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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL SINODO
DELLA CHIESA SIRO-MALABARESE DELL'INDIA

Aula Vecchia del Sinodo - Lunedì, 8 gennaio 1996

 

Eminenza,
Cari Fratelli Vescovi,

1. Oggi il Vescovo di Roma gioisce con i Vescovi della Chiesa Siro-Malabarese, riuniti intorno all’Em.mo Arcivescovo, Cardinale Antony Padiyara, in occasione della celebrazione del loro Sinodo. Do il benvenuto ad ognuno di voi con la preghiera dell’Apostolo Paolo: “Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7). Ho seguito la preparazione di questo Sinodo con interesse pastorale e fraterno, consapevole del fatto che il ministero petrino costituisce “il fondamento perpetuo e visibile della fede e della comunione” (Lumen Gentium, n. 18). In comunione con i santi, ricordo con devozione l’Arcivescovo Mar Abraham Kattumana che ha dedicato le sue migliori energie al servizio della Chiesa, e in particolare della Chiesa Siro-Malabarese, non risparmiandosi fino all’ultimo. Serbo un vivo ricordo del nostro incontro, avvenuto poche ore prima della sua morte, tanto improvvisa e inaspettata.

2. La Chiesa Siro-Malabarese, fondata nella fede dalla predicazione dell’Apostolo Tommaso, è una delle famiglie ecclesiali nelle quali è articolata la ricca varietà dell’Oriente cristiano. La tradizione siriana orientale si è distinta per la tutela della fede cristiana, a volte esercitata al prezzo di spietate persecuzioni, per la ricchezza della sua vita monastica, per le sue scuole e le sue accademie nelle quali la dottrina cristiana è stata spiegata e proclamata con meravigliosa ispirazione, così come per l’ardore missionario che ha portato la Buona Novella della salvezza in Gesù Cristo in tutta la vostra India e persino nella lontana Cina. Per molti secoli avete conservato questo patrimonio ecclesiale con orgoglio ed entusiasmo, arricchendolo con aspetti specifici e originali della vostra cultura e della vostra sensibilità.

Quando altri cristiani dell’Occidente hanno raggiunto le vostre terre, li avete ospitati con generosità. Per voi, essi rappresentavano una nuova apertura all’universalità della Chiesa. Tuttavia, contemporaneamente, una mancata comprensione del vostro patrimonio culturale e religioso ha causato molto dolore e inflitto una ferita che si è solo parzialmente rimarginata e che oggi necessita ancora di un alto grado di santità e saggezza da parte dei Pastori della Chiesa, particolarmente responsabili dell’edificazione della pace e della fraternità fra tutti i seguaci di Cristo.

3. All’inizio di questo secolo, dopo la ricostituzione di una gerarchia formata da Pastori delle vostre terre, la Chiesa Siro-Malabarese si è impegnata con determinazione a svolgere il suo ruolo come parte del patrimonio dell’Oriente cristiano, sul quale ho recentemente riflettuto nella mia Lettera Apostolica Orientale lumen. Il riconoscimento dei risultati ottenuti dalla vostra Chiesa mi ha portato, nel dicembre del 1992, a considerare giunto il momento di elevare la vostra Chiesa al rango di Arcivescovato Maggiore. Quell’atto ha voluto essere espressione di gratitudine per ciò che siete e per il vostro impegno a crescere ulteriormente nella fedeltà al Signore Gesù Cristo, attraverso il quale siamo stati tutti riconciliati (cf. Rm 5, 11). In questi anni ho voluto esservi particolarmente vicino. Come colui che “presiede alla comunione universale della carità” (cf. Lumen Gentium, n. 13), la mia affettuosa sollecitudine per voi ha il solo scopo di aiutarvi a compiere i passi necessari a superare le difficoltà del presente.

4. La struttura sinodale delle Chiese Orientali è un modo particolarmente eloquente di vivere e di esprimere il mistero della Chiesa come comunione. La comunione è un dono dello Spirito Santo; è partecipazione alla vita della Trinità. Essa, quindi, deve essere il frutto della preghiera e richiede grande sforzo. Viene edificata giorno per giorno. Lasciare qualcuno indietro in questo cammino è un fallimento per tutti. Avanzare insieme è invece una vittoria per tutti e una vittoria per la fede e per l’amore. Il Vescovo di Roma non vuole lasciarvi soli lungo questo cammino. Desidera essere un aiuto, un ponte, uno strumento di comunione. Egli continuerà a muovere ogni passo con voi, non per negarvi la giusta autonomia, ma per compiere pienamente il ministero che Cristo ha affidato a Pietro: rafforzare i fratelli e confermarli nella fede e nella comunione (cf. Lc 22, 32).

Questo Sinodo è dunque importante anche se non rappresenta uno stadio definitivo nel processo di crescita della vostra Chiesa verso un’unione e una pace maggiori, verso la condivisione di un viaggio comune. In un futuro non troppo lontano vi chiederà di ritornare qui a Roma, di condividere il frutto della vostra opera con il Papa, di valutare insieme il cammino fino ad allora percorso.

5. Durante il sinodo rivolgerete la vostra attenzione a numerose questioni fondamentali, fra cui quella del ruolo della Liturgia nell’educazione dei fedeli, in particolare nella formazione dei futuri sacerdoti, dei religiosi e delle religiose. Riguardo al vostro impegno missionario, la Chiesa universale non può che esservi grata per la dedizione di molti figli e di molte figlie della Chiesa Siro-Malabarese che si impegnano con generosità nella proclamazione del Vangelo, spesso in condizioni difficili. Essi operano attraverso gli Istituti religiosi appartenenti alla vostra Chiesa e quelli di rito latino. Ciò è feconda espressione della comunione ecclesiale, come ho ricordato nella mia Lettera ai Vescovi dell’India, il 28 maggio del 1987: “Nel processo di evangelizzazione è sempre esistita una generosa collaborazione da parte dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici battezzati secondo il rito siro-malabarese e negli ultimi anni anche da parte della Chiesa Siro-Malabarese stessa in alcune zone del nord. Questa collaborazione non dovrebbe essere dimenticata poiché‚ denota la buona volontà, da parte di tutti, di accettare l’antico adagio: ‘salus animarum suprema lex’” (cf. Giovanni Poalo II, Lettera ai Vescovi dell'India, 28 maggio 1987).

6. Molto importante è anche la questione dell’assistenza spirituale ai fedeli della Chiesa Siro-Malabarese che vivono al di fuori del territorio su cui esercitate la vostra diretta giurisdizione. Nella Lettera che ho sopra citato, ho ricordato quanto sia importante fornire tale assistenza, nel dialogo costante con i Vescovi della Chiesa cattolica romana in India. Sono indispensabili grande disponibilità e comprensione reciproca. La prima forma di comunione è quella che unisce tutti i credenti in Cristo, figli dell’unica Chiesa di Cristo. Bisogna fare ogni cosa in un’atmosfera di fiducia e di finalità comuni, esaminando le varie situazioni con obiettività e cercando di risolverle con uno spirito di sentita collaborazione. Devono essere banditi i conflitti, poiché‚ il bene non può scaturire che dall’amore. Soltanto così il Signore benedirà i nostri sforzi.

È mia intenzione condividere questi e altri aspetti della vostra opera pastorale con voi, come Sinodo, ma anche con ognuno di voi individualmente in occasione della vostra visita ad limina Apostolorum. Che Maria, Madre della Chiesa, vi protegga e vi aiuti! Che Elias Kuriakose e Alphonsa, che ho avuto la gioia di aggiungere al numero di beati nella terra che diede loro i natali, intercedano per voi e per gli amati sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa Siro-Malabarese!

Dio benedica i vostri lavori sinodali!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

     

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