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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA GIUNTA E AL CONSIGLIO
DELLA REGIONE LAZIO

Sabato, 27 gennaio 1996

 

Signor Presidente della Giunta Regionale,
Signor Presidente del Consiglio Regionale,
Illustri Membri della Giunta e del Consiglio Regionale del Lazio,
Gentili Signore e Signori!

1. Sono lieto di porgere a ciascuno il mio cordiale benvenuto. Saluto e ringrazio il Signor Presidente della Giunta Regionale, per le cortesi espressioni poc’anzi rivoltemi. Estendo il mio ringraziamento ai Membri della Giunta e del Consiglio Regionale per questa tradizionale visita che offre l’occasione di scambiarci i voti augurali di un nuovo anno ricco di pace e di prosperità.

L’odierna circostanza riveste poi un particolare significato, essendo la prima volta che mi è dato di incontrarvi, illustri Signori e Signore, da quando siete stati chiamati dai cittadini ad amministrare la Regione.

2. L’Istituzione regionale viene assumendo, nell’ordinamento vigente e nella coscienza dei cittadini, crescente rilevanza: all’interno della configurazione unitaria dello Stato, essa offre la possibilità concreta di far valere, nel concerto della vita della Nazione, l’immenso potenziale di culture, di tradizioni e di qualità umane delle comunità locali, e un importante sostegno al loro sviluppo.

Organismo di programmazione e di coordinamento delle realtà presenti nel territorio, la Regione è chiamata a promuovere la reale partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato e la loro effettiva uguaglianza, costituendo, conseguentemente, una indubbia garanzia di democrazia: non a caso l’ordinamento regionale quasi scompare nei regimi totalitari, mentre acquista vigore nelle grandi nazioni democratiche.

Il nuovo sistema elettorale, definendo meglio le vostre competenze e le vostre responsabilità, costituisce un forte stimolo ad assumere con coraggio le mansioni istituzionali che vi sono state conferite, e a porvi con generosità al servizio dello sviluppo morale, sociale ed economico della Regione.

Come poc’anzi Ella ricordava, Signor Presidente, i problemi che questa Regione ha di fronte sono enormi e, pertanto, notevoli risultano i compiti che vi attendono: auspico che il vostro impegno e la vostra ricerca di motivi reali di ottimismo sappiano offrire alle attese, espresse ed inespresse, delle popolazioni laziali risposte adeguate. In particolare, sviluppando il dialogo con gli amministratori locali e con i cittadini e attuando uno stile sempre più attento e trasparente nella gestione della Cosa pubblica, la vostra azione sappia far rinascere in tutti quella fiducia nelle Istituzioni che è necessaria per correggere le disfunzioni del tessuto amministrativo e migliorarne la rispondenza alle reali esigenze della popolazione.

3. La storia della Regione Lazio, intimamente legata a quella della Città di Roma, vi chiama a gestire uno straordinario patrimonio di fede, di cultura e di valori. Formatosi all’ombra di grandi Istituzioni politiche e religiose ed elaborato nei centri urbani come nelle piccole realtà periferiche, tale patrimonio deve costituire il punto di riferimento irrinunciabile per progettare il futuro: nessun popolo, infatti, può realizzare un progresso degno dell’uomo, senza un forte senso della propria cultura e delle proprie radici.

Ma la coscienza della propria identità deve sempre coniugarsi con una grande disponibilità al dialogo, al servizio degli ultimi e all’accoglienza degli apporti, umani ed ideali, di altre culture. Nella vostra Regione pellegrini, lavoratori, artisti, politici ed ecclesiastici hanno trovato sempre uno spazio ospitale. Tale apertura a persone provenienti da contesti diversi si è esercitata lodevolmente nel secolo che volge al termine: come non ricordare, ad esempio, il notevole afflusso di persone verso Roma capitale d’Italia, iniziato nel periodo post-unitario e continuato durante tutto il ventesimo secolo, o gli insediamenti nella Pianura Pontina di gruppi provenienti da altre regioni italiane durante la prima metà del novecento? Tali esperienze positive, che hanno arricchito il tessuto umano e culturale del Lazio, devono spingervi ad affrontare con fiducia, alle soglie del terzo millennio, i nuovi problemi dovuti alla consistente immigrazione di persone provenienti dall’Est europeo e dai paesi del Sud del mondo. La vostra Regione sappia cogliere in questo fenomeno una ulteriore occasione per attuare i valori più alti della sua tradizione: l’accoglienza, la tolleranza, la solidarietà, espressi dalla mirabile fioritura di istituzioni caritative ed assistenziali, presenti in tutte le epoche della vostra storia.

Auspico che l’approssimarsi del Grande Giubileo dell’Anno Santo Duemila costituisca l’occasione propizia per rinnovare queste tradizionali virtù della vostra gente. Mi è noto l’impegno di codesta Amministrazione regionale per la preparazione dell’evento giubilare. Mentre esprimo vivo apprezzamento per quanto già state realizzando, vi esorto a non perdere di vista il carattere spirituale del Giubileo: "anno della remissione dei peccati e delle pene per i peccati, anno della riconciliazione tra contendenti, anno di molteplici conversioni e di penitenza sacramentale ed extrasacramentale" (Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, 14). La celebrazione dei duemila anni dalla nascita di Cristo, per la sua rilevanza storica e ideale, coinvolge e stimola, in qualche modo, la vita e le speranze di tutti gli uomini, credenti e non credenti. Ciascuno di voi, pertanto, nell’ambito delle rispettive competenze, si senta impegnato ad accogliere l’appello proveniente da questo evento, promuovendo con convinzione il recupero delle motivazioni ideali e della tensione morale nella vita della Regione.

4. Compito fondamentale delle Regioni è la gestione di alcuni settori, particolarmente delicati e importanti per la vita delle persone, come la salute, l’educazione, la cultura, il lavoro, l’ambiente, l’indigenza, le situazioni di disagio fisico e mentale, e, quindi, la promozione della qualità della vita dei cittadini.

Nello svolgimento di tali compiti, vi esorto a tenere costantemente presente il fine del vostro servizio: il bene della persona, e a sostenere con particolare cura il mondo dell’infanzia ed il suo naturale alveo: la famiglia. Rivolgo anche a Voi l’invito contenuto nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace: siate costruttori di un futuro di pace per i bambini!

Purtroppo nel Lazio coloro che si affacciano alla vita non trovano sempre accoglienza e rispetto. Come non pensare ai tanti "bambini mai nati", perché‚ privati deliberatamente del dono della vita nel sacrario del grembo materno? Come non ricordare i casi sempre più frequenti di bambini resi oggetto di violenze o di vergognoso sfruttamento? Come dimenticare il dramma di tante famiglie, costrette a rinunciare alla gioia di un figlio per le condizioni precarie in cui versano? Il mio pensiero va, in particolare, alle difficoltà delle giovani coppie, afflitte dal problema della casa, dalla mancanza di un lavoro sicuro, dalla carenza di elementari servizi. Sono ostacoli veramente grandi che incidono negativamente sull’esercizio del naturale diritto al matrimonio e alla realizzazione delle sue finalità. Essi vanno, pertanto, rimossi con urgenza, anche perché‚ a tali cause va attribuito il preoccupante fenomeno della denatalità, che nel Lazio come altrove raggiunge tristi primati.

L’impegno delle Pubbliche Autorità a garantire fattivamente i diritti fondamentali della persona umana non potrà non essere rivolto pure a quelle famiglie ed organizzazioni che con coraggio esemplare si fanno carico di disabili, di giovani in gravi difficoltà, di anziani o di malati gravi. Esse non vanno lasciate sole.

E come non sottolineare qui il grande problema dell’assistenza sanitaria? Occorre garantire a tutti l’effettivo diritto alla salute. Al lodevole impegno per la salvaguardia dell’ambiente e per la prevenzione, va peraltro affiancato lo sforzo per promuovere presidi sanitari efficienti e qualificati: nella Regione, accanto a strutture che possiamo ben definire d’avanguardia, esiste un numero ancora troppo grande di ospedali e case di cura dove persone, già provate dalla malattia, sono umiliate da carenze assistenziali e da impianti inadeguati.

Ritengo che la soluzione dei problemi della sanità costituirà il segno concreto della vostra volontà di realizzare per il Lazio un futuro più consono alla dignità dell’uomo, e un importante traguardo in preparazione del nuovo Millennio.

5. In questo vostro impegno, illustri Signori e Signore, sappiate di poter contare sulla collaborazione leale e fattiva della Chiesa, che, annunciando il Vangelo e testimoniando il suo amore per l’uomo, continua a porre dappertutto i semi di un futuro umanamente e cristianamente più solidale e accogliente.

Con tali auspici, invocando su voi, sulle vostre famiglie e sull’intera popolazione del Lazio l’abbondanza dei doni celesti, a tutti imparto di cuore la propiziatrice Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

  

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