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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL SINDACO DI ROMA E ALL'AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA
Giovedì, 25 gennaio 1996
Onorevole Signor Sindaco, Illustri Rappresentanti dell’Amministrazione
Capitolina!
1. Benvenuti a questo tradizionale appuntamento che, all’inizio del Nuovo Anno,
consente al Vescovo di Roma e agli Amministratori Capitolini di scambiarsi gli
auguri e rinnovare il loro comune impegno per la Città.
Saluto cordialmente Lei, Signor Sindaco, e La ringrazio per le cortesi parole
che ha voluto rivolgermi a nome di tutti. Il mio deferente pensiero va, inoltre,
a ciascuno di Voi, Signori Rappresentanti della Città di Roma. Attraverso Voi
intendo dirigere il mio beneaugurante saluto all’intera comunità cittadina.
La vostra visita costituisce un’ulteriore conferma degli stretti legami
esistenti tra l’Amministrazione Capitolina e la Chiesa Cattolica, che a Roma ha
il suo centro.
Questo clima d’intesa e di reciproca fiducia rappresenta un fatto molto positivo
per il presente ed il futuro della nostra Città. Essa, dalla concorde
collaborazione delle varie Istituzioni presenti nel suo territorio, può
legittimamente sperare di raggiungere i traguardi cui l’impegna la sua vocazione
universale.
Per la sua storia e per la peculiare missione, legata alla presenza del
Successore di Pietro, Roma è una Città unica a cui volgono lo sguardo con
costante attenzione non soltanto i popoli che condividono la fede e la
tradizione cristiana. All’Urbe guardano, altresì, quanti riconoscono in essa le
memorie sempre vive di cultura e di civiltà, che costituiscono un prezioso
patrimonio dell’intera umanità.
Al servizio di tale vocazione, la Roma ecclesiale e la Roma civile sono chiamate
ad intensificare la loro collaborazione, specialmente in questo scorcio di
secolo, mentre si avvicina il traguardo storico dell’Anno 2000.
Sì, la nostra attenzione è rivolta al Grande Giubileo, che segna l’inizio del
terzo millennio cristiano, e costituisce un’occasione quanto mai propizia
perché‚ Roma riscopra, approfondisca e ravvivi la coscienza del proprio
singolare ruolo in Italia e nel mondo.
Mi è noto l’impegno con il quale Lei, Signor Sindaco, e voi, membri
dell’Amministrazione Capitolina, state operando perché‚ la Città di Roma giunga
preparata all’appuntamento giubilare. Mentre esprimo il mio grato apprezzamento,
invito tutti i pubblici Amministratori a porre le condizioni perché‚ l’Anno
Santo 2000 mostri ai pellegrini e al mondo il volto più autentico della Città.
Nella sua secolare storia, illuminata dalla fede cristiana, Roma ha saputo
esprimere i grandi valori dell’accoglienza, della tolleranza, della giustizia,
dell’universalità.
Il Giubileo, che vuole essere principalmente il momento di un profondo
rinnovamento del cuore dell’uomo, non può non vedere la nostra Città tesa al
recupero delle sue radici umane e cristiane, per intraprendere con nuovo vigore
il suo cammino nel millennio che si avvicina.
2. Cuore della Città è la famiglia. Attraverso questa via passa ogni
opera di rinnovamento e di rinvigorimento del tessuto morale di Roma. Compito
precipuo delle pubbliche istituzioni rimane, pertanto, quello di creare le
condizioni essenziali perché‚ alla famiglia sia consentita una vita degna della
sua vocazione.
Nonostante alcuni lodevoli recenti risultati, troppe famiglie romane vivono
ancora in situazioni non pienamente degne dell’uomo e del suo destino. Che dire
delle sacche di povertà, presenti nel tessuto cittadino, che vedono tanti nuclei
familiari alla ricerca incerta e, talora umiliante, del necessario? Come non
ricordare la condizione di molti, troppi, anziani soli e quasi dimenticati; le
tante famiglie degli immigrati che, venute a Roma in cerca di migliori
possibilità di vita, si sono trovate spesso in balia dell’ostilità e dello
sfruttamento? Come ignorare il dramma di tante famiglie gravate dagli enormi
problemi derivanti dalla presenza in casa di un malato o di un portatore di
handicap, e la situazione di tante giovani coppie che le difficoltà quotidiane,
legate agli eccessivi costi degli alloggi, alla incertezza del lavoro e alla
carenza di servizi rende più fragili e meno aperte all’accoglienza della vita?
Anche a Roma, purtroppo, il fenomeno della denatalità, che affligge
l’Italia e gran parte dei Paesi industrializzati, ha raggiunto livelli
preoccupanti. Affrontare questo grave problema costituisce un impegno al quale
nessuno, e tanto meno chi riveste compiti amministrativi ed istituzionali, può
sottrarsi. La Chiesa di Roma già da tempo ha posto la pastorale della famiglia
tra le sue priorità. Talora tale sollecitudine per l’istituto familiare non
viene compresa nel suo autentico significato e trova inspiegabili resistenze. Il
mio auspicio è che, invece, si possa intensificare la collaborazione fra quanti
operano per l’autentico bene delle famiglie, sì da creare un’atmosfera sempre
più favorevole al loro pieno sviluppo. La visione evangelica della vita,
costantemente riproposta dalla Chiesa, corrisponde alle attese di fondo della
persona e, quando viene fatta propria dalla famiglia, contribuisce sicuramente a
rendere la società più accogliente e solidale.
3. Il prossimo Giubileo esorta a riconoscere il destino trascendente di ogni
uomo e a promuoverne, di conseguenza, i diritti inviolabili. La
preparazione della Città all’evento giubilare non può ignorare, pertanto, le
grandi attese di giustizia e di solidarietà presenti nella comunità cittadina.
Tra queste emerge prepotentemente il problema della disoccupazione e il
diritto al lavoro. Dalla Città mi giungono continui appelli, quasi altrettante
grida di dolore, di adulti senza lavoro e di giovani in cerca di prima
occupazione. È un dramma che la coscienza cristiana e civile non può ignorare!
Mi faccio interprete di tali attese presso di Voi, Amministratori della Città,
perché‚ si intraprenda ogni possibile iniziativa per dare a tutti un lavoro
dignitoso. Roma possiede grandi potenzialità da sostenere e da promuovere con
coraggio e creatività. Ai tradizionali canali dell’occupazione: l’artigianato,
il pubblico impiego, l’edilizia e il commercio, da rivitalizzare e da ripensare
in nome di un più convinto servizio all’uomo, e al più recente sviluppo
industriale, da sostenere con opportune misure economiche e sociali, occorre
affiancare nuovi settori di attività produttive, che, offrendo inedite
opportunità di impiego, adeguino la Città alle esigenze della moderna società,
favorendone la qualità della vita.
Ma è necessario, altresì, fare ogni sforzo perché‚ Roma, coniugando l’amore per
il suo passato, scritto nelle mirabili testimonianze storiche e artistiche, con
l’attenzione al suo presente e al suo futuro, riconsideri la possibilità di
trarre proprio dalla valorizzazione del suo patrimonio spirituale e culturale, e
dalla sua vocazione all’ospitalità, opportunità nuove di lavoro e di riscatto.
In questo sforzo a riconoscere e a promuovere concretamente il diritto di tutti
al lavoro, desidero che Roma non dimentichi coloro che, provenienti da aree
culturali diverse, in questi ultimi anni si sono insediati nella nostra Città:
secondo recenti statistiche, essi costituiscono ormai un decimo della
popolazione romana e pongono all’Amministrazione e ai cittadini problemi nuovi e
di non facile soluzione. Auspico che, nel rispetto dei diritti e della dignità
di ognuno, Roma, anche in queste complesse questioni, sappia proporsi come Città
“cattolica”, cioè ospitale ed aperta ai diversi apporti culturali. In tali
ambiti la comunità cristiana intende continuare ad offrire, con la sua presenza
e le sue molteplici iniziative caritative e pastorali, un contributo sostanziale
per costruire un clima di rinnovata fiducia nella vita, di rispetto e di civile
convivenza.
4. Desidero, infine, indicare alla vostra sollecitudine un altro aspetto
delicato della vita della Città: l’assistenza sociale e sanitaria. Qui,
significative potenzialità scientifiche e tecnologiche, ed esempi di generosa
dedizione convivono spesso con disagi e gravi disfunzioni che troppo spesso
gravano pesantemente sulle fasce più deboli ed indifese della popolazione. Da
parte dei Pubblici Amministratori occorre fare ogni sforzo perché l’uomo che
vive nella nostra Città, ricorrendo a tali strutture, ottenga il pronto
riconoscimento dei suoi diritti, un servizio qualificato ed il rispetto concreto
della sua dignità.
Il raggiungimento di tale obiettivo non tollera ulteriori ritardi: esso
costituirà per la nostra Città l’auspicato segno di una reale volontà di
riscatto e di impegno per l’uomo. Tale mèta potrà essere raggiunta solo se alla
necessaria premura per migliorare le strutture, si unirà la preoccupazione di
suscitare una forte tensione morale, educando ad un rinnovato spirito di
servizio le persone che operano in tali ambiti: occorrerà in proposito
impegnarsi con convinzione per la loro formazione professionale ed etica. Ecco
un vasto campo di lavoro per l’Amministrazione Capitolina e per le Istituzioni
ecclesiastiche!
La Chiesa, nel rispetto delle rispettive competenze, intende contribuire a tale
sforzo che deve essere comune, sia attraverso le sue opere caritative sia
attraverso il volontariato di ispirazione cristiana, operante nelle pubbliche
strutture, per migliorare i servizi e promuovere una reale salvaguardia della
dignità di ogni essere umano.
5. Prendendo a modello l’amore di Dio per l’uomo, la Chiesa di Roma non cessa di
rispondere alla sua vocazione che la pone al servizio della Città: la grande
missione cittadina in preparazione al Giubileo del Duemila, che ho
annunciato l’8 dicembre scorso a Piazza di Spagna, vuole essere un ulteriore
gesto di attenzione e di amore della comunità cristiana per Roma. Con tale
iniziativa, che coinvolgerà le parrocchie, le famiglie, le scuole, gli ospedali
e le molteplici strutture presenti nel territorio, i cristiani, ponendosi in
rispettoso dialogo con l’uomo che vive nella nostra Città con le sue attese, le
sue sofferenze e le sue gioie, intendono riproporre con rinnovato ardore Gesù
Cristo, la Verità che salva e libera l’uomo, per promuovere una convivenza
civile a misura dell’amore di Dio per l’umanità.
6. Signor Sindaco, illustri Rappresentanti della Città! Grazie per l’impegno con
cui vi sforzate di affrontare i gravosi compiti ai quali siete chiamati dalla
fiducia dei cittadini.
Grazie in particolare per l’odierna visita e per gli auguri che mi avete
formulato all’inizio del Nuovo Anno. Li ricambio di cuore a Voi, alle vostre
famiglie e all’intera cittadinanza: sia il 1996 un anno di serenità, di pace e
di proficua attività.
Con tali sentimenti, mentre assicuro la mia spirituale vicinanza ed il mio
ricordo nella preghiera, imparto a ciascuno di voi e alla diletta Città di Roma
la Benedizione Apostolica.
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Vaticana
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