Dio vi ha affidato: sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, catechisti, famiglie, tutti. Predicando con chiarezza e celebrando con riverenza i Sacramenti, suscitate in loro "un vero anelito alla santità, un desiderio forte di conversione e di rinnovamento personale" (Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, n. 42).

Ogni membro della comunità deve essere formato secondo la mente di Cristo (cf. Gal 2,5). Non possiamo trascurare l’importanza dei programmi di catechesi per tutti i gruppi nelle vostre Diocesi: bambini, giovani e adulti. Il fine di tali sforzi deve essere un’accurata formazione cristiana, una totale maturità umana, una stabilità dottrinale e una crescita spirituale. Due preziose fonti vi assisteranno nella promozione del valore incomparabile della conoscenza di Cristo Gesù, il Signore (cf. Fil 1, 8): il Catechismo della Chiesa cattolica, ora tradotto in lingua Kiswahili e l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Africa, che traccia la rotta della missione evangelizzatrice della Chiesa per il terzo millennio cristiano.

3. Alla luce dei nostri incontri, incoraggio di cuore la sollecitudine pastorale che state offrendo ai catechisti, ai giovani e alle famiglie. Mi unisco a voi nel lodare il Padre misericordioso poiché la dedizione dei catechisti sta sortendo buoni risultati nelle vostre Chiese. Queste donne e questi uomini generosi sono "evangelizzatori insostituibili" e costituiscono la forza fondamentale delle vostre comunità cristiane (cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 73). Dovete continuare ad assicurare che i catechisti siano ben preparati "per ogni opera buona" (2 Tm 3, 16) - preparati adeguatamente per affrontare le sfide lanciate dalle vane promesse e dagli insegnamenti erronei di certe sette che stanno provocando confusione fra le persone. Già lo state facendo offrendo opportunità per una formazione strutturata e sistematica attraverso particolari programmi per catechisti e attraverso giornate di preghiera e corsi di rinnovamento (cf. Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Guida per Catechisti, pp. 29-30).

Continuate ad aiutare i giovani tanzaniani a seguire con generosità gli ideali del Vangelo. In tutto il mondo ho visto giovani attendere che la Chiesa raccogliesse il loro gioioso entusiasmo sfidandoli senza compromessi ad essere degni dei nobili compiti ai quali Cristo li chiama. La pastorale della gioventù, che "deve essere esplicitamente presente nella pastorale complessiva delle diocesi e delle parrocchie" (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Africa, n. 93), dovrebbe preparare i giovani tanzaniani a mettere i loro doni al servizio della Chiesa divenendo evangelizzatori dei loro simili e svolgendo il loro giusto ruolo nella parrocchia e nella vita diocesana.

4. Un’altra priorità del vostro ministero è la promozione della santità e della stabilità della famiglia, aiutando i coniugi cristiani a edificare la propria vita sulla solida base della grazia sacramentale che fa del matrimonio e della vita familiare la normale via della santità per la maggioranza dei fedeli. Le famiglie tanzaniane devono essere aiutate a preservare i loro nobili valori e le loro nobili tradizioni, in particolare il loro caratteristico spirito di condivisione e di ospitalità. Affinché una sollecitudine pastorale della famiglia sia efficace è necessaria un’adeguata preparazione matrimoniale. Ciò deve essere esplicitamente e convincentemente presente nell’insegnamento della Chiesa sull’unità e sull’indissolubilità del vincolo matrimoniale, così come nel suo insegnamento sulla procreazione responsabile e sull’uso dei metodi naturali di regolazione della fertilità (cf. Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 97). Lo scopo delle vostre iniziative deve essere quello di aiutare le famiglie nelle vostre Diocesi ad adempiere alla loro vocazione di prime scuole di sequela di Cristo e di evangelizzazione, nelle quali i genitori siano i primi catechisti dei propri figli e nelle quali tutti i membri condividano la missione di "custodire, rivelare e comunicare" (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, n. 17).

5. Tutta la catechesi dovrebbe includere una sana formazione nella dottrina sociale della Chiesa, una formazione che permetta ai laici di compiere la loro specifica missione di "esercitare sul tessuto sociale un influsso volto a trasformare non soltanto la mentalità, ma le stesse strutture della società in modo che vi si rispecchino meglio i disegni di Dio sulla famiglia umana" (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Africa, n. 54). Con l’aiuto di donne e di uomini laici bene preparati, dovete continuare ad affrontare le vitali questioni etiche e morali che influenzano lo sviluppo del vostro popolo: l’onestà nella vita pubblica, la giustizia nelle questioni economiche, il peso schiacciante della povertà, la tutela dei diritti dell’uomo e tutto ciò che mina la dignità dell’amore coniugale. Ascoltate il grido angoscioso dei poveri, e instillate nelle vostre comunità "fame e sete di giustizia" (Mt 5, 6). Ogni Chiesa locale "deve essere testimone forte della giustizia e della pace nelle sue strutture e nelle relazioni tra i suoi membri" (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Africa, n. 106).

Un’efficace testimonianza cristiana deve anche includere la cooperazione e il dialogo con altre tradizioni religiose. Le attività ecumeniche e interreligiose dovrebbero venir promosse affinché la comprensione e il rispetto reciproci possano portare le persone di buona volontà a uno sforzo comune volto a operare per il progresso e per lo sviluppo umano a tutti i livelli della società.

I più di settecentomila rifugiati dal Rwanda e dal Burundi sono i poveri più poveri fra voi. Vi chiedo di continuare a dimostrare loro compassione e generosità, con un profondo spirito di sacrificio che non esiti di fronte alle vostre limitate possibilità. Se Dio vorrà, in quei Paesi afflitti si ripristineranno condizioni di pace e di sicurezza, permettendo il ritorno dei rifugiati alle loro case e alle loro terre. Sono pienamente consapevole della gravità della loro situazione e non ho mancato di fare appello alla comunità internazionale in loro vece. Pur essendo loro grati per l’assistenza fornita, ci rattrista vedere che i migliori sforzi delle agenzie e dei volontari non riescono a soddisfare i bisogni urgenti di così tante persone. Siamo particolarmente amareggiati nel constatare che i responsabili della continua violenza sembrano ignorare la voce del diritto e della giustizia. Nonostante le difficoltà, vi chiedo di essere sensibili alle necessità di questi fratelli e di queste sorelle e lancio un particolare appello a favore delle Diocesi di Rulenge e Kigoma, le cui risorse umane e materiali risentono gravemente degli sforzi volti ad assistere i rifugiati. A nome della Chiesa vi ringrazio per ciò che avete fatto finora.

6. Cari Fratelli, con la vostra efficace guida gli Istituti di donne e di uomini consacrati nelle vostre Diocesi, in particolare quelli di più recente fondazione, devono essere aiutati a promuovere un impegno costante alla santità e una rinnovata dedizione all’apostolato. Solo se i religiosi approfondiranno la loro personale amicizia con Dio e testimonieranno concretamente la vita fraterna nella comunità - nella quale i membri sono "a servizio gli uni degli altri" (Gal 5, 13) - saranno in grado di condividere con la Chiesa locale quel dono di grazia che è rappresentato dal carisma di ogni Istituto. La vita consacrata in Tanzania continuerà a dare testimonianza "in modo splendido e singolare" del fatto "che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini" (Lumen gentium, n. 31), fino a quando i religiosi, uomini e donne, eviteranno le insidie rappresentate da uno stile di vita secolarizzato e, invece, infonderanno nella comunità cristiana il desiderio di conversione e di perfezione, l’amore per la preghiera, sia personale sia liturgica, e un fermo impegno nella solidarietà verso gli altri, in particolare verso i poveri. Corretti programmi di formazione permanente sono essenziali se i religiosi devono essere agenti efficienti di un’evangelizzazione basata su "un nuovo ardore di santità" (Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 90). I Vescovi, come primi responsabili della vita ecclesiale, e con il dovuto rispetto per la legittima autonomia interna delle comunità religiose, dovrebbero contribuire ad assicurare che i candidati vengano selezionati attentamente e che ricevano una formazione iniziale che li prepari alla propria consacrazione totale a Dio e alla loro missione specifica nella Chiesa.

7. Come possiamo non menzionare il ministero devoto della grande maggioranza dei vostri sacerdoti, che vivono e operano realmente come autentici "ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio" (1 Cor 4, 1)? Nei nostri incontri avete fatto riferimento alla profonda gioia che provate nel vedere il presbiterato fiorire grazie all’affluenza di nuovi membri. Quella gioia deve però essere accompagnata dal necessario discernimento, come avverte l’Apostolo Paolo: "Non aver fretta di imporre le mani a qualcuno" (1 Tm 5, 22). È sempre responsabilità personale del Vescovo controllare che i seminaristi vengano formati a somiglianza di Cristo, Sposo e Capo della Chiesa. Per questo, "risulta già quanto mai significativo della sua responsabilità formativa nei riguardi dei candidati al sacerdozio che il Vescovo li visiti spesso e in qualche modo "stia" con loro" (Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, n. 65). Allo stesso modo, vi esorto a essere particolarmente attenti nella scelta del personale dei vostri seminari. Tutti i responsabili della formazione dovrebbero essere persone di provata maturità umana e spirituale e di sicura dedizione.

Come sapete, l’autentica spiritualità sacerdotale implica lo sviluppo di atteggiamenti, di abitudini e di pratiche che continueranno dopo l’Ordinazione e questo deve essere lo scopo di tutti i vostri programmi di formazione. Tali programmi, sostenuti dalla forza e dalla sapienza di Cristo crocifisso (cf. 1 Cor 1, 23-24), devono essere basati sulla fervida preghiera, sulla ferma disciplina, sull’obbedienza, sul servizio generoso agli altri, su un’attitudine missionaria e sulla castità del celibato. A proposito di questo ultimo punto, l’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi ha ricordato che i seminaristi devono acquisire "una vera maturità affettiva" e avere "idee chiare e un’intima convinzione sull’indissociabilità del celibato e della castità del sacerdote" (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Africa, n. 95). Il celibato è un viaggio di assoluta fede in Dio che permette ai sacerdoti di servire Cristo e la sua Chiesa con cuore indiviso (cf. 1 Cor 7, 32-34); è una chiamata alla sequela totale.

8. A ogni stadio della loro vita i vostri sacerdoti si aspettano da voi una guida pastorale chiara e una sollecitudine fraterna. I Vescovi dovrebbero incoraggiare i loro sacerdoti a essere modelli di vita semplice. Dovrebbero essere particolarmente vicini a quei sacerdoti che possono essere incerti nella fedeltà alla propria vocazione e non devono stancarsi di insistere sul fatto che il sacerdozio ministeriale non è una professione o un mezzo di avanzamento sociale. Esso è un ministero sacro, la configurazione interiore di un uomo che ha dunque il potere di agire in persona Christi. L’obbedienza al Vangelo esige che i Vescovi affrontino con sollecitudine, franchezza e determinazione tutte le situazioni che scandalizzano il gregge o minano la credibilità della testimonianza della Chiesa. Seguendo l’esempio di Cristo, il Buon Pastore (cf. Lc 15, 3-7), devono individuare coloro che si trovano o in difficoltà e con gentilezza ammonirli "come figli" loro "carissimi" (cf. 1 Cor 4, 14). Soprattutto, i Vescovi devono pregare sempre per i loro sacerdoti affinché il dono di Dio che essi possiedono attraverso l’imposizione delle mani (cf. 2 Tm 1, 6) possa essere costantemente ravvivato.

9. Amati Fratelli in Cristo, avvicinandosi il giorno in cui la Chiesa varcherà la soglia del terzo millennio, essa rivolge il suo sguardo al Signore nelle cui mani è la storia e il destino di tutti i popoli e di tutte le nazioni. È tempo di "rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera" (Ef 4, 24). Che Maria, Madre del Redentore, vi assista mentre guidate il popolo di Dio in Tanzania verso questo incontro salvifico!

Con la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

     

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